Quaderni di birdwatching Anno I - n° 2 - ottobre 1999


Reale e Virtuale
Radiotracking, seguiamoli on-line
di Roberto Garavaglia

        Il radiotracking è quella tecnica con la quale gli zoologi studiano i movimenti di una specie animale equipaggiando alcuni esemplari con un radiotrasmettitore, e poi seguendone il segnale radio per stabilire dove, come e quando si spostino. Tutti noi abbiamo da anni sentito parlare dei radiocollari, che vengono applicati ad animali terrestri di una certa mole e seguiti per mezzo di ricevitori portatili. La tecnologia ha fatto progressi in questo come in tutti i campi e, da una parte, ha realizzato apparecchi radio e batterie sempre più potenti e leggeri, dall’altra ha messo a disposizione i satelliti in grado di captarne i segnali. Da principio ancora piuttosto ingombranti, i trasmettitori satellitari sono stai impiegati per studiare i più diversi mammiferi terrestri, dagli elefanti ai caribù, ma è con gli animali marini che la tecnica si è dimostrata insostituibile: gli zoologi non hanno infatti alcun altro sistema per seguire individualmente gli spostamenti in mare aperto di balene, tartarughe marine, manati, ecc.. Addirittura, nell’ambito di un programma della Comunità Europea, sono stati equipaggiati con radio satellitare anche i tonni del Mar Mediterraneo, alcuni dei quali catturati a Stintino in Sardegna.

        Il metodo è diventato via via sempre più semplice e affidabile e la miniaturizzazione degli apparecchi ne ha reso possibile il loro uso anche con animali di piccole dimensioni corporee. Con trasmettitori dal peso di poche decine di grammi e in grado di funzionare per qualche settimana, oppure addirittura alimentati da celle solari e quindi con autonomia praticamente illimitata, sono così diventati possibili studi sui movimenti migratori degli uccelli. La radio viene applicata sul dorso dell’uccello, spesso per mezzo di un collante ma più di recente si è cominciato ad usare apposite imbragature, e l’antenna flessibile scende lungo il dorso e la coda. L’ingombro è minimo, così come la resistenza aerodinamica e a quanto pare il disturbo per l’uccello è trascurabile. Le informazioni che gli ornitologi possono raccogliere sono molte e preziose, e riguardano sia le modalità e l’itinerario della migrazione sia le aree di svernamento.

        Molte e sempre più numerose sono le specie studiate in questo modo. Vediamone alcuni esempi.

        Un immaturo di Biancone, rilasciato in Francia nel 1995 dopo la riabilitazione, è stato seguito in questo modo fino ai suoi territori di svernamento nel Mali. Visto il successo dell’esperimento, gli stessi ricercatori (Alauda 66, pagg. 39-48) hanno equipaggiato con un trasmettitore satellitare un adulto della popolazione nidificante nella Francia sud-occidentale. L’esemplare è stato seguito per 20 giorni, per tutta la lunghezza della sua migrazione: partito il 25/9/96, ha attraversato lo Stretto di Gibilterra il 3/10 ed è arrivato il 14/10 nei suoi quartieri invernali in Niger, dopo un viaggio di 4.685 km. Ha percorso fino a un massimo di 467 km in un giorno assolato (il 9/10 durante l’attraversamento del Sahara) mentre quando ha incontrato la pioggia ha percorso distanze molto minori, ed è rimasto in volo anche per 10 ore e 30 minuti consecutivi.

        Sempre nel 1996, nel Parco Nazionale di Bierbza in Polonia, una coppia di Aquila anatraia maggiore e il loro nidiaceo sono stati analogamente muniti di radio (Africa Birds&Birding 3:1, pagg. 62-68). Il giovane, il cui segnale si è perso in Albania, ha lasciato il territorio alcuni giorni prima della femmina e solo molti giorni dopo è partito anche il maschio. La femmina ha svernato nel Chad mentre il maschio ha proseguito verso sud fino ad un parco nazionale nello Zambia, compiendo una migrazione di 9.270 km in totale. Si è poi rimesso in cammino il 9/3/97 e, coprendo anche 350 km al giorno, ha raggiunto Suez in tre settimane. Nell’inverno successivo ha nuovamente svernato nello Zambia, dove è stato localizzato praticamente nella stessa area dell’anno prima.

