Quaderni di birdwatching Anno II - vol. 4 - ottobre 2000

Parliamo di ...

Titolofly

di Roberto Garavaglia

        Lo si sente dire spesso da parte di "quelli bravi": il jizz…, quella specie possiede un jizz del tutto particolare, il primo indizio per l’identificazione è stato jizz, eccetera.

        Ma cosa diavolo significa esattamente jizz? E da dove deriva questo buffo termine del gergo dei birdwatcher?

        La definizione ufficiale (da "A Dictionary of Birds") recita: "combinazione di caratteri che identifica in campo una creatura vivente, ma che non possono essere riconosciuti individualmente". Chiaro? Mica tanto.

        Darò un esempio: quando sto guidando in autostrada e, con la coda dell’occhio, vedo un Gheppio che fa lo spirito santo sul campo a lato della strada, lo riconosco immediatamente per un Gheppio: quale altro piccolo rapace potrebbe comportarsi così, in quell’ambiente, con quella sagoma e quelle dimensioni? Inconfondibile. Mi basta una frazione di secondo anche se è in controluce completo: non ho neppure bisogno di vederne il colore.

        Il termine jizz si riferisce per l’appunto a questa sensazione generale che ci dà un uccello, e che subito ce lo segnala come quella particolare specie, anche se non abbiamo colto tutti i dettagli del piumaggio, o magari anche se non ne abbiamo osservati per niente.

        E’ un processo cognitivo identico a quello che ci fa riconoscere subito una faccia nota in mezzo ad una folla di estranei. Altro esempio: quando incontro il mio amico M. (senza dubbio il più grosso birdwatcher della laguna di Orbetello) lo riconosco da lontano. Non ho bisogno di addentrarmi nell’esame analitico dei suoi caratteri, non sto a ragionare: ".. incede caracollando pesantemente, il suo peso corporeo sembra superiore ai 120 kg, il volto si presenta a volte coperto di rada peluria a volte glabro (che si tratti di una muta post-riproduttiva?), i peli del capo giungono a coprire del tutto il collo: dunque non può essere nessun altro che M.!!" Niente di tutto questo; il mio amico, non appena si profila all’orizzonte, è unico e inconfondibile. Per lo meno da che si sono estinti i Mammut.

        Con gli uccelli può essere la stessa cosa. La nostra esperienza ci fa riconoscere le specie familiari, semplicemente sulla base del loro aspetto generale, della silhouette, del modo di muoversi, della postura, di un suono, o di tutti questi elementi insieme, o di qualcos’altro ancora, indefinibile ma non per questo meno reale e percepibile. Il jizz, appunto.

        L’origine del termine sfuma nella leggenda, come sempre in questi casi. La versione che circola di solito la fa risalire ai tempi della seconda guerra mondiale, quando per i piloti dei caccia USA era vitale poter distinguere a vista un aereo amico da uno nemico. Questa abilità si basava sulla "General Image and Shape" cioè impressione generale e forma, qualcuno dice anche "General Impression of Size and Shape, frasi abbreviate in gis o giss, da cui sarebbe derivato per deformazione jizz. Ma non è vero, non c’è niente di così eroico nella nascita della parola. Infatti, risulta che il primo a usarla fu T. A. Coward, un ornitologo inglese, nel suo libro "Bird Haunts and Nature Memories", pubblicato a Londra nel 1922.

        Il jizz può esserci di aiuto nell’identificare un uccello quando lo si è osservato poco e male, in cattive condizioni di luce. Per fare questo è necessario avere una grande familiarità con quella particolare specie e con tutte quelle affini. A volte, però, gli uccelli assumono atteggiamenti che gli sono poco comuni e non si comportano come noi ci aspettiamo da loro; quindi, per potersi fidare del jizz, bisogna avere grande esperienza della specie in tutta una varietà di situazioni e comportamenti diversi. Parrebbe una cosa riservata ai soli esperti, dunque. E invece funziona anche per i birdwatcher di tutti i giorni: penso che a tutti sia capitato di "sapere già" di cosa si trattava prima ancora di alzare il binocolo. Purtroppo, però, non capita sempre, e nemmeno tanto spesso.

        Nella maggior parte dei casi, per una identificazione sicura, niente può sostituire l’osservazione attenta di tutti i particolari (ammesso che l’uccello ce la conceda) ed ecco allora che entrano in gioco quelle tediose descrizioni di tutte le minuzie del piumaggio.

        Dove il jizz si rivela imbattibile, invece, è nel permetterci di cogliere a colpo d’occhio qualcosa di inusuale, un individuo "diverso", nel mezzo dello stormo di una specie comune. In questo senso funziona abbastanza bene: un insostituibile campanello di allarme.

        Da qui a capire di cosa realmente si tratti, è tutta un’altra storia.


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2000, Quaderni di birdwatching

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