Quaderni di birdwatching Anno I - n° 2 - ottobre 1999


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Un Canapino asiatico in Toscana
testo e disegni di Daniele Occhiato
foto di Daniele ed Ernesto Occhiato


Summary: a Booted Warbler (Hippolais caligata caligata) was found at Serchio river mouth, Tuscany, on September, 4th 1999, where it stayed until the 5th.

        Ognuno di Noi, semplici amanti delle bellezze naturali, fotografi naturalisti, birdwatchers od ornitologi professionisti, ha un posto speciale dove ama tornare spesso, magari perché è proprio lì che ha mosso "i primi passi", perché è vicino casa oppure perché quel posto gli ha riservato inaspettate sorprese. Ecco, è proprio per quest'ultimo motivo che uno dei miei luoghi preferiti per le osservazioni ornitologiche è la Foce del Fiume Serchio, nella Toscana settentrionale. Come potrei, infatti, dimenticare le emozioni che hanno suscitato in me l’Airone schistaceo (Egretta gularis schistacea) nel Settembre del ‘91, gli Zigoli golarossa (Emberiza leucocephalos) negli inverni dal ‘95 al ‘97, o la Sula fosca (Sula leugaster) nel Maggio del ‘96? Così, appena posso, torno sempre lì per dare un’occhiata e a sperare in qualcosa di speciale.

        La mattina del 4 Settembre 1999 era, evidentemente, una di queste giornate: cominciai subito nel migliore dei modi osservando uno Stercorario mezzano e tre Labbi in mare che inseguivano i Beccapesci e, subito dopo, un giovane Pellegrino, forse afflitto da problemi di identità, fare altrettanto. Sulla battigia era un via vai di Pittime minori, Beccacce di mare, Voltapietre, Gambecchi, Piovanelli pancianera e tridattili, mentre le Sterne comuni si riassettavano il piumaggio accanto ai giovani Mignattini. Non mancava il solito gruppone di circa 400 Gabbiani reali mediterranei.

        Dopo aver ben controllato mare e spiaggia, mi diressi verso un sentiero che costeggia una fitta macchia retrodunale sapendo che, nei periodi di migrazione, era facile trovarvi diverse specie di passeriformi intenti a ricaricare "le pile" prima di proseguire il loro viaggio.

        Non faticai molto a scorgere i primi due uccelli: uno era un Canapino maggiore, con il suo ben evidente pannello alare chiaro, l’altro, beh..., l’altro era qualcosa che fino ad allora avevo visto solo sui libri! Vedendo quella testa arrotondata con una banda scura che bordava l’ampio sopracciglio chiaro fin dietro l’occhio e il becco, corto e sottile, con la punta scura della mandibola inferiore giallastra, mi ritornarono subito in mente tutti quei disegni sui libri di identificazione, nonché le foto su riviste come l’inglese Birding World o la finnica Alula. La successiva mezz’ora mi servì per osservare tutte le altre caratteristiche di piumaggio dell’uccello: il colore caffellatte chiaro nelle parti superiori e bianco in quelle inferiori, l’alula scura, le terziarie scure con ampio bordo chiaro, il vessillo esterno chiaro delle timoniere esterne, la ridotta proiezione delle primarie, le zampe bicolori ed altro ancora. A questo punto non c’erano più dubbi, si trattava di un Canapino asiatico (Hippolais caligata)!

        Avendo il telefonino scarico (Sic! quando serve....) dovetti lasciare a malincuore la zona per andare a cercare un telefono pubblico e dare l’allarme. Dopo circa un’ora fui di nuovo lì con mio fratello Ernesto, il primo ad accorrere al mio messaggio. Per fortuna, localizzammo nuovamente il Canapino asiatico lì dove l’avevo lasciato e, per le successive quattro ore, ne osservammo insieme tutte le caratteristiche, riuscendo anche a scattare diverse diapositive. Più tardi un altro amico, Iacopo Corsi, vide il volatile sempre nella stessa zona.

        Il giorno successivo tornai con mia moglie Barbara e altri amici: Sandro Sacchetti e Isabella Galleschi, Franco Trafficante e Christina Longman e, per fortuna, il Canapino asiatico era sempre lì, nello stesso arbusto del giorno prima. Quello fu l’ultimo giorno in cui l’uccello fu visto.


