Quaderni di birdwatching Anno II - vol. 3 - aprile 2000

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di Igor Festari

        Sfogliando un manuale sull’identificazione degli uccelli d’Europa o di qualsiasi altra regione del mondo, vi troverete di fronte ad una enorme varietà di forme e colori differenti. Ciò che appare immediatamente evidente, anche agli occhi del neofita, è la variabilità che può esistere anche all’interno delle singole specie (è spesso il fenomeno che rende un gruppo di uccelli "difficile" da identificare in natura).

        Esiste un "range" (o intervallo) di variazione entro i limiti del quale tale variabilità è considerata normale: la colorazione del piumaggio della Poiana, per esempio, dipende sia dall’età che dalla quantità di colore (pigmento) presente nelle piume e nelle penne dei singoli individui (variabilità individuale), oltre che da una importante componente di variazione geografica. Per questo motivo, viaggiando attraverso l’Eurasia, potremmo indifferentemente osservare poiane striate (giovani), barrate o uniformi (adulti), molto scure (prevalenti nelle popolazioni sud-occidentali e dell’estremo est asiatico), molto chiare (prevalenti nelle popolazioni nord-occidentali), rossicce (le popolazioni delle steppe centro-asiatiche) oltre che di dimensioni piccole (quelle asiatiche) o grandi (quelle europee) e così via. Oppure abbiamo individui della stessa specie che si presentano in morfismi differenti, come nel caso particolare dell’Aquila minore di cui si parla in questo stesso numero di Quaderni di birdwatching.

        La grande maggioranza degli esemplari di una determinata specie che ci capiterà quindi di osservare in natura rientrerà quindi all’interno di queste categorie "estreme" di variabilità, in poche parole i termini estremi del "range" precedentemente visto.

        In realtà, esiste anche una forma di variazione che non rientra nella "normalità": di tanto in tanto, infatti, è possibile osservare in natura uccelli con una colorazione che si discosta da quella tipica della loro specie.

        Le cause di questo fenomeno sono varie ma tutte caratterizzate dal fatto d’essere d’origine casuale, di non seguire uno schema naturale e prefissato; l’effetto generato in questi casi è assai imprevedibile. In ogni caso gli esemplari che presentano un’aspetto strano ed inconsueto sono così rari (in percentuale rispetto alla popolazione "normale") da essere considerati veri e propri "mutanti" o "aberranti".

        Nello spazio di questo breve articolo vorrei prendere in considerazione le forme più frequenti di aberrazione cromatica riscontrate negli uccelli europei, facendo uno speciale riferimento alle cause che portano all’esistenza di tali "scherzi della natura".


 LA COLORAZIONE DEL PIUMAGGIO E LE CAUSE DELL'ANOMALIA

        L’aspetto policromatico degli uccelli è dovuto alla presenza di particolari sostanze che si depositano nella struttura della penna durante il suo accrescimento.

        I principali pigmenti (prodotti organici coloranti di origine prettamente metabolica) presenti nella struttura del piumaggio sono: le melanine (sostanze responsabili della colorazione nera, grigia, bruna, fulva e giallo-scura) ed i carotenoidi (che danno il giallo, l’arancione, il rosso e, molto raramente, il blu-violaceo).

        Le tinte blu ed azzurre vengono normalmente prodotte per via "ottica", e non bio-chimica; in pratica, la presenza di questi colori dipende dal modo particolare con il quale la luce viene riflessa dalla superficie di penne e piume. In questo modo nascono anche le numerose iridescenze ed i riflessi "metallici" e "bronzei".

        La molteplice varietà di sfumature dipende, infine, da come si distribuiscono, nelle giuste dosi e nei luoghi opportuni, le diverse sostanze coloranti e le aree riflettenti.

        In alcuni casi questa naturale disposizione dei pigmenti non avviene secondo gli schemi tradizionali ed allora, occasionali individui presentano livree anomale, ma spesso esteticamente piacevoli, almeno agli occhi dell’uomo.

        Questi esemplari presentano il loro caratteristico aspetto aberrante fin dalla nascita; questo accade perché la reale causa delle anomalie di colorazione è direttamente connessa all’erroneo sviluppo del pulcino in crescita, ancora all’interno dell’uovo.

