Quaderni di birdwatching Anno III - vol. 5 - aprile 2001

Accidentali
Titolo
di Andrea Corso


Abstract: The second record of Steppe Grey Shrike for Italy is reported. The bird stayed at Penisola Magnisi, SE Sicily, from 15.12.2000 until 14.3.2001 representing the first case of L. pallidirostris wintering in the W Palearctic.

        E’ IL 15 DICEMBRE 2000. Una giornata tersa, il cielo limpido, poche le nuvole rade. Fa caldo, ormai l'inverno in Sicilia non sembra più inverno. Mi sento in una di quelle giornate di inizio autunno quando le migrazioni ti portano di tutto, sempre nuovi arrivi, sempre sorprese.

        Allora mi alzo e chiamo Renzo Ientile. Gli dico: "Renzo, usciamo?" Lui mi fà: "Andiamo alle saline di Siracusa?" ed io rispondo "No, dai, andiamo a Magnisi che c’è qualche sorpresa!!!"

        Siamo dunque lì, col sole negli occhi, sudati per la passeggiata. Abbiamo inseguito un Piviere dorato col verso un po' strano (un dialetto ?) che lo faceva sembrare quasi un Piviere tortolino... la zona è stata sempre ottima per il tortolino ma in inverno sarebbe stato già più strano (solo uno svernamento in Italia che io sappia). Stiamo per andarcene, giornata rivelatasi infruttuosa, solo qualche Calandra (per noi normalissima) e qualche Piviere dorato appunto. Salgo sulla moto, sto per accendere ma mi giro insieme a Renzo con lo sguardo verso l’unico, rinsecchito, forgiato dai venti, spinoso alberello (o sarebbe meglio dire cespuglio ma date le numerose cose che vi abbiamo visto sopra e intorno ci piace elevarlo al rango di albero) della penisola.

        Renzo fà: "Che diamine è quella palla bianca sull’albero, quella bestia lì". Ho il binocolo nello zainetto, già posato, ma la guardo e faccio: "Minchia! E’ un’Averla maggiore!!!" Da noi in Sicilia ci sono solo 5 segnalazioni di Lanius excubitor e 2 di Lanius meridionalis, quindi sarebbe stata una segnalazione notevole.

        Renzo prontamente la inquadra nel cannocchiale e mi dice che è proprio un’Averla maggiore. Mi fa subito guardare, io la guardo e pppààà... folgorazione : "Cribbio, Renzo, diavolacci, questa è una Lanius pallidirostris!!!!!!!". Renzo mi chiede quante sono le segnalazioni italiane, gli dico una sola, lui borbotta delle bestemmie tra i denti, io inizio a sorridere, prendo la penna e il taccuino per gli appunti e gli schizzi, Renzo inizia a dettare i caratteri più evidenti che nota, io la guardo al cannocchiale e inizio a disegnarla e descriverla, e lei...e lei?? Lei è lì che se la gode, che si gode il sole, il panorama, la vista dal suo alberello, la brezza marina profumata e lieve, il leggero solletico delle piume che si muovono e l’immagine di questi due cretini esagitati che la spiano irrequieti. E si sente una star, una piccola meraviglia della natura. Sta lì, immobile, a farsi ammirare, contemplare.

Lanius pallidirostris
Averla maggiore beccopallido
penisola Magnisi (SR) 12/1/2001 - foto R. Garavaglia

        Siamo soddisfatti, torniamo a casa a consultare tutti i libri e le pubblicazioni a nostra disposizione ed ecco la conferma: E’ un’Averla beccopallido, la seconda mai segnalata per l’Italia!!!!

