Quaderni di birdwatching Anno II - vol. 4 - ottobre 2000

Articolo originale

Titolo

di Andrea Corso

        Il Chiurlottello (Numenius tenuirostris) è certamente la specie più misteriosa e rara di tutta l’avifauna del Paleartico Occidentale. Viene descritto per la prima volta dal Vieillot nel 1817 da un esemplare raccolto in Egitto, ma devono passare ben 97 anni prima che un nido certo di Chiurlottello venga trovato. Era il 9 maggio del 1914 quando l’ornitologo-raccoglitore Ushakov, dopo anni di intense ricerche, finalmente riceve da un cacciatore una femmina di Chiurlottello e un nido con quattro uova raccolte in una piccola zona umida a circa 12 km a sud del villaggio di Tara, nella Siberia occidentale. Il 16 maggio Ushakov si reca sul posto e trova una coppia di cui riesce ad abbattere la femmina. Subito dopo trova il nido, lo fotografa e prende le misure delle 4 uova che il nido contiene. In quel momento certamente Ushakov non poteva sapere che sarebbero state le uniche foto e misure di un nido di Chiurlottello rese note nella storia dell’ornitologia.

L'ultimo Chiurlottello osservato nell'area di svernamento di Merja Zerga in Marocco nel gennaio 1995
foto C. Gomersall RSPB

        Leggendo la traduzione della pubblicazione che fece seguito a questo ritrovamento (Ushakov 1916 in Gretton 1991) mi sembra di leggere dell’osservazione di uno Yeti tanto l’avvenimento appare lontano e velato di mistero. Al primo ritrovamento seguiranno anni di silenzio in cui non sappiamo se Ushakov proseguisse le sue ricerche, che hanno un culmine massimo nel 1924 col ritrovamento di 14 nidi e 20 adulti in un’area sempre vicino Tara. Da allora non si ha nessuna altra notizia sulla sua nidificazione, nessun dato certo e documentato sulle sue reali zone di riproduzione. Niente.

        Il "Piskun", nome locale del Chiurlottello nella zona di Tara, diventa un uccello fantasma, un essere senza origine. Nell’area della Siberia Occidentale sono state fatte numerose spedizioni alla ricerca della specie, tutte senza risultati tangibili e concreti, se non pochi, pochissimi, avvistamenti brevi e non certi. Proprio come le spedizioni alla ricerca dello Yeti. E oggi il Chiurlottello potrebbe, infatti, essere oggetto di ricerca più per criptozoologi che per ornitologi.

        Se sulla nidificazione si sa davvero poco e limitatissima è la documentazione in nostro possesso, sulla sua migrazione il materiale è invece ampio e ben distribuito. Non solo, da quanto si legge in vecchi lavori sembra che la specie fosse addirittura la più comune del genere Numenius sp. dell’area paleartica occidentale. Per l’Algeria, ad esempio, traduco: "Incredibili stormi nei laghi tra Batna e Costantine, tanto grandi quanto quelli degli storni" (Taczanowski 1870 in Gretton 1991); riportato come il chiurlo più comune tra la fine del’800 e l’inizio del ‘900 per la Sicilia, Malta, Tunisia, Marocco, Algeria ecc (vari rif. in Gretton 1991).

        Già nei primi anni quaranta però si inizia a notare un certo declino e rarefazione della specie che attrae l’attenzione da un lato, degli ornitologi europei, ma dall’altro, anche dei collezionisti. Anche a detta di numerosi vecchi cacciatori, in particolar modo italiani, che conoscevano la specie, non era più così frequente abbatterne in gran numero e la loro memoria storica ci riferisce di sempre più piccoli e sparuti (o meglio sparati) gruppi. Oggi il Chiurlottello, il povero Numenius dal nome quasi favolistico, il leggendario, misterioso, sfuggente, Piskun è ormai quasi estinto del tutto. E’ una chimera in un mondo di immagini virtuali, un ricordo sempre più flebile nella memoria di pochi e nel cuore di ancor meno persone che lo hanno visto e ammirato col fiato spezzato (ma CERTO nel grasso ventre di molti cacciatori). E’ il simbolo emblematico di un mondo che cambia sempre più in fretta e sempre in peggio.