        In pratica l’organismo produce le sostanze coloranti in quantità o troppo minori o troppo abbondanti rispetto a quelle presenti nel metabolismo degli individui "normali"; la sintesi in eccesso o in difetto di tali sostanze è la differenza essenziale che permette la distinzione dei vari tipi principali di aberrazione cromatica.

        L’origine della ipo- o iper-produzione di pigmenti (che genera l’anomalia) è insita, a sua volta, in un codice genetico mutante, le cui casuali variazioni a livello cromosomico o aminoacidico, si riflettono in un bizzarro sviluppo e, generalmente, in un metabolismo anomalo (quest’anomalia nel funzionamento bio-chimico dell’organismo può essere tanto spinto da divenire letale; per questo motivo molti "mutanti" vengono abortiti prima della nascita).


 ABERRAZIONI CROMATICHE: LE TIPOLOGIE "BASE"

        Le anomalie di colorazione si suddividono in due grandi categorie: se l’organismo di un esemplare produce le sostanze coloranti in quantità minori del solito avremo (a seconda di quanto piccola sia l’effettiva quantità di pigmenti prodotta) l’Isabellismo, il Leucismo o l’Albinismo; se, al contrario, vengono accumulate nelle penne troppe sostanze avremo (a seconda del tipo di pigmento in sovrappiù) il Melanismo o l’Eritrismo.

         A volte l’anomalia è uniforme su tutto il corpo, altre volte si presenta in chiazze sparse. Inoltre, le parti non ricoperte da piume (becco, zampe, occhi ed eventuali chiazze di pelle nuda) presentano le stesse aberrazioni mostrate dal piumaggio, in quanto contengono le medesime sostanze coloranti presenti nelle penne.


 Leucismo e Isabellismo

        Nel caso in cui i pigmenti scuri (melanine) vengano prodotti in quantità davvero minime rispetto a quelle tipiche, gli esemplari mutanti mostrano spesso una colorazione ocra ("isabellina") o color crema pallido ("leucistica") dovuta alla presenza dei Carotenoidi in quantità normali.

        Gli individui leucistici sono caratterizzati da una colorazione pallida e "slavata" priva di toni molto scuri (grigiastra, brunastra o color crema), che può interessare l’intero piumaggio (leucismo totale) o solo alcune chiazze isolate frammiste a penne e piume colorate normalmente (leucismo parziale).

        La particolarità fenotipica più evidente degli uccelli leucistici è che, presentando in quantità tipiche tutti i pigmenti ad eccezione di quelli più scuri, i vari caratteristici "disegni" del piumaggio (striature, barrature, macchie scure, contrasti, ecc.) rimangono inalterati, anche se riprodotti da tinte anomale. Anche le parti nude si presentano come semplici versioni sbiadite dell’originale.

        Si parla di Isabellismo (termine considerato ormai obsoleto) invece, nel caso di una tinta giallastra o color "pelle di daino" uniformemente distribuita sull’intero corpo dell’animale; in definitiva, si tratta di un particolare caso di leucismo nel quale, ad una quasi totale mancanza di melanine, si contrappone una quantità considerevole di tinte giallastre od aranciate. E’ una anomalia, da non confondere con i piumaggi tipici e del tutto normali di specie "isabelline" (Culbianco isabellino, Averla isabellina, ecc) e che non hanno niente a che fare con l’isabellismo vero e proprio.

Folaga leucistica e confronto con esemplare tipico
Oasi Lago Salso (FG), Puglia

(foto C. M. Andriani)

Si noti che la Folaga leucistica mostra la stessa disposizione delle aree chiare e scure dell’esemplare tipico, e la colorazione ocra grigiastra dovuta alla mancanza del pigmento nero. La colorazione del becco è normale e esiste un contrasto tra la testa più scura rispetto al corpo più chiaro e sfumato.

