Quaderni di birdwatching Anno V - vol. 9 - aprile 2003


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di Franco Trave e Luciano Ruggieri

        IN QUESTI ULTIMI ANNI il numero di appassionati di birdwatching in Italia è in costante aumento, con un numero maggiore di persone che fa di questo hobby un’attività sul campo più regolare e un parallelo incremento del numero di osservazioni di specie insolite e rare.

        Il fascino del birdwatching non sta soltanto nel contatto con la natura e nell’osservazione delle più seducenti forme del mondo alato ma anche, diciamolo francamente, nel vivere il momento fugace dell'avvistamento di una specie non comune e nel comunicare al mondo intero la straordinarietà dell’accaduto. Può capitare però di rimanere frustrati dallo scoprire che l’osservazione non è poi così importante.

        Ma come stabilire se, e quanto, un avvistamento è significativo? Per le rarità non ci sono problemi, esistono liste ufficiali che testimoniano le osservazioni storiche, ma per le altre specie ci si può soltanto basare sulla propria conoscenza e sul confronto con le liste di altri birdwatchers. Ci si può quindi chiedere se sia possibile costruire una sorta di graduatoria delle specie che permetta di valutare in maniera oggettiva l'importanza di un avvistamento.

        La presente indagine condotta su base volontaria fra i birders di EBN Italia ha permesso di conoscere quali sono le specie più difficili da osservare nel nostro paese, ovvero quelle che meno frequentemente vengono osservate e identificate facendo birdwatching in Italia e, all’opposto, quali sono le più facili e frequenti. L'indagine, nata originariamente per questa ragione, ha anche avuto risvolti più nobili e importanti, legati alla conservazione dell’avifauna nel nostro Paese.

        Se da un lato la quantità delle osservazioni è in aumento, ci si può interrogare se la qualità delle specie osservate è parallelamente aumentata e se queste specie abbiano rilievo in termini di conservazione e monitoraggio dell’ambiente. Sebbene il birdwatching non abbia di per sé scopi scientifici, è pur sempre un monitoraggio ambientale, compiuto da persone con elevata capacità di riconoscimento delle specie in natura. Molti birdwatchers, infatti, compiono osservazioni seriali e regolari in determinati ambienti, tengono un taccuino delle specie osservate e sono in grado di fornire utili informazioni sulla frequenza degli avvistamenti.

        In definitiva ci si è posta la seguente domanda: dall'esame della frequenza con cui le specie compaiono nel taccuino da campo dei birdwatchers del nostro campione, si può risalire ad una stima qualitativa dello stato dell'avifauna italiana?

 La difficoltà di osservazione di una specie

        La difficoltà di osservazione di una specie è un concetto abbastanza generale e comprende sia la difficoltà tecnica di identificazione, per elusività intrinseca della specie e per l'inaccessibilità dell'ambiente d'elezione, sia la scarsità della specie stessa nell'area di riferimento. E’ mai possibile quantizzare questo parametro o, quanto meno, di mettere a confronto le osservazioni di tutte le specie potenzialmente contattabili?

        Un avvistamento, in particolare l’avvistamento di una specie non comune, è un evento occasionale e il birdwatcher sa che difficilmente può essere programmato. L’esperienza e le informazioni aiutano a individuare il periodo e i luoghi più favorevoli per vedere determinate tipologie di uccelli, ma l’avvistamento di una specie non comune rimane un fatto fortuito, è (come si usa dire da un punto di vista analitico) un evento casuale; un fenomeno, cioè, di cui si è certi della sua esistenza ma non si può prevedere, quando e come si manifesterà.

        Dire che un avvistamento è un evento casuale è una mera semplificazione del fenomeno della distribuzione sul territorio e nel tempo delle specie di uccelli, tuttavia l'ipotesi sembra ragionevole e le sue ricadute sull’analisi sono importanti. Un’escursione di birdwatching, infatti, potrebbe essere vista come un tentativo di un test aleatorio e l’avvistamento di una specie non comune il "successo" della prova. Ne scaturisce quindi la possibilità di associare all’evento "osservazione" una probabilità, ovvero una misura delle sue possibilità di accadimento. In definitiva si può affermare che la probabilità di avvistare una specie durante un'escursione di birdwatching è proprio la misura della difficoltà (o della facilità) di osservazione della specie stessa.

