Quaderni di birdwatching Anno III - vol. 6 - novembre 2001

Hotspots
Titolo
di Igor Festari

India Area paludosa con garzaia - foto di Luca Fardella

        BHARATPUR, TRANQUILLA CITTADINA DI CAMPAGNA immersa nella verdeggiante pianura del Rajasthan orientale, è famosa per essere la sede del parco nazionale Keoladeo Ghana, conosciuto anche col nome di Bharatpur Bird Sanctuary.


 La storia del parco

        La vasta depressione naturale che ospita l’attuale area protetta è stata allagata per la prima volta nel 1763, per volere del Maharaja Suraj Mal, e successivamente utilizzata come riserva privata di caccia per i quasi due secoli successivi.

mappa

        Per rendersi conto del potenziale attrattivo che l’area esercita, da sempre, sugli uccelli migratori e svernanti, basti pensare che nel 1938, durante una battuta di caccia organizzata dal viceré d’India Lord Linlilthong, vennero uccise circa 4273 anatre in un solo giorno!

        Nella seconda metà del secolo scorso, finalmente, il governo indiano e le famiglie regnanti sul Rajasthan unirono gli sforzi per proteggere legalmente la zona umida, che nel frattempo aveva cominciato a richiamare numerosi ornitologi, naturalisti e studiosi di tutto il mondo. Dopo esser stata nominata "Santuario Ornitologico" nel 1956 (e così chiusa alla caccia), la zona venne inoltre decretata, nel 1981, area d’importanza internazionale per gli uccelli acquatici secondo la convenzione di RAMSAR, "Parco Nazionale" nel 1982 ed infine "World Heritage Site" nel 1985.

        L’attuale nome della riserva prende origine dal piccolo tempio in onore della Dea Shiva (chiamata localmente "Keoladeo"), presente all’interno del parco, e dal canale "Ghana" che rifornisce costantemente d’acqua la zona umida.


 La visita

        Per visitare il Keoladeo N. P. è necessario volare dall’Italia (Milano o Roma) a Delhi. Da qui è possibile raggiungere Bharatpur direttamente (in 4-5 ore di viaggio, per mezzo del treno "Fizopur Janta Express") oppure effettuando una fermata intermedia presso la città di Agra (famosa per il Taj Mahal, uno dei monumenti più noti e fotografati al mondo), dalla quale il parco dista circa 50 km. facilmente percorribili in autobus (1 ora e mezza di viaggio).

        Arrivati a Bharatpur, è consigliabile alloggiare in uno dei numerosi alberghi sorti presso l’entrata del parco (il più lontano dista meno di 1,5 km. dal cancello principale). Si tratta di sistemazioni economiche (dalle 10 alle 20 mila lire italiane a notte, per una camera doppia) con stanze generalmente spartane ma ben tenute, aria condizionata e bagno privato; la maggior parte degli hotel, inoltre, fornisce il servizio ristorante interno alla struttura. Più dispendioso è alloggiare direttamente all’interno della riserva nel "Bharatpur Forest Lodge", una struttura gestita dal locale ufficio del turismo (I.T.D.C.), dove vengono affittate camere doppie per circa 120 mila lire italiane a notte (cifra veramente esorbitante per chi è abituato ai canoni indiani!!!).

        Il parco è aperto tutti i giorni dell’anno, dalle 6.00 del mattino alle 18.00, ora in cui viene chiusa la biglietteria (chi è ancora all’interno della riserva, però, può rimanervi tranquillamente fino alle 20.00). Il biglietto di ingresso costa l’equivalente di 10 mila lire italiane e vale per una sola visita. Per questo motivo è consigliabile passare l’intera giornata all’interno della zona protetta e per far ciò è necessario munirsi di una buona scorta d’acqua potabile e di pranzo al sacco.

        Per muoversi nella riserva ornitologica, il mezzo migliore è la bicicletta, che è possibile noleggiare in quasi tutti gli alberghi locali o direttamente all’ingresso del parco. E’ inoltre possibile affittare un ciclo-risciò (attenzione perché solo quelli autorizzati dal governo possono entrare nell’area protetta), oppure un tonga trainato da cavalli.

