Quaderni di birdwatching Anno IV - vol. 8 - ottobre 2002

Hotspots

TITOLO
foto di A. Marcone      


        IL LAGO DI VIVERONE è situato in Piemonte (8° 02’ E e 40° 25’ N), a 230 metri sul livello del mare, in una zona ove confluiscono tre distinti comprensori: l’area del basso Biellese, il Canavese orientale e il Vercellese occidentale.

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        Questo specchio d’acqua di 5,78 Kmq di superficie, ha avuto origine dalla imponente azione di scorrimento del gigantesco ghiacciaio Balteo, che nel corso delle varie glaciazioni succedutesi durante gli ultimi 500.000 anni, scendendo con la sua enorme massa dall’attuale Valle d’Aosta ha modellato e modificato l’orografia del Canavese nordorientale.

        Il Lago di Viverone ha subito a partire dall’inizio degli anni ’60 una forte e radicale modificazione ambientale, dovuta a varie opere di intervento antropico finalizzate allo sfruttamento turistico dell’area.

        L’ambiente presenta così ai giorni nostri due contrastanti realtà: circa due terzi delle sponde sono occupati da abitazioni, alberghi, moli, porticcioli, varie strutture turistiche. La riva occidentale ha invece mantenuto la sua naturalità, favorita anche dal fatto che le sponde sono paludose e di non semplice accessibilità. Qui si rinvengono ancora modeste fasce di canne palustri, associate a presenze di varie piante acquatiche: la Castagna d’acqua, la Ninfea bianca, il Nannufaro. L’entroterra di questa sponda è occupato dal bosco del Maresco, considerato uno degli ultimi esempi di bosco umido planiziale del Piemonte.


COME ARRIVARE AL LAGO

L’area lacustre è facilmente raggiungibile grazie al fatto che a pochi km vi sono due uscite autostradali: i caselli di Albiano d’Ivrea e di Santhià.

Il primo si trova sulla diramazione della A-5, Torino-Aosta, che svolge la funzione di "bretella" tra quest’ultima arteria e la A-4 Milano-Torino. Uscendo al casello di Albiano d’Ivrea si seguono le indicazioni per il lago, transitando nel paese di Albiano e proseguendo verso Azeglio, successivamente, nei pressi di Piverone ci si immette sulla Statale 228, e percorrendola in direzione di Cavaglià si giunge così a Viverone.

Per chi sceglie invece l’uscita del casello di Santhià (sulla A-4 Milano-Torino), si consiglia di seguire i numerosi cartelli stradali indicanti il lago, percorrendo la Statale 143 sino a Cavaglià, e da qui seguire la Statale 228 direzione Ivrea.


 L’avifauna del lago

        Il Lago di Viverone riveste in ambito regionale un notevole interesse per le varie specie di uccelli che lo frequentano, in special modo in periodo invernale e durante i passi migratori.

        La sua collocazione posta nelle immediate vicinanze dello sbocco naturale della Valle d’Aosta, a pochi km dal corso del fiume Dora Baltea e a ridosso delle Prealpi Biellesi, fa sì che numerosi anatidi e altri uccelli acquatici provenienti dal nord Europa lo scelgano come sito per lo svernamento e di sosta durante le migrazioni, favoriti pure dal fatto che il sito è precluso all’attività venatoria in quanto Oasi di protezione della Fauna. Inoltre dal 2 novembre al 31 marzo vige il divieto di circolazione alle barche a motore.

        Ed è proprio durante il periodo invernale, in special modo da metà dicembre a fine febbraio, che si consiglia di effettuare un’escursione birdwatching su questo bacino lacustre, ove negli ultimi venti anni è stata riscontrata la presenza di ben 26 differenti specie di oche o anatre, tra cui si ricorda il primo esemplare di Moretta dal collare osservato in Italia (febbraio 1999). Tra le varie specie di anseriformi rari per il nord ovest d’Italia, avvistati seppur saltuariamente negli anni passati a Viverone, segnaliamo l’Oca lombardella, la Moretta grigia, la Moretta tabaccata, l’Edredone, la Moretta codona, l’Orco e l’Orchetto marino.

        Ogni inverno il lago ospita alcuni esemplari di Quattrocchi (5-7) e di Pesciaiola con 2-3 soggetti. Nell’inverno 2001/02 quest’anatra però ha fatto registrare sul lago il record stagionale di presenza: ben quindici individui (tutte femmine/immaturi) hanno sostato per alcune settimane sul lago.

        Tra le anatre di superficie la più comune è il Germano reale che sverna attualmente con circa 1700/ 2000 esemplari, numeri lontani da quelli registrati a inizio anni ’80, quando era possibile contare ben 10.000- 12.000 individui di tale specie ubiquitaria.

