Quaderni di birdwatching Anno IV - vol. 8 - ottobre 2002

Articolo originale
Titolo
testo e tavole di Matteo Lausetti

        GLI UCCELLI DELLE TEMPESTE appartengono alla famiglia Hydrobatidae (secondo alcuni autori Oceanitidae), che comprende le specie di più ridotte dimensioni tra quelle appartenenti all’ordine Procellariiformes, del quale fanno parte anche le berte, i petrelli e gli albatros.

        Si tratta di un gruppo di uccelli la cui identificazione in natura risulta estremamente complessa a causa delle ridotte dimensioni, delle limitate differenze cromatiche tra le varie specie, delle spiccate abitudini pelagiche. Abitudini che li rendono difficilmente osservabili e che ne favoriscono l’avvicinamento alla costa solo in condizioni metereologiche estreme che, come è ovvio, inficiano non poco l’efficienza dei nostri strumenti ottici e mettono a dura prova la pazienza anche del "seawatcher" più accanito. Di conseguenza, risulta evidente quale importanza possano rivestire l’osservazione e una corretta interpretazione di caratteri quali il modo di volare, le tecniche di alimentazione e, naturalmente, il solito "jizz". Per una sicura identificazione della specie, diventa indispensabile una certa esperienza, sia per quanto riguarda gli uccelli marini in generale che per gli uccelli delle tempeste più in particolare.

        Appartengono alla famiglia Hydrobatidae una ventina di specie suddivise in otto generi, presenti in tutti i mari del mondo. Le specie appartenenti a questa famiglia possono essere suddivise in due grandi gruppi, ognuno dei quali è legato ad un differente emisfero, pur presentando alcune sovrapposizioni.

        Il primo gruppo, quello diffuso nell’emisfero australe, comprende cinque generi (Oceanites, Garrodia, Pelagodroma, Fregetta, Nesofregetta) ed è caratterizzato da specie che presentano zampe piuttosto lunghe ed ali corte e piuttosto arrotondate, con dieci o undici secondarie.

        Il secondo gruppo, diffuso nell’emisfero boreale, comprende tre generi (Hydrobates, Halocyptena, Oceanodroma) ed è rappresentato da specie caratterizzate da zampe piuttosto corte, ali lunghe ed appuntite, con quattordici secondarie.

        Alcune specie hanno una diffusione molto ampia, altre presentano areali estremamente limitati, con casi di specie il cui areale di nidificazione si limita a pochi isolotti.

        Tutte le specie sono assolutamente pelagiche ed arrivano alla terraferma solo per la riproduzione, che avviene generalmente su coste poco accessibili o su sperduti isolotti, in grotte e crepacci ai quali tornano solamente durante la notte.

        Nei mari europei sono presenti in modo più o meno regolare cinque specie appartenenti a quattro generi: Uccello delle tempeste europeo Hydrobates pelagicus, Uccello delle tempeste coda forcuta Oceanodroma leucorhoa, Uccello delle tempeste di Madeira Oceanodroma castro, Uccello delle tempeste di Wilson Oceanites oceanicus e Uccello delle tempeste facciabianca Pelagodroma marina.



1 Uccello delle tempeste europeo
2 Uccello delle tempeste codaforcuta
3 Uccello delle tempeste di Madeira
4 Uccello delle tempeste di Wilson
5 Uccello delle tempeste facciabianca



 Uccello delle tempeste europeo Hydrobates pelagicus

        Si tratta del più comune degli uccelli delle tempeste che frequentano le acque del Paleartico Occidentale.

        Nidifica nell’Atlantico orientale, nel Mediterraneo e in maniera limitata in Islanda. Le colonie principali sono localizzate nell’Irlanda sud occidentale, soprattutto nella contea di Kerry, dove nidificano circa 50.000 coppie, di cui quasi 25.000 nella sola colonia di Inishtearaght (Evans 1970). Altri siti di nidificazione sono presenti lungo la costa del Galles, delle Orcadi, delle Shetland, delle Isole di Scilly e delle Isole del Canale. Sono segnalate colonie anche lungo le coste della Bretagna. Nel Mediterraneo sono presenti siti di nidificazione in Sardegna, Sicilia (soprattutto isole circostanti), Baleari, costa Spagnola, Malta e probabilmente Tunisia.

