Quaderni di birdwatching Anno I - n° 2 - ottobre 1999


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Birdwatching nella pianura bergamasca
di Marco Mastrorilli

        La Provincia di Bergamo, posta nel cuore della Lombardia, è costituita per oltre metà della sua estensione territoriale da aree montane (a nord), mentre la restante superficie si distingue in una fascia collinare di raccordo tra le Prealpi Orobie ed una vasta pianura alluvionale, che confina a sud con le province di Cremona, Brescia, Lodi e Milano. La differenza altitudinale si riflette anche sulla diversità ambientale che consente, all’interno del comprensorio bergamasco, di rilevare biotopi ed ecosistemi di grande importanza.

        La pressione turistica esistente nelle due principali vallate (Val Brembana e Val Seriana), ha contribuito a celebrare alcuni comprensori alpini (Presolana, Val di Scalve, Val Taleggio) di suggestiva bellezza, mentre la pianura bergamasca è rimasta relegata ad un ruolo marginale e di transito.

        In realtà, una conoscenza più approfondita della pianura bergamasca permette di evidenziare interessanti biotopi risparmiati dal pressante sviluppo industriale che investe l’area planiziale, particolarmente nel comprensorio più occidentale al confine tra le province di Milano e Lecco. Vi trovano spazio diversi Parchi Regionali e Riserve associate a contesti rurali o parzialmente antropizzati, che hanno comunque custodito una rilevante biodiversità .

        Il Parco del Serio, quello del fiume Brembo tutelato da parchi intercomunali, Il Parco dell’Adda Nord, il Parco dell’Oglio sono aree protette di grande valore naturalistico. Il Parco dei Colli di Bergamo è invece integrato nella fascia collinare e costituisce il collegamento tra pianura e montagna, assumendo un ruolo insostituibile durante i flussi migratori dell’avifauna.

        Osservando la pianura bergamasca, colpisce il generale impoverimento forestale e nell’area più occidentale il marcato sviluppo industriale che ha ridotto notevolmente le aree rurali, portando alla rarefazione di molte specie legate all’aperta campagna.

Il fiume Serio
Il fiume Serio in primavera inoltrata
(foto © Marco Mastrorilli)

        I corsi fluviali acquisiscono in questo contesto, un’importanza maggiore per l’ornitofauna; il fiume Serio ad esempio, diviene un’area di importanza regionale per l’esistenza di ambienti integri ed esclusivi, dai pronunciati caratteri xerofili, legati a peculiari fenomeni idrogeologici.

        L’Adda invece, pur rimanendo inserito in un’area urbanizzata e densamente antropizzata, riesce a conservare in tutta la fascia ripariale una discreta copertura forestale di querce, olmi, frassini.

        Mi preme però innanzitutto segnalare al lettore le peculiarità ornitologiche della città di Bergamo, che merita una visita non solo culturale ma anche naturalistica.


Alle porte di Bergamo, tra colli e tessuto urbano

        Bergamo è una delle città d’arte più belle della penisola ed è ormai celebre la sua divisione in Città alta e Città bassa, che riflette la fascia collinare, sul quale si è sviluppato questo antico centro urbano.

        La notorietà artistica e turistica ha probabilmente offuscato le bellezze naturali e paesaggistiche di Bergamo, rimaste fedelmente custodite dal Parco regionale dei Colli di Bergamo, tra i primi istituiti in Lombardia (terzo dopo Ticino e Groane), che tutela dal 1977 una notevole porzione del territorio comunale. Adagiata su colli di rara e pittoresca bellezza, la città è tappa ideale sia per il neofita, sia per il birdwatcher più smaliziato. Ponendosi ai piedi delle Prealpi Orobie, a metà strada dell’imbocco dei due più importanti solchi vallivi (Val Brembana e Val Seriana), diviene uno splendido anfiteatro naturale per la scoperta di specie di passo, svernanti e stanziali. Il percorso suggerito, parte da Colle Aperto (Bergamo Alta) e si propone di raggiungere l’area estrema del comune di Bergamo posta più ad ovest sino al Santuario della Madonna della Castagna. Percorrendo strade, viuzze lastricate che attraversano boschi, prati, splendidi ed affascinati giardini raggiungiamo un centro d’inanellamento urbano (loc. Castagneta), un roccolo tradizionale adagiato su un colle immerso tra castagneti e vigneti. Specchio fedele della realtà naturale di Bergamo, tra le catture più singolari o tipiche: l’Assiolo, il Gufo di palude, il Frosone, il Crociere, la Nocciolaia, il Picchio rosso maggiore, il Canapino maggiore…. L’alternanza di boschi, prati, orti, giardini e vigneti lungo un tracciato percorribile in circa 4 ore, consente di comprendere l’importanza della posizione di Bergamo per le specie di passo e quelle legate alle migrazioni verticali durante la stagione invernale.