        Le altre anatre di superficie sono presenti in numero variabile di esemplari, mentre la presenza della Moretta e del Moriglione può oscillare, a seconda degli inverni, da poche decine a più di trecento individui per specie. Lo Smergo maggiore e il minore saltuariamente fanno la loro comparsa al lago, limitata perlopiù a 2-3 esemplari, a differenza di circa vent’anni fa, quando lo svernamento di 10-15 individui di Smergo maggiore era regolare.

        Per quanto concerne la presenza degli svassi, è importante ricordare che il Lago di Viverone è probabilmente l’unico sito del nord ovest d’Italia frequentato con regolarità da tutte cinque le specie europee.

        Oltre allo Svasso maggiore, che qui nidifica con circa 15-20 coppie e che in inverno può raggiungere i 300 esemplari svernanti, sono presenti nella stagione invernale alcuni Svassi piccoli (4-6 soggetti) e Svassi collorosso (2-3 individui). Il Tuffetto è pure facilmente osservabile lungo le rive, e normalmente la sua presenza si aggira sui 10-15 esemplari svernanti.

Svasso cornuto - foto M. Azzolini

Svasso piccolo - foto M. Azzolini

        Ma è "il cornuto" ad essere lo Svasso maggiormente ambito durante le escursioni birdwatching a Viverone, in considerazione della sua rarità. Ed uno degli obiettivi che sovente si pone il birdwatcher che frequenta le rive di questo lago è proprio il riuscire a compiere il grande slam degli svassi, osservando in una medesima giornata tutte e cinque le specie. Fatto non impossibile in quanto negli ultimi inverni il Lago di Viverone ha visto la presenza dello Svasso cornuto, pur se limitata a un solo soggetto per stagione, ad eccezione di una occasione in cui furono visti due esemplari di questa specie.

        Il lago annovera pure la presenza nei mesi invernali della Strolaga minore (da 1 a 4 soggetti), mentre lo svernamento della Strolaga mezzana è meno comune.

        La riva ovest ospita inoltre un dormitorio di Cormorani, specie svernante con circa 100 esemplari.

        Tra i Rallidi la specie più comune è la Folaga, che qui sverna con 700-800 individui, osservabile pure lungo le rive la Gallinella d’acqua, mentre la presenza del Porciglione è segnalata dal tipico verso.

        Il Lago di Viverone assolve la funzione di grande dormitorio per i Gabbiani comuni: in inverno al tramonto una miriade di questi Laridi giunge a posarsi sulle acque per trascorrervi la notte. Difficile la conta: tuttavia si può ipotizzare una presenza di circa 10.000 esemplari.


 Gli hotspots

        Per compiere le osservazioni al Lago di Viverone è praticamente indispensabile l’uso di un buon cannocchiale montato su treppiede, in quanto la distanza dalla riva dei gruppi di uccelli acquatici che stazionano a centrolago è a volte notevole; inoltre, occorre ricordare che in periodo invernale le osservazioni ornitologiche possono essere fortemente condizionate dalla presenza di banchi di nebbia anche molto fitta.

        Per un’escursione invernale finalizzata alla scoperta della fauna del lago si consiglia di dedicare un’intera giornata al birdwatching dalle rive, compiendo il periplo del lago iniziando dal molo principale di Viverone, lungo la sponda nord. Da qui, al fine di sfruttare al meglio le condizioni di luce, ci si muoverà in auto verso la riva est per poi giungere alla frazione Masseria, posta lungo la sponda meridionale del lago. Quindi ci si trasferirà sulla riva occidentale, per poi concludere le proprie osservazioni al lido di Anzasco, nell’angolo posto a nord est del perimetro lacustre.


 [1] Il molo di Viverone e Bar Cabana Lido

        Al termine della ripida discesa cubettata che porta in riva al lago si svolta a destra e si percorre il viale sino al fondo, ove vi è un ampio piazzale che svolge la funzione di parcheggio.

        Lungo il tratto di sponda della riva nord ovest, in direzione di Anzasco, è molto facile vedere i Tuffetti e qualche Canapiglia; a volte il Martin pescatore transita basso sull’acqua con il suo veloce volo, mentre sulle boe gialle di segnalazione poste a pochi metri dalla riva può accadere di vedere alcune Gavine posate. Conviene, inoltre, porre attenzione a ciò che si muove tra le canne lungo la sponda poiché il Tarabuso può fare la sua comparsa. Tutto questo tratto di costa è di difficile accesso e il molo rappresenta l'unico posto da cui, con l'ausilio di cannocchiali, sia possibile esplorare questa zona.

