Quaderni di birdwatching Anno I - n° 2 - ottobre 1999


Parliamo di ...
La guerra dei Gobbi
di Roberto Garavaglia

        Nel mondo dell’ornitologia e della conservazione, una guerra che pareva sopita da un paio di anni è entrata di nuovo in una fase calda. A cosa mi riferisco? Alla ormai annosa saga che coinvolge il Gobbo rugginoso Oxyura leucocephala e il suo cugino prossimo americano Gobbo della Giamaica Oxyura jamaicensis.

Maschio di Gobbo rugginoso, Spagna 1996
Decisamente appropriato il nome inglese White-headed Duck, cioè "anatra dalla testa bianca"

(foto © 1996 Roberto Garavaglia)

        La storia ha radici lontane. Il Gobbo rugginoso è una specie ristretta al Paleartico Occidentale e all’Asia occidentale. Nel corso del ventesimo secolo, il suo areale riproduttivo si è contratto in maniera drammatica e, prima della fine degli anni ’80, si sono estinte le piccole popolazioni presenti in Corsica, Italia, Yugoslavia, Ungheria e Albania. Nel nostro Paese, le ultime segnalazioni relative alla Sicilia risalgono al 1929, in Puglia se ne hanno notizie fino al 1959, mentre in Sardegna negli anni ’70 erano state stimate non più di 12 coppie e le ultime segnalazioni si riferiscono al 1979. La popolazione asiatica ha subito un tracollo simile, da 100.000 individui negli anni ’30 a circa 19.000 nel 1992 e i recenti censimenti invernali non hanno rivelato più di 5.200 uccelli. La specie è classificata come minacciata di estinzione. In Europa, si riproduce ancora solo in Spagna, Turchia e Russia. In Turchia si stimano presenti 150-250 coppie nidificanti, nella Russia Europea non più di 40. Nel 1997 l’intera popolazione spagnola era ridotta a soli 22 individui. Da allora, rigorose misure di protezione e l’istituzione di numerose aree protette hanno permesso un brillante recupero: nell’inverno 1997 ne sono stati censiti 1164 e la popolazione ha continuato ad aumentare fino a superare i 1300. Per i protezionisti spagnoli il Gobbo rugginoso è diventato così il simbolo degli sforzi di conservazione portati a buon fine. In altri Paesi sono in corso iniziative di protezione e in Francia e Italia si stanno preparando programmi per la sua reintroduzione.


        Da parte sua, il Gobbo della Giamaica, originario del continente Americano, è stato importato in Inghilterra negli anni ’50 da Sir Peter Scott (si, proprio lui, il padre e fondatore della prima tra tutte le società per la protezione degli uccelli) per la collezione di anatidi in cattività di Slimbridge. Alcuni dei discendenti delle prime tre coppie riuscirono a guadagnarsi la libertà e misero su famiglia "in the wild". La popolazione ora ha abbondantemente superato la cifra di 4000 individui e sta crescendo ancora, al ritmo del 15% ogni anno. Quando la situazione in Inghilterra ha cominciato a farsi troppo affollata, i più intraprendenti tra i Gobbi della Giamaica hanno cominciato ad allontanarsi e a disperdersi anche a grande distanza dai luoghi di origine. Parallelamente alla crescita del numero di nidificanti in Inghilterra, le osservazioni negli altri paesi dell’Europa sono andate aumentando. Prima nelle nazioni confinanti, come Francia, Belgio, Olanda e Irlanda, poi sempre più lontano: finora si sono avute più di 900 segnalazioni, comprendenti circa 1500 individui, in 19 Paesi del Paleartico Occidentale, compresa l’Italia. La prima comparsa del Gobbo della Giamaica in Spagna, ultimo baluardo europeo del Gobbo rugginoso, risale al 1983 e, a partire dal 1991, il loro numero è salito a 20 - 30 individui ogni inverno. L’origine di tutti questi vaganti non è certa al 100 per 100, potrebbe anche trattarsi di individui fuggiti dai numerosi aviari dell’Europa continentale o anche di genuini trasvolatori oceanici. Sta di fatto che il loro numero in Europa è aumentato in stretta e chiara correlazione con la popolazione naturalizzata in Inghilterra, e che questa sia la loro origine è l’ipotesi più largamente accettata.