        Ma come fare a calcolare la probabilità di osservazione di una specie? Immaginiamo di disporre di un ampio numero di birders, equivalenti ed indipendenti tra loro e operanti in una determinata area, e di conoscere, attraverso le loro liste personali:
                il numero totale di escursioni eseguite,
                il numero delle osservazioni fatte per ciascuna specie.

        Ne consegue che possiamo calcolare, per ciascun birder, la frequenza relativa degli avvistamenti ovvero il rapporto fra il numero delle osservazioni di una specie e il numero totale delle escursioni fatte. Se mettiamo insieme tutte le osservazioni di tutti i birders del campione potremmo calcolare, similmente, la media delle frequenze relative degli avvistamenti di una specie. Per la legge dei grandi numeri, più il campione diventa numeroso (ovvero il numero di tentativi/escursioni) e più diventa verosimile che la frequenza delle osservazioni di una specie si avvicini alla sua probabilità di osservazione in un’escursione. Quindi si può affermare che la difficoltà di osservazione di una specie è assimilabile alla frequenza relativa dei suoi avvistamenti da parte di un campione di birders il più vasto possibile.

        L’approccio all’analisi è manifestamente semplificato, il valore della probabilità di avvistamento è un parametro mediato che non può tener conto di tutte le sfumature e le eccezioni in ambito territoriale e temporale. E poi non bisogna trascurare il ruolo del birder che in dipendenza della sua bravura e dalla sua esperienza, condiziona come un dado truccato l’occorrenza degli avvistamenti. Nonostante queste riserve si è confidenti che l’analisi eseguita abbia ragionevolezza e validità, specialmente se essa viene vista in termini relativi, cioè di confronto fra le specie.

 Le caratteristiche dell'indagine

        Per valutare in maniera affidabile la frequenza delle osservazioni delle specie occorre disporre di un campione di osservazioni ampio, costituito da osservatori della stessa bravura e che operino in maniera indipendente. Il campione utilizzato per la nostra indagine non soddisfa rigorosamente queste tre condizioni: non è numeroso, poco meno di settanta liste; non è certamente uniforme in bravura ed esperienza, infatti, non è stata fatta alcuna selezione preventiva; ed infine, per la stragrande maggioranza, appartiene alla stessa associazione, EBN Italia, e quindi i collaboratori tendono ad avere le stesse opportunità. L’obiettivo dell’analisi, però, non è di valutare quantità in assoluto ma piuttosto é un confronto, in tal modo le imperfezioni del campione dovrebbero ripercuotersi su tutte le specie e quindi il risultato finale non dovrebbe essere significativamente influenzato.

        La procedura per calcolare la difficoltà di avvistamento delle specie è assai semplice, qui di seguito si riportano in estrema sintesi i passi più importanti. Prima di tutto si raccolgono i dati del campione che vanno a costituire il data base dell’indagine, sostanzialmente si tratta di informazioni relative all’attività di birdwatching di ciascun birder, ovvero quante escursioni ha effettuato, e informazioni relative alle osservazioni delle specie appartenenti all’avifauna italiana. Il passo successivo consiste nel calcolare, per ciascuna specie, la media delle frequenze di osservazione, cioè quante osservazioni sono state eseguite rispetto all’attività media del campione. Si opera quindi una correzione per tener conto di possibili incongruenze statistiche, ovvero di quelle situazioni in cui due specie hanno la stessa media ottenuta attraverso differenti numeri di osservatori. Caso tipico è il confronto fra la Gru e i tetraonidi delle nostre montagne. Queste specie, infatti, tendono ad avere frequenze medie di avvistamento simili, ma la Gru è vista poche volte da molti osservatori e il Gallo Cedrone e il Francolino di monte, per esempio, sono visti con una certa frequenza da pochi osservatori.

        I valori delle frequenze medie vengono finalmente ordinati su una scala crescente lineare. In definitiva a ciascuna specie sarà associato un valore compreso fra zero (specie molto frequente) e un massimo (specie rarissima, molto difficile da contattare ed identificare). Questo passaggio, seppur non essenziale, permette di suddividere le specie in classi di difficoltà. Infatti, la scala lineare è stata suddivisa in parti uguali, ciascuna identificata con un grado di difficoltà, così definito:

  1. Elementare o facile da osservare;
  2. Poco difficile da osservare;
  3. Abbastanza difficile da osservare;
  4. Difficile da osservare;
  5. Molto difficile da osservare;
  6. Estremamente difficile da osservare

        La distribuzione delle specie sulla scala lineare è tale da avere accumulazioni di specie alle due estremità, e ciò a ben pensarci, è ragionevole. Infatti, le specie più numerose sono le più frequenti e quelle rarissime o mai osservate dal campione. Poiché diventa capzioso classificare queste due tipologie, è sembrato ragionevole apportare un’equiparazione fra loro che, all’atto pratico, ha significato introdurre due soglie, una minima e una massima, per la frequenza degli avvistamenti.