Descrizione

        Il Canapino asiatico, tra i passeriformi del Paleartico Occidentale, è considerato una delle specie che presenta le maggiori difficoltà di identificazione in natura poiché condivide con altri Sylviidae l’aspetto piuttosto "spento" ed uniforme del piumaggio. Tuttavia, nel caso in esame, non ho avuto particolari difficoltà a riconoscere la specie sia per la prolungata e ravvicinata osservazione, sia per le ottime condizioni di piumaggio del volatile; ho così potuto notare tutte le caratteristiche tipiche utili ai fini della sua determinazione specifica.

        L’aspetto generale era piuttosto "arrotondato", quasi "panciuto" in alcuni atteggiamenti; in particolare la testa appariva tondeggiante (contrariamente agli altri Hippolais e agli Acrocephalus, che presentano fronte piuttosto schiacciata e sfuggente) il che, insieme alle dimensioni contenute e alla ridotta estensione delle primarie visibili, nonché al comportamento irrequieto, lo rendeva piuttosto simile ad un Phylloscopus.

        Colore della testa bruno-grigio chiaro; ben visibile il netto sopracciglio biancastro-fulviccio molto pallido che dal becco proseguiva fino a dietro l’occhio, dove si interrompeva bruscamente, bordato superiormente da un’evidente banda più scura, lungo tutta la sua estensione, ma più evidente circa sopra l’altezza dell’occhio (questa banda scura era più visibile in alcune angolazioni della testa rispetto ad altre); redini circa del colore del vertice o appena più chiare; gola bianca.

        Parti superiori: dorso e groppone concolori al vertice/nuca, e cioè bruno-grigio chiaro (color caffellatte chiaro).

        Parti inferiori biancastre, appena sfumate di fulviccio molto pallido ai fianchi.

        Colorazione generale delle ali come il dorso, tuttavia erano ben visibili le remiganti terziarie nettamente più chiare con parte centrale più scura, a contrasto; analogamente, anche le secondarie presentavano un sottile margine più chiaro e tutto ciò, insieme all’alula (quando era visibile) più scura rendeva l’aspetto dell’ala non uniforme, ma senza creare una specie di "pannello" chiaro come in altri Hippolais (H. icterina, H. languida e H. olivetorum). Le remiganti primarie visibili e sporgenti dalle terziarie erano 5 - 6 (circa 1/3 della lunghezza della terziaria più lunga), bruno-grigio scure con sottile margine chiaro alla punta.

        Coda con timoniere color bruno-grigio chiaro, concolori al dorso, ma con punta distintamente più chiara, quasi biancastra. Le due T6 presentavano inoltre un evidente vessillo esterno biancastro (ben visibile in volo quando l’uccello passava da un cespuglio ad un altro, nell’atto di posarsi su un ramo). Forma della coda piuttosto squadrata con sottocoda relativamente corto.

        Parti nude: iride scura, tale da far ben risaltare l’occhio contro la testa più chiara. Becco dal disegno caratteristico: mandibola superiore giallastra molto pallida con margine superiore scuro fino alla punta; mandibola inferiore giallastro molto pallida con solo la punta nettamente scura (unico Hippolais ad aver questa caratteristica). Zampe carnicino-giallastre pallide con piedi un po' più scuri (anche in questo caso è l’unico Hippolais ad avere zampe chiare).


Comportamento

        Il comportamento della specie era piuttosto irrequieto: infatti, in entrambe le giornate in cui ho osservato l’uccello, questi era in continuo movimento (tipo Phylloscopus, ma con azione un po' più "pesante" e meno agile), non rimanendo sullo stesso ramo per più di qualche istante. Preferiva nettamente la parte più interna e medio-bassa degli arbusti, pur non essendo particolarmente schivo: infatti, permetteva l’avvicinamento fino a circa 3 metri di distanza quando si trovava al coperto e a circa 7-10 metri quando era allo scoperto (in questo caso, tuttavia, vi rimaneva per pochissimi secondi prima di rituffarsi all’interno di un cespuglio o arbusto). In ogni caso, anche nel folto della vegetazione era costantemente in movimento.