 LE SEGNALAZIONI NEL MONDO

        Le segnalazioni mondiali documentate dall’inizio del ‘900 ad oggi sono circa 600. I paesi con il maggior numero di segnalazioni sono l’Italia con c.80, l’Ungheria con c. 80+, la Grecia con circa 70-75 segnalazioni, il Marocco con c. 62 e l'ex-Yugoslavia con c. 52. Di tutte le segnalazioni riportate circa 220 (c.36.6%) è riferibile ad individui abbattuti e collezionati. Di questi gran parte si trova oggi in musei o collezioni private.

        Tra le segnalazioni più inusuali si ricorda 1 del 1979 per le Azzorre, 1 del 1971 per le Canarie, 1 probabile del 1968 per il Chad, 2 per le Seychelles nel 1967 e incredibilmente ancora nel 1989, 1 per il Sudan del 1980 e 1 persino per il Canada nel 1925 circa.

        Negli ultimi 20 anni le segnalazioni mondiali sono c. 160 di cui c.75 negli anni ‘90. Gran parte delle segnalazioni è riferita, là dove non a singoli individui, a piccoli gruppi di 3-10 indd. In particolare, negli ultimi anni i gruppi, salvo rarissime eccezioni, sono stati sempre di 3-5 indd. in media. Grossi stormi segnalati comunque esistono; per fare alcuni esempi: 37 il 12.1.1982 e 90 il 14.1.1989 (dato meritevole di verifica) in Algeria, 150 il 20.10.1978 (dato da confermare), 15 il 17.4.1990 in Grecia, 36 il 31.10.1969 in Ungheria, 17 il 13.1.1994 e 15 il 25.1.1994 in Iran con un dato recente possibile di 40-60 indd., 18-19 in Italia in gennaio-marzo 1995, 50-100 in Marocco in gennaio 1964 e 123 in gennaio 1975, 30 in Romania in luglio 1979, 48 in Ucraina il 22.11.1975 e 50 nell’ex Yugoslavia nel settembre 1971.

        Le nazioni col maggior numero di segnalazioni recenti sono la Grecia, l’Ungheria, la Bulgaria, l’Italia in Europa, l’Iran, la Tunisia, la Turchia e il Marocco nel resto del mondo. In particolare, il Marocco è stato sino al 1995 l’unica area esistente (con buona probabilità insieme alla Puglia) dove la specie appariva regolarmente ogni anno. Infatti, la zona umida di Merja Zerga ospitava ogni inverno 5-10 individui, sino alla fine degli anni ‘80, divenuti poi 4-5 ai primi anni ‘90, 2-3 sino all’inverno 93/94 e tristemente solo un maschio adulto nell’inverno ‘94/’95 e ‘95/’96 che non ha fatto poi ritorno gli inverni successivi. Merja Zerga sino a questa data era la mecca di chi voleva vedere il Chiurlottello, era una vera e propria meta di pellegrinaggio quasi religioso per migliaia di birdwatchers. Sono significative due cose da rilevare per questo sito: 1) gli individui osservati erano ritenuti gli stessi di ritorno di anno in anno, sempre di meno sino ad uno singolo e alla sua significativa scomparsa! 2) dai caratteri di piumaggio e dalla lunghezza del becco tutti gli ultimi individui apparivano essere maschi adulti.

        Recentissimamente, 1 ind. immaturo (juv al 2° calendario) è stato osservato in Inghilterra dal 4 al 7 maggio 1998 con documentazione video e fotografica (Cleeves 1998). Da un’analisi delle foto e del video, personalmente ritengo purtroppo si tratti di un Chiurlo maggiore maschio immaturo aberrante, di piccole dimensioni.