        L’indagine non può essere considerata un censimento ornitologico e neanche un’analisi tra "bird-lists", ma ha una sua marcata connotazione. Le regole principali da rispettare nella compilazione della propria lista degli avvistamenti sono state, infatti, le seguenti:

  • l’avvistamento deve riferirsi alla specie e non all’individuo;
  • vedere più volte la stessa specie nell’arco della giornata e nello stesso ambito territoriale equivale ad una sola osservazione;
  • vedere nello stesso luogo, ma in giorni e tempi successivi, la stessa specie non origina nuove osservazioni;
  • l’animale deve essere visto e riconosciuto. Per alcune specie, data la loro caratteristica di non manifestarsi visivamente, è valido anche il riconoscimento attraverso il canto;
  • gli avvistamenti validi sono solo quelli effettuati attraverso la pratica del birdwatching.
 I risultati dell'indagine

        Qui di seguito sono riportati i risultati dell’indagine. Prima di tutto le caratteristiche essenziali del campione a disposizione:

  • Numero delle schede ricevute: 67
  • Distribuzione geografica degli iscritti: 68% Nord Italia, 24% Centro, 8% Sud e Isole
  • Anni di attività di birdwatching del campione (valor medio): 13.7 anni
  • Attività annua di birdwatching dell'osservatore (valor medio): 43.3 escursioni/anno
  • Numero di escursioni fatte dall'osservatore medio: 602
  • Numero totale escursioni dichiarate dal campione: oltre 40000
  • Anno di rilevamento: 2002

        Le specie osservabili in Italia in base alla Check-list of Italian birds del CISO, aggiornata all’estate 2002, sono 503; di queste, 126 sono quelle definite come "accidentali".

        Ecco alcuni risultati di carattere generale scaturiti dell’indagine:

  • Il numero di specie indicate dall'osservatore medio è stato 242, con una deviazione standard di +/- 44 specie.
  • Le specie osservate dall'intero campione sono state 393, quelle mai viste sono 110;
  • Gli accidentali registrati dal campione sono stati 32.
  • 25 specie sono state viste, ciascuna, soltanto da una sola persona;
  • 8 specie sono state viste, ciascuna, soltanto da due sole persone.

Fig. 1 - La distribuzione di tutte le 503 specie italiane in dipendenza della difficoltà di osservazione. In verde è indicato il gruppo delle specie comunissime avvistate da tutto il campione in gran numero; in rosso invece è indicato il gruppo delle specie mai avvistate dal campione.

        Ecco qui di seguito il dettaglio dei risultati dell’indagine relativamente alla classificazione delle specie in base alla loro difficoltà di osservazione. Le specie sono state raggruppate in classi, ma sono state elencate rispettando il proprio rango di difficoltà di osservazione, per cui si va dalle specie facili e via-via verso quelle estremamente difficili o rarissimamente osservabili. Sono riportate tutte le 393 specie avvistate dal campione, si omette la lista delle restanti 110 specie mai viste ad eccezione delle 16 specie che, pur non essendo "accidentali", non sono mai state osservate dal campione. In basso a ciascun gruppo sono riportati commenti e considerazioni.

 1. Specie elementari o facili da osservare

Appartengono a questa categoria 89 specie.