        Nel pomeriggio torniamo. Con noi c’è Giampaolo Terranova e Carmelo Iapichino (l’inimitabile, il guru). Emozionati arriviamo sul posto temendo, come capita spesso con le rarità da noi, di non ritrovarla più. Ma lei è li, un po’ distante dall’alberello, su un paletto. Sta cacciando. Carmelo con la sua flemma e pazienza la guarda, Giampaolo con la sua emozionalità la contempla. Bene, è lei, è proprio lei. Lei che diventerà in effetti una star. Da quel giorno al 15 febbraio 2001 mi reco quasi tutti i giorni a studiarmela, a guardarla, ad ammirarla, anche solo a salutarla. Ormai mi ci sono affezionato. C’è quasi un sottile legame che ci/mi lega. In questo periodo piove, diluvia, grandina, si abbassa e poi rialza la temperatura ed io ogni notte, col mio pessimismo, temo di non ritrovarla, temo sia morta sotto la grandine (Magnisi è del tutto brulla, priva di ripari) o sia fuggita. E invece, puntualmente, lei è là, bellissima, estranea ma di casa, ormai parte dei colori e delle immagini della penisola. E aveva persino iniziato a cantare, coi suoi versi strani e il suo canto esotico. Un giorno ne sentivo persino due, pensavo ce ne fossero due e poi scopro che era uno Storno nero sul filo della luce che guardandola la imitava e lei che di rimando imitava lo Storno nero. Pazzesco!

        E sul posto vi ho portato tantissimi amici birdwatchers a vederla: dalla Sicilia Carmela Cardelli - la donna falco dello Stretto di Messina, Fabio Cilea - l’uomo di Vendicari, Giuseppe Consoli - il salinaro, Giovanni La Grua - il mite, Andrea Ciaccio - Mr.Lanario, e poi Robertone Garavaglia - il gigante dalle bretellone, Ottavio Janni - il Napuloamericano dai sopracciglioni, Diego Rubolini - il polentone volante, Violetta Longoni - la piccola/grande inanellatrice, Angelo Nitti - l’amico da Matttttera, Carlo Nardini - il verduraro, Ennio Critelli - l’uomo che era un Lupo, Mauro Giorgini - il Rediquaglie, Alessandro Iacopi - lo svizzero, Alessandro Divano - pieno relax e persino Lars Jonsson - l’enorme svedese dalle mani magiche (ebbene si, proprio l’autore del Jonsson, la guida da campo più famosa del mondo e uno dei massimi birders europei).

        Tutti l’abbiamo studiata e osservata, e tutti ci siamo chiesti? Ma da dove vieni di preciso? Da dove arrivi? Come hai fatto ad arrivare sin qui da così lontano, da lidi remoti? Perchè sei venuta? E come tornerai? Sopravviverai? E dove stati andando? (le solite irrisolvibili domande della vita insomma...almeno "il chi sei" però lo sapevamo stavolta).

        E il 15 febbraio 2001 sono di nuovo tornato ma lei non c’era più. Era morta o semplicemente se n’era tornata verso casa conoscendo benissimo la strada del ritorno ? (e non assolutamente dispersa come noi tutti credevamo). Non sapevo, so solo che la penisola quel giorno mi è sembrata più silenziosa del solito, più immobile, più triste e vuota. Comunque fosse, pensai: dovunque tu ora sia...buon viaggio e grazie, grazie di aver scelto la mia terra e di averci fatto gioire e sognare per un po'. Ma è il 14 marzo che la sorpresa arriva. Mi trovo nuovamente sulla penisola, tra fine febbraio e inizio marzo mi sono recato sul posto solo poche volte. Sono ora andato a cercare Culbianchi isabellini, arrivati il giorno prima a Capo Murro di Porco. Voglio vedere se ne trovo anche qui come ogni anno a marzo. Mentre mi avvio lungo il sentiero sterrato e polveroso penso: "Chissà dov’è l’Averla ora? Magari la rivedo oggi!"

        E così infatti è. Vado sulla punta della penisola e mentre mi guardo in giro per vedere se trovo Culbianchi isabellini o solo Culbianchi normali la vedo su di un paletto. E’ ancora qui, ha solo cambiato territorio di caccia. Questa volta la sorpresa non mi fa piacere. Anzi mi lascia un po' di tristezza. Penso infatti che allora non è partita, che non sa proprio dove andare e si è fermata sulla penisola. Si fermerà aspettando...aspettando l’ispirazione per tornare indietro, per ricordarsi la strada del ritorno...aspettando magari un suo simile, una compagna. Aspettando qualcosa che non arriverà mai...o, in fondo, aspettando semplicemente qualcosa che presto o tardi arriva per tutti...

