Quaderni di birdwatching Anno IV - vol. 7 - aprile 2002

Approfondimenti

Titolo
La Blue Nile Valley - foto R. Garavaglia

        L’ETIOPIA E' UN PAESE che, con incrollabile ottimismo, si è messo alle spalle una storia passata e recente fatta di guerre e devastanti carestie e sta cercando disperatamente di sopravvivere, con 65 milioni di abitanti e tutte, ma proprie tutte, le difficoltà che attanagliano i Paesi del terzo mondo.

        Ciononostante, viaggiare in Etiopia non è, per il turista occidentale, un’esperienza sconvolgente: l’estrema povertà degli abitanti è tangibile ma non si assiste a scene disperate di fame, miseria e malattia. Piuttosto, gli abitanti dei villaggi vivono la loro vita tradizionale, esattamente nello stesso modo nel quale vivevano dieci, cento o cinquecento anni fa e un’economia di sussistenza riesce evidentemente, quanto miracolosamente, a dare un minimo di che vivere a tutti. Certo, la povertà si vede dovunque: mancano le scarpe e gli abiti sono laceri; l’acqua potabile è un lusso e quali siano le reali condizioni sanitarie si possono solo immaginare.

        Per l’Etiopia, il turismo è una voce di entrate quasi inesistente e, proprio per questo, è importante che si crei un piccolo flusso di visitatori orientati verso l’ecoturismo, che possa dare un senso, anche economico, alla salvaguardia delle risorse naturali di questo Paese.

Etiopia

        Dal punto di vista zoogeografico, è situata al punto di incontro delle regioni Paleartica e Afrotropicale e offre un’incredibile mescolanza di uccelli di entrambe. In totale, ospita qualcosa come 830 specie ma, cosa più rilevante, è la patria di non meno di trenta specie endemiche, che diventano ancora di più se si considerano anche quelle che, seppure sono non limitate a questo solo Paese, hanno una distribuzione molto ristretta o si possono considerare endemiche della regione abissinica. E’ sorprendente che una buona parte di queste specialità sia costituita da specie di grandi dimensioni e, spesso, dalle caratteristiche molto peculiari: molte di queste sono non-passeriformi e tre costituiscono generi monotipici.

        I finora pochi birdwatcher che si avventurano in queste regioni si dedicano principalmente alla ricerca di queste specie rare e localizzate ma, vista la ricchezza della fauna e la diversità degli habitat, durante un viaggio in Etiopia è possibile venire a contatto con un buon campionario degli uccelli dell’Africa centrale. In un tour "dedicato" di un paio di settimane, noi abbiamo ammassato una trip-list di oltre 400 specie, delle quali ben 42 di rapaci diurni. E ne abbiamo mancato qualcuno.

        L’Etiopia è un Paese immenso, di oltre un milione di km2, diviso in due dalla Rift Valley, fiancheggiata da altipiani e montagne alte più di 4.000 metri. Queste zone di alta quota, che ospitano 25 dei circa 30 endemismi della regione, si possono visitare agevolmente senza allontanarsi più di 300 km dalla capitale, Addis Abeba, utilizzando le poche infrastrutture turistiche esistenti. I lunghi spostamenti sono penosamente lenti, visto lo stato delle strade, e raggiungere le provincie dell’estremo sud, che ospitano i più ambiti tra gli altri endemismi, richiede invece una spedizione appositamente organizzata.

        Il paesaggio è dominato dall’enorme massa degli altipiani, con una quota media di 2.500 metri, sovrastati da catene montuose altissime e solcati, oltre che dalla Rift Valley, dalla valle del Nilo Azzurro e da altre valli minori, che spesso generano canyon dai pendii vertiginosi. Da tempo immemorabile gli altipiani sono densamente popolati e intensamente sfruttati: il perenne bisogno di legna da ardere ha fatto sì che la maggior parte delle foreste originarie sia sparita, rimpiazzata da piantagioni di eucalipti e campi di cereali, stenti ma estesi dovunque. Poiché parecchi degli endemici sono specie di foresta, questo restringe le aree buone per il birdwatching ad un pugno di siti rimasti più o meno intatti. Ai margini, l’altopiano degrada verso le terre aride della Somalia e dell’Eritrea, dove prevale la savana.

        In questo articolo vorrei concentrare l’attenzione sulle diverse specie endemiche, tutte affascinanti e alcune delle quali sono ancora oggi poco o per nulla conosciute. Alcune sono state rinvenute solo di recente; due o tre di loro sono dubbie e, addirittura, una non è mai stata descritta ufficialmente e non ne sono mai stati catturati esemplari: ne esistono solo delle osservazioni in natura. E chissà che, in qualche valle remota, non ci sia ancora qualcosa che attende di essere scoperto.