        Dal molo di Viverone si ritorna brevemente sui propri passi, ma anziché ripercorrere la ripida salita, si prosegue diritto costeggiando il lungolago alberato, ove è utile fare una sosta: tale zona è sovente frequentata da Svassi piccoli o collorosso. Sempre costeggiando il lago si seguono le indicazioni per le frazioni Comuna e Masseria, e giunti nella prima di queste, in prossimità di un impianto di minigolf (che avrete alla vostra destra), si può parcheggiare la propria auto all’inizio del piazzale dell’adiacente bar Cabana Lido.

        Dalla riva del lago vicina a questo esercizio pubblico (tra l’altro chiuso in inverno) si ha un’ottima visuale per compiere le osservazioni.


 [2] Il molo di Masseria

        Proseguendo il periplo del lago, all’inizio della frazione Masseria, si giunge in corrispondenza di un vasto piazzale sterrato posto sulla sinistra, poco prima dell’ingresso dell’Albergo del Lago. Parcheggiate su questo largo spiazzo, e percorrete a piedi la stradina che diparte da di fronte l’ingresso del piazzale.

        Giungerete così al molo della Masseria, da cui si gode un’ottima vista del bacino lacustre, grazie al fatto di essere in posizione elevata, con il sole alle spalle. Questa porzione di lago prospicente al porticciolo è sovente frequentata dai Quattrocchi, dagli Svassi piccoli e da quasi tutte le anatre tuffatrici, inoltre da questo punto si può facilmente osservare il centrolago, con la speranza di scorgere magari qualche esemplare di Strolaga.


 [3] Punta Cuni

        Tornati al piazzale ci si sposta con l’autovettura verso la cosidetta Punta di Cuni. Per giungere in tale località si prosegue lungo la strada che costeggia il lago, la quale compie successivamente una curva sulla sinistra in corrispondenza di una breve salita. Più avanti la strada diviene sterrata e vedrete alla vostra destra l’ingresso del Camping Haway. Si prosegue ancora in salita costeggiando il campeggio e successivamente una villetta adiacente, sin quando si incontra, sempre sulla destra, una recinzione molto elegante e curata di una casa (segnalata da un cartello "Le Robinie") posta in basso in riva al lago.

        E’ conveniente parcheggiare di fianco a tale recinzione in quanto è vivamente sconsigliato proseguire oltre con l’automobile.

        Infatti, dopo poche decine di metri il tratturo si divide in una biforcazione (di cui bisogna seguire il tratto sulla destra) e scende ripido e sconnesso nel bosco in riva al bacino lacustre, e personalmente ho già assistito a rotture di coppe dell’olio e relativo traino con trattori di auto di spericolati (e poco informati) autisti.

        La Punta di Cuni è un piccolo "promontorio" alla cui sinistra si trova una piccola ansa, conosciuta dai birder locali come "la Baia delle Pesciaiole".

        Questa piccola e tranquilla area lacustre è, infatti, sovente frequentata in inverno da quest’anatra nordica, e proprio in questa porzione di lago erano presenti le quindici Pesciaiole che hanno svernato a Viverone nell’inverno 2001-02.

        Da Punta di Cuni ci si può incamminare verso destra costeggiando la riva, per giungere dopo poche decine di metri presso un piccolo pontile, che costituisce un ottimo punto di osservazione. Si può chiedere ai proprietari che abitano le casette vicine l’autorizzazione a salire sul molo, permesso che personalmente non mi è mai stato negato.

        Tornati alla Punta si può in alternativa percorrere per alcune centinaia di metri il sentiero che costeggia la vicina palude, posta alle spalle della "Baia delle Pesciaiole", ponendo così attenzione alle specie che frequentano il canneto.

        Una volta giunti nei pressi di alcune cascine, si ritorna sui propri passi e risalendo la sterrata che ci ha condotto al lago si fa ritorno alle auto.


 [4] L’idrovora

        Da qui si torna in frazione Masseria e circa 150 metri prima del piazzale ove avevamo precedentemente parcheggiato, imbocchiamo la strada che si diparte dalla destra, in salita.

        Questa strada scavalca la collina che cinge il lago sul lato sud e conduce nei pressi della palude di cui sopra. Ove termina l’asfalto, la zona è buona per la presenza di vari Passeriformi svernanti e negli ultimi due inverni trascorsi era presente un esemplare di Averla maggiore.

        Si segue sempre la sterrata, e quando dopo varie curve questa ne incrocia un’altra, si segue la propria destra. Superata una cascina posta a sinistra, dopo poche centinaia di metri si vedrà verso il lato del lago una recinzione che è quella di un’idrovora. Ci si troverà così esattamente di fronte alla Punta di Cuni, in un punto molto elevato rispetto al livello del lago, con in basso in ottima vista la Baia delle Pesciaiole. Rimanendo sulla strada sterrata, pur con la recinzione davanti agli obiettivi, il sito è buono per compiere le osservazioni, avendo un’ampia porzione di lago in ottima vista, specie nel tardo pomeriggio, con il sole alle spalle.