        Durante la permanenza nel folto della vegetazione emetteva frequentemente un verso caratteristico, simile alla Capinera (Sylvia atricapilla) o al Beccafico (Sylvia borin), ma più basso nel tono e, soprattutto, nel volume, e un po' più raspante, quasi aspirato: "TCHUK" o "TGHUK", ripetuto ad intervalli di 1-2 secondi. Questo verso era facilmente imitabile e l’uccello sembrava rispondere alla stimolazione mettendosi per un istante più allo scoperto per poi rituffarsi verso l’interno della pianta.

        Il volo era generalmente basso (1-3 metri di altezza) e piuttosto simile a quello di una Sylvia di medie dimensioni sulle brevi distanze, ma con volo più diretto su distanze maggiori.


Problematiche di identificazione

        Il Canapino asiatico, tra i passeriformi del Paleartico Occidentale, è considerato una delle specie che presentano le maggiori difficoltà di identificazione in natura poiché condivide con altri Sylviidae l'aspetto piuttosto "spento" ed uniforme del piumaggio.

        A complicare le cose, il Canapino asiatico è una specie politipica, che comprende due sottospecie: la nominale, a cui dovrebbe riferirsi, anche in assenza di un riscontro biometrico, l'individuo osservato in Toscana, e la ssp. rama (da taluni considerata specie a sé, col nome di Syke's Warbler) che presenta caratteri di piumaggio ancora più sfumati e meno evidenti, specialmente della testa, becco leggermente più lungo con base più larga, coda di poco più lunga e colorazione generale più pallida e grigiastra (rendendolo, così, molto simile al Canapino pallido Hippolais pallida).

        Le specie con cui il Canapino asiatico più facilmente può essere scambiato sono certamente gli altri Hippolais, specialmente il Canapino pallido (H. pallida), il gruppo delle "cannaiole" (Acrocephalus), specialmente la Cannaiola di Jerdon (A. agricola) e alcuni Phylloscopus.

        Dal Canapino pallido si distingue essenzialmente per le minori dimensioni, l’aspetto più tondeggiante, (specialmente della testa), disegno della testa caratteristico (nel Canapino pallido il sopracciglio chiaro non supera mai l’occhio e non è bordato di scuro), zampe chiare (grigio-brune nel C. pallido) e becco più corto con punta scura nella mandibola inferiore (uniformemente giallastra nel C. pallido); inoltre, il Canapino pallido frequentemente muove la coda caratteristicamente verso il basso, spesso accompagnato da un verso simile a quello di una Capinera (Sylvia atricapilla).

        Dal Canapino maggiore (Hippolais icterina) e dal Canapino (H. polyglotta) si differenzia immediatamente, oltre che per dimensioni inferiori e disegno della testa e becco, per la completa assenza di toni verdastri o giallastri, per la ridotta proiezione delle primarie (rispetto al Canapino maggiore) nonché per il colore delle zampe (grigio-bluastre in queste due specie).

        Rispetto al Canapino di Upcher (Hippolais languida) e al Canapino levantino (H. olivetorum), il Canapino asiatico ha dimensioni nettamente minori, con becco molto più corto e sottile, non ha pannello alare chiaro e ha ridotta proiezione delle primarie.

        Dal gruppo delle cannaiole (Acrocephalus) si differenzia immediatamente per la forma squadrata anziché arrotondata della coda e per la presenza del vessillo esterno biancastro di T6. La specie più simile ad esso, la Cannaiola di Jerdon (A. agricola) ha disegno della testa simile ma più marcato, becco più grosso, colorazione più rossiccia, coda più lunga e arrotondata e senza vessillo biancastro in T6, sottocoda nettamente più lungo nonché dimensioni leggermente maggiori.

        Infine, da alcuni Phylloscopus quali il Luì piccolo (P. collybita, specialmente la ssp. "tristis"), i Luì bianchi (P. bonelli e P. b. orientalis) ed il Luì grosso (P. trochilus, specialmente la ssp. acredula), si differenzia grazie al complesso delle sue caratteristiche non riscontrabili insieme in nessuna delle specie menzionate.