        Dovunque in Etiopia gli uccelli, oltre ad essere abbondanti sia come numero che come varietà di specie, sono anche estremamente confidenti nei confronti dell’uomo. A questo comportamento, senza dubbio, non è estraneo il tabù religioso (derivato dalla originale religione animista e diffuso sia presso i cristiani copti, la maggioranza, che i mussulmani) che considera impensabile uccidere un uccello selvatico per cibarsene. Non altrettanto per i mammiferi che, infatti, sono sempre molto rari e confinati praticamente solo all’interno delle riserve. Questa è la sorte che è toccata al Lupo d’Etiopia Canis simiensis, anch’esso endemico, minacciato e ridotto ad una popolazione globale di 500 o 600 esemplari.


 Gli hot-spot

        Non è il genere di paese dove consiglierei di progettare un viaggio "fai-da-te", anche se questo è certamente possibile, avendo un po’ di esperienza nel campo. Piuttosto, suggerirei a chi volesse visitarlo di prendere parte ai viaggi di birdwatching che vengono organizzati dai tour operator specializzati, inglesi o scandinavi. Per questo motivo, accennerò solo brevemente ai vari siti importanti, senza dare indicazioni su come raggiungerli o come muoversi.

        In un Paese così vasto e per giunta pochissimo esplorato dal punto di vista ornitologico, le aree importanti per gli uccelli sono, per forza di cose, numerose e molte sono quelle ancora sconosciute che attendono solo di venire "scoperte". Basti pensare che la meravigliosa Harenna Forest, neanche così irraggiungibile, dopo la costruzione di una strada nei primi anni ’80, ha ricevuto finora solo una spedizione zoologica nel 1986 e mai nessuna spedizione ornitologica.

        A parte qualche gruppo di pionieri che si spingono nelle aree più remote, i birder stranieri tendono, come dovunque, a concentrarsi sui siti più noti e quelli meglio organizzati dal punto di vista logistico. La maggior parte delle osservazioni, per questo motivo, si concentra in un’area di massimo 300 km di raggio centrata attorno alla capitale Addis Abeba.

Gofarsa

        Questo lago artificiale, che crea un’interessante zona umida alle porte della capitale, rappresenta il battesimo del birdwatching in Etiopia e l’incontro con i primi uccelli endemici: Ibis caruncolato, Oca aliceleste, Rallo di Rouget, Zampagrossa dell’Abissinia, assieme a un gran numero di migratori paleartici, anatre e limicoli.

Debre Libanos e Jemmu Valley

        La valle del Nilo Azzurro si apre a nord-ovest di Addis Abeba, con poche ore lungo una strada che sarà, sperabilmente, in condizioni migliori nel prossimo futuro. Il canyon formato dal fiume è di per sé spettacolare, ma secoli di insediamento umano hanno ormai eliminato le foreste originarie, tranne che nella piccola area che circonda il santuario di Debre Libanos, luogo sacro dove la foresta è stata rispettata, tanto che ora rappresenta un’isola in mezzo ad un oceano di campi di cereali e piantagoni di eucalipti. Essendo un sito religioso, per accedervi bisogna ottenere un permesso da parte dei sacerdoti del santuario. Vi si incontrano facilmente una serie di specie molto ricercate: nella foresta Barbuto barrato, Sassicola di Rueppel, Turaco guancebianche, Rigogolo testascura, Pigliamosche ardesia abissino; nelle aree aperte Ibis caruncolato, Calandrella di Erlanger, Storno beccobianco. E molto altro ancora. E’ facile vedere il Babbuino Gelada, anch’esso endemico. Il fondovalle ospita il Francolino di Harwood.

Ankober

        La zona attorno al villaggio di Ankober, che viene visitata alla ricerca dell’omonimo Verzellino, si trova poco più di 200 km a nord di Addis Abeba. La strada è asfaltata e quindi molto buona, secondo gli standard locali, ma ciononostante ci vogliono più di tre ore per percorrerla tutta. Le pendici dell’escarpment, cioè del vertiginoso pendio che precipita dall’altipiano verso le pianure, sono uno spettacolo da mozzare il fiato.

Parco Nazionale di Awash

        Situato circa 200 km a nord-est della capitale, alla quota media di 1.000 metri, dove gli altipiani digradano verso le savane dell’Africa centrale, offre in pieno il gusto del birdwatching africano. La biodiversità è grandissima, anche se le vere specialità sono poche (ma sono tra le più enigmatiche: Sassicola modesta e Verzellino golagialla).

Laghi della Rift Valley

        I laghi della Valle del Rift (Ziway, Abijatta, Langano, Awasa) costituiscono un’area di primaria importanza per lo svernamento degli uccelli del Paleartico, oltre che per l’avifauna africana: pellicani, fenicotteri, cicogne, aironi, anatre, limicoli, gru, sterne, gabbiani, tutti in numeri notevoli. E milioni di Cutrettole, di tutte le sottospecie, forme e varianti.