Chiurlottello, Marocco 1995 - foto C. Gomersall RSPB

        Una delle nazioni europee dove era più probabile incontrare il Chiurlottello era l’Italia. Considerando anche quelle del XIX secolo, le segnalazioni italiane documentate di Chiurlottello sono circa 180 di cui quelle in natura sono solo c. 22, tutte le altre sono riferite ad individui abbattuti. Le segnalazioni più recenti, considerate attendibili sono:

  1. 3.4.1980 - 3 indd. - Laguna di Orbetello
  2. 1.12.1980 - 20.1.1981- 3-4 indd. - Parco Nazionale del Circeo.
  3. marzo 1981 - 1 ind. - San Giustino, Perugia.
  4. 20.1.1984 -2 indd. - Palude Castiglione, Diaccia Botrona.
  5. 14.2.1986 -1 ind. - Lame del Sesia. segn. prob.
  6. 6.8.1988 - 2 indd. - Saline di Margherita di Savoia
  7. 18-19.1.1989 - 2 indd.- Lago di Lesina
  8. 7.2.1989 - 1 ind.- Lago di Fogliano, Circeo
  9. 24.3.1989- 1 ind. - Frattarolo.
  10. 8.5.1989 - 8 indd. - Torre del Lago, Viareggio segn. prob.
  11. 21.12.1991 30.1.1992 - 1 ind. - Lago di Pergusa, Sicilia.
  12. 7.12.1992 - 2 indd. - Margherita di Savoia
  13. 18.1.1993 - 1 ind. - Margherita di Savoia
  14. 9.5.1993 -1 ind. - Margherita di Savoia
  15. 21.1-28.3.1995 - 18 o 19 indd. - Margherita di Savoia
  16. 31.12.1995-1.1.1996 - 3 indd. - Valli di Comacchio segn. prob.
  17. 31.3.1996 - 1 ind. - Lago di Lentini.
  18. Marzo-Aprile 1997 - 3 indd. (forse 17 indd.) - Palude Castiglione, Diaccia Botrona. segn. prob.
  19. 1 ind. trovato da un imbalsamatore nel 1998? con provenienza Veneto.

        Da quanto si evince dai dati su riportati, in Puglia si concentra il maggior numero di osservazioni (8) e la specie era certamente regolare nella regione, in particolare nel complesso di zone umide del Golfo di Manfredonia. Il Chiurlottello è fortemente fedele ai siti di svernamento e migrazione, e anche i dati pugliesi sembrerebbero confermarlo. Ricerche mirate condotte ogni inverno e primavera dal 1995 in poi (Corso et al. ined.; Baccetti et al.) non hanno consentito però di ricontattare con certezza la specie nell’area in questione. Questo dato è piuttosto allarmante se si considera che non si hanno più segnalazioni negli ultimi anni da nessuno dei due siti dove la specie era regolare: Merja Zerga e appunto il Golfo di Manfredonia.

        Un’altra area dove pare sia numerose le segnalazioni più recenti è la zona di Burgas in Bulgaria. Alcuni osservatori locali sostengono di contattare ancora oggi, ogni anno, qualche individuo di Chiurlottello ma queste notizie necessitano di conferme inconfutabili e verifica certa. Anche nell’area di Porto Lagos e Delta dell’Evros in Grecia si concentra un numero elevato, forse il più elevato, di segnalazioni, anche recenti, della specie.

        Per finire, future ricerche approfondite saranno necessarie in inverno in Iran e Algeria, nazioni dalle quali provengono, negli ultimi anni, numerose segnalazioni che devono essere verificate.

 LE CAUSE DEL DECLINO

        Le attuali stime, frutto però solo di mere speculazioni, parlano di una popolazione di 100-400 individui superstiti (Gretton 1991) o più verosimilmente di 50-270 individui (Gretton 1994). Se nel 1994 si parlava di un minimo di 50 individui superstiti, oggi un quadro più drammatico e pessimistico è tristemente reale. Se la specie non è già estinta è destinata certamente ad estinguersi nel giro di pochissimi anni.

