Quaderni di birdwatching Anno II - vol. 4 - ottobre 2000

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Titolo

di Alessandro Sacchetti



"Un territoire à l’équilibre fragile, au patrimoine naturel et culturel riche et menacé, faisant l’objet d’un projet de développement, fondé sur la préservation et la valorisation du patrimoine."



"La charte 1999-2009" du Parc Naturel Régional de Corse

        Parlare senza retorica delle meraviglie di un’isola come la Corsica è molto difficile senza cadere in luoghi comuni del tipo "vedi l’isola e poi muori"; qui più che mai vale l’antico adagio già conosciuto per la città di Napoli, ma non si può non porre in rilievo l’unicità e la straordinaria bellezza di quest’isola così vicina, eppure così lontana - dopotutto si varcano le frontiere di un altro stato -, ricca, e sottolineo ricca, di vita e biodiversità. Per chi ancora non l’ha visitata basta considerare che quest’isola - quasi una "nazione"- rappresenta un insieme unico e forse irripetibile di ambienti diversificati che vanno in pochi chilometri dalla montagna al mare, dalla macchia mediterranea alla foresta, dalla laguna al lago "alpino"; attributi che ne fanno un caso unico in tutto il Mediterraneo. In Corsica l’eccezione e l’esclusività sono una regola: flora e fauna sono rappresentate da un campionario di specie tipiche mediterranee, ma anche "alpine" che qui si diversificano in endemismi o varietà molto localizzati. Agli ornitofili basta ricordare il mitico Picchio muratore corso con le sue stimate 2000 coppie; a pensarci bene un numero così esiguo per una specie unica al mondo rappresenterebbe una situazione di estremo pericolo, ma qui la sitta gode da sempre di ottima salute (!). C’è poi il Venturone (pure corso) distribuito nell’intero complesso sardo-corso (appunto), ma qui, e forse a Capraia isola, piuttosto comune. Fra i lepidotteri il raro Macaone corso, fra rettili la Lucertola tiliguerta e quella di Bedriaga (che si trova anche in Sardegna), per non parlare delle piante di cui esiste quasi un’endemismo per ogni specie presente.

        Il bello è che queste specie sono relativamente abbondanti, che l’ambiente è ben conservato e quindi non è difficile, anche senza programmare vacanze naturalistiche mirate, incontrare questa o quella specie più o meno "importante".

        Il bello è che la volta successiva si può sperare di trovare quello che si è mancato, perché qui, pare, le cose si conservino e non si corre troppo il rischio di perdere un’occasione; quello che non si è visto stavolta si può sempre sperare di vederlo la prossima.

Falco pescatore - foto D. Occhiato

        Il segreto di tutto ciò sta in un'elementare ricetta: si chiama Parco Naturale. Sì perché la Corsica è attraversata da nord a sud da un vastissimo parco, creato nel 1972, che ricopre più di un terzo della superficie dell’isola e che ne garantisce una certa qualità ambientale e naturalistica. Fra le iniziative classiche di conservazione (Gipeto, Falco pescatore) attivate dal parco particolare rilievo riveste l’attenzione verso i siti definiti "sensibili" come i laghi d’altitudine e i pozzetti. Il parco è anche sinonimo di frequentazione e lo dimostrano i 1500 chilometri di percorsi trekking (fra cui il GR 20, dal nome stesso del dipartimento della Corsica), e le iniziative turistiche collegate alla Riserva Naturale della Scandola, gestita con successo nonostante la massiccia presenza di turismo "ordinario". Ovviamente esistono problemi di gestione spesso legate ad esigenze economiche, turistiche e di sfruttamento, ma pare che il territorio sopporti abbastanza bene la pressione esercitata su di esso.

        Ci sono casi discutibili di gestione come ad esempio l’invadenza dei maiali bradi che possono rappresentare un problema per flora e fauna minore. C’è la costante negativa degli incendi che anche qui non fanno certo eccezione in fatto di numero ed intensità.