Maschio di Gobbo della Giamaica
Malheur NWR, Oregon, U.S.A.

(foto © 1999 Don Baccus - web site)

        Il Gobbo della Giamaica rappresenta una grave minaccia al patrimonio genetico del Gobbo rugginoso, per il fatto che le due specie si possono ibridare facilmente, e che lo yankee è molto più competitivo e dominante rispetto al rappresentante del Vecchio Continente. Gli ibridi, tra l’altro, sono perfettamente fertili. Nonostante questo, nessun dubbio che si tratti di specie diverse: le analisi genetiche hanno dimostrato che sono rimaste riproduttivamente separate da almeno 2,5 milioni di anni e che sono tanto distanti quanto qualsiasi altra coppia di specie appartenenti ad uno stesso genere. Già negli anni iniziali dal loro apparire in Spagna, i Gobbi della Giamaica hanno lasciato il segno: la prima nidificazione mista è stata individuata nel 1991 e due ibridi sono stati catturati nello stesso anno. Le autorità spagnole non sono rimaste con le mani in mano e hanno fatto entrare in azione i tiratori scelti della Guardia Civil: entro la fine del ’93, 16 O. jamaicensis puri e 34 ibridi erano già stati abbattuti. Nonostante ciò, negli anni successivi, non solo sono stati catturati altri giovani ibridi (una decina all’anno, con un massimo di 31 nel 1997), ma sono comparsi anche i primi ibridi di seconda generazione. E’ evidente che gli sforzi per controllare la situazione in Spagna non sono sufficienti e, se lasciati fare, i Gobbi della Giamaica riuscirebbero ad assorbire tutta la popolazione del loro congenere. E se dovessero arrivare anche in Asia, ogni misura di controllo risulterebbe logisticamente impossibile. Oggi questo viene considerato il più grave rischio per la futura sopravvivenza del Gobbo rugginoso, più insidioso ancora della caccia, ora vietata quasi ovunque, e della distruzione dell’habitat, anche questa ormai sotto controllo.


        Poiché appare ormai chiaro che i Gobbi della Giamaica che si aggirano per l’Europa continentale originano dalla fiorente popolazione inglese, il Governo Britannico nel 1992 ha fondato un gruppo di lavoro con l’incarico di sperimentare metodi per il controllo della popolazione; "controllo" è una gentile metafora, in effetti qui si parla di eradicazione, o almeno di forte riduzione del numero dei nidificanti, per mezzo dell’abbattimento sistematico. Il programma prevedeva per prima cosa di determinare quale metodo fosse il più efficace, poi di studiare se e come il metodo potesse essere applicato su grande scala; l’ultimo stadio sarebbe stato il controllo a livello nazionale. La prima fase è stata messa in atto nel 1993-94. Apriti cielo! Gli animalisti, inglesi e non, hanno fatto fuoco e fiamme e il programma ha incontrato infinite e feroci critiche. Nonostante tutto la prima fase è stata completata, e il Department of the Environment ne ha resi pubblici i risultati in un rapporto di sintesi. Dei quattro metodi di "controllo" sperimentati (sparo con carabina, con fucili da caccia, cattura delle femmine al nido, immersione delle uova in paraffina per evitarne la schiusa) l’unico praticabile con successo è risultato proprio quello di sparargli. Sono stati valutati i costi, gli effetti sulle altre specie ed è stato costruito un modello della risposta della popolazione, basata sulle caratteristiche biologiche della specie. E’ stato dimostrato che l’intervento di quattro "squadre di controllo" durante la stagione di nidificazione, per la durata di 10 anni, potrebbe ridurne il numero presente in Inghilterra a meno di 50 individui. Vi vengono espresse anche considerazioni sulla "umanità" del metodo. Poi, non estranee anche le forti opposizioni del mondo animalista, l’intera questione era stata messa in congelatore.