        I dati a disposizione non consentono di delineare con certezza le cause concrete del veloce declino di questa specie. Da quanto attualmente disponibile sembra che la caccia possa essere il principale fattore determinante. I problemi nei territori di nidificazioni come l’inquinamento, la perdita di habitat o i cambiamenti climatici sono difficilmente quantificabili sino a che le aree di nidificazione non sia state individuate con sicurezza; ma ad ogni modo, dalle spedizioni nelle uniche aree documentate storicamente non sembrano emergere problemi ambientali gravi o comunque tali da influire incisivamente sulla sopravvivenza della specie.

        C’è da dire però che numerose specie di uccelli, ad esempio molti passeriformi o in particolare l’Albanella pallida (che guarda caso era data come l’Albanella più abbondante in migrazione del passato e che ora è diventata la più rara!), tutti nidificanti nella steppa o in Kazakistan stanno subendo un vistoso decremento.

        Se fattori umani e ambientali hanno determinato un veloce decremento, è molto verosimile che una volta che la popolazione totale si è ridotta in maniera consistente siano intervenuti altri fattori, come ad esempio, la disgregazione del comportamento sociale. Questo può influire in vari modi: 1) piccoli gruppi in migrazione si disperdono più facilmente, non trovano siti di sosta noti, così la migrazione diventa più impegnativa, e i tratti di viaggio tra siti di sosta molto lunghi, 2) singoli individui possono aggregarsi a grossi gruppi di altri chiurli e venire "catturati" nella migrazione di ritorno perdendosi in territori di nidificazione non propri 3) per una specie altamente gregaria la disgregazione dei gruppi può influire negativamente sul comportamento sociale e quindi anche sull’accoppiamento e lo stimolo alla riproduzione. 4) le probabilità che individui singoli o piccoli gruppi, tornando nei siti riproduttivi, si possano incontrare con soggetti di sesso opposto diventa più remota.

        Ad ogni modo, la caccia appare allo stato attuale delle conoscenze il fattore primario per la scomparsa del Chiurlottello. Se si considera che il numero di individui abbattuti, che è noto nella sola Italia, è certamente inferiore all’1% delle cifre reali, una stima di diverse migliaia di individui abbattuti nella nostra nazione tra la fine dell’800 e metà del ‘900, è assolutamente verosimile. Per non parlare del drastico, diretto e drammatico impatto che può avere avuto l’attività venatoria in Italia negli ultimi decenni (ad es. che fine avranno fatto quei 18 o 19 individui in Puglia nel 1995 con decine di bracconieri tutt’intorno all’area e con persino voci di corridoio di collezionisti organizzati per andare a catturarli??).

        Una cosa è certa, se il Chiurlottello non si è già estinto, si estinguerà nel giro di pochi anni. E la colpa, ancora una volta, sarà dell’uomo, sarà nostra.

 BREVI CENNI DI IDENTIFICAZIONE

        (Per una discussione più dettagliata sull’identificazione si rimanda a lavori specifici come Corso (1995) e Serra et al. (1995).)

        Contrariamente a quanto si potrebbe pensare dallo studio delle guide da campo, l’identificazione del Chiurlottello è tutt’altro che facile. Per prima cosa bisogna ricordare l’esistenza della sottospecie orientalis del Chiurlo maggiore e della sottospecie alboaxillaris del Chiurlo piccolo, entrambe dell’area degli Urali. La prima è abbastanza frequente in Italia, la seconda è accidentale, molto rarefatta anche nei luoghi di origine. In natura appaiono estremamente simili al Chiurlottello per via della colorazione generale molto chiara, del sottoala molto bianco e uniforme, privo di barrature scure, il soprala molto contrastato con primarie esterne nere e primarie interne e secondarie più chiare, spesso biancastre.

        In aggiunta, per complicare la situazione, da osservazioni personali ho notato come diversi orientalis mostrino spesso sui fianchi e ventre gocciolature scure che possono apparire a forma di cuore o a goccia o ovali come nel Chiurlottello (non lanceolate o ad àncora come normalmente nel Chiurlo maggiore).Se poi si prende un maschio immaturo di Chiurlo maggiore in primavera che ha fatto la muta parziale del corpo assumendo questo tipo di disegno ma con ancora il becco quasi tutto scuro e molto corto e stretto (i maschi hanno il becco più corto delle femmine così come i juv degli adulti), allora la somiglianza col tenuirostris e la possibilità di confusione è altissima. Come se non bastasse ho osservato che questi tipi di individui sono spesso anche apprezzabilmente più piccoli del normale.

