Quaderni di birdwatching Anno V - vol. 9 - aprile 2003


Approfondimenti
Titolo
testo e tavole di Matteo Lausetti

        LA SUBFAMILIA PHALAROPODINAE comprende un gruppo di uccelli dai comportamenti e dalle caratteristiche estremamente singolari nell’ambito della famiglia Scolopacidae e più in generale del gruppo di specie che usualmente chiamiamo "limicoli".

        Sono comprese tra i falaropodini tre specie, appartenenti al solo genere Phalaropus: il Falaropo beccosottile Phalaropus lobatus, il Falaropo beccolargo Phalaropus fulicarius e il Falaropo di Wilson Phalaropus tricolor. Le prime due specie anno una distribuzione circumpolare, nidificando nelle zone di tundra artica di tutto l’emisfero boreale, compreso quindi il Paleartico Occidentale; la terza specie è limitata al Neartico, nidificando nelle vicinanze di bacini d’acqua dolce sugli altopiani del Canada e degli Stati Uniti, e presentandosi solo come accidentale nel Paleartico.

        Si tratta di limicoli di piccole dimensioni, comprese, approssimativamente, tra quelle di un Piovanello pancianera e quelle di un Piovanello, ma dall’aspetto molto più minuto, esile e nel complesso apparentemente fragile.

        Una delle caratteristiche più singolari di questi limicoli, è la spiccata propensione per il nuoto, che li porta spesso, dove è possibile, a preferire questo sistema di locomozione al camminare. Mi è capitato personalmente di osservare più di una volta Falaropi beccosottile girovagare alla ricerca di cibo nuotando in quantità d’acqua così limitate da permettere ai piccoli limicoli circostanti, tra i quali Piovanelli pancianera e Gambecchi, di camminare senza problemi.

        Tutte e tre le specie sono migratrici a lungo raggio, e qui compare la seconda peculiarità di questo strano gruppo di uccelli: ad eccezione del Falaropo di Wilson, che sverna in buona parte dell’America Meridionale al disotto dell’Equatore, le altre due specie svernano in alto mare nelle acque tropicali dei tre oceani, in particolar modo il Falaropo beccosottile sverna nelle acque antistanti la costa meridionale della Penisola Araba, nella fascia equatoriale tra le Filippine e la Nuova Guinea e al largo delle coste pacifiche del Sud America, mentre il falaropo beccolargo sverna al largo delle coste dell’Africa occidentale e nel Pacifico nell’area a sud delle isole Galapagos.

        Questa abitudine alla permanenza per lunghi periodi in mare aperto a portato queste specie ad una serie di adattamenti simili a quelli riscontrabili negli uccelli più propriamente pelagici; dispongono di una ghiandola atta a dissalare l’acqua in grado di fornire acqua dolce per periodi illimitati, dita che si sono sviluppate presentando delle espansioni (lobi) che favoriscono il nuoto ed un piumaggio estremamente denso che favorisce l’imprigionamento dell’aria necessaria ad un buon galleggiamento.

        Un altro aspetto peculiare di questi uccelli è il fatto che le femmine sono più grosse dei maschi e soprattutto presentano, durante l’estate, una colorazione più sgargiante e più delineata in conseguenza al fatto che sono i maschi a covare e a occuparsi dell’allevamento della prole.

        In questa sede ci occuperemo dell’identificazione di queste tre specie con particolare attenzione ai piumaggi nei quali è più probabile incontrarli alle nostre latitudini, cioè quello invernale e soprattutto quello di transizione tra il giovane ed il primo inverno, essendo, purtroppo, decisamente difficile l’incontro con un individuo nel pieno del suo splendore estivo.



A : Falaropo beccosottile
B : Falaropo beccolargo
C : Falaropo di Wilson
1 : Adulto in inverno
2 : Individuo in muta tra juv. e primo inverno
3 : Femmina adulta in estate
4 : Maschio adulto in estate


 Falaropo beccosottile Phalaropus lobatus

        Si tratta del più piccolo dei falaropi, più o meno delle dimensioni di un piccolo Piovanello pancianera, anche se può apparire notevolmente più piccolo a causa delle proporzioni minute e del profilo slanciato, quasi sempre dovuto più all’atteggiamento e alla postura che alle reali proporzioni.