Passera d'Italia, Merlo, Storno, Cornacchia grigia/nera, Tortora dal collare orientale, Gazza, Germano reale, Gabbiano comune, Rondine, Pettirosso, Gabbiano reale mediterraneo, Airone cenerino, Fringuello, Balestruccio, Cardellino, Gallinella d'acqua, Rondone, Cinciallegra, Folaga, Poiana, Ballerina bianca, Gheppio, Garzetta, Svasso maggiore, Cormorano, Fagiano, Capinera, Ghiandaia, Verzellino, Verdone, Cinciarella, Passera mattugia, Tuffetto, Lui piccolo, Scricciolo, Codibugnolo, Taccola, Usignolo di fiume, Saltimpalo, Cuculo, Codirosso spazzacamino, Colombaccio, Beccamoschino, Allodola, Nitticora, Pavoncella, Cincia mora, Piro piro piccolo, Civetta, Cigno reale, Usignolo, Picchio muratore, Picchio rosso maggiore, Martin pescatore, Airone Bianco Maggiore, Moriglione, Falco di palude, Picchio verde, Regolo, Pigliamosche, Occhiocotto, Cavaliere d'Italia, Strillozzo, Alzavola, Nibbio bruno, Ballerina gialla, Cutrettola, Moretta, Mestolone, Cannareccione, Tortora selvatica, Upupa, Migliarino di palude, Marzaiola, Combattente, Beccaccino, Svasso piccolo, Gracchio alpino, Cincia bigia, Fischione, Sparviere, Corriere piccolo, Pettegola, Airone rosso, Rondine montana, Piro piro boschereccio, Corvo imperiale, Piccione selvatico, Gruccione.

Sono le specie più comuni dell’avifauna italiana, osservate praticamente da tutto il campione. Oltre il 60% di queste specie appartiene ai Passeriformi e la quasi totalità è nidificante più o meno regolarmente in Italia, ad eccezione del Combattente e del Piro piro boschereccio che non hanno mai nidificato in Italia. Solo 12 sono specie estive migratrici transahariane.

 2. Specie poco difficili da osservare

Appartengono a questa categoria 83 specie.

Codirosso, Cappellaccia, Culbianco,
Fanello, Fratino, Sterna comune, Averla piccola, Piovanello pancianera,
Canapiglia, Topino, Passera scopaiola, Pispola, Falco pecchiaiolo, Cannaiola, Spioncello,
Cesena, Codone, Cincia bigia alpestre, Lucherino,
Stiaccino, Allocco, Volpoca,
Chiurlo maggiore, Fraticello, Fiorrancino, Tordo bottaccio, Fenicottero,
Nocciolaia, Gabbiano corallino, Albanella reale, Totano moro, Avocetta,
Airone guardabuoi, Rondone maggiore, Gambecchio, Beccapesci, Rampichino, Pantana, Balia nera, Gavina, Rigogolo,
Pendolino, Peppola, Marangone dal ciuffo, Pellegrino,
Mignattino, Sgarza ciuffetto, Cincia dal ciuffo,
Prispolone, Pittima reale,
Zigolo nero, Passera sarda,
Rondone pallido, Corvo, Crociere, Luì grosso, Tordela,
Gufo comune, Smergo minore, Porciglione, Passera europea, Tarabusino, Lui verde, Piro piro culbianco,
Rampichino alpestre, Aquila reale, Lodolaio, Cannaiola verdognola, Torcicollo, Corriere grosso,
Ciuffolotto, Frosone,
Zigolo muciatto,
Albanella minore, Tottavilla, Oca selvatica, Quaglia,
Merlo dal collare, Berta maggiore, Zigolo giallo,
Berta minore, Quattrocchi, Sordone.

Sono ancora specie abbastanza comuni, in gran parte nidificanti. La maggiore difficoltà probabilmente dipende dall’elusività della specie e dal tipo di ambiente frequentato.

 3. Specie abbastanza difficili da osservare

Appartengono a questa categoria 60 specie.

Sterpazzola, Merlo acquaiolo, Spatola, Pivieressa,
Moretta tabaccata, Cicogna bianca, Averla capirossa, Assiolo, Sterpazzolina, Gracchio corallino,
Piovanello, Canapino,
Biancone, Zafferano, Passero solitario, Albastrello, Mignattino piombato,
Grillaio, Piviere dorato,
Succiacapre, Ortolano,
Tarabuso, Beccafico,
Chiurlo piccolo, Bengalino comune, Fistione turco, Barbagianni,
Gabbiano roseo, Venturone, Tordo sassello, Storno nero, Fringuello alpino, Parrocchetto dal collare, Forapaglie, Gabbiano reale nordico,
Grifone, Calandro,
Basettino, Passera lagia,
Forapaglie castagnolo, Falco pescatore, Sterna zampenere,
Pernice rossa, Falco cuculo, Gabbiano corso, Svasso collorosso,
Nibbio reale, Fagiano di monte,
Sula, Beccaccia di mare,
Luì bianco, Pesciaiola, Magnanina, Strolaga mezzana, Organetto,
Calandrella, Sterpazzola di Sardegna,
Mignattaio, Gabbianello,
Strolaga minore.