        Per una distinzione suggerisco in breve:

  1. postura- il Chiurlottello appare più eretto, più impettito, più snello e leggero. Il Chiurlo maggiore appare più "gobbuto", più massiccio e meno eretto, meno ortogonale al terreno.
  2. passo- il passo del Chiurlottello è più veloce, più da piccolo limicolo, alterna corsette a camminate leste con passetti veloci mentre la camminata del maggiore è più da "tacchino", essendo più lenta e dinoccolata, più esitata e più tranquilla.
  3. verso- per un orecchio allenato è un carattere distintivo; nel Chiurlottello è più breve ed acuto, una sorta di cur-lii o quee quee alto e veloce, oppure un singolo kwii molto sottile ed acuto, spesso stridulo ripetuto una sola volta o due molto vicine.
  4. becco- per quanto corto e stretto, il becco del Chiurlo maggiore non apparirà mai quasi dritto, esile e stretto quanto nel Chiurlottello. A distanza, nei maschi, si fatica a notare che il becco è curvo, spesso lo è solo in punta, un po' come il becco di un Gambecchio frullino.

        Tutte le altre differenze tipo il sopracciglio, il disegno delle redini, il groppone, il colore del becco (sebbene ho visto foto o pelli di Chiurlottelli con becco chiaro alla base ma mai Chiurli maggiori con becco tutto nero uniforme) ecc... sono caratteri assai variabili e sovrapponibili.

        Per distinguere il Chiurlottello dalla sottospecie alboaxillaris del piccolo bisogna sentire il verso, osservare bene la forma del becco che pur essendo notoriamente corto nel piccolo esso è tutto molto più spesso e più alto alla base e fare molta attenzione al soprala; infatti, nel piccolo non c’è il netto e visibile contrasto tra primarie esterne nere ed interne bianche o biancastre come nel Chiurlottello essendo nere o nerastre tutte le primarie, contrastando tutta la "mano" con le secondarie e l’ala interna in genere. La presenza di una stria coronale chiara e di evidenti sopraccigli chiari è stata notata spesso anche nel Chiurlottello. Nel piccolo però la stria coronale è più definita e marcata, più ben delineata dai lati nerastri del vertice e dei lati della testa.

 L’IMPORTANZA DELLE SEGNALAZIONI CORRETTE

        L’importanza oggi di ogni singola osservazione di Chiurlottello è estremamente elevata e supera in valore qualunque altra segnalazione di un uccello raro. Essere sicuri di queste osservazioni è necessario e vitale per non accendere false speranze. La scrupolosità è dunque fondamentale. Per sopperire a queste necessità è stato fatto un protocollo di documentazione per le osservazioni, che fornisce i dati utili per una corretta determinazione e documentazione.

        E’ stato altresì costituito un comitato internazionale per il controllo delle segnalazioni; tale comitato risulta costituito dai seguenti membri: Didier Vangeluwe (Belgio), Andrea Corso (Italia) , Marc Duquet (Francia), Peter Barthel (Germania), George Handrinos (Grecia), Gabor Magyar (Ungheria) e Jimmy Steel (Gran Bretagna).

 RACCONTO DI UN SOGNO CHE SI AVVERA

        Avevo 16 anni quando a casa del mio maestro-guru, Carmelo Iapichino, curiosando nella sua enorme libreria (cosa che avrei fatto chissà quante altre volte ancora e faccio tuttora) mi imbattei in un piccolo libretto verde (verde di giunco, verde di salicornie al sole) un libro sullo Slender-billed Curlew, il Chiurlottello, il Chiurlo dal becco esile. In copertina un disegno quasi naif di tre uccelli dalle parti inferiori di un bianco smagliante, quasi come la neve, punteggiate di tante macchie a forma di cuore (e non bastava solo questo a farmene invaghire, a rendermi questa specie già romanticamente degna di attenzione?). Il titolo "Conservation of the Slender-Billed Curlew", l’autore Adam Gretton.