 Descrizione

        - Aspetto generale: Uccello paffuto, massiccio, con testa grossa e rotonda, petto gonfio e largo. Postura e comportamento tipico da averla ma con delle peculiarità: stava spesso ben eretta sulle zampe, con tarsi ben allungati, tenendo la coda spesso in maniera singolare, anziché verso il basso verso il terreno, perpendicolare al corpo, quasi rialzata, più tipo un grosso silvide che non un’averla. Si posava spesso sui sassi e cacciava molto sul terreno. Eseguiva spesso lo spirito santo. Il volo era diritto e veloce, mai ondulato. Il battito alare vibrante velocissimo. Si involava da un posatoio, volava bassissima lungo il terreno, dritta e rettilinea e poi si impennava in prossimità dell’altro posatoio dove si riposava. Tutto l’animale appariva in natura un uccello bianco diviso in due dalle ali e la coda scuri o meglio ancora più spesso un uccello grigio-crema o grigiastro-isabellino chiaro diviso in due (part. sup. e inf.) dalle ali. Molto diffidente, si involava facilmente. Cacciava spessissimo all’apposto ma spesso inseguiva anche gli uccelli. Le uniche prede che abbiamo visto predare erano insetti sul terreno.

        - Testa: il carattere più peculiare della testa erano le redini; queste infatti apparivano, contrariamente alle altre averle del gruppo Lanius excubitor/meridionalis del tutto chiare, bianche o biancastre immacolate, prive di segni scuri. Tutta l’area tra il becco e l’occhio era bianca e sembrava che quest’area più chiara del vertice e nuca si estendesse sulla fronte e sul davanti dell’occhio. Più avanti nel periodo di osservazione, verso ormai metà gennaio, le redini hanno iniziato ad apparire via via più scure, slavate di grigio o nerastro sino a formare una sottilissima striolina scura tra l’occhio e il becco, a bordare la base di questo ma mai a mo’ di stria netta su tutte le redini come è nell’Averla maggiore nordica L. excubitor. Non si notava sopracciglio chiaro evidente ma solo un chiarore lungo le copritrici auricolari scure; questo "chiarore" sembrava formasse un poco definito e slavato sopracciglio chiaro, soprattutto nella zona posteriore delle mascherina scura. A seconda della postura e della luce però non si notava alcun accenno di sopracciglio o di zone più chiare sull’occhio e la mascherina.

        Questa era bruno-nerastra, più bruna o più nera a secondo dell’incidenza della luce. Era molto corta, dritta e limitata, del tutto simile l’aspetto a quella di un’Averla isabellina.

        La gola era bianca candida con al centro una lieve slavatura delicata di rosaceo e i lati più bianchi. L’occhio era nero con accenno di anello perioftalmico bianco; staccava bene e sembrava grande e a "bottone" per via delle redini chiare e del chiaro dietro, tra la mascherina e l’occhio.

        - Becco: becco massiccio. Punta ricurva e uncinata ma all’apparenza meno che in excubitor. Appariva più massiccio che in questa specie. Il disegno costituiva uno dei caratteri più appariscenti e che più ci hanno subito colpito; mostrava infatti i 2/3 o più basali molto chiari, di un colore non ben definibile perchè molto variabile a secondo della luce e della sua incidenza ma descrivibile come color rosato o crema-corneo. Anche il becco aveva disegno molto simile a quello di un’Averla isabellina. La punta estrema era nera, soprattutto sulla mandibola superiore mentre quelle inferiore appariva praticamente tutta chiara. A distanza in luce forte tutto il becco sembrava chiaro e la punta si discerneva a fatica. A distanza più ravvicinata e con buona luce si notava invece il nettissimo contrasto tra la base chiara e l’apice nero. In cattiva luce, in ombra e controluce incredibilmente tutto il becco d’improvviso sembrava uniformemente grigio (ma mai tutto nero solido come nell’Averla maggiore nordica).