        Il Luì "siberiano" (Phylloscopus collybita tristis) ha zampe e becco neri, coda senza vessillo chiaro in T6, nonché, spesso, punta chiara delle copritrici maggiori del sopra ala a formare una stretta barra alare.

        I Luì "bianchi" (P. bonelli e P. bonelli orientalis) hanno entrambi toni nettamente grigio-verdi con groppone giallastro e margini delle remiganti terziarie e secondarie pure giallastri.

        Infine, il Luì grosso (P. trochilus acredula) ha disegno della testa nettamente differente, assenza di vessillo chiaro in T6.


Status in Europa occidentale

        Il Canapino asiatico è una specie a corologia euroasiatico-sindica, la cui distribuzione, in periodo riproduttivo, va dalla Russia europea a Nord, al Beluchistan (Pakistan) e poi verso l'Asia centrale; il principale quartiere di svernamento è il sub-continente indiano.

        La specie compare come accidentale nella check-list di quasi tutti i Paesi del centro-nord Europa; si conoscono, in totale, meno di un centinaio di osservazioni, l'80% delle quali avvenute in Settembre-Ottobre. La Gran Bretagna, dove il Canapino asiatico in questi ultimi anni è comparso regolarmente, fa la parte del leone, con circa una sessantina di segnalazioni. Segue la Finlandia, con più di venti avvistamenti (dove, però, molti di questi si riferiscono a segnalazioni primaverili di individui in canto) e, a seguire, Francia, Olanda, Belgio, Svezia, Norvegia, Danimarca, Germania, Estonia e Grecia.

        Da segnalare, nello stesso periodo, la prima cattura di Canapino asiatico in Slovenia in data 16/9/99 (Dare Sere com. pers.) e un soggetto il 30/8 a Tvedoera (Scania, Svezia; EV Jirle pers. com.)

        In Italia, il Canapino asiatico non era mai stato finora osservato (Brichetti& Massa, 1997); la segnalazione è stata pertanto sottoposta alla valutazione del C.O.I. (Comitato di Omologazione Italiano) che in data 25.9.99 ha dato parere positivo. Si tratta, quindi della prima segnalazione di Canapino asiatico per il nostro Paese.


gli accidentali e la fortuna

Recentemente, mi è capitato varie volte di discutere con amici sulla cosiddetta "fortuna" che hanno alcuni nello scovare rarità ornitologiche rispetto ad altri che, invece, questa dote non l’hanno (tipica la frase: "Ma come fai a vedere sempre tutti questi uccelli strani se io, che sono sempre in giro, non li vedo mai?"). Io credo che questa "fortuna" debba essere aiutata da una buona conoscenza soprattutto pratica ma, cosa non meno importante, anche teorica, della materia; bisogna, infatti, sapere cosa si sta guardando e, soprattutto, cosa guardare. Tutto ciò deriva dall’esperienza sul campo e dallo studio della letteratura ornitologica, specialmente quella riferita alle problematiche di identificazione. E’ così che, quando mi sono trovato di fronte a quell’insolito uccello, già al primo sguardo avevo capito che non si trattava del solito Luì un po' strano o di un Canapino dal piumaggio più spento del solito e avevo già in mente quali caratteri distintivi del piumaggio dover cercare per essere sicuro che quello che stavo vedendo fosse proprio un Canapino asiatico.
La fortuna, a mio parere, consiste solo nel trovarsi nel posto giusto al momento giusto; se poi, però, non si capisce che quello strano uccello che abbiamo scovato potrebbe essere qualcosa di interessante o, peggio, lo si scambia per qualcosa di più comune, allora quella fortuna ha baciato sulla fronte la persona sbagliata!
E’ necessario ricordare, tuttavia, che non si può dare ad ogni costo e subito un nome a tutto ciò che si vede (umiltà e capacità di valutazione dei propri limiti innanzi tutto!) poiché ciò porterebbe inevitabilmente ad errori d'identificazione. In ogni caso, anche ai fini di un'eventuale successiva valutazione da parte del C.O.I., è necessario prendere appunti scritti direttamente sul posto e, se possibile, fotografare il volatile. In un secondo tempo si valuteranno tutti gli elementi raccolti, magari con l’aiuto di persone più esperte, per cercare di giungere ad una corretta identificazione della specie. Non affidarsi mai solo alla memoria!
Esistono, comunque, dei piccoli accorgimenti utili per aiutare la fortuna ed aumentare la possibilità di fare osservazioni interessanti (non solo di rarità assolute a livello nazionale, ma anche e, soprattutto, a livello locale): conoscere a fondo il posto dove si va è, ad esempio, un requisito essenziale perché, con un po' di pratica, avremo imparato che quella macchia di arbusti è ottima per i migratori, o che quel torrente spesso attira uccelli non comuni. Alla fine impareremo a riconoscere questi microambienti potenzialmente idonei anche in luoghi dove non eravamo mai stati prima. Se, poi, si va sul campo subito dopo un forte acquazzone notturno, magari nei periodi di migrazione, le possibilità di trovare qualcosa di interessante aumentano notevolmente.
Quanto, infine, all’aumentata frequenza con cui negli ultimi anni vengono avvistate in Italia specie rare o accidentali, ciò è senza dubbio dovuto al maggior numero di persone capaci di dar loro un nome. Non è un caso, infatti, che i Paesi europei con il più alto numero di segnalazioni di specie rare siano quelli di più antica e consolidata tradizione ornitologica, alla quale corrisponde un elevato numero di birdwatchers, quali la Gran Bretagna o i Paesi Scandinavi.
D’altronde, sarebbe anche errato pensare che un paese così vasto e ottimamente posizionato nel centro del Mediterraneo come l’Italia non debba essere interessato dalla presenza più o meno regolare di specie accidentali. Infatti, non è poi così improbabile che una specie venga a trovarsi fuori dal suo normale areale di distribuzione, per fenomeni di erratismo giovanile, per sfavorevoli condizioni atmosferiche, per perdita dell’orientamento, magari in soggetti malati o menomati, per trasporto involontario su imbarcazioni, o per quant’altro. Come spesso mi piace ricordare: "Gli uccelli hanno le ali"; l’importante è essere lì dove le chiudono!