Wondo Genet

        Non molto distante da Shashemane, circa 300 km a sud di Addis; ospita una varietà di specie di foresta, tra le quali gli endemici Pappagallo facciagialla, Inseparabile alinere, Rigogolo testascura, Picchio abissino, Rondine di Antinori e Rondine di Kaffa. In alcuni punti, la foresta intatta ha il fascino di una vera e propria giungla, con pappagalli, turachi e scimmie vocianti.

Parco Nazionale delle Bale Mountains

        Da Shashemane, la strada si spinge penosamente verso est per circa 200 km (che richiedono quasi una giornata di guida), superando passi di 3.600 metri di quota, fino ai villaggi di Dinsho e Goba, nel mezzo del Parco. Qui le foreste di altitudine sono molto meglio conservate e, ai nostri occhi europei, suscitano uno strano ricordo dei boschi alpini svizzeri. A sud di Goba si estende la stupefacente Harenna Forest, vastissima e ancora conservata quanto inesplorata, le cui parti più elevate, esposte all’incontro delle masse d’aria umida che risalgono dal Mar Rosso, sembrano le magiche foreste degli elfi, incrostate di muschio e ingemmate di licheni pendenti. Qui, le specie di foresta includono Picchio abissino, Uccello gatto d’Abissinia, Cincia nera dorsobianco, Rigogolo testascura, Pigliamosche ardesia abissino.


Dinsho Forest
Dinsho Forest - foto R. Garavaglia


        Tra Goba e la Harenna Forest, la strada si inerpica e attraversa per 30 km il Sanetti Plateau, il più vasto altopiano dell’Africa, alla rispettabile quota di 4.100 metri. Le vaste torbiere e le distese di Elicriso ospitano la popolazione nidificante più meridionale di Casarca, quella più settentrionale di Gru caruncolata, e una di Gracchio corallino, distante migliaia di km dall’areale più prossimo, oltre agli endemici Pavoncella abissina, Zampagrossa dell’Abissinia, Rallo di Rouget, Oca aliceleste; l’abbondanza di roditori attira anche un’analoga abbondanza di rapaci.

        Nel Parco è anche possibile incontrare alcuni rarissimi mammiferi come il Lupo d’Etiopia e il Nyala di montagna.

        Le restanti località "da birdwatching" sono tutte situate nel sud del paese, e raggiungerle richiede quantomeno un veicolo fuoristrada (visto lo stato delle strade), una tenda (vista la completa mancanza di infrastrutture turistiche), ma anche acqua potabile, cibarie, carburante e tanta perseveranza (viste le distanze). Tutto questo, unito al fatto che ogni località offre al più una o due delle specie ricercate, fa sì che solo i più fermamente intenzionati a completare la loro life-list si spingano fin da queste parti.

        Sof Omar, a sud di Goba, è l’unico sito noto per il Verzellino di Salvadori; Genale, proseguendo in direzione sud, è il posto per il Turaco di Ruspoli; Negele, ancora più a sud, ospita l’Allodola del Sidamo, mentre a Bogol Manyo, al confine con la Somalia, si trova l’Allodola di Erard. Ancora più fuori mano, l’area attorno a Yabelo, vicino al confine col Kenya, è l’unica dove vivono il Corvide di Zavattari, la Rondine codabianca, e la Tortora alibianche. Il Parco Nazionale del Nechisar è un posto ancora meno frequentato. Il versante occidentale della Rift Valley, dal punto di vista ornitologico, è ancora terra incognita.


 Le specie endemiche

        Come spesso succede quando si parla degli uccelli di qualche parte remota del mondo, sorge il problema dei nomi vernacolari. Per alcune delle specie di cui parlerò, non è stato ancora coniato un nome ufficiale (per lo meno non nella prima edizione, quella in mio possesso, della Lista in lingua Italiana degli uccelli di tutto il mondo, di Massa, Bottoni e Violani); in questi casi, ho usato una traduzione del nome inglese.

        Per facilitare il riferimento alle guide da campo e alla letteratura ornitologica esistente, di ogni specie riporterò anche il nome in lingua inglese, tra parentesi.

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Ibis caruncolato - foto R. Garavaglia


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Oca aliceleste - foto R. Garavaglia

Ibis caruncolato
Bostrychia caruncolata
(Wattled Ibis)

        Il primo (in ordine tassonomico) degli endemismi è anche uno di quelli "impossibili da mancare". Ampiamente distribuito su tutto l’altopiano, a quote superiori a 1.500 metri, lo si può trovare in un’ampia varietà di habitat: zone umide, prati, fiumi, campi coltivati, zone alberate e anche nelle aree antropizzate: non è raro vederlo volare tra gli edifici di Addis Abeba.