        Per noleggiare una guida naturalistica ed ornitologica esperta, infine, basta rivolgersi all’ingresso del parco: nell’Agosto 2001, per esempio, il simpatico Hammond si è dimostrato molto preparato nel riconoscimento delle varie specie presenti, oltre che capace di scovare ad occhio nudo uccelli lontanissimi o semi-nascosti nel fitto della vegetazione.


 Gli habitat e la biodiversità

        Il parco occupa circa 29 kmq. di territorio essenzialmente pianeggiante; un terzo di tale estensione risulta regolarmente allagato.

        All’interno della riserva è possibile riscontrare tre unità ecologiche fondamentali: la palude (wetland), la prateria arida o savana e la foresta subtropicale, queste ultime tipiche delle aree più asciutte (highlands); tuttavia, tali tipologie ambientali si diversificano ulteriormente, a livello locale, in numerosi micro-habitat.

        Tale complessa struttura ecologica si riflette nell’elevata biodiversità riscontrabile nel parco: circa 380 specie di Piante superiori, 43 di Pesci, 7 di Anfibi, 25 di Rettili, 28 di Mammiferi e, infine, oltre 375 specie di Uccelli. Dalla metà degli anni ’90, i recessi più inesplorati della riserva danno rifugio a un esemplare di Tigre, probabilmente emigrato dal vicino parco di Ranthambhore.


 Gli uccelli

        Durante l’inverno, Il parco di Bharatpur arriva ad ospitare diversi milioni di uccelli, tra stanziali e svernanti, appartenenti ad oltre 250 specie diverse (che salgono fino a 375 se si contano quelle accidentali); di fatto, la densità di uccelli presenti nella riserva durante i mesi freddi si avvicina a quella riscontrata in alcuni paesi centro- e sud-americani, collocandosi tra le più elevate al mondo. Per questo motivo, la zona protetta si è meritata il titolo di "Bird Sanctuary", ossia "Santuario ornitologico", e come tale rappresenta uno degli hot-spot più conosciuti e visitati dai birdwatchers di tutto il mondo.

        Cominciando dalle specie acquatiche, ci si stupisce nell’osservare, durante l’estate, l’immensa garzaia letteralmente straripante di innumerevoli esemplari appartenenti ad almeno 20 specie differenti. Il volo di migliaia di Cormorani indiani (Phalacrocorax fuscicollis), di Cormorani di Giava (Microcarbus niger) e di Aninghe indiane (Anhinga melanogaster) si interseca con quello di altrettanti aironi: Aironi bianchi asiatici (Casmerodius albus modestus), Aironi bianchi mezzani (Mesophoyx intermedia), Aironi guardabuoi indiani (Bubulcus ibis coromandus), Sgarze indiane (Ardeola grayi), Tarabusini cinesi (Ixobrychus sinensis), ecc.

        A questi si aggiungono numerosi altri trampolieri: Spatole (Platalea leucorodia), Mignattai (Plegadis falcinellus), Ibis testa-nera (Threskiornis melanocephalus), Cicogne collo-lanoso (Ciconia episcopus), Cicogne becco-a-sella asiatiche (Ephippiorhyncus asiaticus), Tantali variopinti (Mycteria leucocephala) ed Anastomi asiatici (Anastomus oscitans).

        Nei mesi freddi, invece, le paludi che circondano le colonie brulicano letteralmente di anatidi svernanti e provenienti da ogni parte dell’Eurasia. Alle specie più diffuse ed usuali (quali Oche selvatiche, Casarche, Codoni, Alzavole, Marzaiole, Mestoloni, Fischioni, Moriglioni, Morette, e Fistioni turchi) si aggregano diverse specie altrettanto comuni ma tipicamente asiatiche come la Dendrocigna indiana (Dendrocygna javanica), l’Oca indiana (Anser indicus), l’Oca pigmea indiana (Nettapus coromandelianus) e l’Anatra becco-macchiato (Anas poecilorhyncha). Altre specie rare ed insolite, che fanno regolarmente comparsa nella riserva, sono: l’Anatra bitorzoluta (Sarkidiornis melanotos melanotos), il Gobbo rugginoso (Oxyura leucocephala), l’Alzavola asiatica (Anas formosa), l’Anatra falcata (Anas falcata) e l’Anatra marmorizzata (Marmaronetta angustirostris).

