Quaderni di birdwatching Anno IV - vol. 8 - ottobre 2002

Hotspots

TITOLO
Marula Estate - foto di R. Garavaglia      


        IN OGNI GUIDA AL BIRDWATCHING quando si parla di Kenya i superlativi si sprecano. Posto a cavallo dell’equatore, con una topografia estremamente varia, combinata ad una straordinaria diversità di climi e di habitat, il Kenya è uno dei Paesi al mondo con la più alta biodiversità per quanto riguarda gli uccelli: la check-list nazionale include oltre 1080 specie e l’attuale record per un big-day (il maggior numero di specie osservate nell’arco di 24 ore) è stato ottenuto proprio in Kenya.

clicca per vedere la mappa
        Il lago Naivasha, alla quota di 1880 metri, è il più alto dei laghi della Rift Valley e uno dei pochi di acqua dolce (tutti gli altri hanno acque fortemente alcaline) ragion per cui l’avifauna del Naivasha è una tra le più abbondanti e varie. L’acqua dolce sostiene una ricca vita acquatica che, a sua volta, attira una grande diversità di uccelli: nell’area del Naivasha sono state osservate quasi 400 specie, che ne hanno fatto una delle mete più note del Kenya per il birdwatching. Gli uccelli acquatici vi fanno la parte del leone, in particolare durante la nostra stagione invernale, quando sono presenti i migratori paleartici. I censimenti invernali danno totali dell’ordine di oltre 25.000 uccelli acquatici, con parecchie migliaia di limicoli; inoltre il Naivasha sostiene quella che viene considerata la più alta densità di coppie dell’Aquila pescatrice africana. In aggiunta, le rive del lago e le aree adiacenti offrono una serie di ambienti altrettanto ricchi: per primo il papireto, fitto e costituito da piante alte anche parecchi metri, poi la foresta di acacia, con la sua avifauna esuberante. Purtroppo, su quasi tutto il perimetro del lago, il papireto e le foreste sono stati distrutti, o quantomeno molto ridotti, per far posto a villaggi, coltivazioni, serre, lodge per turisti.

        Quasi dovunque, tranne che a Marula.

        Marula è una tenuta privata, situata sulla riva nord del lago Naivasha, lungo la Rift Valley nel Kenya centrale. Secondo gli standard delle proprietà terriere locali, l’estensione della tenuta di Marula è del tutto normale; a noi abitanti della affollatissima Europa sembra immensa. Con una superficie di 15.000 ettari, in Italia starebbe alla pari con alcuni Parchi Nazionali. Per intendersi, occupa una fetta di territorio lunga, da nord a sud, quasi 25 km e larga da un minimo di 3 fino a 13 km, nel punto più ampio.

        La chiave della ricchezza della fauna di Marula sta nella varietà degli ambienti naturali che contiene e nel buono stato di conservazione in cui vengono mantenuti.

        Marula si affaccia sulla riva nord del lago Naivasha, con un fronte di circa 3 km, interamente occupato dal fittissimo papireto, ambiente che si incunea all’interno della tenuta anche per alcuni km, più o meno esteso e fiorente a seconda del livello del lago (quest’ultimo varia molto di anno in anno in risposta all’abbondanza delle piogge, in quanto il Naivasha non ha un emissario). Questo habitat, che un tempo bordava completamente le rive del lago, è ora stato quasi del tutto eliminato e le formazioni più estese, oltre 10 km2, si trovano appunto all’interno di Marula. In lingua Swahili, marula significa papiro.


Clicca per ingrandire
African Fish Eagle (Haliaetus vocifer)
foto R. Garavaglia


        Tra gli ambienti presenti in Marula, questo è probabilmente il più ricco in assoluto. Purtroppo noi abbiamo potuto visitarlo solo in maniera molto marginale, per un motivo ben preciso: il pessimo carattere di alcuni dei suoi abitanti. Infatti, la palude è frequentata da una popolazione di quasi 200 Ippopotami, assieme ad un buon numero di Bufali, e tutti quanti possono rivelarsi affatto ben disposti nei confronti degli intrusi umani. Non bisogna mai dimenticare che Bufali e Ippopotami sono gli unici animali selvatici veramente pericolosi e, in tutta l’Africa, la maggior parte degli incidenti mortali (per l’uomo) coinvolge queste due specie. Proprio per questa ragione, siamo stati fortemente e più volte sconsigliati dall’addentrarci nel fitto del papireto; a questo saggio consiglio ci siamo attenuti, rinunciando però alla possibilità di esplorare le rive del lago e di osservare gli uccelli acquatici. Abbiamo in parte rimediato visitando il Santuario Ornitologico di Crescent Island, posto proprio di fronte a Marula, dove la vegetazione ripariale è stata quasi del tutto eliminata e si può accedere alla fascia di fango e piante galleggianti che borda le rive. Qui abbiamo potuto osservare il campionario completo degli acquatici, veramente di tutto: dal gigantesco Goliath Heron al piccolo Gambecchio frullino, passando per le due specie di cormorani e le molte di anatre, limicoli, aironi, rondini e poi ibis, cicogne e spatole. Il che lascia solo immaginare quale potrà essere la ricchezza dell’ambiente ripariale intatto di Marula, quando si potrà esplorare senza rischiare la pelle. Le nostre timide puntate verso l’area paludosa ci hanno comunque permesso di vedere le specie più cospicue: Pellicano bianco e Pellicano rossiccio, Yellow-billed Stork, African Spoonbill, African Fish Eagle. Tra i passeriformi, a parte alcuni acrocefali Paleartici, Lesser Swamp Warbler, Little Rush Warbler, Golden-winged Sunbird e White-winged Widowbird.