        - Tarsi: lunghi e massicci. Apparivano ben robusti e atti alla vita terricola. Color grigio-nerastro con slavatura bruna.

        - Parti inferiori: durante i primi tempi di osservazione e comunque sempre con luce forte ed aria tersa, tutte le parti inferiori sembravano bianco latte candido e immacolato. Con osservazione più attenta e in diversi tipi di luce (ma forse anche più avanti nei giorni per abrasione) è stata notata una lieve ma decisa e ben visibile in ottima luce slavatura crema-sabbia o isabella-pesca; a volte sui fianchi e sulle tibie sembrava assumere una qualità di grigio chiaro. Il petto, all’osservazione attenta, appariva contrastare con la gola più bianca e brillante.

        - Parti superiori: In luce forte sembravano di un grigio-argenteo chiarissimo, quasi bianco. In condizioni di luce normale, non forte, si notava che erano invece grigio-sabbia o grigio-isabella, con slavature di color crema e beige. Il colore isabellino che tingeva il grigio era più evidente sul groppone e sul basso mantello. Il groppone sembrava pure bianco ma da vicino col cannocchiale si notava una decisa slavatura isabellina-crema o sabbia. Le scapolari erano bianche, ampie e vistose, ben contrastanti col mantello in condizioni di luce favorevoli ed ideali. Anche in luce forte comunque, quando le parti superiori sembravano più chiare, le scapolari chiare continuavano a notarsi e contrastare.

        - Ali: il carattere più vistoso ed appariscente era lo specchio alle primarie davvero ampio. Questo interessava c. il 70% delle primarie visibili. In volo appariva come una fasciona nettissima e visibilissima anche ad occhio nudo. Non c’era bianco su nessuna secondaria e la banda bianca si interrompeva di netto e bruscamente sull’ultima primaria. Ad ala chiusa si notava l’apice bianco a tutte le primarie, soprattutto le più interne. Le secondarie erano tutte nere ma con ampio apice bianco a formare un bordo bianco lungo tutto il profilo alare inferiore. Ad ala chiusa si notava anche una stretta marginatura bianca lungo il vessillo esterno delle remiganti. Le terziari erano pure nere e con apice bianco-beige, ben visibile e netto ma non così ampio. Carattere ben visibile e contrastante era l’apice bianco (con slavatura beige) su tutte le grandi copritrici secondarie; tale apice formava una barretta alare bianca ben visibile sia ad ala chiusa quando l’uccello era posato sia in volo. L’alula era nera con margine stretto bianco e le copritrici primarie erano nere con apice bianco a mo’ di piccolo puntino chiaro. La proiezione alare era medio-lunga; visibilmente più lunga di quella di excubitor ma meno di un’Averla cenerina Lanius minor. Si contavano 6 primarie esposte (sporgenti ad ala chiusa dalle terziarie). La punta dell’ala sporgeva leggermente oltre le copritrici sopracaudali, e sembrava essere in livello con l’apice della più lunga copritrice sottocaudale. Il sottoala, visto bene durante la caccia e lo spirito santo, era bianco chiaro e non grigiastro come in excubitor.

        - Coda: la coda era nera al centro e bianca ai lati. Il bianco delle timoniere laterali era molto esteso e vistoso. Almeno 3 timoniere esterne apparivano tutte/per gran parte bianche. Appariva più corta in proporzione che in altre averle, certamente più stretta e corta che in excubitor. Rispetto a questa sembrava dare anche meno un effetto graduato, a ventaglio.

        - Verso e canto: difficili da trascrivere. Il verso suonava come una piccola trombetta per bambini, qualcosa di tipo "piiiiee" o pwiiiiee" ; il canto era molto vario e cambiava da note melodiose a note e versi sgraziati e gracchianti. Era comunque diverso dal canto di excubitor e molto simile a quello del gruppo-meridionalis.