        I canneti e le vaste estensioni di vegetazione acquatica danno rifugio a numerose specie di Rallidi, quali la Gallinella petto-bianco (Amaurornis phoenicurus), il Rallo bruno (Amaurornis akool), la Schiribilla castana (Porzana fusca), ed il Pollo sultano testa-grigia (Porphyrio poliocephalus); i numerosi prati umidi, invece, ospitano, durante i mesi invernali, decine di Gru cenerine (Grus grus) e diverse Damigelle di Numidia (Anthropoides virgo), assieme alle quali si imbrancano, solitamente, alcuni esemplari di Gru siberiana (Grus leucogeranus), uno degli uccelli più rari ed enigmatici, che possiede qui a Bharatpur l’unico sito di svernamento regolare conosciuto al mondo.

        Sempre tra le specie legate ad ambienti umidi, i limicoli appaiono generalmente piuttosto scarsi e presenti in buon numero solo durante le migrazioni. Tra le specie osservabili vanno citati, in quanto rari o assenti più ad occidente e quindi interessanti agli occhi del birdwatcher europeo, la Jacana ali-bronzee (Metopidius indicus), l’Occhione maggiore indiano (Esacus recurvirostris), la Pernice di mare minore (Glareola lactea), l’onnipresente Pavoncella indiana (Vanellus indicus), il Corriere mongolo (Charadrius mongolus), il Piviere dorato asiatico (Pluvialis fulva), il Piro piro del Terek (Xenus cinereus), il Gambecchio minore siberiano (Calidris subminuta) e la Beccaccia dorata (Rostratula benghalensis).

Coppia di Capovaccaio becco giallo (Neophron percnopterus ginginianus)
foto L. Fardella


        Gli ambienti asciutti maggiormente alberati ed i fitti cespuglieti offrono riparo a molte specie tipicamente silvane a cominciare dai Rapaci, come lo Sparviero shikra (Accipiter badius), lo Spizaeto variabile (Spizaetus cirrhatus) e l’Aquila dei serpenti crestata (Spilornis cheela); in boschi e foreste, inoltre, vivono molti variopinti uccelli tipicamente tropicali come, ad esempio, il Parrocchetto dal collare (Psittacula krameri), il Piccione verde zampe-gialle (Treron phoenicoptera), il Cuculo-fagiano maggiore (Centropus sinensis), il Gufo reale bruno (Bubo coromandus), il Bucero grigio indiano (Ocyceros birostris), il Picchio dorso-dorato del Bengala (Dinopium benghalense) ed il Picchio rosso fronte-gialla (Dendropicos mahrattensis). Tra i Passeriformi arboricoli è necessario citare le seguenti specie caratteristiche: il Rigogolo indiano (Oriolus oriolus kundoo), lo Storno bramino (Sturnus pagodarum), la Gazza arboricola rossiccia (Dendrocitta vagabunda), l’Uccello di fiamma minore (Pericrocotus cinnamomeus), il Bulbul ventre-rosso (Pycnonotus cafer), il Garrulo della jungla (Turdoides striatus), il Pigliamosche del paradiso (Terpsiphone paradisi), l’Uccello sarto (Orthomomus sutorius) ed il Becco d’argento indiano (Euodice malabarica).

        Altri passeriformi osservabili durante il periodo invernale nel fitto della vegetazione, sono assai meno colorati e ben più difficili da riconoscere: i luì siberiani (Phylloscopus sp.), alcune bigie del genere Sylvia e numerosi pigliamosche (Muscicapa sp. e Ficedula sp.) possono costituire, infatti, un vero e proprio rebus per chi tenti di riconoscerle.

        Gli ambienti asciutti più aperti (prati con cespugli radi e savana arida) costituiscono il terreno di caccia ideale per tutti i predatori alati che abitano il parco. Delle oltre 65 specie di Rapaci diurni contattate nel subcontinente indiano, circa 46 sono state osservate nella riserva di Bharatpur. Durante l’inverno, infatti, il cielo si riempie dei voli di Pecchiaioli crestati indiani (Pernis ptylorhynchus ruficollis), Nibbi bianchi (Elanus caeruleus), Poiane occhi-bianchi (Butastur teesa), varie specie di aquile (Aquila sp.) e di albanelle (Circus sp.), Capovaccai becco-giallo (Neophron percnopterus ginginianus), Avvoltoi calvi (Sarcogyps calvus) e Falconi laggar (Falco jugger).