image
La foresta di Acacia xanthophloea composta di piante mature e molto sviluppate, in alcuni tratti si presenta accuratamente brucata dagli erbivori - foto R. Garavaglia


        Gli ambienti umidi di Marula lasciano gradualmente il posto ad una splendida foresta di Acacie della febbre Acacia xanthophloea che, protetta ormai da alcuni decenni, ha raggiunto un magnifico stato di sviluppo e maturità, con piante alte anche più di 20 metri. Dove non è diradato dal pascolo, operato degli erbivori selvatici e in parte anche dai bovini domestici, il sottobosco è fitto ed intricato fino ad essere quasi impenetrabile. L'habitat cui abbiamo dedicato gran parte del nostro tempo è stato quello della foresta di acacia e l’elenco delle specie che abbiamo potuto osservare è impressionante. In effetti, la maggior parte dei nostri avvistamenti è stata fatta in questo ambiente; impossibile elencarli tutti.

Clicca per ingrandire
Northern Anteater Chat (Myrmecocichla aethiops)
foto R. Garavaglia


Clicca per ingrandire
Grey-backed Fiscal (Lanius excubitoroides)
foto R. Garavaglia


Clicca per ingrandire
Jackson's Widowbird (Euplectes jacksoni)
foto R. Garavaglia


        Soltanto per limitarsi alle più comuni, quelle che erano praticamente "garantite" ogni giorno: Hadada Ibis, Hildebrandt’s Francolin, African Green Pigeon, un buon assortimento di tortore tra cui African Mourning Dove, Ring-necked Dove, Red-eyed Dove, e Dusky Turtle-Dove, i buffi e gregari Spekled Mousebird, Green Wood-hoopoe, White-headed Barbet, Greater e Scaly-throated Honeyguide, quattro specie di picchi (Nubian, Cardinal, Bearded e Grey Woodpecker), White-browed Robin-chat, Northern Anteater Chat, il bizzarro White-eyed Slaty Flycatcher, assieme all’African Grey e al Pale Flycatcher, Yellow-breasted Apalis, Red-faced Crombec, Buff-bellied Warbler, Brown Parisoma, White-bellied Tit, gli spettacolari African Paradise e Red-bellied Paradise Flycatcher, le comunissime Grey-backed e Common Fiscal, Brubru, le coppie di Tropical Boubou impegnate nei loro evocativi duetti, e poi ancora la splendida Sulphur-breasted Bush-shrike, Northern Puffback, Black Cuckoo-shrike e il colorato Black-headed Oriole, oltre ad alcune coppie nidificanti della superba Long-crested Eagle.

        Il fatto che la stagione delle piogge fosse già iniziata, ci ha permesso di contattare le varie specie di cuculi, che sono migratori intraafricani, legati alla stagione umida: oltre a Red-chested Cuckoo (instancabilmente impegnato a cantare "it will rain" e aveva pure ragione, maledizione a lui!) anche Black, African, Klaas’ e Diederik Cuckoo e White-browed Coucal.

        E questo per citare solo i più abbondanti e, ancora una volta, tralasciando i migratori paleartici. Per dare conto anche delle specie meno frequenti, abbiamo allegato la check-list completa del nostro soggiorno a Marula.