 [5] Il lido di Anzasco

        Proseguendo, la strada si scosta dal lago e conduce dopo circa 3 Km. al paese di Azeglio. Giunti a un incrocio posto a metà di una salita, si svolta a destra verso Piverone e dopo 2,5 Km. si incontra la Strada Statale 228 e seguendo le indicazioni per il lago si svolta a destra.

        Si giunge così all’ultima località del tour intorno al Lago di Viverone: il Lido di Anzasco, una frazione del Comune di Piverone.

        Poche centinaia di metri prima di giungere in tale sito, in prossimità di una curva pericolosa sulla sinistra, segnalata da cartelli stradali a bande trasversali bianche e nere, si diparte dal lato destro della Statale una stradina in leggera discesa. Percorrendola si giunge dopo poche decine di metri all’ingresso del Camping "Plein Soleil". Si può entrare senza problemi all’interno del vasto cortile, e una volta parcheggiata l’auto, posizionarsi con i propri strumenti ottici lungo la riva del lago. In inverno, all’imbrunire, ponendo molta attenzione nell’osservare lungo la modesta fascia a canneto posta a sinistra del punto di osservazione, vi sono buone possibilità di riuscire ad osservare uno o due Tarabusi che si inerpicano sulle canne.

        Essendo normalmente tale hot spot l’ultimo in ordine di tempo che si effettua nel fare birdwatching lungo le rive del Lago di Viverone, il bar del campeggio è ormai assurto a luogo di ritrovo "crepuscolare" dei birder locali, che al termine della giornata tracciano il sunto, con relativi commenti, delle osservazioni compiute. Tutto ciò davanti a una tazza di fumante, ottima e squisita cioccolata, che chi scrive vivamente consiglia agli amici lettori di ordinare al personale del bar.

        Avendo comunque ancora tempo da dedicare alle osservazioni, si può concludere il periplo del lago posizionandosi sul molo galleggiante del lido di Anzasco, raggiungibile proseguendo ancora per poche centinaia di metri la Statale 228.

        Tale pontile è in teoria un buon posto per piazzare i propri cannocchiali, ma presenta l’inconveniente di essere alquanto "ballerino" quando è percorso da un notevole numero di persone, fatto che nelle giornate festive accade normalmente.

        Oltre che in inverno al Lago di Viverone si possono fare interessanti osservazioni pure in periodo di passo primaverile o autunnale.

        Nella prima metà del mese di aprile si assiste ogni anno a un cospicuo passo di Mestoloni: il 14 aprile 1988 erano presenti, ad esempio, ben 242 esemplari di questa anatra di superficie; pure lo Svasso piccolo in questo periodo frequenta il lago in buon numero e può accadere di osservare dei gruppi formati anche da 20- 30 individui in migrazione.

        Con l’arrivo della bella stagione il lago viene letteralmente preso d’assalto da numerosi motonauti, patiti dello sci d’acqua e bagnanti, che lo trasformano quasi in un gigantesco parco divertimenti.

        In piena estate diventa allora "imbarazzante", per chi pratica il birdwatching, piazzare treppiedi e cannocchiali sulle rive, con il rischio di essere scambiati per persone interessate per lo più alle bagnanti in bikini che al conteggio delle coppie di Svassi nidificanti……

        Meglio dunque attendere il mese di ottobre, quando le prime brume autunnali porteranno sulle nuovamente calme acque del lago gli stormi delle anatre giunte a svernare, magari in compagnia di qualche Strolaga o altra rarità.


Bibliografia

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  • Manfredo I., 1990, Uccelli nidificanti, di passo e svernanti al Lago di Viverone. Atti del V° Convegno sul Canavese "L’Anfiteatro Morenico di Ivrea". A cura de Associazione Amici del Museo del Canavese. Litografia Bolognino, Ivrea.
  • Manfredo I., 2001, Le Anatre di superficie al Lago di Viverone. Sopra e Sotto Terra, Rivista Canavesana di Archeologia e Scienze del Territorio. Bolognino Editore, Ivrea.
  • Manfredo I., 2002, Presenza degli Svassi nell’Anfiteatro Morenico di Ivrea. Sopra e Sotto Terra, Rivista Canavesana di Archeologia e Scienze del Territorio. Edizioni Ananke, Torino.
  • Marcone A., 1999, Una Moretta dal collare in Piemonte. Quaderni di Birdwatching n°1 in CD ROM
  • Mingozzi T., Boano G., Pulcher C. et alii, 1988, Atlante degli Uccelli nidificanti in Piemonte e Valle d’Aosta. Museo Regionale di Scienze Naturali, Monografia N. VIII, Torino.

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    2002, Quaderni di birdwatching

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