        Lasciata l’auto a Colle Aperto (ove è presente un parcheggio a pagamento, nei pressi della funicolare che porta a S. Vigilio a 575 m s.l.m.) s’imbocca una via che ci condurrà sino a via Cavagnis e da qui per via Vetta, attraverso tortuose ed irte strade, sino al panoramico Monte Bastia (470 m s.l.m.). Gli studi degli anni ’60 (M. Guerra) ci hanno tramandato una memoria storica sulla preziosa ornitofauna urbana della città, con segnalazioni singolari come l’insolita nidificazione di Civetta capogrosso sul Monte Bastia.

        Il canto di Paridi, del Picchio muratore, del Codirosso e persino del Codirosso spazzacamino costituiscono contatti comuni, ma uno tra i fenomeni più interessanti osservabili sul Monte Bastia ed anche sul Colle di S. Vigilio è il regolare svernamento di una colonia di Rondini montane, osservabili anche nei mesi di dicembre e gennaio. Il Dr. Guerra, ex direttore del Museo di Storia Naturale di Bergamo, segue da oltre 10 anni questo fenomeno che puntualmente ogni inverno si ripete ed è attribuibile ad una felice esposizione e soleggiamento di questi colli termofili, soleggiati anche nei periodi in cui nebbia e freddo intorpidiscono la pianura e isolano la parte alta della città di Bergamo, cullata dal sole.

        L’Upupa e il Torcicollo sono altre specie frequenti che si odono cantare e si osservano nei giardini e persino nei prati e negli orti, vera miniera ornitologica per coloro che amano i colli di Bergamo.

        Proseguendo per via S. Orsarola, si prosegue per ombreggiati tornanti sino al colle Ciaregotto per poi giungere al Colle dei Roccoli e si apre da qui uno splendido scorcio sulla Val S. Martino e su Ponte S. Pietro.

        L’inverno permette, con una passeggiata lungo le lastricate vie di Bergamo, di rilevare ed osservare altre specie alpine. Tra i Turdidi, sempre molto diffusi, rinveniamo il Tordo sassello, il Bottaccio, la Cesena e il Pettirosso, ma la presenza di conifere nei giardini favorisce anche concentrazioni di diversa entità di Crocieri, Frosoni, Lucarini, Peppole, Fringuelli, Fanelli e nei prati lungo i crinali non mancheranno i Prispoloni, assai comune durante il passo autunnale.

Tyto alba - click to enlarge
Il Barbagianni (Tyto alba) nidificante un tempo sui bastioni della città Alta, è ora abbastanza comune nella Valle di Astino
(foto © Marco Mastrorilli)

        Il raggiungimento del Santuario della Madonna della Castagna permette di unire interessi storici e naturalistici, ma se prestiamo attenzione alle aree più aperte intorno al santuario, si può scoprire nelle serate estive la presenza del Succiacapre, specie ben distribuita nel Parco dei Colli.