        Il becco è finissimo, appuntito come uno spillo e completamente nero in ogni fase del piumaggio, la testa è decisamente tondeggiante e sormonta un collo piuttosto lungo che viene tenuto sovente esteso verso l’alto. Il corpo è abbastanza massiccio anteriormente ma tende ad affinarsi in modo evidente verso la parte posteriore, conferendo al animale un aspetto piuttosto "acuminato". Le zampe sono grigiastre, sempre abbastanza scure e, soprattutto, notevolmente corte, in pratica quando l’uccello è posato all’asciutto risulta visibile quasi solo il tarso, fatto questo che gli conferisce una postura che può ricordare quasi quella di una sterna più che di un limicolo.

        Un aspetto abbastanza caratteristico è il peculiare modo di muoversi quando si alimenta in acqua: generalmente nuota, o cammina con la pancia a bagno, compiendo delle traiettorie a zig-zag, decisamente irregolari, inseguendo chissà quali creaturine a noi totalmente invisibili, tenendo il collo esteso al massimo, in una posizione che, con le dovute proporzioni, ricorda quella di una garzetta quando prende la mira per ghermire una preda; poi, quando è a tiro, "pesca" qualche cosa dall’acqua con un rapido movimento con il quale sfiora solamente la superficie senza neanche incresparla. Tutta questa sequenza si svolge ad una velocità frenetica e con un movimento a scatti che ricorda il risultato delle riprese cinematografiche di quando il movimento della pellicola era a manovella e può protrarsi, lo dico per esperienza personale, per giornate intere, senza un attimo di pausa.

        Il piumaggio dell’adulto in estate è assolutamente inconfondibile, come del resto quello delle altre due specie, quindi non starò a descriverlo nei suoi particolari, l’unico appunto riguarda la separazione tra i due sessi, che, a parte l’intensità della colorazione e la sua distribuzione meno definita nel maschio, risulta facilitata da un’attenta osservazione della colorazione della testa: nel maschio le copritrici auricolari non sono quasi mai di colore compatto e uniforme come nella femmina, nella quale sono grigio scuro, a volte quasi nere, ma sono sempre piuttosto sfumate verso il basso con una colorazione che va dal nerastro sul margine ad un color mattone poco più scuro di quello dei lati del collo nella parte centrale ed inferiore. Risulta anche più evidente il sopracciglio che nella femmina è oscurato dal contatto tra il cappuccio scuro e le copritrici auricolari; nel maschio questo può essere decisamente più visibile, apparendo come un prolungamento verso l’alto e al di sopra dell’occhio dell’area rossiccia ai lati della nuca. In alcuni casi, nei maschi è anche visibile una zona chiara anteriormente all’occhio al di sopra delle redini che crea la sensazione di un sopracciglio continuo tra la base del becco e la nuca.

        Il piumaggio invernale è uguale sia nel maschio che nella femmina e presenta una colorazione molto chiara. Le parti superiori sono grigio chiaro, bluastro, color cenere, su cui risulta abbastanza evidente il margine chiaro delle copritrici che forma un disegno a scaglie ben visibile; le parti inferiori, i fianchi e i lati del collo sono bianchi. Le zone chiare sono di un bianco quasi puro, ad eccezione dei fianchi e delle parti laterali del petto, che possono presentare delle leggere ed indistinte striature grigiastre. La testa presenta anche essa una colorazione di fondo bianca sulla quale spiccano la parte posteriore del cappuccio e la parte centrale della nuca che sono grigio scuro, color cenere. Sulla testa chiara spicca con evidenza una zona grigio molto scura, all’apparenza può sembrare nera, che circonda l’occhio e che prolungandosi lungo il margine superiore e posteriore delle copritrici auricolari forma una sorta di larga ed irregolare stria oculare. Il groppone e le copritrici delle timoniere sono scuri, formando, quando l’uccello è in volo, un largo cuneo scuro alla base della coda.