        L’attività venatoria è autogestita "alla francese" in aree limitate e comporta un diretto coinvolgimento dei cacciatori locali al territorio; fatto questo che deve aver avuto per forza un impatto positivo sull’avifauna se ovunque risultano abbondanti specie varie di rapaci e passeriformi, molto spesso confidenti e abituati alla presenza dell’uomo.

        Non dimentichiamo però gli sforzi pionieristici compiuti non molto tempo fa dalla gestione del parco per cercare di sensibilizzare l’opinione pubblica circa l’importanza di alcune specie animali presenti. A questo proposito si è puntato molto sulla divulgazione per cui sono stati creati alcuni opuscoli, ormai introvabili, e finanziati lavori di ricerca atti a quantificare lo status di alcune specie animali e pubblicati un pregevole atlante degli uccelli nidificanti (Thibault, 1983) e un volume sui mammiferi dell’isola. L’aggiornamento (The birds of Corsica, an annotated checklist) si può trovare, paradossalmente, in vendita nelle maggiori librerie (anche via internet al sito nhbs.com), ma non negli uffici e nei negozi del Parco, almeno per ora.


 I NUMERI

        Falco pescatore (alpana in corso, balbuzard pêcheur in francese). Dopo un periodo buio di declino che ha quasi portato alla scomparsa totale della specie dal Tirreno (dovuta probabilmente alla caccia e al prelievo di uova e pulcini, Thibault, 1983), le coppie nidificanti sono passate dalle sette del 1977 alle attuali 30; molte di queste, in particolare alla Scandola, sono seguite costantemente tanto che ogni individuo pare sia conosciuto personalmente. La specie, in aumento in Corsica, ha recentemente allargato il suo areale arrivando a nidificare a nord fino al "dito". Questo fatto ha stimolato il tentativo di sperimentare anche in Italia le tecniche per attrarre gli uccelli verso eventuali siti idonei di nidificazione, in particolare nell’Arcipelago Toscano, i cui "isolotti" dove frequentemente è osservato il Falco pescatore, si trovano molto vicini alla costa corsa.

Nido artificiale di Falco pescatore
foto R. Savio

        Un primo esperimento ha come oggetto di studio l’Isola di Montecristo, ma si è concluso senza esiti positivi. L’ardimento e la tenacia dei ricercatori ha fatto sì che l’esperimento sia stato recentemente riproposto. Attualmente è infatti in corso, nell’ambito del più ampio progetto Life "Capraia e isole minori dell’Arcipelago Toscano: tutela della biodiversità", il tentativo di attrarre la specie su alcuni picchi scoscesi dell’isola posti in zona di riserva integrale. Attuato dalla Regione Toscana e finanziato dall’Unione Europea, dalla Regione stessa e dal Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano (progetto e coordinamento degli interventi sugli uccelli a cura di Paolo Sposimo e Nicola Baccetti) prevede iniziative rivolte alla tutela e al reincremento di specie "marine" tipiche del mediterraneo: Gabbiano corso, Marangone, Berte e Falco pescatore.

        In particolare per il Pescatore è stato posizionato un nido artificiale su uno spuntone alto 20 metri, ancorato con cordini d’acciaio e "abbellito" con bianche deiezioni artificiali che simulano la frequentazione da parte dei rapaci. Nei pressi del nido è stata allestita appositamente la sagoma in legno del falco pescatore, sempre allo scopo di attrarne l’attenzione.

        Si spera che il metodo, già sperimentato con successo in Corsica, possa servire come trampolino di lancio nell’arcipelago dove forse la specie era un tempo nidificante.

Gipeto - disegno di A. Sacchetti

        Nove le coppie di Gipeto (altore in corso, gypaète barbu in francese), 13-18 secondo Tibaulth, (1983) che rappresentano quanto resta della presenza della specie nel comprensorio sardo-corso. Secondo alcuni autori il Gipeto, sia a causa della competizione territoriale con l’Aquila reale (circa 30 coppie), sia per il basso tasso riproduttivo nonché per il periodo tardivo di riproduzione, pare abbia raggiunto la sua densità massima in rapporto al territorio occupato. La specie è osservabile, non senza difficoltà, e più spesso con individui isolati, nella parte interna dell’isola (intorno ai 1800 metri) in una vasta area che va dal Monte Cinto a nord al Col di Bavella sud. Individui erratici, probabilmente giovani in migrazione, vengono osservati regolarmente nelle altre regioni della Corsica anche a quote inferiori.

