Quaderni di birdwatching Anno II - vol. 4 - ottobre 2000

Basic birdwatching

Titolo

di Roberto Garavaglia

        Ancora una volta una coppia di specie. Simili, certamente, ma davvero problematiche? Così sembrerebbe, almeno a stare a sentire le inevitabili segnalazioni, che giungono regolari, di un’Averla maggiore che nidifica in Toscana oppure di un’Averla cenerina in pieno inverno.

        Eppure, la separazione delle sue specie in Italia dovrebbe essere semplicissima: non c’è neppure bisogno di andare a consultare i libri, basta una semplice occhiata al calendario! Già, perché delle guide da campo dobbiamo imparare a usare non solo le meticolose descrizioni e le belle illustrazioni, ma anche quell’ausilio prezioso che sono le mappe di distribuzione.

Areale attuale di nidificazione dell’Averla cenerina.
La linea tratteggiata indica l’areale storico all’inizio del secolo.

        L’Averla cenerina è un migratore a lunga distanza. Dopo avere nidificato nelle aree più calde dell’Europa Centrale e Orientale (dall’Italia ai Balcani, e poi la Russia, la Turchia e verso est fino al Kazakhstan) se ne parte per una lunghissima migrazione che la porta fino all’Africa australe: la principale area di svernamento è la Namibia. Una migrazione lunghissima, di circa 8.000 km, che impone che l’Averla cenerina parta per tempo e ritorni abbastanza tardi. La migrazione post-riproduttiva vede il suo massimo già in agosto e, a metà settembre, ben poche Averla cenerine sono ancora presenti nelle aree di nidificazione.

        Al loro ritorno, non si fanno vedere prima della metà di aprile, ma il grosso arriva solo a maggio.

        Entrambe le specie hanno subito una riduzione numerica negli ultimi decenni, ma in modo particolare e drammatico l’Averla cenerina. Nel secolo scorso era diffusa in tutta l’Europa centrale e nidificava in Germania, e Francia, giungendo fino alla Spagna; era considerata una delle averla più comuni. Il crollo della sua popolazione è iniziato con questo secolo e continua in maniera preoccupante: è scomparsa da quasi tutta l’Europa continentale e l’Italia, dove sta diventando sempre più rara (si stimano 1000-2000 coppie, in costante calo) rappresenta ormai la parte più occidentale della sua distribuzione. Le cause del declino sono probabilmente da ricercare nelle fluttuazioni climatiche (una lunga serie di estati fredde e piovose nell’Europa centro-occidentale) e nella intensificazione dell’agricoltura (diffusione delle monocolture, pesticidi, generale scomparsa dei grossi insetti).

Fenologia dell’Averla maggiore nel Paleartico Occidentale.

        Al contrario l’Averla maggiore, che ha una distribuzione vastissima (non stiamo qui a sottilizzare tra la forma settentrionale e la meridionale) è un migratore parziale. Se appena può, si ferma per tutto l’inverno nelle zone dove nidifica, rimanendovi residente. Solo quelle che occupano le parti più settentrionali dell’areale sono costrette a sloggiare quando viene l’inverno. Nidifica in tutta la fascia nord dell’Europa, paesi scandinavi compresi e, in un arco che passa dalla Polonia e la Germania, attraversa i Paesi Bassi e arriva in Francia (l’Averla maggiore settentrionale), per poi occupare la penisola iberica e passare nel nordafrica (l’Averla maggiore meridionale). La sua distribuzione presenta un gran buco vuoto in corrispondenza dei paesi del Mediterraneo centrale e in Italia non nidifica. Solo in inverno, nel suo spostamento verso sud, valica le Alpi ed è allora possibile osservarla in Italia, specialmente nella pianura padana. Qualcuna si è fatta vedere già a meta ottobre, ma normalmente non arrivano prima di novembre. Quelle che giungono da noi dovrebbero venire dall’Europa centrale e dalla Germania (e quindi trattarsi di Averla maggiore settentrionale) seguendo una direzione di migrazione verso sud-ovest.

        Tra febbraio e marzo se ne sono già ripartite.