        Durante l’inizio dell’autunno, quando è più facile incontrare questa specie alle nostre latitudini, molti individui presentano caratteri leggermente diversi da quelli descritti, essendo esemplari del primo anno che stanno mutando da giovani al primo inverno. Generalmente la colorazione è più contrastata che durante l’inverno; le parti superiori sono tendenzialmente più scure e possono persistere tracce di un leggero binario a forma di V ai margini del mantello; le remiganti sono nerastre e non di colore uniforme con le copritrici e le scapolari come negli adulti in inverno. Il cappuccio scuro si estende anteriormente fino all’altezza dell’occhio e appare di colore molto più compatto.

        I giovani hanno più o meno la stessa distribuzione cromatica del piumaggio appena trattato con la differenza che le tonalità sono notevolmente più calde. Le parti scure della testa sono marrone nerastro, le parti superiori, invece che grigie sono marrone molto scuro con margini delle penne di color fulvo giallastro e con un evidente binario a V del medesimo colore che delimita il mantello. Le parti chiare, in particolar modo i lati del collo e del petto non sono candidi ma presentano tonalità abbastanza calde e una più o meno evidente diffusa macchiettatura.




 Falaropo beccolargo Phalaropus fulicarius

        Si tratta di un uccello visibilmente più grande della specie precedente (circa il 10% in più), dall’apparenza più massiccia, corpo più pesante, collo più largo e testa più globosa; il becco è decisamente più spesso e meno affilato, fatto che gli conferisce l’apparenza di essere più corto. Le zampe sono anche in questo caso piuttosto corte, essendo anche questa specie particolarmente incline al nuoto e presentano una colorazione grigiastra generalmente più chiara che nel Falaropo beccosottile.

        Come gia detto il piumaggio degli adulti in estate è inconfondibile, mentre un po’ più di attenzione merita quello invernale che può generare qualche dubbio con la specie precedente. Nel complesso la colorazione è leggermente più chiara di quella del beccosottile; le parti superiori sono grigio bluastro molto chiaro con un minor contrasto con i margini bianchi delle penne, in particolari condizioni è possibile apprezzare le rachidi delle copritrici e delle scapolari che sono leggermente più scure della colorazione di fondo. Le parti inferiori sono bianco candido e non presentano quasi mai la leggera macchiettatura o striatura grigiastra sui fianchi che a volte è presente nel falaropo beccosottile.

        La testa presenta una porzione bianca più estesa, in quanto il cappuccio scuro è limitato alla parte posteriore del capo formando a volte solo una macchia nerastra sulla parte superiore della nuca. La macchia scura formata dalle copritrici auricolari tende ad allargarsi posteriormente e non è così ben delineata come nella specie precedente. Il becco presenta una più o meno evidente base chiara sia nella parte superiore che su quella inferiore, carattere questo che non è mai presente nel beccosottile, il cui becco è sempre completamente nero. Il groppone e le copritrici delle timoniere sono uniformemente grigiastre come le altre parti superiori e in volo non formano alcun cuneo scuro.

        Il piumaggio di transizione tra giovane e primo inverno presenta più o meno gli stessi caratteri del piumaggio appena descritto, ma con alcune sostanziali variazioni. Le parti superiori presentano residui del piumaggio giovanile che formano delle irregolari aree più scure in particolar modo ai lati del collo al margine tra aree chiare e aree grigie, Le remiganti e parte delle copritrici sono ancora molto scure, praticamente nere. I fianchi presentano una leggera macchiettatura grigia molto chiara e diffusa. Sulla testa il cappuccio si estende più anteriormente che nell’adulto; le copritrici auricolari formano una zona scura meno compatta e con la sua parte centrale tendente più al castano che al nero, cosa questa che non avviene nel falaropo beccosottile, il quale anche in questa stagione presenta una macchia sulle auricolari nera e compatta. Alla base del becco la zona chiara è di dimensioni ridotte e generalmente limitata alla mandibola inferiore.

        I giovani presentano una colorazione simile a quella dei giovani di Falaropo beccosottile: le parti superiori sono bruno scuro con un distinto disegno squamato formato dai margini color camoscio delle penne; il margine del mantello forma un binario a V più fine e meno evidente, spesso a malapena percepibile, che nella specie precedente. Le parti inferiori e i fianchi sono bianchi e mancano le macchiettature disposte a file che possono essere presenti nel beccosottile; tali macchiettature sono presenti solamente ai lati del petto e a salire fino alla parte posteriore del collo che presenta una colorazione nel complesso abbastanza calda, tendente al color camoscio. Anche le parti chiare della testa tendono ad avere una colorazione più calda che nelle altre specie.