        Nel frattempo, gli altri Paesi si sono mossi. Oltre che in Spagna, l’abbattimento sistematico dei Gobbi della Giamaica è iniziato in Francia, in Olanda, in Portogallo e persino in Marocco. La detenzione di questa specie in cattività è stata proibita. La Comunità Europea ha varato un Action Plan per l’eradicazione del Gobbo della Giamaica nel periodo 1999-2002.


        Con tutte queste pressioni, il Governo Inglese ha trovato il coraggio di sfidare la lobby degli animalisti (molto forte in quel Paese), ha nominato una task-force per approfondire il problema e nel febbraio di quest’anno il Ministro dell’Ambiente Meacher ha resuscitato il programma di controllo, dando il via alla seconda fase. Neanche da dire che le polemiche hanno ripreso subito ardore e hanno trovato vasta eco nei media. Chi più di tutti si trova ora nell’occhio del ciclone è la R.S.P.B., cioè la società inglese per la protezione degli uccelli che, sulla base di motivazioni scientifiche, ha dato il suo avvallo al programma di abbattimento. Immediatamente si sono avute reazioni emozionali da parte di soci che hanno restituito le tessere, non potendo riconoscersi in una società che approva l’uccisione di uccelli. Le riviste di natura hanno cominciato a ricevere e pubblicare le loro lettere infuriate.


        Staremo a vedere come andrà a finire. Da parte mia, nutro più apprensione per le sorti dei Gobbi rugginosi nostrani, che spero di vedere presto reintrodotti anche in Italia, piuttosto che rammarico per la sventurata fine dei loro cugini americani. Certo è, comunque, che la colpa di tutto ciò è ancora una volta dell’uomo e delle sue azioni maldestre. Problemi simili, o anche molto più gravi, si sono già presentati innumerevoli volte e abbondano gli esempi nei quali la soluzione proposta si è rivelata peggiore del male. L’uomo, nella sua infinita arroganza, prima combina guai poi si erge a divinità e tenta correggere (dis)equilibri naturali che hanno ormai imboccato una loro strada.


        Per chi volesse approfondire l’argomento, magari in maniera un po’ più scientifica, rimando alla bibliografia.


Bibliografia
  • B. Hughes & M. Grussu. The Ruddy Duck in the United Kingdom: distribution, monitoring, current research and implications for European colonisation. Oxyura vol. VII, n° 1, 1994.
  • B. Hughes & M. Grussu. The Ruddy Duck in Europe and the threat to the White-headed Duck. In Britain’s Birds in 1991-92: the conservation and monitoring review, p. 17-19. Edited by Steve Carter. British Trust for Ornithology and the Joint Nature Conservation Committee. 1995.
  • ICONA. The spread of the Ruddy Duck in Spain and its impact on the White-headed Duck. IWRB TWGR Newsletter 3, p. 2-4, 1993.
  • G.M. Tucker, M.F. Heat, L. Tomialojc & F.A. Grimmet, editors. Birds in Europe. Their Conservation Status. BirdLife International. 1994.
  • C. Urdiales & P. Pereira. Identification key of O. jamaicensis, O. leucocephala and their hybrids. Madrid: Instituto Nacional para la Conservacion de la Naturaleza. 1994.
  • Department of the Environment, Transport and the Regions. The Feasibility of Control Measures for North American Ruddy Ducks Oxyura jamaicensis in The United Kingdom. 1998: http://www.wildlife-countryside.detr.gov.uk/scientific/ruddy/contents.htm
  • Department of the Environment, Transport and the Regions. White-Headed Duck Task Force - Recommendations for action within the UK to conserve the globally threatened White-headed duck. 1999: http://www.wildlife-countryside.detr.gov.uk/whd/

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1999, Quaderni di birdwatching

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