        Certamente già conoscevo la specie, conoscevo i caratteri identificativi avendoli studiati sulle consunte ed usurate guide di campo che giornalmente "divoravo". Ma poco o nulla sapevo della sua storia, della sua vita, la sua biologia, per essere più scientifici. Mi feci prestare il libro da "santo" Carmelo (bisognava esserlo per stare dietro all’irrequieto, irruento, irrefrenabile sottoscritto), libro che avrei letto in pochi giorni e puntualmente restituito al mittente sgualcito e rovinato. Fu come leggere un resoconto su Nessie, il "mostro" di Lock Ness, o il diario di un esploratore che per mesi ha attraversato le lande innevate e gelide dell'Himalaia alla ricerca di anche una sola singola traccia dello Yeti, impressa sino al primo forte vento o al primo calore.

        Mi innamorai del Chiurlottello e desiderai di vederlo, sperai con tutto me stesso che un giorno il mio migliore compagno, il mio binocolo, me lo avrebbe fatto osservare dal vivo. In natura. Iniziai a studiare meglio come riconoscerlo, a cercare i migliori caratteri per una identificazione certa, a studiarne le pelli conservate nei musei e nelle collezioni. Le osservazioni sul campo si susseguivano senza produrre alcun risultato positivo. Arrivarono i primi falsi allarmi o segnalazioni non attendibili (come d'altronde per ogni leggenda, per ogni animale misterioso e sfuggente).

        Nel maggio del 1992, io e Walter Silvestrini, amico di sempre e buon fotografo, ci trovavamo alle Saline di Siracusa (praticamente una nostra seconda casa) quando osservammo in volo un chiurlo che attirò tutta la nostra attenzione sulle parti inferiori incredibilmente bianche con pochissimi segni scuri e per il sottoala bianco immacolato omogeneo in netto contrasto con le remiganti primarie esterne nerastre omogenee. Anche il sopraala mostrava un netto contrasto tra primarie esterne scure e primarie interne e secondarie chiare, persino quasi bianche. Tutti caratteri sempre descritti come tipici per il Chiurlottello. Non notammo invece il becco, sia perché l’osservazione fu veloce sia perché l’attenzione era stata del tutto catturata dalle evidenti parti inferiori e pattern alare. Non avesse fatto una diapo al volo Walter, forse ci saremmo convinti di aver visto finalmente il nostro Piskun. Invece, sviluppato il rullino, l’amara verità: un Chiurlo maggiore, che identificai come appartenente alla sottospecie orientalis, allora ancora mai segnalata in Sicilia e anche poco conosciuta in Italia in generale.

        Alcuni anni dopo ancora un falso allarme, forse anche peggiore, nella stessa area. Un Chiurlo di piccole dimensioni, lontano, chiarissimo, molto bianco, il becco è corto, alza le ali e mostra un sottoala bianco non barrato di scuro per niente. E’ piccolo, è chiaro, non ha i caratteri di un Chiurlo piccolo... "deve essere un Chiurlottello!!" Il cuore mi batte, quasi mi scoppia, sto tremando mentre cerco di avvicinarmi lentamente, sono vicino ad un sogno, sto quasi afferrandolo, bloccando questo sogno per sempre con le lenti del mio binocolo, lo sto cristallizzando nelle lenti... alza bene la testa in allarme, emette il verso, lo osservo meglio e tutti si ferma, si infrange: è un Chiurlo piccolo!!!! molto probabilmente della ssp. alboaxillaris (che ho osservato almeno un’altra volta in Puglia).

        Passano ancora altri anni. Nell’inverno del 1995 un gruppo di ornitologi (Baccetti, Serra, Magnani & Co.) sconvolge tutti gli studiosi della specie e i birdwatchers europei con l’osservazione di 10, 16 o persino 18-19 indd. di Chiurlottello (Serra et al. 1995).