        Ecco perché, almeno se si resta in Italia, la data di osservazione è quasi tutto quello che serve per identificare la specie. Tra i periodi di presenza della Averla maggiore e della Averla cenerina non c’è sovrapposizione: la prima è solo svernante, la seconda solo estiva.

        Questa è la semplice regola e, se si ha il sospetto di avere trovato un’eccezione, si deve essere consci di essere incappati in una osservazione notevole, degna di essere segnalata.

        Per essere pronti in ogni caso, sia che siamo in Italia, nel qual caso una delle due sarà certamente in ritardo o in anticipo rispetto ai tempi canonici di migrazione, sia che ci troviamo in viaggio da qualche parte dove è normale trovarle entrambe, bisogna comunque essere in grado di confermare l’identificazione sulla base dei dati osservativi. Entriamo dunque nei dettagli.

Averla maggiore (Lanius excubitor) - foto R. Garavaglia

        Per prima cosa, come capire che si tratta di un’averla e, tra le averle, proprio di una delle nostre due? Accidenti, qui è persino difficile dare delle indicazioni, tanto sono caratteristiche le averle e il loro modo di comportarsi. Tutte le specie sono in genere molto appariscenti, se ne stanno posate in bella mostra in cima a cespugli, piccoli alberi, pali, o sui fili della luce, da dove si slanciano per fulminei attacchi verso le possibili prede, per poi tornarsene sul posatoio. Solitarie, frequentano la campagna aperta, ricca di cespugli Non sono gli unici passeriformi ad avere queste abitudini, ma si distinguono per la loro taglia media (l’Averla maggiore è grossa come un Merlo), la postura verticale, la testa massiccia con un becco robusto, la coda lunga con le timoniere laterali bianche (cioè le penne esterne della coda) e tutte le parti inferiori tutte bianche, fino alla gola. Questo bianco immacolato le rende molto evidenti anche a grande distanza: viste di fronte, a volte sembrano delle palle di neve sui rami. Illuminante questo aneddoto (pura verità, lo giuro): un mio caro amico e bravo birdwatcher una volta ha "chiamato" un’Averla maggiore a qualche centinaio di metri da noi; una volta avvicinatisi questa si è rivelata nient’altro che un palla da tennis infilzata su di un rametto. Dovrebbe rendere bene l’idea di come appaiono un po’ tutte le averle da un certa distanza, non solo la maggiore.

        Tra le averle (quattro sono le specie possibili in Italia, cinque se si considera la rarissima Averla isabellina) l’Averla maggiore e l’Averla cenerina sono le uniche di colore bianco, nero e grigio, senza parti brune o rossastre. L’Averla piccola ha le ali e il dorso bruni-rossastri (il nome inglese di Red-backed Shrike, cioè dorsorosso, rende bene l’idea) e l’Averla capirossa….. beh c’è bisogno di dirlo?

        Le nostre due, invece, hanno ali nere con una evidente macchia bianca, la testa e il dorso grigi, la gola il petto e il ventre bianchi e la "faccia" attraversata da un evidente mascherina nera.

Averla cenerina Averla maggiore Averla piccola Averla capirossa
ali nere con macchia bianca nere con macchia bianca bruno-rossastre nere con macchia bianca
dorso grigio grigio bruno-rossastro nero
capo grigio grigio grigio rosso-bruno
maschera facciale nera, ampia nera, stretta nera, stretta (maschi)
assente (femmine)
nera, ampia

        Bene, allora, abbiamo davanti una averla bianca e nera che è una maggiore o una cenerina.

        A questo punto che cosa bisogna osservare?

        Tutte le guide da campo attirano la nostra attenzione sulla mascherina facciale, che è stretta nella Averla maggiore e più larga nella Averla cenerina, con una ampia fascia nera anche sopra la fronte. Già nelle femmine, però, questa fascia è meno larga e marcata, ma negli individui al primo inverno manca del tutto, e perciò possono diventare superficialmente simili all’Averla maggiore.

        Nemmeno il colore del petto è un carattere affidabile al 100%: nel maschio della cenerina è certamente soffuso di un bel rosa, ma nelle femmine è più grigiastro e una delle sottospecie/specie di Averla maggiore presenta anche lei una sfumatura color vino.