Oca aliceleste
Cyanochen cyanopterus
(Blue-winged Goose)

        Un’oca di forma compatta, che viene ritenuta la controparte ecologica dell’Oca delle Ande Chloephaga melanoptera e ad essa imparentata, anche se questa parentela non si spiega in alcun modo. Ristretta agli altipiani Etiopi, dove frequenta acquitrini, torbiere e corsi d’acqua tra i 2.000 e i 4.000 metri di quota, è una delle specie di oca più localizzate e più rare. All’interno del suo areale è comunque ancora ben diffusa e facile da osservare, anche per il carattere molto fiducioso: si lascia avvicinare fino a 10-15 metri ed è riluttante ad alzarsi in volo.


Francolino di Harwood Francolinus harwoodi (Harwood’s Francolin)

        Estremamente localizzato, viene osservato in pratica solo al fondovalle della Jemmu Valley, la Valle del Nilo Azzurro. Ancora oggi, si sa molto poco di questa specie e si crede che in realtà presenti una distribuzione più ampia; la sua apparente rarità deriva dalle abitudini elusive che permettono di contattarlo solo durante la stagione riproduttiva, quando i maschi in canto sono molto appariscenti. E anche allora, poiché l’attività di canto è limitata alle prime ore dell’alba e i siti sono piuttosto remoti, solo i birdwatcher disposti a dormire sul campo, in tenda, hanno la fortuna di vederlo.

Rallo di Rouget Rougetius rougetii (Rouget’s Rail)

        Uno strano rallide che si è meritato l’onore di un suo genere monotipico. Anch’esso limitato alle alte quote, fino a circa 4.000 metri, abita le torbiere e i prati allagati. Non è raro, anche se sembra diminuito a causa del sovrapascolo, che ha impoverito la vegetazione delle zone umide. Il colore ruggine di tutte le parti inferiori e l’abitudine di uscire spesso allo scoperto lo rendono facile da individuare.

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Pavoncella abissina - foto R. Garavaglia

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Colomba dal collare bianco - foto R. Garavaglia

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Inseparabile alinere - foto R. Garavaglia

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Pappagallo facciagialla - foto R. Garavaglia

Pavoncella abissina
Vanellus melanocephalus
(Spot-breasted Lapwing)

        Ha una distribuzione frammentata, confinata alle zone più elevate, superiori ai 3.000 metri. A riprova del fatto che si tratta di una delle specie di limicoli meno studiate al mondo, basti pensare che il piumaggio giovanile non è mai stato descritto, non si sa di cosa si cibi, finora è stato reperito un solo nido e non esistono stime di popolazione. Nel nostro viaggio ne abbiamo incontrato un gruppo numeroso (una trentina di individui) in un sito "classico" per questa specie, a circa 3.000 metri nei pressi di Dinsho e osservati alcuni altri in volo sul Sanetti Plateau, un vasto pianoro coperto di torbiere a 4.100 metri.

Colomba dal collare bianco
Columba albitorques
(White-collared Pigeon)

        Una tra le più comuni e abbondanti delle specie endemiche. In effetti, sembra occupare la nicchia che altrove è del piccione domestico: commensale dell’uomo, vive felicemente inurbata, oltre che nell’habitat originario costituito dalle pareti rocciose. Data la sua adattabilità, non si riesce a capire quali motivi o esigenze ecologiche mantengano la sua distribuzione ristretta agli altipiani dell’Etiopia.

Inseparabile alinere
Agapornis taranta
(Black-winged Lovebird)

        Un colorato pappagallino, verde brillante con la fronte rossa e ali e coda nere, abitante della foresta di ginepro e Podocarpus, a quote non troppo elevate. E’ gregario e molto vocale; ancora abbastanza diffuso in un varietà di habitat, ma la generale riduzione delle foreste lo espone a rischio.

Pappagallo facciagialla Poicephalus flavifrons (Yellow-fronted Parrot)

        Meno frequente del precedente, è legato alle foreste di Ficus e Acacia della Rift Valley, con la presenza di grandi alberi carichi di frutti, dai 300 fino ai 3.000 metri di quota. Anch’esso molto gregario e rumoroso, si lascia facilmente localizzare nella volta della foresta.

Turaco di Ruspoli Tauraco ruspolii (Ruspoli’s Turaco)

        Una delle specialità del sud dell’Etiopia, area molto più difficile da raggiungere, e quindi osservato solo dai pochi avventurosi birdwatcher che si spingono in quelle lande. Preferisce i margini delle foreste aride e sempreverdi di ginepro, ai confini di sud-est del massiccio montuoso, a quote intermedie. Scoperto nel 1892 dall’esploratore italiano principe Ruspoli, non è stato più rivisto fino al 1940; sono noti solo tre siti della sua distribuzione. E’ considerato minacciato; la sua biologia e le sue abitudini sono quasi sconosciute.