        Dovendo far ritorno a Colle Aperto, la rete viaria e di sentieri pedonali all’interno del parco è talmente ricca di soluzioni che è possibile scegliere sul declivio dei colli almeno 3 o 4 differenti strade parallele che portano comunque in Bergamo Alta, ma è auspicabile imboccare via Fontana che c'introdurrà nella Riserva della Valle d’Astino. Qui ci aspetta il Convento di Astino, opera dei frati Benedettini, uno dei monumenti di Bergamo più affascinanti, adagiato com’è in un terrazzo prativo circondato da boschi di latifoglie, con prevalenza di castagno. I pendii più impervi ospitano il Saltimpalo e l’Averla piccola, ma la particolare disposizione dei colli permette di udire il tambureggiamento del Picchio rosso maggiore che nidifica nel vicino bosco…. Presenti anche il Canapino, il Beccafico, lo Zigolo muciatto e nei tratti più soleggiati, in primavera inoltrata, è stato osservato l’Occhiocotto. Estraendo informazioni dai dati del recente Censimento Urbano degli Strigiformi (pubblicazione in preparazione) condotto a Bergamo dal sottoscritto e dalla locale sezione LIPU, scopriamo che ci troviamo nell’area comunale con la maggior concentrazioni di rapaci notturni. Tre coppie territoriali di Allocco, due coppie di Civetta, una di Barbagianni ed una di Assiolo (dati inediti Mastrorilli, 1999). Emozioni garantite per coloro che volessero provare un contatto con il metodo del play back.

        Per tornare a Colle Aperto, non si può rinunciare ad imboccare la via Lavanderio, che sale tra paesaggi incantati sino alla via dei Torni che ci condurrà al parcheggio.

        La vicinanza del Parco dei Colli al capoluogo orobico ha da sempre favorito lo studio dell’avifauna in quest’area e meritano di venire citate alcune osservazioni rilevanti.

        Recentemente sono stati pubblicati (Ambruschi et al., 1997) interessanti dati di presenza o nidificazione proprio in alcune zone interessate dal nostro percorso,: il Tordo Golarossa osservato a dicembre nella conca d’Astino (A1 per l’Italia!), la Sterpazzolina, che sfruttando il clima mite di alcuni pendii, è stata osservata in periodo riproduttivo nel vicino Pascolo dei Tedeschi e lo Zigolo nero in pieno periodo riproduttivo (Loc. Fontana).

        Il parco è facilmente raggiungibile con l’autostrada A4 (uscita Bergamo), ma è meglio evitare i collassi stradali della domenica pomeriggio, ricordando ai non bergamaschi che l’accesso domenicale a Bergamo Alta è regolamentato da una circolazione limitata.

        L’idea di proporre un percorso ornitologico alla periferia di una città non deve ingannare i cultori del birdwatching: Bergamo, per la posizione geografica e il profilo geologico, costituisce una perla che merita sicuramente di essere visitata, forse privilegiando il periodo compreso tra ottobre ed aprile.


Parco del Serio

        Già all’inizio degli anni 80, Pierandrea Brichetti visitando il Serio rilevò interessanti presenze e un’affinità ambientale di alcune di queste aree con simili aree dell’Alessandrino (vedi Quaderni di Birdwatching 1). Oltre alla rara Calandrella, nidificante in questo tratto fluviale, Brichetti documentò la prima nidificazione bergamasca della Pavoncella (1985).

        L’anno successivo venne istituito il Parco del Serio e la stessa Pavoncella (che oggi si riproduce regolarmente con diverse coppie, proprio nell’itinerario suggerito) divenne simbolo di quest’area protetta che si trova inserita nei comprensori delle province di Bergamo e Cremona.

        La gestione è affidata ad un consorzio costituito da oltre 20 comuni e dalle due amministrazioni provinciali, la sua sede è collocata nello splendido castello di Romano di Lombardia (BG) colonizzato anche da una vocifera colonia di Taccole.

        Il fiume Serio modella i paesaggi influenzando gli insediamenti faunistici; la portata idrica è minata da prelievi per i consorzi irrigui ma anche da caratteristiche geologiche peculiari. Le sabbie e le ghiaie grossolane molto permeabili assorbono rilevanti quantità d’acqua e in alcuni periodi dell’anno la siccità diviene l’elemento dominante, favorendo la colonizzazione di piante pioniere e la formazione di un’area stepposa inusuale per la Regione. L’intero ambiente appare secco, ostile e desolato, ma la realtà naturalistica è assai vitale. Il greto del Serio viene plasmato costantemente dai differenti regimi idrici, dalle piene, dalle asciutte e dall’acqua che scompare dal letto del fiume riaffiorando da un dedalo di falde sotterranee, alimentate dalla tessitura grossolana del sottosuolo. A giovarsi di questa situazione è una preziosa rete di fontanili che, posti a qualche centinaio di metri dal fiume, costituiscono un elemento ambientale di rilievo.