        Per favorire la conoscenza della specie e sfatare dicerie e pregiudizi comuni a vari popoli del mediterraneo (si dice che il drammaturgo greco Eschilio sia stato ucciso da un osso caduto dal cielo), si è puntato molto alla divulgazione.

        Sono state intraprese inoltre iniziative di protezione mirate ai siti di riproduzione nonché di repressione severa verso il bracconaggio. Anche se la specie risulta attualmente in equilibrio e rappresenta forse la popolazione più florida d’Europa (Thibault, 1983), il suo isolamento genetico può costituire un rischio d’estinzione a lungo termine.

Picchio muratore corso
foto P. Brichetti

        Duemila le coppie di Picchio muratore corso (capinera in corso, sittelle corse in francese). Sconosciuta prima del 1883, come già detto, la sittelle è presente con circa 2000 coppie nidificanti, numero apparentemente alto, ma esiguo se si pensa che si tratta di una specie unica al mondo! La Sitta è legata alla presenza del pino laricio, in particolare ai tronchi marcescenti presenti nelle vecchie foreste dell’entroterra fra gli 800 e i 1800 metri di altitudine, boschi che vanno dalla foresta di Tartagine a nord a l’Ospédale a sud. Nidifica anche nelle foreste isolate di Capo corso, del Nebbio e della Montagna di Cagna, ma si può osservare durante l’inverno, quando compie brevi migrazioni altitudinali, anche in piccoli boschi misti a quote meno elevate. Nonostante l’ampia letteratura prodotta molte cose sulla biologia del Picchio muratore corso restano sconosciute. In particolare sono poco chiari gli aspetti legati alla dinamica della popolazione anche i relazione alla disponibilità dei siti riproduttivi. Lo stretto legame con le foreste di conifere aggiunge un elemento d’interesse verso questo ecosistema e impone di mantenere vigile la sorveglianza sulle bellissimi boschi di pino laricio già di per se elemento di unicità del paesaggio corso.


 ITINERARIO DAL MARE AI MONTI (alpana, capinera e altore)

Porto - foto A. Sacchetti
        La riserva Naturale della Scandola (patrimonio mondiale dell’UNESCO) rappresenta una meta obbligata fra le escursioni da compiere a nord della Corsica. Si tratta di una sorta di santuario istituito nel 1975 che copre una superficie di 1900 ha (di cui circa 1000 marini) ed è ritenuto dal Consiglio d’Europa "come una delle migliori zone scientificamente sorvegliate e esplorate non solamente nella regione mediterranea ma in tutta Europa". È possibile effettuare la visita tutti i giorni partendo da Porto su appositi (ma forse troppo veloci) battelli che con una sosta nel golfo della Girolata portano nel cuore della riserva a pochi passi dai nidi di Falco pescatore (!); la cosa sorprendente è vedere i giovani falchi (spesso uno per nido, ancora presenti nella seconda metà di luglio) non preoccuparsi dello scorrazzare di barche e visitatori vocianti, sembra quasi di essere in una delle famose riserve del nord Europa. Nonostante sia permessa la navigazione di barche private a motore (piccola barche sono noleggiabili a Porto, più facilmente disponibili in bassa stagione, ma ci vogliono circa due ore per raggiungere la riserva, mare permettendo), il regolamento della riserva è molto severo e non permette la circolazione sulla terraferma. È inoltre vietata la fotografia ravvicinata agli animali.

        Oltre al Falco pescatore sono visibili delfini (persino nel porticciolo di Porto) e tonni, Marangoni e Gabbiani reali che cercano il cibo nelle pescosissime acque del golfo. Senza troppa fatica si può osservare il Falco pescatore anche nei pressi del porto (ottima l’antica torre di guardia) che pare frequenti assiduamente; alcuni nidi sono infatti presenti anche al di fuori della riserva naturale. Saranno utili anche escursioni in auto verso i calanchi, a sud, e poi fino alla foce del Liamone, dopo Sagone, dove il falco va regolarmente a pescare.