Gufo dell’Abissinia Asio abyssinicus (Abyssinian Long-eared Owl)

        Questo gufo, riconosciuto come specie separata dal Gufo comune solo nel 1990 da Sibley, vive al di sopra dei 3.000 metri ed è molto più scuro del Gufo comune e più intensamente barrato. Al di fuori dell’Etiopia ed Eritrea, è noto un solo esemplare proveniente dal Monte Kenya, dove pare che vi siano state altre osservazioni. Il classico sito dove per anni se ne poteva osservare un individuo al roost è stato di recente abbandonato.

Barbuto barrato Lybius undatus (Banded Barbet)

        Molto diffuso ed ecologicamente poco esigente, questo colorato barbetto, caratterizzato dalla vistosa macchia rossa sulla fronte, lo si può incontrare nelle foreste così come nei parchi cittadini della capitale. Ciò non vuol dire che sia facile da osservare, perché è sempre poco numeroso e ha un carattere schivo.

Picchio abissino Dendropicus abyssinicus (Abyssinian Woodpecker)

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Picchio abissino - foto D. Forsman

        E’ molto probabile che l’areale originario di questo piccolo picchio, legato alle foreste di ginepro e di Hagenia, sia stato drasticamente ridotto, parallelamente alla sostituzione delle foreste con le piantagioni di eucalipto. Scarsa frequenza e comportamento elusivo lo rendono difficile da osservare; inutile dire che ben poco si sa delle sue abitudini e della sua biologia. Noi abbiamo avuto la fortuna di trovare un nido attivo, con gli adulti che trasportavano cibo ai nidiacei, nella fiabesca Harenna Forest, alla quota di circa 2.800 metri e poi un secondo nido con entrambi gli adulti affaccendati alla costruzione nella foresta di Goba, alla stessa quota. In un articolo apparso nel 1999 su Alula, Hadoram Shirihai, pioniere del birdwatching in Etiopia, definisce questa specie "never been illustrated properly"; questo tanto per dare il giusto rilievo alla foto che siamo in grado di presentare.


Allodola di Erard Mirafra degodiensis (Degodi Lark)

        Una specie di allodola pressoché sconosciuta. Descritta nel 1975 sulla base di un esemplare catturato nel 1971, è stata successivamente osservata solo nel 1989 e da allora pochi eletti l’hanno potuta inserire nella loro life-list, solo e sempre nella stessa località. Infatti abita le piane sassose e aride dell’estremo sud dell’Etiopia, al confine con Kenya e Somalia, una zona occupata da turbolente tribù di etnia Somala, dove gli occidentali raramente si avventurano. Pochissime le foto esistenti di questa specie, della quale è persino difficile trovare pubblicati i criteri per l’identificazione. E’ classificata come minacciata.

Allodola del Sidamo Heteromirfra sidamoensis (Sidamo Lark)

        A questo punto rischio di ripetere quasi esattamente quello che ho detto per la specie precedente: scoperta non prima del 1968 da una spedizione del Museo di Parigi, la sua descrizione è stata pubblicata nel 1975 e poi è stata riscoperta solo nel novembre 1994. Sembra che la sua distribuzione sia meno localizzata, ma viene considerata minacciata per la distruzione del suo habitat causata da una serie di fattori: agricoltura, pascolo, attività militari e l’arrivo di masse di rifugiati dalla vicina Somalia.

Calandrella di Erlanger Calandrella erlangeri (Erlanger’s Lark)

        Una specie "nuova", frutto delle revisioni tassonomiche; recentemente separata da C. cinerea della quale era considerata sottospecie. Diffusa anche nelle aree coltivate e a pascolo dell’altipiano, è abbastanza facile da vedere.

Rondine codabianca Hirundo megaensis (White-tailed Swallow)

        Una piccola rondine bianca nelle parti inferiori e blu nelle superiori, endemica delle zone aride e aperte dell’Etiopia meridionale, a quote intermedie. Si suppone che nidifichi all’interno dei buchi scavati dall’Oritteropo nei termitai. E’ ristretta ad un’area di soli 10.000 km2, probabilmente da fattori altitudinali, e la sua popolazione sembra in costante diminuzione, quindi è classificata come minacciata.

Zampagrossa dell’Abissinia Macronyx flavicollis (Abyssinian Longclaw)

        Questa specie di pispola con la gola gialla, che vive nelle praterie di alta quota, è ancora abbastanza diffusa e facile da incontrare, anche se viene riportata una sua graduale rarefazione.

Sassicola rupestre alibianche Thamnolaea semirufa (White-winged Cliff Chat)

        Un colorato abitatore di pietraie e gole rocciose, tra 1.500 e 2.500 metri di quota, che ricorda un Codirossone rosso e nero, a volte associato alle abitazioni umane, in quanto nidifica nella cavità dei muri a secco. Ha una distribuzione vasta, ma non è mai comune. Appare molto simile a T. cinnamomeiventris, dalla distribuzione più ampia in tutta l’Africa dell’est.