In questo gruppo cominciano a ridursi i nidificanti regolari in Italia (75%) e incrementano i migratori. La difficoltà di osservazione è probabilmente dovuta alla relativa scarsità di alcune di queste specie anche negli ambienti adatti. Il 46% è tipica di zone umide (ambienti lacustri o fluviali, paludi o litorali marini), solo il 10% di ambienti forestali, il 38% è invece tipica di ambienti aperti, cespugliati o di macchia.

 4. Specie difficili da osservare

Appartengono a questa categoria 32 specie.

Piovanello tridattilo, Salciaiola, Bigiarella, Mignattino alibianche
Occhione, Ghiandaia marina
Picchio nero
Magnanina sarda
Falco della regina, Averla maggiore, Calandra, Colombella
Pernice sarda, Coturnice, Monachella
Marangone minore
Astore
Albanella pallida
Picchio rosso minore
Averla cenerina
Codirossone, Canapino maggiore, Beccaccia
Smeriglio, Starna
Edredone, Lanario, Colino della Virginia
Picchio muraiolo, Rondine rossiccia
Voltapietre, Oca lombardella.

Il 21% sono specie tipiche di zone umide (ambienti lacustri o fluviali, paludi o litorali), il 18% di ambienti forestali, la maggioranza (50%) invece sono specie tipiche di ambienti aperti, cespugliati o di macchia.

 5. Specie molto difficili da osservare

Appartengono a questa categoria 39 specie.

Gru, Oca granaiola, Orco marino, Pollo sultano
Smergo maggiore, Balia dal collare, Pittima minore
Pernice bianca, Piovanello maggiore, Sterna maggiore
Pernice di mare, Zigolo capinero
Orchetto marino
Moretta grigia, Gambecchio nano, Gallo cedrone, Picchio cenerino
Parrocchetto monaco, Pettazzurro, Pispola golarossa
Voltolino
Forapaglie macchiettato, Capovaccaio
Zigolo delle nevi
Schiribilla
Gufo reale
Uccello delle tempeste, Cicogna nera, Gallina prataiola
Svasso cornuto, Moretta codona
Francolino di monte, Gipeto, Civetta capogrosso
Labbo, Re di quaglie, Picchio dorsobianco, Civetta nana.

La maggioranza (64%) è rappresentata da specie nidificanti in Italia con popolazioni molto localizzate. Nessuna specie rientra nelle categorie "accidentali" o "migratore irregolare". A differenza della classe precedente, il 45% è tipica di "zone umide", il 18% di ambienti forestali, solo il 15% di ambienti aperti.

 6. Specie estremamente difficili da osservare

A questa categoria in totale appartengono 90 specie (a loro volta suddivise in 2 gruppi in dipendenza dell’occasionalita’ degli avvistamenti effettuati dal campione).

Casarca, Mugnaiaccio
Gabbiano tridattilo, Frullino
Aquila minore, Croccolone, Poiana codabianca
Piviere tortolino, Zigolo golarossa
Falaropo beccosottile, Bigia grossa, Pulcinella di mare
Anatra mandarina[A], Strolaga maggiore, Cigno selvatico, Gufo di palude
Totano zampegialle minore[A], Poiana calzata, Stercorario mezzano, Picchio tridattilo
Cuculo dal ciuffo, Beccofrusone, Gambecchio frullino, Picchio rosso mezzano, Aquila di Bonelli, Storno roseo, Pellicano, Oca del Canada[A], Francolino
Bigia padovana, Airone schistaceo, Sacro, Canapino pallido[A], Pigliamosche pettirosso, Aquila di mare, Zigolo dal collare[A], Moretta dal collare[A], Sterna di Rueppel, Gabbiano di Sabine[A], Gazza marina, Monachella del deserto, Anatra marmorizzata[A], Aquila anatraia minore, Chiurlottello, Trombettiere, Gobbo rugginoso, Calandro maggiore.

Al secondo gruppo appartengono specie ancora più rare e, di fatto, sono state equiparate alle specie mai osservate dal campione.

