Quaderni di birdwatching Anno II - vol. 3 - aprile 2000

Articolo originale
Titolo

di Giovanni Boano

        Sull’identificazione della Colombella (Columba oenas) scrissi già parecchi anni fa, quando, con Enrico Meschini, allora coordinatore del "Progetto Atlante degli Uccelli nidificanti in Italia", ci accorgemmo di quanto, dopo i primi anni di ricerche, risultasse ancora frammentaria e sporadica la distribuzione nota di questo Columbide in Italia.

Colombella (Columba oenas)
(foto Giovanni Boano)

        Oggi, a distanza di quindici anni, la situazione non pare essere migliorata di molto e la tentazione di considerare la Colombella un uccello effettivamente piuttosto raro e localizzato in Italia è piuttosto forte ed anche ragionevole, tenuto conto dei risultati delle numerose ricerche a livello regionale o provinciale che si sono andate stratificando nel tempo e del numero, ormai non più sparuto, di ornitologi professionisti ed osservatori di uccelli per diletto.

        Di tanto in tanto però qualche amico, inclusi osservatori tutt’altro che inesperti, mi confessa di aver cominciato ad osservare con maggior attenzione i colombi e da quel momento di essersi accorto che in zone frequentate da tempo capita di osservare qualche Colombella. Talvolta, poco dopo, la stessa persona ritorna sull’argomento per aver trovato qualche coppia nidificante non lontano dai siti delle osservazioni effettuate nel precedente periodo migratorio od in inverno.

        Pare allora non sprecato un piccolo spazio dedicato su questa rivista per "raccomandare" la specie ai birdwatchers italiani, cercando per quanto possibile di metterne in luce le caratteristiche distintive.

 Identificazione

        Il pre-requisito essenziale per scoprire la Colombella nei nostri luoghi preferiti è piuttosto banale: occorre cominciare a guardare i "colombi", gruppo forse un po’ trascurato per l’eccesso di confidenza con gli onnipresenti e sovrabbondanti Piccioni torraioli (e intendo con questo nome Columba livia var. domestica), il Feral Pigeon degli anglosassoni.

        L'identificazione della "nostra" specie non è invece così banale, proprio a causa della possibilità di confusione con qualcuna delle innumerevoli varietà di colorazione che i comuni piccioni presentano.

Colombelle (Columba oenas) e sulla destra Tortora (Streptotelia turtur)
(foto Giovanni Boano)

        Benché ormai esistano eccellenti raffigurazioni della Colombella nelle guide più recenti, mi sembra opportuno ricordare e mettere in guardia fin dal principio che alcune figure riportate su note guide di identificazione non sono sufficienti o sono addirittura errate. Tanto per "non fare nomi" era proprio questo il caso della vecchia edizione italiana del Peterson, "La Guida" per eccellenza su cui si sono svezzati quasi tutti gli ornitologi della mia generazione. Nelle edizioni successive (dal 1979 in poi) la figura venne però sostituita con una decisamente più azzeccata. Personalmente oltre che sul campo appresi i caratteri della Colombella dall’ottima tavola di Peter Haymann (tavole degli uccelli in volo in Frugis et al, Enciclopedia degli uccelli d'Europa, 1971) ed altre eccellenti illustrazioni sono quelle di Lars Jonsson (1992) ed oggi della superba guida Collins di Svensson e Grant illustrata da Mullarney e Zetterstrom (1999).

        Tutte queste tavole, nonché, per quel che vale, la mia personale esperienza, mettono in risalto i seguenti particolari:

  • becco giallastro e rosso, non scuro come nel piccione
  • occhio scuro e non giallo-arancio
  • sottoala grigio uniforme, non biancastro interamente bordato di scuro
  • apice delle remiganti secondarie nero che forma una spessa barra nera sul margine posteriore dell'ala
  • macchia grigia molto chiara formata dalle copritrici maggiori dell'ala, evidente fra la predetta barra nera, le remiganti primarie prevalentemente grigio-nerastre e le penne del dorso, scapolari e piccole copritrici grigio scure
  •         Quest'ultimo è a mio avviso il carattere migliore per una identificazione sicura di questi uccelli in volo anche a notevole distanza.

            Per contro la semplice assenza di bianco sul groppone - che la distingue immediatamente dal Piccione selvatico (Columba livia) e dalle varietà con piumaggio "selvatico" dei Piccioni torraioli - non garantisce l'identificazione a causa della variabilità riscontrabile in quelli domestici, così come la mancata osservazione delle due complete barre nere sull'ala proprie appunto dei piccioni.