Uccello delle tempeste

Uccello delle tempeste europeo, esemplare recuperato morente nel comune di Monte Argentario (GR) nel marzo 1999. Da notare il colore molto scuro, quasi nero, e la mancanza di bande chiare sulle copritrici - foto di M. Lausetti

Uccello delle tempeste

Uccello delle tempeste europeo, dettaglio del groppone - foto di M. Lausetti

Uccello delle tempeste

Uccello delle tempeste europeo, dettaglio della parte inferiore dell'ala in cui è visibile la banda chiara formata dalle grandi copritrici - foto di M. Lausetti

Uccello delle tempeste

Uccello delle tempeste europeo, costa di Alghero (SS) - foto di M. Sanna

        Le popolazioni dell’Atlantico sono migratrici transequatoriali che iniziano a spostarsi verso sud verso fine agosto - inizio settembre, quindi tra novembre e dicembre transitano nelle acque antistanti le coste occidentali dell’Africa per poi spostarsi verso sud fino ai mari della Namibia e del Sud Africa. Tornano ai siti di nidificazione verso aprile e maggio.

        Le popolazioni del Mediterraneo sono poco conosciute dal punto di vista degli spostamenti. Probabilmente compiono solo una dispersione post riproduttiva all’interno del bacino del Mediterraneo, raggiungendo anche le coste più orientali. Ad ogni modo le scarse segnalazioni invernali in questo mare potrebbero suggerire un parziale spostamento verso l’Atlantico.

        Osservato in mare appare molto piccolo, con un apertura alare compresa tra i 35 e i 39 cm è uno dei procellariformi più piccoli del mondo. Più piccolo e più scuro di tutte le altre specie trattate, ha un aspetto decisamente compatto, con coda squadrata, ali piuttosto corte e arrotondate prive di un evidente angolo carpale. Le zampe sono corte e non si proiettano oltre il margine posteriore della coda.

        Il piumaggio appare uniformemente nero, anche se in realtà è marrone scuro, color caffé, che contrasta in modo evidente con il groppone bianco, il quale presenta, al pari della coda, una forma squadrata, estendendosi solo limitatamente sui fianchi. La parte superiore dell’ala è di colore uniforme con, al limite, una leggerissima marginatura delle copritrici delle secondarie, visibile solo a brevissima distanza e presente soprattutto in esemplari giovani con piumaggio molto fresco. Appare invece decisamente evidente una banda grigio argentea, che può sembrare bianca, che corre lungo tutte le copritrici della parte inferiore dell’ala. Questo è un carattere diagnostico piuttosto sicuro, essendo assolutamente assente in tutte le altre specie del Paleartico Occidentale.

        Il volo è rapido e sfarfallante, simile a quello di un pipistrello o di una rondine, condotto in modo attivo con continui battiti d’ala, solo occasionalmente interrotto da brevi scivolate. Le traiettorie sono generalmente abbastanza rettilinee, solo in presenza di vento molto forte il volo diviene più irregolare ed incerto, con improvvisi spostamenti laterali ed evidenti frenate, causate dagli effetti del vento su un animale di così ridotte dimensioni. Durante l’alimentazione si sposta a pelo d’acqua, tenendo le ali sollevate di circa 45º e sfiorando la superficie con le zampe. Non di rado segue navi ed imbarcazioni alla ricerca di cibo.


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Uccello delle tempeste europeo, costa di Alghero (SS) - foto di M. Sanna


 Uccello delle tempeste coda forcuta Oceanodroma leucorhoa

        Si tratta di una specie presente in tutti e tre gli oceani. La popolazione del Paleartico Occidentale rappresenta una minima parte di quella mondiale, basti pensare che, solo nell’Atlantico occidentale, nelle sole colonie di Newfoundland, la popolazione nidificante è stimata in milioni di individui. Attualmente vi sono solo quattro colonie certe all’interno dei confini del Paleartico Occidentale, tutte e quattro localizzate nel nord della Scozia. In passato nidificava anche in Irlanda, negli stessi siti dell’Uccello delle tempeste europeo e l’occasionale rinvenimento di prove di nidificazione in altre zone del nord Atlantico e della Penisola Scandinava possono lasciar pensare all’esistenza, almeno in passato, di altri siti di riproduzione.