Il trasmettitore combinato VHF e Argos sat usato per i Tantali americani pesa 60 grammi

        Ancora più sorprendenti i risultati del radiotracking di una Ubara equipaggiata con un trasmettitore del peso di 35 grammi negli Emirati Arabi nel 1997 (Sandgrouse 20:1, pag. 5). Al termine dell’inverno è partita e, con un viaggio di 6.600 km in 54 giorni, attraversando Turkmenistan, Uzbekistan e Kazakistan, è andata a passare l’estate nella provincia cinese del Xinjiang. Qui ha sperimentato temperature diurne fino a 43,4°C in agosto e di -8,5°C in una notte di settembre, quindi si è rimessa in viaggio lungo una rotta più corta di "soli" 5.700 km che ha coperto in 58 giorni, con tappe anche di 700 km in 24 ore, ritornando ad Abu Dhabi. Come risultato di questo studio, sono stati presi contatti con le autorità accademiche cinesi per proseguire un progetto di ricerca congiunto della durata di tre anni, che potrà sfociare in più efficaci misure di protezione.

        La tecnica dunque funziona e frutta importanti risultati ai ricercatori. E a noi appassionati, il mondo di Internet permette di assistere da spettatori di prima fila allo svolgersi delle migrazioni, grazie ai molti siti dove è possibile seguire, in tempo reale, gli spostamenti e le alterne fortune dei loro protagonisti.

        L’esempio più bello delle grandi potenzialità del Web viene (poteva essere diversamente?) dagli Stati Uniti, sempre molto attenti al lato educativo di ogni tipo di iniziativa, dove è in corso un programma didattico legato allo studio di una popolazione di albatro che nidifica sulle isole Hawaii. Iscrivendosi ad una mailing-list, gli alunni delle scuole inferiori ricevono regolarmente messaggi che aggiornano la posizione più recente dell’uccello che hanno "adottato". Aiutati dai loro insegnanti devono poi riportare il punto su una mappa e calcolare la distanza percorsa: così facendo imparano la geografia e la cartografia, fanno pratica con il teorema di Pitagora, vengono a conoscere molto sulla biologia di questi uccelli e arrivano a sentirsi coinvolti come piccoli scienziati essi stessi. Nell’estate del ’99, uno degli esemplari del progetto ha stabilito quello che viene considerato il record del volo più lungo senza scalo per un uccello: 40.000 km tra una visita e l’altra al suo nido!

        Senza arrivare ad iniziative così ben congegnate, ad ogni stagione migratoria crescono i siti che mostrano la posizione costantemente aggiornata dei più diversi gruppi di uccelli migratori: Nordamericani soprattutto, ma non mancano gli studi Europei su specie del nostro continente.

        Andate a visitare uno dei siti e vi troverete, come me, a "fare il tifo" per questi uccelli, duramente impegnati nel tentativo di sopravvivere al loro faticosissimo viaggio annuale e a tutti i pericoli di cui è costellato.


Migratori Europei
Specie nordamericane
Specie rare e minacciate
  • Spatola dalla faccia nera, che vive in Korea e della quale rimangono solo circa 600 esemplari;
  • 2 rarissime Aquile pescatrici del Madagascar, ridotte a solo una cinquantina di coppie e 4 Arpie, la possente aquila predatrice di scimmie, in un sito gestito dalla NASA, dove si possono trovare anche le animazioni della migrazione di Aquile delle steppe e Aquile reali dalla Mongolia nel 1996.

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1999, Quaderni di birdwatching

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