        A sud di Romano, il fiume progressivamente aumenta la portata idrica e la sinuosità del suo percorso, sino a creare piccole anse. Nella vicina provincia di Cremona, alle porte del comprensorio provinciale orobico, merita una visita la Riserva Naturale della Palata del Menasciutto (comuni di Pianengo e Ricengo) che consente di trovare un raro esempio di bosco planiziale, arricchito dalla presenza di integri cariceti.

        L’escursione suggerita si concentra però nella provincia di Bergamo, nel tratto compreso tra il ponte di Ghisalba, dove si lascia la macchina e quello posto a sud di Mozzanica, seguendo un itinerario percorribile in circa 4 ore.

        In questo segmento fluviale, l’area protetta tutela interessanti presenze ornitiche e floreali, apprezzabili in particolare tra marzo e ottobre, il periodo più indicato per una visita.

        L’aridità dei luoghi favorisce alcune piante pioniere, tra queste alcune capaci di variopinte fioriture (Tasso barbasso, Verbasco, Cisto, Pisello selvatico, Saponaria, Cardi …) ed altre che hanno modificato il loro portamento con steli striscianti per ridurre le perdite di evapotraspirazione; ecco quindi enormi tappeti di Sedum. La vegetazione arborea, costituita in prevalenza da salici, pioppi, ontani, robinie, vede prevalere associazioni miste che danno origine ai "macchioni", isole verdi per l’insediamento di Usignoli, Usignoli di fiume, Luì, Capinere e Beccafichi.

Charadrius dubius - click to enlarge
Il Corriere piccolo (Charadrius dubius) nidifica lungo il Serio con alcune coppie
(foto © Marco Mastrorilli)

        Il greto sassoso attrae specie ripariali come il Corriere piccolo, che si riproduce con molte coppie vicino al ponte di Ghisalba, con frequente sovrapposizione di areale con il Piro piro piccolo.

        Il costante modellamento degli argini franosi crea i presupposti per la colonizzazione di tutte le specie ornitiche che adottano i tunnel come nidi. In trend negativo, i Topini che nidificano con piccole colonie localizzate: recentemente la specie si disperde anche nelle vicine cave di estrazione della ghiaia, ove trova idonee scarpate per la costruzione del nido. Sono presenti anche i Gruccioni: nel 1986 la prima nidificazione in provincia di Bergamo avvenne proprio qui, mentre più localizzato è il Martin pescatore.

        L’itinerario, alquanto articolato, si snoda anche alle spalle degli argini ripariali del Serio, dove la distanza dai centri abitati favorisce l’espansione di incolti e arbusteti, associati a lembi di coltivi.

        Queste aree sono animate da molti Alaudidi; assieme alla comune Allodola, convivono diverse coppie nidificanti di Cappellaccia; entrambe le specie sono facilmente avvistabili, persino dalla carrozzabile che collega la Strada provinciale con la cava in disuso.

        L’Averla piccola e la Cutrettola si riproducono con una certa frequenza grazie ad un ricco sistema trofico d’invertebrati; inoltre proprio in questa luogo è possibile osservare due specie particolari: il Calandro e lo Strillozzo. Il sentiero si snoda intorno ad una cava abbandonata, questo sito è facilmente riconoscibile per la presenza di una piccola collina, l’unica presente. Il Rigogolo, nei filari a margine della area più arida, è assai frequente ma i contatti più appaganti sono quelli con lo Zigolo muciatto, con il più raro Ortolano e con l’Upupa, comune anche in altri tratti del percorso. Proprio in questa area abbandonata dall’uomo è stata accertata quest’anno la prima nidificazione dello Zigolo giallo nel Parco del Serio.

Athene noctua - click to enlarge
La Civetta (Athene noctua), uno dei rapaci notturni più comuni del Bergamasco
(foto © Marco Mastrorilli)

        I rapaci notturni sono ben distribuiti lungo il percorso, tra questi si rileva regolarmente l’Assiolo, che le GeV del Parco negli anni scorsi hanno scoperto occupare alcune cassette nido.