        Il cappuccio si estende anteriormente fino all’altezza degli occhi e presenta una colorazione poco compatta nella quale possono essere visibili fini strie di macchiette più scure. Anche l’area scura formata dalle copritrici auricolari è poco uniforme e poco compatta e risulta più scura nella parte posteriore, ai margini delle auricolari, schiarendosi in modo abbastanza evidente nella sua parte anteriore, immediatamente adiacente all’occhio. La parte prossimale della mandibola inferiore è leggermente più chiara del resto del becco.


 Falaropo di Wilson Phalaropus tricolor

        Notevolmente più grande delle altre due specie, più slanciato e più simile nel portamento ad un rappresentante del genere Tringa. Rispetto ai congeneri presenta un becco più lungo e molto fine, simile a quello di un Albastrello, e soprattutto zampe decisamente lunghe delle quali è visibile anche parte della tibia. Quest’ultima caratteristica è dovuta al più accentuato legame tra questa specie e la terraferma con le sue acque basse e di conseguenza alla minor propensione per il nuoto. Anche il modo di muoversi e più in generale le abitudini ed il comportamento sono più simili ad una tringa piuttosto che ad un falaropo.

        Come il solito l’adulto in estate non merita di essere considerato in questa sede per la sua peculiarità cromatica che lo rende inconfondibile. Da notare che il miglior modo per separare le femmine, più intensamente colorate, dai maschi è la presenza in questi ultimi di un distinto sopracciglio bianco che dalla base del becco arriva fino alla nuca, senza interrompersi all’altezza dell’occhio come nel caso delle femmine.

        Durante l’inverno gli adulti assumono una colorazione chiarissima, con parti superiori grigio chiarissimo e parti inferiori bianco puro. La testa assume nel complesso un aspetto chiarissimo: il cappuccio diviene grigio molto pallido, le copritrici auricolari divengono bianche, la stria oculare sbiadisce ed assume una consistenza indefinita, estremamente diffusa, il sopracciglio candido si estende dalla base del becco fino alla nuca e si congiunge con le aree chiare presenti lungo i fianchi della parte posteriore del collo. Questo complessivo candore e mancanza di definizione nella distribuzione cromatica rende estremamente evidenti, per contrasto, il becco che è sempre, in ogni stadio di sviluppo, completamente nero e l’occhio che spicca in modo deciso sullo sfondo chiaro. Le zampe sono di un indistinta colorazione grigio verdastra ma che può presentarsi anche decisamente giallastra.

        Durante l’autunno, gli individui che per la prima volta acquisiscono il piumaggio invernale sono sostanzialmente molto simili agli individui appena descritti, possono presentare al massimo qualche contrasto leggermente più accentuato laddove le parti grigie mantengono toni leggermente più caldi che negli adulti. Sulle parti superiori sono frequentemente visibili alcune sparse penne superstiti del piumaggio giovanile che contrastano in modo evidentissimo con il colore di fondo. Le remiganti e le grandi copritrici sono ancora quelle giovanili e di conseguenza sono notevolmente scure, con un più o meno evidente margine chiaro a seconda del livello di consunzione. Le zampe generalmente hanno una colorazione giallastra.

        I giovani presentano una distribuzione cromatica sostanzialmente analoga a quella del piumaggio invernale, con la differenza che nelle parti superiori la base non è grigia ma marrone abbastanza scuro, con un’evidente ed estesa marginatura color camoscio delle penne che conferisce un aspetto decisamente squamato, in modo particolare sulle scapolari, le terziarie e sulle copritrici. I fianchi del petto e del collo presentano un’evidente sfumatura calda, di colore ocra. Le zampe sono giallastre.

        Va tenuto presente che in questa specie il becco, che come gia detto è sempre completamente nero, è decisamente lungo, essendo sempre lungo almeno quanto l’intera testa se non di più, e come tale appare in modo evidente.


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2003, Quaderni di birdwatching

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