 Albinismo

        I pigmenti scuri (le melanine ed alcuni carotenoidi), agenti primari della normale colorazione del piumaggio degli uccelli, possono essere assenti nel caso in cui alcuni particolari enzimi, responsabili della sintesi delle suddette sostanze coloranti, vengano a mancare dalla struttura dei tessuti di origine dermica (epidermide, penne, piume e scaglie). Nei Mammiferi, compreso l’Uomo, la principale causa di albinismo è la mancata produzione dell’enzima "tirosinasi" (e di pochi altri enzimi simili), dovuta alla casuale presenza di una coppia di geni epistatici recessivi. Anche negli Uccelli questo tipo di aberrazione ha una connotazione fortemente recessiva, geneticamente determinata, ed è causata dall’assenza di particolari sostanze enzimatiche che concorrono alla sintesi dei pigmenti.

        Fenotipicamente (ossia per quanto riguarda l'aspetto esteriore), gli albini sono caratterizzati dall'assenza di tinte scure ed appaiono quindi omogeneamente bianchi (albinismo totale) o a chiazze bianche alternate ad aree colorate normalmente. Non essendo presente alcun pigmento scuro, non rimangono tracce dei disegni caratteristici del piumaggio: questo si presenta, cioè, come uniformemente chiaro, senza né strie, né macchie e né contrasti particolari.

        Per finire, anche le parti nude degli albini risentono di questa totale mancanza di colore: la "cera" del becco, le zampe ed anche gli occhi apparirebbero bianchi (come le piume e le penne) se non fosse per il fitto sistema di capillari che, scorrendo appena al di sotto del tegumento, donano ad esso una tenue sfumatura rosata o rossiccia (per il sangue che si intravede in parziale trasparenza).


 Melanismo ed Eritrismo

        A differenza dei casi precedentemente visti, gli Uccelli affetti da queste anomalie genetiche possiedono una quantità di pigmento scuro esageratamente abbondante, che si deposita nella struttura dei tessuti più superficiali.

        Gli esemplari melanici appaiono uniformemente scuri (il melanismo parziale è più raro che non quello completo) anche laddove, negli individui tipici, predominano normalmente le tinte chiare, bianche, grigiastre o giallastre.

        L’Eritrismo consiste semplicemente nel predominio, rispetto alle altre sostanze coloranti, dei carotenoidi più scuri che, unitamente alle melanine, generano un piumaggio (di solito) uniformemente ed esageratamente rossiccio, castano o, addirittura, violaceo. Tra le varie forme di aberrazione cromatica, l’eritrismo è sicuramente una delle più rare e particolari.


 LE ANOMALIE CROMATICHE IN NATURA

        Moltissime sono le specie in cui può verificarsi un’anomalia di colorazione, come si può chiaramente riscontrare "spulciando" nei cataloghi delle collezioni avifaunistiche private o museali. Nei seguenti paragrafi si segnalano alcuni dei casi più frequenti ed interessanti, conosciuti per l’Italia e l’Europa.

        Non-Passeriformi: mentre le anomalie sembrerebbero essere molto rare nelle Strolaghe, negli Svassi (è da ricordare un bellissimo Tuffetto completamente albino osservato e fotografato nel 1983, al Lago Angitola, in Calabria), nei Pelecaniformi in genere (Sule, Cormorani e Pellicani), nei Ciconiformi e nei Procellariformi (gli "uccelli marini" per eccellenza: petrelli, berte ed uccelli delle tempeste), divengono piuttosto comuni nel regno degli Anseriformi (Anatre, Oche e Cigni). Casi di parziale o totale leucismo ed albinismo (molto raro, invece, il melanismo) sono stati segnalati, in Italia, per il Germano reale, la Marzaiola, l’Alzavola, la Canapiglia ed il Codone. Anche le popolazioni selvatiche (del centro- e Nord-Europa) di Cigno reale possono presentare anomalie: il caso più famoso è quello della forma mutante albina "immutabilis", il cui piumaggio è completamente bianco anche nei pulcini e negli esemplari giovanili; gli adulti, inoltre, si riconoscono per il colore del becco e degli occhi (pallido e sbiadito) e delle zampe (grigio-carnicino).

        Se tra i Rapaci diurni gli esemplari anomali sono alquanto infrequenti, tra i Galliformi ed i Gruiformi (tra questi ultimi, specialmente nei Rallidi) i casi di aberrazione cromatica sono ben più usuali. Le Folaghe, per esempio, presentano spesso tracce di albinismo o leucismo (vedi Esempio 1; da notare, inoltre, i recenti casi osservati in Italia, sia nel settentrione che nel mezzogiorno).