        La parte centrale di Marula è occupata dalle aree coltivate. Queste, pur costituendo un’alterazione dell’ambiente naturale ad opera dell’uomo, riescono ad offrire un elemento di diversità ambientale e mantengono comunque una estensione limitata (circa 2.000 ettari) rispetto alla superficie totale della proprietà. Sostengono una buona comunità di uccelli che sa come approfittare dell’abbondanza di cibo creata dall’agricoltura. Non si può non citare il Red-billed Quelea, una specie invasiva considerata un vero e proprio flagello, un saccheggiatore dei raccolti. Tra i molti altri passeriformi: Rufous Sparrow, Baglafecht Waever, Spectacled Waever, Red-billed Firefinch, African Firefinch, Red-checked Cordon-bleu, Purple Grenadier, Crimson-rumped Waxbill, Pin-tailed Whydah, Yellow-rumped Seedeater, Yellow-fronted Canary, Brimstone Canary. E poi gli storni: Greater Blue-eared, Red-winged, Rüppel’s long-tailed, Wattled e il coloratissimo Superb Starling. La sera, nei campi aperti si formava un roost di decine tra Falchi di palude, Albanelle minori e Albanelle pallide e discreti stormi di Knob-billed Duck e Spur-winged Goose scendevano a cibarsi degli scarti lasciati sul campo. Ma lo spettacolo di cui non ci stancavamo mai era quello di un gruppo di oltre 100 individui di Grey Crowned Crane che stabilmente avevano preso residenza nel bel mezzo delle zone coltivate. In queste aree, si trova anche Jackson’s Widowbird, una specie endemica di Kenya e Tanzania, dal piumaggio di per sé coreografico, ma il cui display nuziale è addirittura sorprendente.


image
Grey Crowned Crane (Balearica regulorum) - foto R. Garavaglia

        Le praterie aperte e asciutte, occupano una parte importante del territorio di Marula e costituiscono soprattutto zona di pascolo per il bestiame domestico e per gli ungulati selvatici. In queste aree, anche per i birdwatcher più monomaniaci, sono i mammiferi, più di ogni cosa, ad attirare l’attenzione. Le Gazzelle di Thomson raggiungono densità difficilmente osservabili altrove e i loro branchi si confondono con quelli di Zebre e Impala. I mammiferi di Marula vengono censiti regolarmente, se possibile una volta al mese, e durante il nostro soggiorno sono state contate oltre 2.000 Zebre, 3.300 Gazelle di Thomsom, 2.700 Impala, più di 1.000 Bufali, 400 Facoceri, un migliaio di Eland e alcune centinaia di Waterbuck e Dik-dik di Kirk, con i meno frequenti Gazzella di Grant, Steinbuck, Reedbuck, Duiker e Bushbuck, per un totale di oltre 12.000 erbivori. Nell’area sono state riscontrate finora ben 48 specie di mammiferi, di cui 20 di Ungulati, 19 di Carnivori (compresi Leopardo, Ghepardo, Serval, due specie di Iena e tre di Sciacallo), 4 di Primati, più varie Manguste, la Genetta, l’Istrice e senza contare i Pipistrelli.

        Ovviamente, nelle praterie non mancano elementi di interesse anche nella comunità di uccelli; i più cospicui sono certamente il Secretary Bird e il Southern Ground Hornbill, ma sono abbondanti le pispole Grassland, Long-billed e Plain-backed Pipit, e le allodole Red-capped Lark e Rufous-naped Lark, il cui canto in questo periodo dell’anno è il suono più caratteristico della prateria. Un tocco di colore lo danno specie come Yellow-throated Longclaw, Golden-breasted Bunting e Temminck’s Courser.

        La savana erbosa forma un inestricabile mosaico con le formazioni a boscaglia e savana alberata, il bush africano, dominato da Tarchonanthus, un arbusto con foglie profumate che occupa buona parte del bush, in particolare sui versanti delle colline. Il suo nome Masai è Ol-leleshwa e con questo nome viene chiamata l’intera associazione vegetale, che ospita anch’essa la sua avifauna peculiare.

        Ad aggiungere diversità ambientale, Marula è attraversata anche da due fiumi, il Gilgil e il Malewa, che si riversano nel lago. Il Malewa, in particolare, ha eroso profondamente il suo alveo scavando il tenero suolo vulcanico e scorre incassato in una specie di piccolo canyon, prima di affluire nel lago formando un piccolo delta. Le ripide sponde del fiume ospitano floride colonie di Plain Martin e White-fronted Bee-eater, oltre al nido dello spettacolare Giant Kingfisher.

Clicca per ingrandire
White-fronted Bee-eater (Merops bullockoides)
foto R. Garavaglia


        Dove la vegetazione delle rive si fa fitta, si può vedere con facilità inusitata Grey-capped Warbler, considerato molto elusivo; tra gli incontri che si possono fare lungo il letto del fiume: il bizzarro Hamerkop e la Mountain Wagtail.

        Non mancano anche alcune scarpate rocciose, che oltre ad ospitare popolazioni di Procavia del Capo e a costituire il dormitorio notturno di nutriti gruppi di Babbuini, al birdwatcher offrono alcune specialità ricercate, come Schalow’s Wheatear e White-winged Cliff Chat.

