Quaderni di birdwatching Anno III - vol. 5 - aprile 2001

Hotspots
Titolo
di Ernesto G. Occhiato

        L’AREA COSTIERA compresa fra Viareggio e la foce del fiume Arno (circa 20 km di costa) è uno dei pochi tratti di litorale che si è salvato dalla selvaggia speculazione edilizia che ha interessato invece la maggior parte delle coste italiane. La presenza nel comprensorio dell’ex tenuta presidenziale di San Rossore (ora facente parte del Parco Naturale di Migliarino-San Rossore-Massaciuccoli), di un poligono militare e, probabilmente, la sensibilità degli amministratori locali ai problemi di tipo ambientale hanno fatto sì che le splendide dune che corrono parallele da Viareggio fino a Marina di Pisa e il bosco mesofilo e le pinete a ridosso di quelle siano arrivati praticamente intatti fino ai nostri giorni.

La duna a Bocca di Serchio, sullo sfondo le Apuane
foto D. Occhiato
La duna a Torre del Lago - foto D. Occhiato

        L’area, che comprende le foci di tre fiumi (il Serchio, il Fiume Morto e l’Arno), grossolanamente può essere divisa in tre fasce parallele costituite dall’arenile vero e proprio, dalla duna e dal bosco planiziale. La superficie sabbiosa dell’arenile, la cui morfologia è soggetta a continui cambiamenti dovuti alle mareggiate, è caratterizzata dalla presenza di numerosi detriti (soprattutto tronchi d’albero ed altro materiale legnoso) portati dal mare e dalle piene dei fiumi. La duna, che ha una larghezza più o meno costante di circa un centinaio di metri, è invece caratterizzata dall’alternanza di diversi cordoni sabbiosi consolidati dalla presenza della vegetazione psammofila tipica come lo Sparto pungente (Ammophyla arenaria), l’Elicriso (Elichrysum stoechas) ed il Ginepro delle sabbie (Juniperus oxycarpa). Dove, fra i cordoni di dune, affiora la falda superficiale, crescono il Giunco (Juncus spp.) e, più raro, il Giaggiolo giallo (Iris pseudacorus). La duna è separata dal bosco planiziale da una stretta fascia di macchia mediterranea costituita soprattutto da Leccio (Quercus ilex), Pino marittimo (Pinus pinaster), Lillatro (Phyllirea angustifolia), Mirto (Myrtus communis), Lentisco (Pistacia lentiscus), Edera (Hedera helix), e Stracciabrache (Smilax aspera). Il bosco mesofilo (dove l’acqua ristagna per buona parte dell’anno) e le pinete interne sono costituiti da notevole varietà di essenze vegetali come l’Ontano nero (Alnus glutinosa) e il Frassino ossifillo (Fraxinus oxycarpa) nelle aree più umide, la Farnia (Quercus robur), il Pioppo bianco (Populus alba), l’Olmo campestre (Ulmus minor) ed il Carpino bianco (Carpinus betulus) nelle zone più secche, con un sottobosco di Biancospino (Crataegus monogyna), Prugnolo (Prunus spinosa) e Lauro (Laurus nobilis). La pineta, di antico impianto artificiale, è costituita da magnifici ed imponenti Pini domestici (Pinus pinea).

        Infine due parole vanno spese per le aree più interne che comprendono zone di bonifica come la Costanza (a ridosso del lago di Massaciuccoli) e Coltano (a sud di Pisa), caratterizzate da coltivi, aree boscose, incolti, prati acquitrinosi e numerosi canali di notevole pregio dal punto di vista ornitologico (nonostante vi sia praticata la caccia) che meritano certamente una visita.


 Quando e dove fare birdwatching

        Il periodo migliore per una visita dell’area sicuramente coincide con la fine della stagione turistica (da settembre) fino a tutto l’inverno e gli inizi della primavera. Sebbene ci siano alcune importanti popolazioni di nidificanti come la Calandrella, l’Albanella minore e, nella selva, il Picchio rosso maggiore, sono gli uccelli di passo e quelli svernanti a ricevere il maggiore interesse.