        Al termine della nidificazione le popolazioni del nord Atlantico si spostano verso sud lungo ambedue le sponde del bacino, per occupare, durante l’inverno, la fascia tropicale, arrivando a spingersi fino alle acque del Sud Africa e della Namibia. Sembra che parte della popolazione dell’Atlantico occidentale, prima di scendere a sud, si sposti verso oriente, raggiungendo le acque europee per poi spostarsi lungo le coste africane. Alcune osservazioni farebbero pensare che parte della popolazione stazioni nelle acque temperate dell’Atlantico centro-settentrionale anche durante l’inverno.

        L’Uccello delle tempeste codaforcuta appare visibilmente più grande dell’Uccello delle tempeste europeo (tra i 45 e i 48 centimetri di apertura alare), con una silhouette più elegante, ali abbastanza lunghe, appuntite e visibilmente angolate in dietro a partire dall’angolo carpale che è ben evidente. La coda è lunga e forcuta. Le zampe non si proiettano oltre il margine posteriore della coda.

        Il colore è, nel complesso, decisamente più chiaro di quello dell’Uccello delle tempeste europeo, in buone condizioni di luce può essere visibile un certo contrasto tra il corpo, le copritrici e le remiganti, che sono decisamente più scure. Nella parte superiore dell’ala è ben visibile una banda grigiastra chiara lungo tutto il margine delle copritrici, che può apparire evidente anche quando l’uccello è posato. Bisogna prestare una certa attenzione a quest’ultimo carattere, dal momento che può risultare poco apprezzabile, o addirittura assente, a causa dell’abrasione del piumaggio. La parte inferiore dell’ala è uniformemente scura, mancando la banda chiara presente nella specie precedentemente trattata.

        La parte bianca del groppone ha una forma decisamente a "V", ed ha un’estensione più limitata sui fianchi, rendendo questo carattere meno evidente che nell’Uccello delle tempeste europeo. Occasionalmente può essere presente una fine banda scura che divide a metà per lungo il groppone, carattere questo che risulta poco visibile sul campo a meno che non ci si trovi a brevissima distanza dal soggetto.

        In volo può ricordare, per la forma, un microscopico Labbo Stercorarius parasiticus, con un volo che ricorda quello di una piccola sterna o di un succiacapre. Il battito d’ali appare più lento e più irregolare e in alcuni casi possono essere contati i singoli battiti. Le traiettorie di volo sono irregolari, con improvvisi cambi di direzione e di velocità. Durante l’alimentazione vola a pelo d’acqua con le ali tenute leggermente piegate posteriormente ed arcuate verso il basso e comunque non sollevate in modo evidente. Generalmente non segue i natanti in pesca o in navigazione.



1 Uccello delle tempeste europeo
2 Uccello delle tempeste codaforcuta
3 Uccello delle tempeste di Madeira
4 Uccello delle tempeste di Wilson
5 Uccello delle tempeste facciabianca



 Uccello delle tempeste di Madeira Oceanodroma castro

        Si tratta di una specie legata alle acque temperate-calde e tropicali sia del Pacifico che dell’Atlantico. La popolazione dell’Atlantico occupa un areale che comprende la fascia tropicale lungo le coste africane con colonie ad Ascension, St. Helena, Isole di Capoverde e Madeira; questi ultimi due siti rientrano entro i confini del Paleartico Occidentale. Potrebbe nidificare con una piccola popolazione anche alle Azzorre, in particolar modo alle isole di Graciosa e di Santa Maria, ma i dati appaiono piuttosto incerti e non risultano esserci prove definitive a conferma di questa ipotesi.

        Non sembra compiere veri e propri movimenti migratori; più probabilmente effettua, a partire da ottobre, una dispersione post riproduttiva su di un areale molto vasto che comprende tutto l’Atlantico centrale. Alcuni rinvenimenti di uccelli spiaggiati lungo le coste del Sud America, del Golfo del Messico e degli Stati Uniti, farebbero pensare ad un areale di dispersione che tocca ambedue le sponde dell’Atlantico. Nel Paleartico Occidentale, al di fuori dell’areale di nidificazione, la sua presenza risulta essere assolutamente accidentale, probabilmente anche per l’estrema difficoltà nell’identificazione sul campo.

        Ha all’incirca le stesse dimensioni dell’Uccello delle tempeste codaforcuta (44 — 46 cm di apertura alare). Le ali sono leggermente più corte e meno appuntite di quelle dell’Uccello delle tempeste codaforcuta, ma più lunghe e più angolate di quelle dell’Uccello delle tempeste di Wilson. La coda è leggermente forcuta e spesso può apparire squadrata. Le zampe non si proiettano posteriormente al margine posteriore della coda.