Sassicola di Rueppel Myrmecocichla melaena (Rueppel’s Black Chat)

        Anch’essa amante delle aree rocciose, dal piumaggio completamente nero con lo specchio alare bianco, si trova solo sul versante occidentale della Rift Valley, spesso in prossimità dei torrenti. Tanto per cambiare, si tratta di una specie della quale non si conosce quasi nulla.

Sassicola modesta Cercomela dubia (Sombre Rock-chat)

        Una specie enigmatica, di aspetto simile ad un Codinero molto scuro, della quale ben poco si conosce. Basti dire che l’unica field-guide che la illustra, sotto il titolo Habitat riporta: "unknown", sconosciuto. I birdwatcher la trovano in alcune aree molto ristrette, dominate da rocce laviche nere con pochi cespugli sparsi.

Pigliamosche ardesia abissino Dioptrornis chocolatinus (Abyssinian Slaty Flycatcher)

        Variamente classificato anche come Bradornis oppure Melaenornis chocolatina, non vede ancora chiarita la sua posizione sistematica. Non solo, ma è stato bellamente ignorato dai due più importanti studi sull’avifauna dell’Etiopia e, come se non bastasse, è anche illustrato in maniera non veritiera sull’unica field-guide che lo include. Comunque sia, si tratta di una specie molto caratteristica e ben riconoscibile, diffusa in quasi tutti gli ambienti anche nel giardino dell’hotel in Addis Abeba.

Uccello gatto dell’Abissinia Parophasma galinieri (Abyssinian Catbird)

        Assomiglia superficialmente al Grey catbird del Nord America, che possiede una voce miagolante da cui gli deriva il nome, ma questa specie africana ha un canto potente, variato e musicale; alcuni lo definiscono il miglior cantore di tutta l’Africa. Ama la copertura vegetale fitta ai margini delle foreste e se ne sta preferibilmente nascosto.

Cincia nera dorsobianco Parus leuconotus (White-backed Tit)

        Per la verità, vista la colorazione, sarebbe meglio chiamarla Cincia dorsogrigio, ma tant’è. Abbastanza comune nei boschi di montagna al di sopra dei 1.800 metri, la si può ritrovare anche nei giardini all’interno di Addis Abeba.

Rigogolo testascura Oriolus monacha (Black-headed Forest Oriole)

        Un altro specialista delle foreste di ginepro e di Hagenia, che si distingue con molta fatica dal Rigogolo testanera africano O. larvatus. Confinato anch’esso sugli altipiani, frequenta la foreste sempreverdi, principale criterio che lo distingue da O. larvatus.

Corvide di Zavattari Zavattariornis strasemanni (Strasemann’s Bush Crow)

        Una delle specie più ricercate ma, poiché risiede solo in una ristretta area di meno di 6.000 km2 del profondo sud dell’Etiopia, soli pochi birdwtacher hanno avuto il piacere di vederlo. E’ anche molto attraente dal punto di vista estetico. Descritto per la prima volta nel 1938, viene classificato ora come un corvo, ora come uno storno. La sua morfologia suggerisce affinità con le ground-jay dell’Asia centrale, la sua colorazione è sorprendentemente simile a quella della Nocciolaia di Clark del Nord America, la forma del suo nido ricorda quello delle Gazze e si ritiene che abbia un comportamento sociale molto sviluppato. Inutile dire che, di tutta la sua biologia, si sa ancora molto poco; viene ritenuto minacciato.

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Corvo abissino - foto R. Garavaglia

Corvo abissino Corvus crassirostris (Thick-billed Raven)

        Il più massiccio di tutti i corvidi: un grosso corvo imperiale nero dall’aspetto davvero bizzarro: una calottina bianca al vertice del capo e un becco enorme, spesso fino a sembrare gonfiato, che gli conferisce una sagoma inconfondibile anche in volo. Tra le specie endemiche, è una di quelle il cui avvistamento è "garantito"; diffuso ovunque, anche se mai in grandi numeri, vive attorno a città e villaggi, dove si comporta da spazzino.

Storno beccobianco Onychognatus albirostris (White-billed Starling)

        Qui tocchiamo una nota dolente! Infatti si tratta dell’unica specie, tra quelle che avremmo potuto vedere nel nostro itinerario, che abbiamo miseramente mancato. Secondo i sacri testi dovrebbe essere diffuso e relativamente frequente nella valle del Nilo Azzurro. Chissà dove si nascondeva.

Canarino testanera Serinus nigriceps (Black-headed Serin)

        Il primo dei numerosi Serinus endemici dell’Etiopia (sono sei in totale). E anche il più diffuso e abbondante, incontrato a diverse altitudini in una varietà di ambienti, anche nei campi coltivati. Il maschio ricorda un Venturone con la testa tutta nera.