NOTA

Le aree che verranno trattate in questo articolo sono quelle dove la visita è libera. La visita alle Lame di San Rossore (un’area umida retrodunale immediatamente a nord della foce dell’Arno di estrema importanza naturalistica e paesaggistica), compresa nel territorio del Parco, è invece guidata ed occorre prenotare presso gli uffici del Parco (Tel. 050-525500, numero verde 1670-19590). Va detto però che la visita guidata è limitata alle zone più interne delle Lame e quindi potrebbe non essere così produttiva come ci si aspetterebbe tenuto conto delle potenzialità dell’area.
Allo stesso modo è guidata la visita all’oasi LIPU del Lago di Massaciuccoli (importantissima zona umida della Toscana settentrionale) e non verrà trattata in questo articolo.


map

        Data la vicinanza delle varie aree, nell’arco di due giornate è possibile seguire il seguente "percorso" ideale:

Area 1: La costa da Bocca di Serchio fino a Torre del Lago

Area 2: La costa dal Porto di Viareggio a fino a Torre del Lago

Area 3: Il porto di Viareggio

Area 4: La bonifica della Costanza

Area 5: La bonifica di Coltano

Area 6: Il bosco di San Rossore

 Area 1: La costa da Bocca di Serchio fino a Torre del Lago

        Sicuramente comincerei la visita da qui, cercando di arrivare la mattina presto quando la spiaggia è ancora poco frequentata. Durante la settimana, da Lunedì a Venerdì, è possibile che il tratto da Marina di Vecchiano fino alla Foce del Serchio venga chiuso al pubblico per le esercitazioni militari che si svolgono in zona.

COME ARRIVARE

Chi viene da Nord con l’autostrada deve uscire a Pisa Nord e immettersi sull’Aurelia in direzione Sud verso Pisa. Dopo circa 400 m si lascia l’Aurelia sulla destra (attraverso un sottopassaggio ferroviario) ed arrivati al paese (Migliarino) ancora a destra fino alla caserma dei Carabinieri superata la quale, sulla sinistra, c’è il bivio per Marina di Vecchiano. Si procede per qualche km (conviene controllare i campi) fino a raggiungere un ampio parcheggio sul mare (Marina di Vecchiano). Chi viene da Nord facendo l’Aurelia può prendere il bivio a destra (casello ferroviario) prima dell’uscita Pisa Nord dell’autostrada e procedere fino a incontrare il bivio per Marina di Vecchiano. Chi viene da Sud facendo l’Aurelia deve invece girare a sinistra all’incrocio di Migliarino e proseguire fino alla caserma dei Carabinieri come sopra.


        Dal parcheggio si può proseguire a piedi lungo la spiaggia fino alla foce del Serchio per poi ritornare indietro seguendo lo stradello che costeggia la macchia a ridosso della duna. Poi si può proseguire all’interno della duna (esiste un tracciato che la percorre tutta al suo interno) o seguendo la spiaggia, dall’area del parcheggio in pratica fino allo stabilimento balneare di Torre del Lago (ma è sufficiente arrivare fino al Fosso della Bufalina). Cosa vedere: innanzitutto, in inverno controllare il mare. E’ possibile infatti la presenza della Strolaga mezzana e della Strolaga minore così come di anatre marine come l’Orco marino e l’Orchetto marino. Lo Svasso collorosso è stato osservato alcune volte, mentre è quasi certa la presenza delle Sule a pesca un po’ più a largo.

Zigolo delle nevi - foto D. Occhiato    

        Alla Foce del Serchio la fanno da padrone i Gabbiani reali mediterranei ed i Gabbiani comuni), ma da Gennaio è possibile osservare qualche esemplare di Gabbiano corso. Presenti spesso anche i Gabbiani corallini. Se sono presenti i Beccapesci, attendersi anche l’arrivo improvviso di qualche Labbo. Osservato spesso anche lo Stercorario mezzano. Tra i limicoli svernanti sicuramente il Fratino e la Pivieressa, e probabilmente, il Piovanello tridattilo (fino a 7-10 esemplari). Durante la migrazione autunnale da settembre ad ottobre l’area può ospitare diverse specie di limicoli, sebbene con numeri piccoli, tra le quali sicuramente spicca la Pittima minore per numero di esemplari e frequenza di avvistamenti ed il Voltapietre. Tra i rapaci, il Falco pescatore molto spesso visita in questa stagione un piccolo stagno retrodunale immediatamente a nord della foce del Serchio. In questo periodo conviene ritornare alla macchina seguendo lo stradello a ridosso della macchia: il numero di passeriformi osservabili è notevole e nel corso degli anni nel mese di settembre sono state osservate specie accidentali come il Canapino asiatico ed il Tordo golanera. In alcune giornate la macchia è letteralmente piena di Beccafichi; altri silvidi, come la Bigiarella e la Sterpazzola, sono osservabili con un po’ di pazienza. Comune è anche il Luì grosso, il Canapino, la Balia nera ed il Codirosso, questi ultimi due spesso visti sulla rete di protezione che separa lo stradello dalla macchia.