        Tra i Caradriformi sono da ricordare alcuni fenomeni assai particolari: nell’Europa del nord vengono occasionalmente osservati dei Gabbiani comuni (ma anche Gavine e Gabbiani tridattili) totalmente melanici. Questi, grazie al loro piumaggio uniformemente nerastro o grigio-brunastro possono essere facilmente scambiati per Labbi o Stercorari mezzani in fase scura. Il leucismo e l’albinismo (sia totali che parziali) sono piuttosto diffusi sia tra i gabbiani (in una collezione privata del Tortonese è custodito un Gabbiano comune completamente albino, catturato sul Torrente Scrivia) che nei limicoli.

        Alcuni Rondoni comuni possono arrivare a possedere un aspetto estremamente ingannevole per via di macchie bianche (albinismo parziale) sulla gola e sul groppone, che li fanno assomigliare molto ad esemplari di specie più rare (come il Rondone cafro o il Rondone del Pacifico); fortunatamente, la frequenza con la quale appaiono questi individui è molto bassa, ed inoltre le macchie bianche non sono mai perfette e regolari (se osservate da vicino, quindi, possono tradire la reale natura di questo aspetto apparentemente "esotico")

        Il fenomeno per il quale le anomalie sono più frequenti nelle popolazioni domestiche, rispetto a quelle selvatiche, di alcuni particolari gruppi di Uccelli (come i Pappagalli) è dovuto all’altissima frequenza di riproduzione combinata tra individui imparentati ("incesto"), che avviene in cattività e che garantisce una maggiore probabilità di rimescolamento genetico e, quindi, di mutazione.

        Passeriformi: forme di leucismo, albinismo e melanismo sono state riscontrate in tutti i principali gruppi di Passeriformi. Merli parzialmente albini con macchie bianche sul petto e sulle ali possono essere scambiati per Merli dal collare; un Tordo sassello completamente melanico, appartenuto alla Collezione Repetto, aveva l’esatto aspetto di uno Storno. Tra le specie affette da anomalie di colorazione segnalate in passato nel nostro paese (a parte quelle nelle quali le aberrazioni sono più o meno comuni, come nei Passeri, nell’Allodola, nello Storno, ecc.), spiccano: il Gracchio alpino (pochi casi di albinismo), il Tordo bottaccio, la Cesena, la Tordela, il Frosone, lo Strillozzo, la Calandra, la Calandrella, la Pispola, il Ciuffolotto, la Peppola, lo Zigolo nero, la Capinera (sono famosi i casi di melanismo totale occasionali negli esemplari mediterranei e particolarmente comuni nella sottospecie heineken tipica delle isole dell’Atlantico settentrionale), il Fringuello, il Verzellino, il Codirosso spazzacamino, il Luì verde, il Saltimpalo (alcuni stupendi individui albini), il Pettirosso, il Fanello, il Pigliamosche, la Rondine (attenzione alla possibilità di un parziale albino con groppone e nuca biancastri; non scambiatelo per una Rondine rossiccia!), il Balestruccio, la Gazza e le Cornacchie (sia la grigia che la nera).


Bibliografia
  • Repetto L., 1973, "Soggetti albini-melanici-isabellini della Collezione Repetto", Rivista Italiana di Ornitologia, Anno XLIII, Serie II
  • Barbieri F. e Fasola M., 1974, "Le Anomalie della colorazione", Diana 15: pag. 56-8
  • Jonsson L., 1992, "Birds of Europe with North Africa and the Middle East", Ed. Helm
  • Harris A., Tucker L. e Vinicombe K., 1993, "The MacMillan Field Guide to Bird Identification", Ed. MacMillan
  • Brichetti P., De Franceschi P. e Baccetti N., 1992, "Fauna d'Italia - Uccelli. I", Ed. Calderini
  • Cramp, 1998, "The complete Birds of the Western Paleartic on CD Rom", Ed. Oxford University Press e Optimedia

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2000, Quaderni di birdwatching

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