        La Civetta, molto diffusa nel parco, nidifica ininterrottamente da almeno 4 anni nella soffitta di un casolare abbandonato di colore amaranto ed è possibile spesso raccogliere qualche borra nel porticato.

        Adiacente a questo edificio, in una depressione, si è creato uno stagno con un piccolo tifeto; oltre alla Gallinella d’acqua (nidificante), si contatta un coppia di Saltimpalo e il Beccamoschino.

        Il Gufo comune si riproduce regolarmente in questo tratto ma la localizzazione dei nidi viene ogni anno complicata dai frequenti cambi dei siti di nidificazione, operati per il disturbo dei Corvidi. L’Allocco, abbondante nel tratto Cremasco del Serio (più boscato), nel bergamasco mostra una distribuzione irregolare che ricalca la distribuzione delle piante con cavità naturali. Il Barbagianni invece, che sino a 5 anni fa nidificava nel casolare descritto precedentemente, soffre di una forte contrazione demografica in tutta la provincia .

         Il Gheppio è il rapace diurno che si osserva con più frequenza; caccia sovente nei tratti di campagna circostanti il Serio ma, analogamente ad altri predatori diurni, soffre la carenza di siti idonei alla riproduzione e spesso è indotto a nidificare nelle cascine. Recenti studi, condotti in collaborazione tra LIPU di Bergamo e WWF Cremasco, manifestano una situazione migliore per i rapaci nel tratto cremonese rispetto a quello bergamasco, depauperato in modo sensibile della copertura arborea.

        Tuttavia, i movimenti migratori primaverili offrono appaganti osservazioni di rapaci in transito; il Falco di palude si osserva regolarmente e sosta per almeno qualche giorno lungo gli argini del Serio (in particolare nella prima decade di aprile), si osservano regolarmente anche i Nibbi bruni, talvolta il Nibbio reale, i Pecchiaioli, i Falchi cuculi e più raramente il Falco pescatore. Durante il periodo invernale lo svernamento di Albanelle reali è un fenomeno regolare riscontrabile in tutte le aree rurali del parco.

        Un discorso a parte per il Lodolaio, che nidifica regolarmente lungo il Serio nella Palata del Menasciutto e nella tenuta del Marzale a sud di Crema, ma ripetute osservazioni a Morengo fanno supporre che la specie possa tra breve riprodursi anche lungo il nostro itinerario.

        In un fontanile poco a nord di Ghisalba, lo scorso anno si è riprodotto il Tarabusino (dati LIPU-BG), ma più comune è l’Airone cenerino: si trova ovunque, mentre in tarda primavera ed estate Garzette e Nitticore si distribuiscono lungo il fiume.

        Il passo primaverile degli acquatici è numericamente scarso, ma le acque del Serio sono usate per sosta temporanea da diverse specie: Marzaiole, Alzavole, Cavalieri d’Italia, Avocette, Cicogne, Pantane, Beccaccini, avvistabili soprattutto in seguito a periodi di piena, e globalmente sono oltre 150 le specie annoverate nella check-list del Parco, specchio fedele di una grande vitalità.


Il Parco dell’Adda Nord

        Sul confine tra le provincie di Milano e di Bergamo, il corso dell’Adda rallenta e si scopre un ecosistema inusuale per il Parco dell’Adda Nord: la Riserva naturale "Bosco della Lanca" sita nel comune di Fara Gera d’Adda (BG).

        Il lento scorrimento (e l’inesorabile interramento) di questa lingua di fiume non ha ancora fatto scomparire l’acqua e oggi, visitando questa lanca, è possibile ammirare, accanto a splendidi boschi di querce, un canneto integro adiacente ad una brughiera che s’insinua nel cuore del bosco.