        E per finire, non bisogna mai dimenticare di tenere un occhio rivolto al cielo. Non solo abbiamo avvistato 28 specie di rapaci (tra cui Brown Snake Eagle, Bateleur, African Goshawk, Mountain Buzzard, Augur Buzzard, le comuni e confidenti Tawny e Steppe Eagle, e le possenti Martial Eagle e African Crowned Eagle), ma non mancava mai lo spettacolo di rondini e rondoni, in una varietà inesauribile: Grey-rumped, Wire-tailed, Angola, Mosque, Red-rumped e Barn Swallow (quest’ultima è la nostra Rondine comune), Black Roughwing, Plain Martin, Rock Martin che nidificavano sotto il tetto di casa e, tra i rondoni, Nyanza, Mottled, White-rumped, Horus e Little Swift.

        Nei giorni della nostra visita a Marula, poco dopo la metà di marzo del 2002, abbiamo incontrato un inizio anticipato della stagione delle piogge. Eravamo quasi del tutto nuovi al birdwatching in Africa orientale e quindi, da veri inesperti, non solo abbiamo "sprecato" molto tempo dedicandolo a specie comuni ma, ad esempio, non abbiamo fatto il minimo tentativo di dipanare il rompicapo delle numerosissime specie del genere Cisticola. Ciononostante, e senza quasi poter visitare le zone umide, abbiamo accumulato una check-list di 225 specie solo entro i confini della proprietà. Se ad esse avessimo potuto aggiungere gli acquatici, senza fatica avremmo raggiunto le 250. Inoltre, sappiamo con certezza di avere mancato, per i capricci del caso o per la nostra inesperienza, almeno 20 specie residenti e certamente presenti.

        L’abbondanza di uccelli offerta da Marula ci ha stupiti ed entusiasmati: nonostante le nostre migliori intenzioni, alcune delle aree della proprietà non le abbiamo potute esplorare per il semplice fatto che non siamo mai riusciti a raggiungerle, perché i nostri trasferimenti venivano continuamente interrotti da avvistamenti interessanti e, arrivato il tramonto, non ci eravamo spostati per più di qualche km!

        Abbiamo la netta impressione che birdwatcher esperti, esplorando a fondo tutti i diversi ambienti, possano arrivare ad accumulare anche 300 specie. E questo in un solo periodo dell’anno!

image
foto D. Rubolini

        Marula dista poco più di 100 km dalla capitale Nairobi e dal suo aeroporto ed è posizionata in maniera strategica rispetto ad alcuni dei più noti parchi e mete di birdwatching del Kenya: il famoso lago Nakuru, con il suo milione di Fenicotteri minori, è lontano solo una cinquantina di km; ancora più vicino è il lago Elmenteita, mentre i laghi Bogoria e Baringo sono almeno 200 km più a nord. A pochi km da Marula c’è l’ingresso principale del Parco Nazionale di Hell’s Gate, con la sua colonia di Grifoni di Rüeppel e l’Aquila di Verroux, mentre spostandosi verso est, in un paio d’ore si entra nel parco Nazionale dei Monti Aberdares che, raggiungendo i 4.000 metri di quota, offre tutta una serie di ambienti diversificati a seconda dell’altitudine e un’avifauna altrettanto diversificata.

        La rete stradale del Kenya implica che qualunque spostamento di lungo raggio verso le grandi mete di safari e di birdwatching, da Masai Mara al lago Victoria, a Kakamega Forest, passando per Nandi, obbliga a transitare nelle vicinanze del Naivasha. Dato lo stato delle strade, questi spostamenti sono troppo impegnativi per essere percorsi in un solo giorno e Marula ha il potenziale per costituire la tappa ideale durante un viaggio e ha le carte in regola per diventare un vero e proprio hot-spot, che può costituire di per sé la destinazione di alcuni giorni di grande birdwatching.


COME VISITARE MARULA

Ci è stato possibile visitare Marula grazie alla cortesia del proprietario, il quale ha un progetto per sviluppare l’ecoturismo all’interno della proprietà. Molto di recente sono state realizzate delle strutture ricettive per offrire alloggio a birdwatcher, appassionati di natura e studiosi, in maniera al tempo stesso confortevole ma economica a confronto con i lussuosi lodge per turisti. Già da ora è possibile essere ospitati in questo centro visite all’interno dell’azienda, che è gestita da italiani; per contattare la direzione scrivete a: marula@africaonline.co.ke


BACK

2002, Quaderni di birdwatching

Tutti i diritti di proprietà letteraria e artistica riservati. È vietata la riproduzione totale o parziale senza consenso scritto.