Chiurlottello
Sopra e sotto l'eccezionale testimonianza fotografica del Chiurlottello osservato a Lentini (Sicilia) il 31 marzo 1996 (l'esemplare a destra nelle foto, a sinistra un Chiurlo maggiore) - foto V. Cappello
Chiurlottello

        L’inverno successivo mi reco in Puglia partendo da Roma con Roberto Gildi e Daniele Ardizzone; sul luogo veniamo guidati dallo stesso team che l’inverno precedente aveva fatto il colpaccio. Niente da fare!!! Lorenzo Serra con un tono mesto mi dice di lasciar stare, di perderci le speranze, probabilmente è già estinto!! A marzo torno in Sicilia. Nella terra che mai delude e che tanto noi siciliani amiamo irrefrenabilmente. Ed è il 31 di questo magico mese in questa magica terra che qualcosa cambia, che i miei occhi si riempiono di lacrime, che stringo forte il binocolo sino a farmi diventare le dita esangui, che mi incollo al cannocchiale sino a farmi rimanere l’impronta dell’oculare intorno all’occhio.

        E’ il 31 marzo; Andrea Ciaccio, Valerio Cappello ed io ci troviamo al Lago di Lentini, Siracusa. Stiamo girando il lago da alcune ore. Come al solito brulica di ogni tipo di uccello. Io sono in macchina col Ciaccio, Valerio ci segue con Daniele Aliffi, mentre siamo diretti ai nidi delle Cicogne bianche per contare i pulli presenti. Ad un tratto con la coda dell’occhio noto tre chiurli in volo sui campi lungo la strada, alla nostra sinistra. Sono lontani e l’osservazione dura 2-3 secondi. Urlo ad Andrea di fermarsi, di inchiodare. Ho notato un individuo tra i tre nettamente più piccolo. Andrea si ferma e anche Valerio che scende e ci chiede cosa sia successo. Andrea dice che "quel fuso di Corso ha le allucinazioni" (oh quante volte l’ho sentito e quante volte ho puntualmente smentito); sbinocoliamo sul campo e non vediamo niente. Dopo un affannosa ricerca notiamo due chiurli, due Chiurli maggiori. Andrea inizia ad innervosirsi, non si vede nient’altro e abbiamo poco tempo, dobbiamo andare dalle cicogne. Ma dov’è allora il terzo, sono sicuro che fossero tre!! Perché non si vede? La vegetazione è molto alta e a stento si vedono le testoline dei due Chiurli maggiori. Allora tento la carta finale, inizio ad emettere con la bocca il verso d’allarme dei chiurli. Questi alzano la testa, si allarmano e spiccano il volo. Come per incanto dalla vegetazione parte un’altro chiurlo, più piccolo, dal becco ben più corto, gli altri due sono degli orientalis ma questo è persino più bianco; emette il verso dandoci la conferma che non è nè un maggiore nè un Chiurlo piccolo: è LUI invece, è Piskun, è il mio Yeti, è il mio sogno da adolescente birdwatcher, è l’animale di cui tante -troppe- volte ne ho visto le mortali spoglie nei musei...è un Chiurlottello. E’ il racconto di un Sogno che si avvera.

        Valerio reagisce in pochi secondi, con una freddezza e prontezza di riflessi incredibile (da grande photobirder qual è); si tuffa dentro la macchina con il busto dal finestrino aperto per afferrare la macchina fotografica pronta col 400mm sul sedile, ne esce immediatamente, si inginocchia per essere più stabile e scatta tre veloci leggendarie irripetibili storiche dia. I chiurli scompaiono. Ci facciamo a piedi tutte le sponde del lago senza successo. Dopo qualche ora torniamo sul posto e scopriamo che sono ritornati. Al solito si vedono bene solo i due maggiori. Ma facendo molta attenzione scandagliando col cannocchiale il campo e la vegetazione alta riusciamo ad osservare per brevi periodo anche lui, che appare fugacemente mentre va correndo tra l’erba. Vediamo la testa, la schiena e una volta anche il petto con le famose macchie a cuore, anche se non così nette e marcate come altri individui. Per chiudere il quadro mentre osserviamo il piccolo Chiurlottello passa in volo il gigante tra i gabbiani, un Gabbiano del Pallas.