    Timoniere (a sinistra) e remiganti (a destra) di Colombaccio, Colombella e Piccione torraiolo (dall'alto verso il basso)
    (foto Giovanni Boano)

            Da notare che in particolari condizioni di luce ed a una certa distanza il grigio chiaro dell'ala può dare quasi l'impressione della barra alare bianca del Colombaccio, da cui però la Colombella è separabile anche per la sagoma più compatta e per le dimensioni.

            La voce è distintiva ed è composta da una serie di due suoni gutturali rapidamente ripetuti; la specie canta da febbraio (gennaio) ad agosto.

            Per chi è attento alle tracce non sono da trascurare le penne, alcune delle quali presentano interessanti caratteri distintivi. Le timoniere della Colombella, per esempio, sono tricolori come quelle del Colombaccio, ma assai più piccole (120-130 mm contro 170-180) e non bicolori come quelle di Columba livia, mentre le remiganti secondarie sono più simili a quelle dei Piccioni, ma con il vessillo interno più scuro

     Distribuzione

            La Colombella ha esigenze ecologiche assai più specializzate di quelle degli altri Columbidi italiani; necessita infatti per nidificare di vecchi alberi cavi, possibilmente non lontani da zone coltivate a frumento o mais, ove in primavera-estate ricerca granaglie. Purtroppo proprio in queste occasioni può trovare la morte per avvelenamento, ingerendo semi trattati con veleni destinati, seppure illegalmente, agli invadenti Piccioni torraioli.

    Coppia di Colombelle (Columba oenas)
    (foto Giovanni Boano)

            Attualmente sembra raggiungere buone densità solo nelle vecchie foreste planiziali di farnia e carpino bianco, o meglio, in ambienti a queste assimilabili, come i più grandi parchi patrizi dove ben più numerosi sono gli alberi secolari e dove solitamente sono ben rappresentati giganteschi platani ricchi di cavità, veramente ideali per le sue esigenze riproduttive.

            Le ricerche per i vari progetti atlanti, nazionale o locali, hanno dimostrato come la specie sia assai più localizzata di quanto non si supponesse in base alle conoscenze preliminari; sembra infatti mancare del tutto da settori ove un tempo era presente o dove paiono esservi condizioni almeno parzialmente adatte. Recentemente tuttavia sono giunte segnalazioni da nuove aree, forse ad indicare una ripresa di questo Columbide o forse solo dovute alla maggiore attenzione dedicatagli.

            Anche dai nostri scambi di posta elettronica la specie risulta segnalata, soprattutto come svernante, in varie zone della pianura piemontese (province di Torino, Cuneo, Vercelli, Novara) e in provincia di Treviso (Isola dei Morti - Fiume Piave), dove la specie risultava molto sporadica nel passato. Concentrazioni invernali sono note in provincia di Venezia presso Marcon, a pochi chilometri dall'aeroporto Marco Polo di Venezia e nella Laguna di Caorle. In Friuli Venezia Giulia le osservazioni confermano la tendenza a svernare di anno in anno negli stessi siti, per esempio a Torviscosa (Udine), dove c'è uno stormo da 60 a 200 individui per tutto l'inverno ogni anno. In Toscana, a Bolgheri (Livorno), si registrano concentrazioni interessanti (anche 200 individui negli anni 97-98); in Lazio, al Circeo (con numeri simili) e alle vasche di Maccarese. Altre osservazioni riguardano le Valli di Comacchio e il Mezzano (G. Alessandria, M. Sighele, R. Molajoli, D. Ardizzone, P. Politi, F. Mezzavilla, P. Tout, G. Piras).

    Colombella (Columba oenas): parata
    (foto Giovanni Boano)

            Per cercare le coppie nidificanti conviene frequentare vecchi parchi patrizi con alberi vetusti, castagneti da frutto o vecchie faggete dell'Appennino. La Colombella talvolta nidifica anche in gelsi e salici capitozzati che delimitano i campi coltivati delle pianure od anche in vecchi pioppi isolati. Se di solito sceglie cavità arboree, non ci si deve stupire troppo di trovarla in costruzioni abbandonate (specie in boschi e parchi) od anche in pareti rocciose.

            La Colombella è parzialmente sedentaria e conviene visitare in primavera i luoghi in cui se ne fossero osservate in autunno-inverno anche perché mostra una notevole fedeltà ai luoghi frequentati.

            In autunno-inverno si associa regolarmente ai consistenti branchi di Colombacci che sempre più numerosi si fermano a svernare nelle aree protette delle pianure italiane.



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    2000, Quaderni di birdwatching

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