        Quanto alle dimensioni alla forma, la cenerina è un po’ più piccola della maggiore (circa un 20% in meno) e ha una postura più eretta, con la coda più corta. Anche la forma del becco è diversa, grande e adunco nella Averla maggiore, direi quasi da rapace, nell’Averla cenerina e più corto e tozzo, fino a conferirle, sotto certi angoli, un profilo che richiama quello del Ciuffolotto. Ma senza il confronto diretto, tutto questo non è decisivo.

Sopra: Averla cenerina
Sotto: Averla maggiore

        Il sopracciglio bianco, che decorre sopra la mascherina nera, non è mai presente nella cenerina, mentre lo è quasi sempre nella maggiore. Quasi, purtroppo. Infatti in alcune popolazioni di Averla maggiore (ad esempio in nordafrica) è assente o assai ridotto, fino a non essere in pratica visibile.

        Anche la dimensione della macchia bianca sulle ali, che di solito è più grande nella cenerina, trova il suo controesempio nelle Averle maggiori dell’Europa dell’est, che l’hanno grandissima.

        Nessuno di questi caratteri, di per sé, è quindi decisivo. Non basta mai averne notato uno per decidere l’identificazione, è sempre necessario che tutta una serie di caratteri converga verso l’identificazione finale. Tutto questo lo dico non per il piacere di confondere le idee, ma per dimostrare come anche con i caratteri che sulle guide da campo vengono dati per "sicuri" bisogna sempre andarci cauti, almeno in un caso come queste due specie.

        Le differenze che… fanno la differenza richiedono una osservazione più attenta.

        Un carattere più sicuro sono le scapolari bianche, cioè le penne al contorno dell’ala, le "spalline", che nell’Averla maggiore posata formano una evidente striscia chiara che delimita le ali nere dal dorso grigio.

        Entrambe le specie hanno i lati della coda bianchi. Ma, mentre nella maggiore il bianco si allarga verso la punta della coda, in modo da creare l’impressione di una coda con le estremità bianche, nella cenerina si allarga piuttosto verso la base, a formare due macchie basali bianche, come nel maschio dell’Averla piccola.

        C’è comunque un carattere finale che dirime la questione e che è facilmente osservabile, almeno con un telescopio e in queste specie che tendono a starsene ferme bene in vista per lunghi periodi. La forma delle ali è profondamente diversa: molto lunghe e appuntite nell’Averla cenerina, che è un migratore e lungo raggio, più corte e arrotondate nella maggiore che, invece, migra su distanze brevi. La differenza è tale che dovrebbe essere percepita anche negli individui in volo, ma è riconoscibile in modo chiaro quando stanno posati, osservando la cosiddetta "proiezione delle primarie". Quando l’ala di un uccello è chiusa, in condizioni di riposo, la penne del volo più lunghe, dette primarie, vengono in fuori verso la coda e sporgono dalle altre penne delle ali. Di queste, le secondarie di solito sono coperte e non si vedono, quelle che si vedono sono le terziarie; ciò che viene definita proiezione delle primarie è quella parte delle penne primarie che, nell’ala chiusa, sporge oltre le terziarie, separata da un netto gradino, a formare una specie di prolunga. Un’occhiata alle figure rende il tutto più comprensibile di dieci pagine scritte. Bene: nell’Averla cenerina la proiezione delle primarie è lunga, almeno una volta e mezzo la lunghezza delle terziarie, mentre l’Averla maggiore ha la proiezione delle primarie corta, che non supera i tre quarti delle terziarie. Una differenza molto accentuata che, come ripeto, è facile da osservare quando si sa cosa guardare.


AVERLA CENERINA AVERLA MAGGIORE
maschera facciale ampia sulla fronte negli adulti;
nel primo inverno come per l’Averla maggiore
non copre mai la fronte
sopracciglio assente bianco, quasi sempre presente
scapolari grigie come il mantello bianche
proiezione delle primarie lunga corta
coda molto bianco alla base molto bianco all’estremità

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2000, Quaderni di birdwatching

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