 Specie simili

Averla maggiore (Lanius excubitor)
foto R. Garavaglia

        - Lanius excubitor: 1) Redini- più nere in excubitor; nel juv. al 1°inv. possono essere meno nere e più chiare che in adulto, quindi più simili a pallidirostris, rispetto a questa però non sono mai del tutto chiare e presentano sempre una decisa slavatura scura tra l’occhio e il becco. L’occhio non si distingue mai così bene in virtù delle redini molto chiare e del chiaro tutto intorno. 2) Becco- massiccio e quasi tutto chiaro, color corneo, con solo estremo apice nerastro. In excubitor è tutto assolutamente nero; nel 1° inv. può essere più chiaro, ma con 2/3 scuri e solo la base leggermente più chiara. In pieno inverno tra l’altro si scurisce notevolmente. In genere il becco appare meno massiccio, più stretto e affusolato. 3) Ala- specchio alare alle primarie visibilmente meno esteso in excubitor, più stretto e limitato ma più lungo. Si estende infatti spesso alle secondarie (alcuni ind. hanno bianco solo sulle primarie). Apice bianco alle grandi copritrici meno cospicuo. Proiezione alare più corta in excubitor, con 4 primarie visibili.4) Parti superiori e inferiori - in excubitor part. sup. più grigie, più scure e fredde, bianco su scapolari più ristretto e meno vistoso, mai visibile una slavatura di camoscio o isabella/beige. Part. inf. bianche, non mostranti le tinte color pesca-isabella o crema-sabbia. Spesso nel juv. al 1°inv. ancora visibili delle lunettature sottili grigie. 5) Mascherina- più nera e più estesa in excubitor, più lunga e ricurva verso le copritrici auricolari. 6) Groppone e copritrici caudali- grigie in excubitor, mai biancastre o isabella-biancastre. 7) La coda- è più lunga, più larga e a ventaglio in excubitor, presenta meno bianco.8) Il sottoala - è grigio in excubitor, non bianco. 9) Le zampe- sono più corte e strette, meno massicce in excubitor. Sono anche più nere in genere. 10) Il volo- è preferenzialmente ondulato in excubitor, tipo picchio o ballerina.

        - Lanius excubitor homeyeri: Molto simile a pallidirostris se ne distingue per le stesse differenze strutturali di excubitor (tranne per la proiezione alare che è simile a pallidirostris invece), per le redini più slavate di scuro nei juv. al 1°inv. (nere in ad.), per il vistoso bianco che interessa tutte o quasi tutte le secondarie, ben visibile ad ala chiusa e in volo, per il becco più scuro, per la mascherina più estesa, più bianco anche su terziarie, parti inferiori più bianche, prive di tinte color crema di sorta.

        - Lanius meridionalis: rispetto a pallidirostris mostra parti sup. più grigio intenso, inferiori slavate di rosa evidente, redini e becco più scuri, mascherina più estesa, ala con meno bianco, coda con meno bianco ecc.

        - Lanius minor: simile a pallidirostris per colore e forma becco, mascherina ristretta, lunga proiezione alare, coda più corta di excubitor ecc. Si distingue per nero su apice becco più cospicuo ed esteso, becco che è più conico, meno uncinato, più massiccio ancora, assenza di ampia area bianca sulle scapolari (è presente al massimo una sottile lunettatura biancastra), redini più sporche, più slavate di scuro, presenza spesso di lunettatura scura sul mantello, proiezione alare ancora più lunga di pallidirostris ecc.