        La colorazione generale è, come al solito, marrone scuro che appare nero a distanza. La parte bianca del groppone è squadrata e si estende sui fianchi e su parte delle copritrici del sottocoda in modo più evidente che nella specie precedente, anche se non ha mai l’estensione che prende nell’Uccello delle tempeste di Wilson.

        Sulla parte superiore dell’ala è visibile una diffusa banda chiara sulle copritrici che appare, comunque, meno evidente sia di quella del codaforcuta sia di quella del Wilson. La faccia inferiore dell’ala è uniformemente scura.

        Il volo è condotto con battiti d’ala più rapidi che nella specie precedente, con cambi di direzione e brevi planate eseguite con le ali leggermente arcuate. Questi caratteri fanno apparire il volo di questa specie simile a quello di una piccola berta (Puffinus sp.). Durante l’alimentazione può rimanere fermo in aria, sospeso controvento con le ali leggermente sollevate, con le zampe lasciate penzolare a sfiorare l’acqua.



 Uccello delle tempeste di Wilson Oceanites oceanicus

        L’Uccello delle tempeste di Wilson è una specie tipica dell’Emisfero Australe. Presente in tutti gli oceani del mondo, ha un areale di nidificazione che comprende le isole della fascia sub antartica e le coste antartiche. Si tratta di un migratore trans equatoriale che, nell'Oceano Atlantico si sposta principalmente lungo la sponda occidentale e solo in piccola parte lungo quella orientale. Piccole popolazioni possono stazionare, durante l’inverno australe (corrispondente alla nostra estate), nelle acque di Capo Verde, Azzorre, Madeira e a nord fino al Golfo di Biscaglia. Con l’aumento dell’interesse per il seawatching effettuato in mare aperto da natanti, è stato possibile costatarne una presenza limitata ma abbastanza regolare nelle acque a sud-ovest delle Isole Britanniche. Gli spostamenti di ritorno verso sud iniziano generalmente in agosto.

        E' una specie assolutamente pelagica, ottimamente adattata a condizioni climatiche e metereologiche estreme, di conseguenza molto raramente si può incontrare sotto costa.

        La struttura è molto simile a quella dell’Uccello delle tempeste europeo, anche se è evidentemente più grande (38 — 42 cm di apertura alare). Le ali sono piuttosto corte, larghe e arrotondate con la "mano" abbastanza corta. Il fatto che la maggior parte degli avvistamenti nelle acque europee avvenga nella tarda estate, quando molti esemplari sono nel pieno della muta, può creare alcuni problemi, dal momento che, non di rado, le primarie esterne, non ancora mutate, possono essere decisamente più lunghe di quelle interne in crescita, dando all’ala una silhouette appuntita e facendola apparire più lunga, molto simile a quella dell’Uccello delle tempeste codaforcuta. Le zampe si proiettano posteriormente alla coda in modo evidente.

        La colorazione generale di base è leggermente più chiara di quella dell’Uccello delle tempeste europeo, apparendo marrone scuro. Sulla parte superiore dell’ala risulta abbastanza evidente la banda grigiastra al margine delle secondarie, generalmente visibile anche da posato. Questo carattere può facilmente ridursi o addirittura scomparire con l’abrasione del piumaggio. La parte inferiore dell’ala è scura e può presentare una leggera banda grigiastra sulle copritrici, che appare comunque poco visibile e sempre molto meno estesa e brillante che nell’Uccello delle tempeste europeo.

        Il groppone bianco è abbastanza esteso, squadrato e più evidente che nelle altre specie, si estende nettamente sui fianchi e su parte delle copritrici del sottocoda. Le zampe presentano una caratteristica palmatura giallastra, che comunque risulta poco visibile in natura.

        Il volo è abbastanza rettilineo, condotto con battiti d’ala rapidi e vigorosi alternati a corte planate. Ricorda, per certi versi, quello di una rondine. Generalmente si mantiene piuttosto alto sulla superficie dell’acqua. Durante l’alimentazione si sposta lentamente a pelo d’acqua, tenendo le ali decisamente sollevate sopra il corpo, a forma di "V"con un angolo più stretto rispetto a quello dell’Uccello delle tempeste europeo, e leggermente arcuate. Le lunghe zampe sfiorano la superficie con un caratteristico movimento che ricorda una camminata. Occasionalmente segue le imbarcazioni.