        Il punto ideale per iniziare l’escursione si trova nei pressi di un allevamento ittico, localizzato sul confine tra i comuni di Cassano d’Adda e Fara. L’area è raggiungibile uscendo dalla A4 Milano-Venezia al casello di Trezzo e raggiungendo, nell’ordine, i centri di Canonica d’Adda e Fara Gera d’Adda; oppure dalla Statale Rivoltana sino a Cassano. Lasciata l’auto negli spazi presenti a fianco di una casa verde isolata, è possibile iniziare le osservazioni negli allevamenti ittici adiacenti al bosco della Lanca, dove spesso le sorprese non mancano…

        Le vasche, che ospitano anguille, carassi e carpe, occupano oltre 20000 m2; vi sono 8 vasche con pompe per il riciclo dell’acqua e due stagni naturali (per le carpe più grosse) i quali, circondati da arbusti e vegetazione ripariale (salici, ontani e robinie) favoriscono la presenza di specie ornitiche "pescatrici". All’interno dell’allevamento nidifica, lungo una scarpata, una coppia di Martin pescatore, facilmente osservabile; ma sono gli Ardeidi (Nitticore, Garzette, Cenerini e persino il Tarabusino e la Sgarza ciuffetto in estate) i veri protagonisti. Tra le altre specie osservate nelle vasche o in volo ricordiamo la Poiana, il Nibbio bruno, e i Gabbiani comuni e reali e persino qualche volta lo Zafferano. Quest’anno, all’interno dell’area recintata ha nidificato anche una coppia di Corriere piccolo che spesso è stata osservata alimentarsi sui bordi delle vasche.

        Proseguendo la sterrata che costeggia l’allevamento si raggiunge l’Adda, che si allarga per la presenza di una diga; qui le portate idriche, regolate a monte da altri sbarramenti artificiali, influenzano l’insediamento di altre specie, ma non disturbano il Piro piro piccolo e le Ballerine bianche. Durante la stagione invernale, sulla sponda milanese è facile localizzare un dormitorio di Cormorani, con presenze massime valutabili in oltre 120 individui.

Ixobrychus minutus - click to enlarge
Il Tarabusino (Ixobrychus minutus) è di doppio passo nei canneti del Bosco della Lanca
(foto © Marco Mastrorilli)

        Proseguendo lungo il sentiero che costeggia l’argine, si raggiunge lo sbocco della lanca e si entra nel relitto di bosco planiziale. L’ecosistema forestale più interno è costituito da una prevalenza di farnie, aceri campestri, olmo campestre e robinie, mentre lungo il fiume l’associazione vegetativa vede prevalere salici, pioppo bianco e pioppo nero e saltuariamente si rinvengono il tiglio ed il frassino.

        Per poter compiere osservazioni nel cariceto che caratterizza la lanca, è preferibile imboccare lo stretto sentiero sulla destra, che ci permette di osservare le essenze tipiche delle paludi. L’ontano nero, grazie alla capacità d’approfondimento dell’apparato radicale nel morbido substrato palustre, riesce a colonizzare al meglio questa parte della riserva, mentre le acque palustri ospitano il crescione, la lenticchia d’acqua, la tifa e Carex spp. …non mancano a primavera splendide fioriture d’Iris d’acqua. In inverno talvolta il canto gutturale del Tarabuso anima la palude, anche se non si hanno certezze di un suo regolare svernamento. La presenza del Pendolino e del Migliarino di palude è regolare nel canneto.

        L’intreccio del canneto e la parziale inaccessibilità dello stesso lo rendono un ambiente poco disturbato, favorendo la presenza del Porciglione che fa echeggiare i suoi caratteristici richiami. A primavera è regolare la presenza della Cicogna bianca e, proprio allo sbocco della lanca, qualche pozza di fango è sufficiente per alimentare i Beccaccini e persino il Chiurlo maggiore e la Pantana.

        Per coloro che preferiscono l’ambiente boschivo, basta attraversare il ruscello che fa defluire l’acqua per addentarsi nel Bosco della Lanca, che custodisce nella parte centrale una splendida e vasta radura ricca di arbusti e degna di attente osservazioni.