Verzellino groppone giallo Serinus xanthopygius (White-throated Serin)

        Questo, al contrario, è uno dei meno noti tra gli endemismi (gli altri, invece….). Sibley lo considera una specie buona, altri autori lo classificano come sottospecie di S. atrogularis oppure di S. reichenowi. La sua distribuzione geografica è nota solo con grande approssimazione, forse rimane confinato alla sola parte occidentale degli altipiani.

Canarino di Ankober Serinus ankobernis (Ankober Serin)

        Concorre degnamente al premio per l’areale di distribuzione più ristretto. Vive solo al margine della scarpata dell’altipiano, a quota rigorosamente compresa tra 3.000 e 3.200 metri, con esigenze ecologiche specifiche. Per farla breve: il suo areale noto copre un’area di soli 25 km2 e, per questo, viene considerato una specie minacciata. Scoperto nel 1976, fino al 1991 era stato avvistato solo altre sette volte in totale. Ora, almeno, si conoscono un paio di siti dove è ragionevolmente probabile trovarlo. Impegnando una giornata intera tra andata e ritorno, siamo riusciti a vederlo, sfidando la nebbia fittissima e la pioggia battente (si, credetemi, nel bel mezzo dell’Africa è andata proprio così). Una delle "crocette" più sudate della mia life-list. E anche uno degli uccelli meno accattivanti: una specie di canarino terricolo color grigio-topo, striato di scuro.

Verzellino golagialla Serinus flavigula (Yellow-throated Serin)

        Praticamente l’unico sito per osservare questa specie è il margine del cratere del Mount Fantalle, un vulcano attivo nel Parco Nazionale di Awash. Per raggiungerlo sono necessarie molte ore con un fuoristrada, accompagnati da una guardia armata e attraversando il territorio degli Afar che non gradiscono mai i turisti: meglio lasciare perdere. Non vi è nemmeno accordo sul fatto che meriti un reale status di specie: alcuni sostengono che si tratti in realtà di un ibrido tra S. atrogularis e S. dorsostriatus. Tra il 1880 e il 1886 ne sono stati "raccolti" tre esemplari, poi non è più stato contattato per oltre un secolo, fino alla sua riscoperta nel 1989. Anch’esso viene classificato come minacciato.

Verzellino di Salvadori Serinus xantholaemus (Salvadori’s Serin)

        Descritto nel 1974, è stato prima raggruppato con la specie precedente, poi nuovi studi, pubblicati nel 1994, lo hanno indicato come una specie separata. E’ morfologicamente riconoscibile per il collarino nero che borda inferiormente la gola gialla ma, più di tutto, frequenta un ambiente e un’area geografica del tutto diversi. In comune ha la rarità, la ridotta dimensione dell’areale e la sua collocazione remota e il fatto di essere minacciato. Vive negli uadi nel semi-deserto del lontano sud; è noto con certezza solo da due siti, ma potrebbe essere più diffuso di quanto si sappia.

Verzellino dalle tre strie Serinus tristriatus (Brown-rumped Seedeater)

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Verzellino dalle tre strie - foto R. Garavaglia

        E’ endemico non propriamente della sola Etiopia ma dell’area abissinica, essendo presente anche in Eritrea e in parte della Somalia. E’ anche probabilmente il più diffuso e comune; addirittura, si potrebbe dire che sostituisce il Passero, occupandone quasi la stessa nicchia ecologica. Infatti, è presente dovunque, ed è particolarmente abbondante nei centri abitati. E’ stato il primo endemico che abbiamo osservato nel nostro viaggio, nelle aiuole del parcheggio all’uscita dell’aeroporto. Di certo non colpisce l’occhio per la livrea, anche se il sopracciglio chiaro è sempre molto evidente.

Astro lineato Pytilia lineata (Lineated Pytilia)

        Da alcuni ancora trattato come conspecifico di P. phoenicoptera, viene considerato specie separata da Sibley. Al contrario degli altri appartenenti al genere, che sono molto gregari, lo si incontra solitario o in coppia, nella boscaglia e savana fitta. Si ciba a terra, ma può starsene immobile per lungo tempo appollaiato sui rami e non rende facile l’avvistamento.


 Le specie dubbie

        Oltre ad una tale abbondanza di specie endemiche (sono ben 33, fino a questo punto), più o meno rare o dallo status incerto, ma la cui posizione sistematica è ormai (quasi) generalmente accettata, ne esistono alcune altre di cui si mette in dubbio persino l’esistenza. Una, addirittura, della quale non è mai stata pubblicata una descrizione e non ne esiste neppure un esemplare in nessun museo.