Averla dorsocastano (Lanius vittatus)
foto L. Fardella


        Oltre che serpenti, topi e piccole Lepri coda-rossa, anche il Francolino grigio indiano (Francolinus pondicerianus), il comunissimo Piccione selvatico (Columba livia), l’Allodola minore (Alauda gulgula) e varie specie di rondini (Hirundo sp.) rientrano tra le prede più ambite da questi temibili cacciatori alati.

        Pur non essendo propriamente "rapaci", anche la Ghiandaia marina indiana (Coracias benghalensis), il Gruccione verde minore (Merops orientalis beludschicus), il Martin pescatore di Smirne (Halcyon smirnensis), il Drongo nero (Dicrurus macrocercus), l’Averla maggiore indiana (Lanius meridionalis lathora) e l’Averla dorso-castano (Lanius vittatus) si appostano sulla cima di rami ed alberi secchi ad aspettare che l’ignara preda di turno (un topolino, una rana od una grossa cavalletta) passi nelle loro vicinanze.


 I migliori hotspot del parco

        La rete stradale del parco è vasta, complessa e costituita principalmente da sentieri in terra battuta (perfettamente percorribili in bicicletta) che prendono origine dalla strada asfaltata centrale (lunga circa 10 km.) che attraversa la riserva da parte a parte.

        Per chi si trattiene a lungo a Bharatpur (più di 4 giorni) è consigliabile visitare, a turno, tutte le porzioni del parco, percorrendo più sentieri possibili (compreso il lungo tratturo che segue l’intero perimetro della riserva) ed esplorando, così, tutti gli ambienti dell’area protetta.

        Viceversa, a coloro che pensano di soffermarsi solamente per pochi giorni, consiglio di effettuare 6 brevi percorsi (di 3/4 ore ciascuno), studiati in modo tale da dare un’assaggio delle numerose attrazioni naturalistiche dell’oasi (vd. Cartina).

 Percorso 1

Parrocchetto dal collare (Psittacula krameri)
foto L. Fardella


        Arrivati, all’interno del parco, al cancello secondario (dove viene effettuato il controllo dei biglietti acquistati all’ingresso principale) si lascia la strada asfaltata e si prende il tratturo in terra di sinistra, che si dirige verso il paesino di Jatoli; prima di quest’ultimo si svolta a destra per poi penetrare nell’area boschiva. Questo sentiero, infatti, passa attraverso l’unico appezzamento di foresta subtropicale della zona; piccoli tratti allagati, dense macchie di bambù e giganteschi alberi contorti di Mitragyna parvifolia concorrono a creare quella magica atmosfera da "India selvaggia" degna dei racconti di Salgari o del "Libro della Jungla". Questo è l’habitat preferito da scimmie, scoiattoli e cinghiali, mentre le chiome degli alberi brulicano di parrocchetti, buceri, picchi e rigogoli.

        Inoltre, nella parte più asciutta della foresta, all’ombra di innumerevoli acacie, si aprono le tane dell’Istrice indiano che ospitano anche numerosi Pitoni delle rocce (facilmente visibili durante il periodo Ottobre-Marzo). Nella stessa zona è possibile incontrare l’Occhione (Burhinus oedicnemus), l’Allodola-passero capocenerino (Eremopterix grisea) e lo Sciacallo dorato.

        Dopo aver attraversato il "canale di Jatoli" ed aver superato gli ultimi alberi della zona boscosa si attraversa, prima di ricongiungersi alla strada principale, un’area paludosa alberata che consente un primo assaggio della tipica avifauna acquatica del parco.


 Percorso 2

        Nel punto in cui la strada asfaltata incontra e scavalca il "canale di Jatoli" (che da qui comincia ad essere chiamato "canale Ghana"), si svolta a destra e si segue una stradina che si spinge in mezzo alle paludi. Il primo tratto di questo sentiero scorre praticamente in mezzo alle garzaie (ben visibili anche dalla strada principale), consentendo osservazioni ravvicinate degli uccelli al nido.

        Dopo meno di un chilometro, il sentiero si trasforma in un tratturo pavimentato con pezzi di mattone ("red brick path") che conduce ad una vastissima area prativa asciutta, scarsamente cespugliata, molto simile alla "savana alberata" africana. Qui è possibile osservare grandi branchi di erbivori (cervi ed antilopi), mentre nel cielo sfilano Avvoltoi calvi, Capovaccai ed aquile di varie specie, oltre che Rondoni minori (Apus affinis), Rondini coda-sottile (Hirundo smithii) e Rondini rupestri indiane (Hirundo fluvicola).