        Nel periodo invernale la duna a nord di Marina di Vecchiano ospita una delle due popolazioni svernanti accertate in Italia di Zigolo golarossa, con numeri variabili di anno in anno (in genere intorno ad una decina di esemplari, qualche anno fa molti di più). La ricerca di questa specie richiede molta pazienza, ma sicuramente porterà a scoprire anche gli Zigoli neri gli Strillozzi, qualche Zigolo giallo e lo Zigolo muciatto. Sulla spiaggia è stato qualche volta osservato anche lo Zigolo delle nevi mentre è regolare il Codirosso spazzacamino. Nella macchia è presente anche la Magnanina. Durante la ricerca degli zigoli si può essere sorpresi dal veloce passaggio dell’Albanella reale o dal volo del Falco pellegrino.


 Area 2: La costa dal Porto di Viareggio a fino a Torre del Lago

Piovanello pancianera - foto E. Occhiato

COME ARRIVARE

Seguendo l’Aurelia in direzione Nord, a Torre del Lago proseguire diritti fino al mare, girare a destra e parcheggiare in fondo. Verso Nord si estende a questo punto la duna che può essere percorsa liberamente. In alternativa, appena prima di giungere sul mare da Torre del Lago, immettersi sul lunghissimo Viale dei Tigli sulla destra fino a raggiungere Viareggio. Qui, al primo semaforo, si gira a sinistra, si procede fino in fondo e poi ancora a sinistra. Diritti quindi fino alla duna (che si percorre ora verso Sud) oppure, prima dell’interruzione della strada, a destra per raggiungere l’area del Porto.

        Se l’area di Marina di Vecchiano è stata improduttiva circa le varie specie di zigoli, si può tentare esplorando il tratto di duna compreso fra Viareggio e Torre del Lago, che può essere raggiunto o dal Porto di Viareggio o da Torre del Lago (in questo caso si ha la luce alle spalle in quanto si cammina verso Nord). Se la visita all’Area 1 è stata invece positiva conviene subito controllare l’area del Porto.


Pittima minore - foto E. Occhiato  

 Area 3: Il porto di Viareggio

        L’area portuale è caratterizzata soprattutto da un ampio parcheggio non asfaltato e molto accidentato su cui in periodo autunno-invernale si formano delle estese pozze d’acqua che attraggono irresistibilmente molte specie di limicoli ed i gabbiani. Tra i limicoli è stato osservato ad esempio il rarissimo Piro piro terek, tra i gabbiani, soprattutto se il mare in tempesta, il Gabbiano corallino, lo Zafferano, qualche Gabbianello, la Gavina, e molto più raramente, il Gabbiano tridattilo. A volte presenti centinaia di Beccapesci. Di solito, in tarda mattinata, i laridi si riuniscono intorno alle pozze d’acqua dolce per la pulitura del piumaggio e sono facilmente osservabili (così come i limicoli) dalla macchina. Sul mare, all’interno del porto, sono spesso osservabili, in inverno, gli Smerghi minori, e sempre più raramente, anatre marine come gli Edredoni. Segnalato anche lo svernamento della Moretta codona negli anni scorsi. Dal molo si può fare ancora sea-watching per strolaghe, svassi ed anatre marine.


 Area 4: La bonifica della Costanza

COME ARRIVARE

Si lascia Viareggio e si prende l’Aurelia di nuovo verso Sud fino ad arrivare al casello autostradale di Pisa Nord. Immediatamente prima del casello, sulla sinistra, si prende una strada che procede verso l’interno e si continua sempre diritto fino ad incontrare, sulla sinistra, un gruppo di case basse e rosse, dopo le quali sulla sinistra, parte una stradina asfaltata. Si prende questa e si procede fino ad un ponticello oltre il quale inizia l’area migliore per le osservazioni. Vi sono diverse stradine, più o meno accidentate, che possono essere percorse con l’automobile, ma il mio consiglio è di fermarsi in due o tre punti più panoramici ed aspettare l’arrivo od il passaggio degli animali (un’ottima visuale si ha a qualche centinaio di metri sulla sinistra rispetto al ponticello che apre alla zona, al di sopra di un secondo ponticello su un canale).