        Il bosco, in questi ultimi anni, è stato oggetto di una lodevole azione di rimboschimento da parte del WWF di Cassano (che gestisce la Riserva). I diversi tronchi marcescenti e le piante vetuste esistenti lungo il corso della lanca e nel cuore del bosco hanno avvantaggiato il Picchio rosso maggiore, presente con almeno 4 coppie. Anche l’Upupa si è riprodotta quest’anno in un tronco morto all’interno della Riserva, ma il sovrano di queste cavità è l’Allocco: recenti rilevamenti con il playback hanno permesso di localizzare almeno 4 coppie territoriali nel bosco. Anche il Gufo comune è presente, mentre tra i rapaci diurni lo Sparviere si fa ammirare nelle radure più aperte.

        Queste ultime, proprio nel cuore del bosco, favoriscono l’attecchimento di arbusti, che hanno richiamato tra gli altri: il Canapino, l’Averla piccola, il Saltimpalo, la Balia dal collare, il Picchio muratore e, durante l’inverno, la Passera scopaiola. Ci troviamo a circa mezzo km dall’Adda, con prevalenza di essenze come rovo, sanguinello, sambuco (comune anche lungo il fiume), ligustro, lantana e prugnolo: un intricato arbusteto nel mezzo di un bosco di farnie.

        L’area illustrata è anche il territorio di almeno un paio di coppie di volpi, la cui presenza è facilmente rinvenibile per i numerosi tunnel, le fatte e per i resti di predazione attribuibili alle sue azioni di caccia. Le attente osservazioni degli ultimi due anni (ringrazio per il prezioso aiuto Tea Sala) hanno permesso di scoprire interessanti predazioni della volpe nei confronti dell’avifauna: 2 giovani di Gufo comune, un Cormorano, un Airone cenerino, un Gabbiano comune, una Gallinella d’acqua e la Beccaccia. Questo Scolopacide, presente nel periodo invernale nei tratti di bosco più inaccessibili sverna regolarmente nei boschi più giovani e con più sottobosco.

        Lungo il fiume è facile vedere il Martin pescatore, ma durante i passi anche Beccaccini, Piovanelli, Gambecchi….

        Il problema più importante ai fini di una fruizione ornitologica è legato alla frequentazione primaverile del luogo nei giorni festivi: numerosi ciclisti entrano nel bosco disturbando la fauna, e solo lasciando il sentiero per addentarsi nei tratti più protetti della riserva si ripristinano le ideali condizioni per il birdwatching.


Bibliografia

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  • Brichetti P., 1987.Interessanti nidificazioni in Lombardia — Rivista Italiana di Ornitologia 57, pagg. 57-61
  • Cairo E., Perugini F., 1986. Check-list degli uccelli nidificanti in provincia di Bergamo. Riv. Mus. Sc. Nat. BG 10: pagg. 39-49
  • Cairo E., Perugini F., 1993. Interessanti osservazioni ornitologiche in provincia di Bergamo. Picus 19: pagg. 21-25
  • Ferrari V., 1989. Un Parco per il Serio - Consorzio del Parco Naturale del Serio
  • Guerra M., 1962. Fauna ornitica di Bergamo (prima nota). Natura 53: pagg. 75 —108
  • Guerra M., 1978 Fauna ornitica di Bergamo (seconda nota). Rivista Italiana di Ornitologia 49: pagg. 61-87
  • Guerra M., 1989 Nidificazione di Rondine Montana in Bergamo Città negli anni 1989-90. Riv. Mus. Sc. Nat. BG 14: pagg. 123-134
  • LIPU BG 1998 Resoconto ornitologico per la provincia di Bergamo anni 1994-98. BUBO 2: pagg. 1-4
  • Mastrorilli M., 1998 Paesaggi ornitologici di Boltiere. Comune di Boltiere.
  • Mastrorilli M., 1997 Popolazioni di Civetta e selezione dell’habitat nella pianura bergamasca. Riv. Mus. Sc. Nat. BG 19: pagg. 15-19
  • Mastrorilli M., Bassi E., 1997. Osservazione di rapaci diurni e notturni nella provincia di Bergamo. BUBO 1: pagg. 26:30
  • Nava G., 1996. Quattro anni di osservazioni faunistiche nel Parco del Serio. Parco del fiume Serio 2: pagg. 1-17
  • Usubelli F, 1994—1998. Dati di inanellamento nel Parco del Serio (manoscritto inedito)

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