 Uccello delle tempeste facciabianca Pelagodroma marina

        L’Uccello delle tempeste facciabianca è ampiamente diffuso in tutti gli oceani dell’Emisfero Australe. L’areale di nidificazione comprende diverse isole dell’Atlantico meridionale, del Pacifico meridionale, le coste dell’Australia e della Nuova Zelanda. Gli unici siti di nidificazione dell’Emisfero Boreale sono localizzate nell'Atlantico centro-orientale, in particolar modo alle Selvagens, la cui popolazione è stimata in circa 500.000 individui (Jouanin & Roux 1965), a Capo Verde, dove la colonia di uccelli delle tempeste di Cima, che conta tra i 10.000 e i 50.000 individui, sembra essere composta prevalentemente da questa specie (Bourne 1955), e solo di recente sono state segnalate sporadiche nidificazioni alle Canarie.

        La popolazione dell’Atlantico sembra compiere più una dispersione post riproduttiva che una vera e propria migrazione. Gli individui delle Selvagens (appartenenti alla sottospecie hypoleuca) lasciano le colonie verso settembre per farvi ritorno già da febbraio; La popolazione di Capo Verde (sottospecie eadesi) nidifica durante l’inverno boreale, arrivando alle colonie verso novembre.

        Durante il periodo di dispersione occupa buona parte dell’Atlantico centro-orientale, con una certa predilezione per le acque circostanti Madeira, le Canarie e la costa occidentale dell’Africa. Sorprendentemente sono poche le segnalazioni provenienti dall’oceano aperto, lasciando supporre una preferenza per acque relativamente costiere. Verso nord può arrivare fino alle Azzorre, alle coste di Spagna e Portogallo, al Golfo di Biscaglia e come accidentale fino alle Isole Britanniche.

        L’Uccello delle tempeste facciabianca presenta dimensioni simili a quelle dell’Uccello delle tempeste codaforcuta (41 — 43 cm di apertura alare) ma con ali decisamente più corte, più larghe e meno appuntite. Le zampe si proiettano abbondantemente oltre il margine posteriore della coda.

        Grazie alla colorazione, risulta essere, almeno tra le specie del Paleartico Occidentale, assolutamente inconfondibile. E' l’unico uccello delle tempeste del Paleartico che presenta la maggior parte delle parti inferiori bianche, le parti superiori grigio scuro e il groppone grigio chiaro. E' ben visibile un distinto cappuccio grigio scuro che contrasta decisamente con il resto della testa e i lati del collo, che sono bianchi. E' presente un’ampia stria oculare nera che crea l’impressione di una maschera ben definita.

        Il margine delle copritrici delle secondarie, sulla parte superiore dell’ala, presenta una sfumatura grigio chiara che forma una banda ben visibile, soprattutto se il piumaggio è fresco e poco abraso. Il groppone è grigio chiaro e contrasta abbastanza nettamente con il resto delle parti superiori. Le remiganti, le copritrici delle remiganti e le timoniere sono molto scure, tanto da apparire nere. Le parti inferiori sono bianche ad eccezione delle remiganti. Le zampe presentano una distinta palmatura giallastra.

        Il volo è irregolare ma più potente e meno sfarfallante che nelle altre specie trattate. E' caratteristica l’abitudine di oscillare da un lato all’altro come un pendolo ad intervalli piuttosto regolari di circa due secondi. Durante la ricerca del cibo vola in modo piuttosto rapido a bassa quota, abbassando le zampe e compiendo dei brevi tuffi posando il corpo sull’acqua e raccogliendo plancton ed altri piccoli organismi marini.


Bibliografia

  • Baker K. 1993. Identification Guide to European Non-passerines. BTO
  • Beaman M. & Madge S. 1998. The Handbook of Bird Identification for Europe and the Western Paleartic. Helm
  • Cramp S. et al. 1983, Handbook of the Birds of Europe the Middle East and Nord Africa. Vol. I. Oxford University Press
  • Enticott J. & Tipling D. 1997. Photographic Handbook of the Seabirds of the World. New Holland ltd
  • Harris A., Tucker L., Vinicombe K. 1989. The MacMillan Field Guide to Bird Identification. The MacMillan Press Ltd
  • Harrison P. 1983. Seabirds: an Identification Guide. Helm
  • Harrison P. 1987. Seabirds of the World: a Photographic Guide. Helm

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    2002, Quaderni di birdwatching

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