Succiacapre del Nechisar Caprimulgus solala (Nechisar Nightjar)

        Una delle specie più controverse e, se riconosciuta valida, certamente la più rara: non è mai stato osservato in natura. E’ stato descritto nel 1995, basandosi su una sola ala (da qui il nome scientifico) recuperata da una carcassa in decomposizione ritrovata nel Parco Nazionale del Nechisar, una regione remota e poco visitata. L’ala era caratteristica per le grandi dimensioni e la posizione della macchia bianca. Le ricerche sul campo non sono riuscite a trovare traccia di questo succiacapre; potrebbe trattarsi di una specie molto rara o di un accidentale proveniente da un'altra area. In assenza di qualsiasi altra prova della sua esistenza, è inutile dire che la validità tassonomica di questa specie deve ancora venire pienamente dimostrata. Chi ne osservasse uno in natura passerebbe alla storia.

Rondine di Antinori Psalidoprocne antinorii (Brown Saw-wing)
Rondine di Kaffa Psalidoprocne oleaginea (Ethiopian Saw-wing)

        La vera posizione sistematica di questi due taxa non è chiara. In precedenza considerati sottospecie di P. pristoptera, sono stati elevati al rango di specie da Sibley in quanto allopatrici (cioè geograficamente separati). Queste rondini di foresta, vengono osservate nelle radure o mentre volano al di sopra delle chiome. Il fatto di osservare, nella foresta attorno a Wondo Genet, individui bruni e con il sottoala uniforme, rispondenti alla descrizione di P. antinorii, imbrancati, sia in volo che posati, assieme ad altri neri e con copritrici inferiori bianche, come in P. pristoptera, ci ha lasciati però perplessi. Qualcuno (e non l’ultimo arrivato…) ha argomentato che gli individui bruni potrebbero in effetti non essere nient’altro che i giovani della specie nominale. L’equivalente tassonomico di un campo minato.

Rondine rupestre d’Etiopia Hirundo sp. (Ethyopian Cliff Swallow)

        Decisamente, la specie più enigmatica. Ammesso che poi esista davvero. Verso la fine del 1988, sono state rese note alcune osservazioni di una "rondine non identificata" compiute in Etiopia, in due siti diversi. Da allora, più osservatori hanno preteso di aver avvistato rondini che corrispondono, più o meno precisamente, a quello che si crede essere questa stessa forma. Anche durante il nostro viaggio si è levato un paio di volte il fatidico grido. Di cosa si tratti esattamente non è dato sapere. Qualcuno ritiene possa trattarsi della Rondine di Fry Hirundo perdita (Red Sea Swallow), della quale è stato trovato nel 1984 un esemplare, morto presso un faro sulle coste sudanesi del Mar Rosso, e che non è mai stata più rivista da allora. Ma le descrizioni non combaciano bene; d’altra parte, v’è chi sostiene che H. perdita altro non sia che un qualche tipo di ibrido proveniente dal Paleartico. Le rondini osservate in Etiopia potrebbero allora costituire un’espansione dell’areale di H. preussi (che normalmente è distribuita nel settore occidentale dell’Africa centrale), oppure essere una forma ancora non nota di una qualche altra specie o, infine, essere per davvero una specie del tutto nuova.


 Quasi-endemici e altre specialità

        Se siete arrivati a leggere fino qui, con instancabile tenacia, complimenti. L’elenco delle specie, fino a questo punto, è stato ben lungo. Ma non è tutto qui. Infatti, l’Etiopia offre anche la possibilità di incontrare tutta una serie di specie che, anche se non si possono definire rigorosamente endemiche di questo paese, hanno una diffusione che, al massimo, include alcune delle aree confinanti e poco più: i cosiddetti "quasi-endemici". E poi ancora i numerosi specialisti degli ambienti d’alta quota i quali, seppure presenti altrove in Africa, trovano nell’Etiopia il loro areale principale, oppure presentano una distribuzione frammentata, limitata ai principali massicci montuosi di Etiopia e Kenia. Insomma, oltre agli endemismi, un birding tour in Etiopia offre la possibilità di mettere sulla propria check-list un buon numero di specialità ricercate e altrimenti difficili.

        Solo per citarne alcune: Phoeniculus somaliensis (Black-billed Woodhoopoe) che però vive anche Kenya e Sudan, Cercomela sordida (Moorland Chat) e Scleroptila psilolaemus (Moorland Francolin) rigidamente legati alle montagne, e quindi presenti unicamente anche in Kenya e Uganda, Tauraco leucotis (White-cheeked Turaco) che arriva fino all’estremo lembo meridionale del Sudan, la tortora Streptopelia reichenowi (White-winged Collared Dove), il Corvo di Somalia Corvus edithae (Somali Crow o Dwarf Raven) o anche semplicemente il comunissimo Passer swainsonii (Swainson’s Sparrow), facente parte del gruppo di P. griseus, recentemente splittato in numerose specie.

        E molti altri ancora, semplicemente troppi per elencarli tutti.


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2002, Quaderni di birdwatching

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