Bibliografia

  • 1) Brichetti, P. & Massa, B., 1998 - Check-list degli uccelli italiani a tutto il 1997 - R.I.O. N. 2, 129 - 152.
  • 2) Beaman, M. & Madge, S., 1998 - The Handbook of Bird Identification for Europe and the Western Palearctic - Helm.
  • 3) Cramp, S. Perrins, C.M., 1992 - Handbook of the Birds of Europe, The Middle East and North Africa - The Birds of the Western Palearctic - Oxford University Press, Oxford.
  • 4) Snow, D.W. & Perrins, C.M., 1998 - The Birds of the Western Palearctic - Concise edition - Vol. 2 (Passerines) - Oxford University Press, Oxford.
  • 5) Svensson, L., 1992 - Identification guide to european passerines - Fourth edition
  • 6) Lewington, I., Alstrom, P. & Colston, P., 1991 - A field guide to the rare Birds of Britain and Europe - Collins.
  • 7) Mitchell, D. & Young, S., 1997 - Photographic handbook of the rare Birds of Britain and Europe - New Holland
  • 8) Harris, A., Shirihai, H. & Christie, D., 1996 - The Macmillan birder’s guide to European and Middle Eastern Birds - Macmillan Press.
  • 9) Svensson, L., Grant, P., Zetterstrom, D. & Mullarney, K., 1999 - Collins Bird Guide - Collins.
  • 10) Jonsson, L., 1992 - Birds of Europe with North Africa and the Middle East - Helm
  • 11) Kapanen, M., 1996 - Booted Warbler, a modest conquerer - Alula, Vol. 2, 2/96, 84-88.
  • Ringraziamenti

    Un doveroso ringraziamento va innanzi tutto a mio fratello Ernesto per l'utilizzo del materiale fotografico nonché per l'aiuto logistico nella preparazione e spedizione dell'articolo; ad Emiliano Arcamone, segretario del C.O.I., membro direttivo del C.O.T. (Centro Ornitologico Toscano) nonché amico, per il permesso di utilizzare in anteprima la notizia dell'avvenuta omologazione, ed infine, ma non ultima per importanza, a mia moglie Barbara per non avermi mai "tarpato le ali".

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    1999, Quaderni di birdwatching

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