        La pianura sub-steppica è il regno delle locuste (presenti in numero variabile di anno in anno), che costituiscono la principale dieta di molti insettivori: la Ghiandaia marina indiana, lo Storno roseo (Sturnus roseus), lo Storno bianco e nero (Sturnus contra), il Merlo-gazza (Copsychus saularis), la Sassicola indiana (Saxicoloides fulicata), ecc.

        Il "sentiero di mattoni" è anche considerato uno dei migliori siti dell’India per l’osservazione del rarissimo Rampichino maculato (Salpornis spilonotus): questo uccelletto di 15 cm., strutturalmente simile al nostro rampichino (ma senza le penne della coda "a punta") e con le parti inferiori maculate, è distribuito nell’India centro-occidentale con 2 sottospecie endemiche estremamente scarse e localizzate (S. s. spilonotus e S. s. rajputanae, quest’ultima esclusiva del Rajasthan); nel Keoladeo NP lo si incontra solo nelle zone aride delle porzioni occidentali e meridionali, dove predilige le macchie di Acacia ed i boschetti radi di albero di Mango.

 Percorso 3

        Dal tempietto dedicato alla Dea Shiva ("Keoladeo"), posto al centro del parco, prende inizio (verso sinistra) un largo sentiero ad anello che attraversa vaste zone paludose e costeggia praterie umide e canneti, prima di ricongiungersi alla strada asfaltata. Questa è la migliore zona per osservare le anatre, durante l’inverno, ed i rallidi: è incredibile quanto si lascino avvicinare i polli sultani, le jacane, i Pellicani bianchi (Pelecanus onocrotalus) e le Oche elvatiche orientali (Anser anser rubrirostris). Da qui, inoltre, si dominano i prati umidi utilizzati dalle cicogne, dagli aironi e dalle Gru antigoni (Grus antigone) per il foraggiamento.

        Verso la fine del percorso è possibile notare un altro grande complesso di tane scavate dall’Istrice indiano (vd. Cartina: punto e); presso tali cunicoli è facile osservare (durante l’autunno e l’inverno) diversi esemplari di Pitone delle rocce, pigramente acciambellati al calore del sole mattutino. Chi volesse vederli ma non riuscisse a scovarli da sé, può rivolgersi ad una delle guide locali, che generalmente conoscono il sito alla perfezione.

        Prima di imboccare il sentiero consigliato, però, è assolutamente imperdibile una sosta presso il tempio "Keoladeo" (vd. Cartina: punto d). Qui, seduti su panchine in pietra tra palme ed alberi di Mango, è possibile osservare con facilità alcuni uccelletti interessanti: il Cuculo-sparviero comune (Hierococcyx varius), la Tortora delle palme (Streptopelia senegalensis), la Tortora dal collare rossiccia (Streptopelia tanquebarica), l’Upupa (Upupa epops), la Ballerina nera indiana (Motacilla maderaspatensis) e molti altri si sono tanto abituati alla presenza umana che arrivano a posarsi a pochi metri dal turista; come se ciò non bastasse, la Civetta maculata (Athene brama) è sempre presente (anche di giorno) sugli alberi secchi vicini alla costruzione.

 Percorso 4

Savana alberata - foto L. Fardella

        Questo particolare percorso, che inizia a metà del sentiero descritto precedentemente, si spinge ad esplorare la parte sud-orientale del parco; quest’area è la più selvaggia in quanto non viene mai visitata dai tour organizzati e quindi rappresenta sicuramente un "must" per la maggior parte dei birdwatcher incalliti. La mancanza di disturbo, infatti, fa si che gli uccelli, in questa zona della riserva, siano particolarmente abbondanti e confidenti.

        Il primo tratto di sentiero passa in mezzo ad aree paludose, per poi toccare ambienti più asciutti, di savana alberata con boschi radi e cespuglieti aridi (ottimi per il Rampichino maculato, vd. Percorso 2).