 Segnalazioni in Italia, Europa e nel Paleartico Occidentale

        L’Averla beccopallido Lanius pallidirostris nidifica a est del basso Volga attraverso la steppa e i deserti dell’Asia centro-settentrionale sino al deserto del Gobi in Mongolia meridionale. A sud è diffusa lungo il Caspio orientale sino all’Iran nordorientale e all’Afghanistan settentrionale (Clement, 1995). E’ un migratore di lunga distanza; sverna in Iraq, Iran meridionale e a sud dell’Afghanistan sino alla penisola Arabica, valle del Nilo in Sudan, Etiopia settentrionale e Somalia (Clement, 1995).La sua distribuzione è ampiamente simpatrica con l’Averla isabellina Lanius isabellinus (principalmente della sp./ssp. phoenicuroides e arenarius), una specie che ormai arriva regolarmente in Europa (Worfolk, 2000) e anche in Italia (Corso, 1994, 1999 e ined.).

        In Italia era c’era una segnalazione precedente, relativa a 1 ind. sparato e imbalsamato (a detta del raccoglitore facente parte di un gruppo di 2 ind.) in settembre 1969 vicino Ragusa, Sicilia sud-orientale (Iapichino & Massa, 1989). La presente segnalazione è quindi la seconda per l’Italia.

        In Europa le segnalazioni conosciute sono c. 34 così distribuite:

Gran Bretagna 18 ca Svezia 5
Danimarca 5 Norvegia 3
Italia 2 Olanda 1

        Quasi tutte le segnalazioni sono avvenute in ottobre-novembre, con picco a fine ottobre e a novembre. Tutte sono comunque avvenute in autunno; esiste una sola segnalazione primaverile relativa a 1 ind. osservato in Svezia il 27 e 28 aprile 2000.

        L’unico caso di svernamento conosciuto per l’Europa è quello della Penisola Magnisi riportato in questa nota. In tutto il Paleartico Occidentale non si conoscevano svernamenti al di fuori dell’areale tipico della specie; in corrispondenza dello svernamento in Sicilia per l’inverno 2000/2001, 1 ind. ha svernato pure in Israele (N. Sapir e R. Garavaglia, com. pers.) e 1 è stato registrato nello stesso periodo a Cipro, dal 7.12.2000 a gennaio 2001 in località Paphos Lighthouse (J. Gordon e J. Sanders, com. pers.). In questa nazione, in due casi, individui osservati il 20.11.1998 e 20.11.1999 sono rimasti sino al 4.12 successivo senza però poi svernare.

        L’arrivo, e spesso lo svernamento, di specie di uccelli con areale simile a quello della pallidirostris non sono infrequenti in Sicilia. Si veda ad esempio l’Averla isabellina che ha svernato due volte (96-97; 99-00), il Gabbiano di Pallas (ormai svernante regolare), il Gabbiano reale del Caspio (svernante regolare), il Luì pallido (Phylloscopus nitidus) (99-00).


Ringraziamenti

Ringrazio per l’aiuto nelle osservazioni sul campo: Carmela Cardelli, Fabio Cilea, Giuseppe Consoli, Giovanni La Grua, Andrea Ciaccio, Roberto Garavaglia, Ottavio Janni, Diego Rubolini, Violetta Longoni, Angelo Nitti, Carlo Nardini, Ennio Critelli, Mauro Giorgini, Alessandro Iacopi, Alessandro Divano, Lars Jonsson, Carmelo Iapichino, Giampaolo Terranova, Renzo Ientile.
Per le notizie sullo status della pallidirostris in Europa e Paleartico Occidentale: Gunter De Smet, John Sanders, Jeff Gordon, Tom Conzemius, Tibor Hadarics, Nir Sapir e Roberto Garavaglia.

Bibliografia

  • Clement, P.1995. Southern and Eastern Great Grey Shrikes in Northwest Europe. Birding World 8: 300-309.
  • Corso, A. 1994. Identificazione e Stato dell’Averla isabellina. Riv. Ital. di BW 2: 11-24.
  • Corso, A. 1999. Osservazioni di Averla isabellina in Italia. Quaderni di BW 1.
  • Iapichino, C. & Massa, B. 1989. The Birds of Sicily. Check-list n° 11. B.O.U., Tring.

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    2001, Quaderni di birdwatching

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