        In zona svernano migliaia di Colombacci, tra gli ardeidi sono comuni l’Airone bianco maggiore e l’Airone guardabuoi (quest’ultimo con una popolazione svernante di circa 150 esemplari). Se si cerca con pazienza fra gli immensi stormi di fringillidi è possibile trovare la Peppola, mentre fra i rami degli ontani che orlano alcuni tratti delle stradine è possibile osservare il Lucherino. Tra gli altri passeriformi, lo Spioncello ed il Migliarino di palude sono molto frequenti. Tra i rapaci la Poiana ed il Falco di palude sono molto comuni, facili da osservare sono il Gheppio e l’Albanella reale, meno frequenti lo Smeriglio , il Falco pellegrino e lo Sparviero. Seguendo l'argine che limita a Nord l'area 5 è possibile affacciarsi in qualche punto sul Lago di Massaciuccoli (l'estensione del canneto impedisce in genere la vista del lago). Nel canneto il Forapaglie castagnolo è molto comune, mentre già da fine Aprile è possibile osservare le tre specie di mignattini in migrazione.


 Area 5: La bonifica di Coltano

        Ricorda come ambiente la bonifica della Costanza, sebbene più ampia e con un maggior numero di aree lasciate allo stato naturale. Anche gli uccelli osservabili sono più o meno gli stessi, ma negli ultimi due anni la zona ha visto lo svernamento dell’Averla maggiore.

COME ARRIVARE

Si raggiunge proseguendo a Sud lungo l’Aurelia, dopo Pisa, in direzione Livorno. Superato il bivio a destra che immette sulla Firenze-Pisa-Livorno, dopo circa quattro km lungo l’Aurelia si trova un bivio sulla destra che indica per Coltano. Si prende questo bivio, si gira subito a sinistra sul cavalcavia e poi diritto fino a raggiungere la tenuta. Da qui si può proseguire sulla destra e raggiunto il primo bivio (a poche centinaia di metri dalla tenuta) sulla sinistra si raggiunge, dopo un bosco di pino domestico, il Viale delle Tamerici (uno stradello in terra battuta) che può essere percorso fino in fondo controllando i campi a destra e a sinistra. Oppure dal bivio di prosegue diritto fino a raggiungere l'incrocio successivo, controllando ancora i campi intorno. Prima del nuovo incrocio, sulla sinistra, un’Averla maggiore sembra aver deciso di passare il suo secondo inverno in zona.



 Area 6: Il bosco di San Rossore

        Sicuramente l’intera giornata è passata visitando le Aree 1-5, per cui la visita al bosco di San Rossore (aperto nei giorni festivi e di domenica) può essere effettuata il giorno successivo. Solo parte del bosco è accessibile e l’area vicina al mare, sicuramente più interessante dal punto di vista ornitologico è chiusa al pubblico. Le Lame di San Rossore sono visitabili con prenotazione come indicato in precedenza.

COME ARRIVARE

Raggiunta Pisa, si lascia l’Aurelia per dirigersi verso l’Ippodromo (o le Cascine Vecchie). Dal parcheggio si può proseguire verso l’interno del bosco seguendo uno dei numerosi sentieri presenti. Interessante per la varietà di ambienti incontrati è il percorso che segue parte del corso del Fiume Morto, raggiungibile dal parcheggio con un sentiero parallelo all’Ippodromo che si inoltra verso Nord. Raggiunto il Fiume Morto, si prosegue sulla sinistra in direzione del mare. All’ingresso del Parco è possibile acquistare una carta dei sentieri. Anche nella tenuta di Coltano viene venduta la carta del Parco che quindi può essere acquistata il giorno prima.


        Nello splendido bosco misto di San Rossore vi è un’abbondante popolazione di Picchio rosso maggiore mentre più raro è il Picchio rosso minore. Il Picchio verde è comune nelle aree più aperte. Presenti e comuni altre specie di passeriformi di bosco, come il Rampichino ed il Picchio muratore e varie specie di cince. Negli stagni temporanei presenti all’interno del bosco non è raro imbattersi in anatre di superficie come il Germano reale e l’Alzavola. La Poiana è nidificante. In inverno, il rumore prodotto dal volo di enormi stormi di Colombacci, può essere assordante. Tra le specie più importanti è irregolare l’Aquila di mare durante l’inverno nella zona delle Lame, più raramente è stata riportata l’Aquila anatraia maggiore. Tra i mammiferi, abbondanti sono il Cinghiale ed il Daino.

        Nel periodo autunnale occorre proteggere bene gli arti inferiori con calzature alte in quanto un piccolo ed invisibile acaro può causare fastidiosi arrossamenti della pelle che durano per giorni. Nel bosco, se si abbandonano i sentieri, è facile anche perdersi.


Ringraziamenti

Desidero ringraziare mio fratello Daniele per i suoi consigli e suggerimenti, Roberto Garavaglia per aver preparato le cartine e Fabio Mirandola e Claudia Valoriani per la scansione delle diapositive.

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2001, Quaderni di birdwatching

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