        Anche se la lista delle specie possibili in questa zona ricalca grosso modo quelle viste per i siti precedenti, una visita a questa porzione di parco è assolutamente raccomandabile vista la spettacolarità di certi scorci paesaggistici e per cercare di aumentare la propria check-list personale.

 Percorso 5

        Proseguendo verso sud (dal tempio "Keoladeo") lungo la strada principale, dopo aver costeggiato alcune aree paludose, ci si addentra in una interessante formazione boschiva umida. Questo ambiente dà rifugio a numerosi mammiferi selvatici: qui è facile osservare, direttamente sul bordo della strada, cinghiali, antilopi Nilgau, sciacalli, manguste e macachi. Continuando ancora lungo la strada (che si snoda parallelamente al "canale Ghana"), si arriva fino al cancello meridionale del parco, dove si incontra una costruzione della Guardia Forestale. Qui, nei pressi di una chiusa in cemento, si supera il muricciolo di confine (con la bicicletta sulle spalle!) per poi tirare avanti, al di fuori del parco, lungo l’argine del canale.

        L’ambiente che si incontra all’esterno dell’area protetta è quello tipico della campagna coltivata indiana: campi di granturco, risaie e prati da foraggio si intercalano a vaste zone incolte; questo è l’habitat preferito da varie specie interessanti come la Pavoncella dalle caruncole gialle (Vanellus malabaricus), il Nibbio bianco, la Gru antigone ed il Garrulo comune (Turdoides caudatus). Lungo il canale e nelle prospicienti risaie è possibile osservare (in ogni periodo dell’anno) l’Anatra becco-macchiato e la Sterna di fiume indiana (Sterna aurantia).

        Alla fine della strada (dopo circa 1 km. dal confine del parco) si giunge sulla riva di un gigantesco bacino artificiale, recentemente scavato per raccogliere acqua piovana; questa viene utilizzata per irrigare le campagne circostanti e riempire le paludi del parco nazionale. Il lago, che si popola, durante i mesi freddi di migliaia di uccelli acquatici (anatre, oche e cormorani), costituisce il miglior sito, nei dintorni della riserva per l’avvistamento di alcune specie rare ed interessanti: l’Anatra bitorzoluta, il Gabbiano testa-bruna (Larus brunnicephalus), il Gabbiano di Pallas (Larus ichthyaetus), la Sterna ventre-nero (Sterna melanogastra) ed il Becco-a-forbice indiano (Rynchops albicollis) percorrono le sponde del lago volando in lungo e in largo, mentre l’Aquila di mare di Pallas (Haliaeetus leucoryphus) ed il Falco pescatore (Pandion haliaetus) sorvolano il bacino in cerca di incauti pesci.

 Percorso 6

        Per finire, desidero proporre un breve itinerario ad anello che parte dall’ingresso del parco per poi ricongiungersi alla strada principale poco più a sud. Ho voluto di proposito lasciare per ultimo questo possibile sentiero in quanto sarebbe consigliabile percorrerlo verso il tramonto (o molto presto la mattina), magari al ritorno da una visita pomeridiana al resto del parco. Questo perché tale tragitto si snoda attraverso un’area cespugliosa rada particolarmente arida ed assolata, praticamente priva di vita durante le ore più calde della giornata.

        Questa zona è considerata la più favorevole del parco per l’osservazione dei mammiferi selvatici (sciacalli, manguste, gatti della jungla e cinghiali) oltre che di numerose specie ornitiche tipiche della macchia boschiva. Grossi e vocianti stormi di parrocchetti, buceri, garruli e Corvi delle case (Corvus splendens), infatti, usano confluire qui verso sera prima di ritirarsi nei loro "roost" notturni; tutto questo avviene mentre varie specie di tortore tubano ed il Cuculo dal ciuffo bianco-nero emette il suo monotono grido stonato.


Bibliografia

  • AA.VV. — 2000 — India del Nord — Guide EDT.
  • Cramp S. et alii — 1977/94 — Birds of the Western Palearctic — Oxford University Press.
  • Grimmet R. et alii — 1998 — Birds of the Indian Subcontinent — Helm.
  • Kazmierczak K., Singh R. — 1998 — A Birdwatchers’ Guide to India — Prion Ltd.
  • Kazmierczak K., van Perlo B. — 2000 — A Field Guide to the Birds of the Indian Subcontinent — Pica Press.

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    2001, Quaderni di birdwatching

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