Venturone corso - foto D. Occhiato

        Attraverso il sentiero che si inoltra dopo il paese di Ota nella spettacolare Gorge de Spelunca, seguendo il sentiero che corre lungo il torrente, si raggiunge prima l’antico ponte di Zaglia e dopo una salita con dislivello di 600 metri (!) l’abitato di Evisa (raggiungibile anche in macchina). Il percorso è breve, ma faticoso e il periodo più adatto per vedere e sentire i numerosi passeriformi è certamente la primavera inoltrata. Ma in estate è comunque consigliato raggiungere il ponte di Zaglia per la frescura della vegetazione e l’amenità del luogo. A Evisa, cercando qua e là, si può essere quasi certi di incontrare il Venturone corso che canta in modo caratteristico dalle fronde degli alberi. La specie è confidente e si può anche sperare in incontri (e click) molto ravvicinati.

        Proseguendo più a nord si raggiunge il passo del Col de Vergio, non senza una sosta al Paesolu d’Aitone, piccolo centro turistico strategicamente piazzato all’interno della foresta d’Aitone. Il villaggio è attrezzato con piccole casette prefabbricate in muratura e legno (adattissimo a famiglie con bambini). Se ci si può permettere di spendere una settimana e usare il villaggio come punto di partenza per le escursioni si potrà così apprezzare la tranquillità della giornata passata nel bosco arricchita da osservazioni interessanti: a parte i maiali semi-bradi che frequentano buona parte di quest’angolo di Corsica, al livello del suolo si possono osservare facilmente la Lucertola tiliguerta (endemica) e quella di Bedriaga, in aria svolazzano numerose farfalle (come ad esempio Hipparchia neomiris tipica del complesso sardo-corso) e finalmente più in alto si possono vedere l’ancor più mitica "sittelle" e numerose altre specie di uccelli più comuni (Picchio rosso, zigoli vari e con un po’ di fortuna Sparviere e Astore…).

        Se non si è stati fortunati, raggiunto il col de Vergio si possono effettuare due importanti escursioni lungo il GR 20: la prima porta dopo un tragitto di circa un’ora alla casa di un pastore e da qui prosegue conducendo i più tenaci verso le pendici del monte Cinto, lungo il tragitto faranno compagnia numerosi Fringuelli, cince e Crocieri, e quasi sempre guardando a valle, intorno ai grandi tronchi, il Picchio muratore corso, i Venturoni li troveremo nei pressi della casa del pastore, dove non mancheranno le grandi Lucertole di Bedriaga; non è raro poi incontrare lo Sparviere mentre il Corvo imperiale è quasi uno spot obbligato, e poi su verso le pendici del monte alla ricerca del mitico Gipeto.

        La seconda escursione partendo sempre da Col de Vergio porta in circa due ore al lago di Nino a circa 1700 metri di quota. Nel lago vive ancora la Trota macrostigma (versione meridionale della Trota continentale) e nei dintorni fiorisce l’aconito corso. Qui siamo nel regno del Gipeto e dell’Aquila reale, ai più fortunati l’augurio dello spot tanto agognato, la visione del volo del solitario Gipeto barbuto.


Per saperne di più

  • Les Oiseaux de la Corse, Jean-Cluade Thibault, Parc Naturel Regional de la Corse, 1983
  • The Birds of Corsica, An Annotated Checklist, Jean-Claude Thibault and Gilles Bonaccorsi, Series: BOU CHECKLISTS 17
  • Parc naturel régional de Corse: www.parc-naturel-corse.com
  • Balades nature en corse, Dakota Editions, Paris 2000 - www.dakotaeditions.com
  • Corsica, Autori Vari, Guide E.D.T., Torino 1999
  • Corsica, T. Bagnati e A. Marcarini, Club guide 1985

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    2000, Quaderni di birdwatching

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