        Dopo di questa storica volta ho continuato ad andare in Puglia tutti gli inverni senza successo tranne una probabile osservazione nel gennaio 1998. Nel febbraio 2000 ho battuto a tappeto tutte le paludi costiere dell’Italia meridionale senza risultati.

        C’è però un importante avvenimento che vale la pena ricordare: un giorno dell’aprile 1997 Roberto Gildi ed io ci trovavamo nella grossa palude della Diaccia Botrona (Castiglion della Pescaia, Toscana) alla ricerca di un Airone schistaceo osservato qualche giorno prima da Daniele Occhiato. La palude era in gran parte asciutta e c’erano solo zone di marcita e sparse pozze d’acqua. Stavamo camminando in mezzo al giunco basso sulle vasche asciutte (avevamo appena osservato un Calandro maggiore) quando ad un tratto sentimmo un verso lontano che mi giungeva familiare. Ci girammo da dove proveniva quel verso e vedemmo a circa 300m tre Chiurli maggiori in volo seguiti da altri tre chiurli, chiarissimi, visibilmente più piccoli. Pioveva e le condizioni di osservazione non erano le migliori ma risentimmo il verso e il mio cuore ebbe un sussulto. Dissi concitato a "Roto Gildo" che credevo si trattasse di tre Chiurlottelli!!! In breve i sei Numenius scomparvero lontani verso dei campi che non riuscimmo mai a raggiungere. Ci stavamo mettendo ormai l’animo in pace, due settimane più tardi, quando ci giunse notizia che almeno altri due gruppi di ottimi ornitologi avevano osservato poco prima e poco dopo alcuni (3-5 ma forse sino a 17!!) Chiurlottelli. Altri tentativi di rilocalizzarli furono però infruttuosi. Avevamo dunque forse avuto un ulteriore contatto col misterioso Yeti degli uccelli del Paleartico? Ci era forse sfuggito un sogno che si avvera?? Il sogno di tutti i birdwatchers europei.


Ringraziamenti

Desidero ringraziare Carmelo Iapichino per avermi sempre sorretto e sopportato persino, Valerio Cappello e Andrea Ciaccio, compagni di tantissime uscite sul campo e dell’osservazione del Chiurlottello, Nicola Baccetti, Lorenzo Serra & Co. per avermi guidato la prima volta nei siti di osservazione in Puglia, Roberto Gildi, Daniele Ardizzone, Carmela Cardelli, Lionel Maumary, Laurent Vallotton, Samuele DiGiovanni, Giorgio Lalli, Vincenzo Dundee & Co. per la compagnia e l’aiuto durante le assidue ricerche della specie, Maurizio Sighele, Giorgio Testolino, Roberto Tinarelli e Giancarlo Silveri per i dati forniti.
Un grazie allo stesso Chiurlottello, dovunque adesso si trovi, per avermi fatto sognare e inseguire un sogno.
Arrivederci a te o... addio forse. Comunque sia, ti chiediamo scusa!!!!


Bibliografia

  • Baccetti, N. 1995 Revisione delle catture di una specie giunta sull’orlo dell’estinzione: Numenius tenuirostris. Ric. Biol. Selvaggina, 94 : 1-18.
  • Corso, A. 1995 L’Identificazione del Chiurlottello. Riv. Ital. di BW (3) 10: 20-23.
  • Corso, A. 1996 Slender-billed Curlew on Sicily in March 1996. Dutch Birding 18: 302.
  • Gretton, A. 1991 The ecology and conservation of the Slender-billed Curlew. ICBP n° 6. Cambridge.
  • Gretton, A. 1994 Slender-billed Curlew Numenius tenuirostris. pp 276-277. in: Tucker, G.M. & Heath, M.F. Birds in Europe: their conservation status. (BirdLife Conservation Series n° 3). Cambridge.
  • Serra, L., Baccetti, N. and Zenatello, M. 1995 Slender-billed Curlews wintering in Italy in 1995. Birding World 8 (8) . 295-298.

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    2000, Quaderni di birdwatching

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