Spioncello marino[A], Pagliarolo, Aquila delle steppe[A], Piro piro pettorossiccio[A], Pellicano riccio[A], Gobbo della Giamaica, Piro piro di  Terek, Tortora delle palme[A], Culbianco isabellino, Oca colombaccio, Gabbiano del Pallas, Averla maggiore beccopallido[A], Zigolo minore, Gavina americana[A], Aquila imperiale[A], Monachella dorsonero[A].

E ancora…
Berta minore delle Baleari[A], Stercorario maggiore, Piovanello violetto, Usignolo maggiore, Lui di Hume[A], Oca facciabianca, Moretta arlecchino[A], Pavoncella gregaria, Piro-piro pettorale[A], Gabbiano glauco[A], Sterna di Dougall[A], Cutrettola testagialla[A], Balia caucasica, Zigolo di Lapponia, Fulmaro[A], Berta grigia[A], Oca lombardella minore, Schiribilla grigliata, Voltolino striato[A], Otarda, Corriere di Leschenault[A], Sterna codalunga[A], Allocco degli Urali, Calandrina [A], Ciuffolotto scarlatto, Zigolo testa aranciata[A], Aquila rapace[A].

A dimostrazione dell’occasionalità degli avvistamenti di questa categoria, si noti la presenza di ben 24 specie accidentali. Appartengono a questa classe specie migratrici irregolari, ma ben 7 specie sono anche nidificanti regolari in Italia (Allocco degli Urali, Piviere tortolino, Bigia grossa, Picchio tridattilo, Cuculo dal ciuffo, Picchio rosso mezzano e Aquila di Bonelli). La stragrande maggioranza (52%) è tipica di zone umide, litorali o delle coste marine, il 23% di ambienti aperti o cespugliati, solo il 10% di ambienti forestali.

 7. Le specie "non accidentali in Italia" e mai viste dal campione

Cigno minore, Oca collorosso, Avvoltoio monaco, Corrione biondo, Folaropo beccolargo, Labbo codalunga, Allodola golagialla, Usignolo d'Africa, Monachella nera, Cannaiola di Jerdon, Silvia di Rueppell, Luì forestiero, Fanello nordico, Crociere fasciato, Ortolano grigio, Zigolo boschereccio.

Sono 16 specie la cui fenologia non rientra tra le specie "accidentali" del nostro Paese e ciò nonostante non risultano segnalate nel campione. Nella stragrande maggioranza (81%) si tratta di migratori irregolari per il nostro paese, di un migratore regolare con dubbio (Usignolo d’Africa) e di due specie estinte come nidificanti in Italia (Avvoltoio monaco, Monachella nera).

 Discussione

Un significato conservazionistico alle specie riportate

        La necessità di attribuire uno specifico valore alle singole specie nasce da esigenze di programmazione e gestione del territorio che coinvolgono il raggiungimento di alcuni obiettivi specifici di conservazione. Per quanto riguarda l’avifauna del nostro paese, diversi studi hanno affrontato il problema di identificare delle specie "chiave" e di proporre dei modelli di gestione del territorio allo scopo di conservare la biodiversità e il patrimonio faunistico di una determinata area. Alcuni di questi studi propongono una classificazione in base a specifici indici, come i criteri stabiliti dall’UICN (Calvario et al. 1999) oppure sulla base di specifici parametri (Brichetti & Gariboldi 1994) al fine di attribuire un valore intrinseco a ciascuna delle specie nidificanti italiane.

        Il nostro studio campione basa la propria analisi sulla frequenza di osservazione delle specie da parte di una coorte di osservatori qualificati (birdwatchers) operanti sul territorio nazionale con un’esperienza di campo media di 13,7 anni e con una media di 43,3 uscite sul campo all’anno. E’ stato possibile così attribuire una specifica "classe" di difficoltà di osservazione a ben 393 delle 503 specie segnalate nella check list italiana (Brichetti & Massa 1997) migratori irregolari e accidentali compresi. Questo ha reso possibile una comparazione diretta non solo per le specie nidificanti regolari in Italia, ma anche dei migratori (regolari o irregolari) e delle specie svernanti, confronto che non era mai stato condotto prima. Ad esempio, è interessante notare come dall’indagine siano assenti 16 specie che non sono considerate "accidentali" dalla check list italiana (Brichetti & Massa 1997) ma che non sono state mai osservate nel nostro campione (almeno fino al 2002), la cui probabilità di osservazione nel nostro paese, in termini statistici, risulta quindi estremamente bassa.

        Il nostro campione indica peraltro 172 specie definibili "elementari" o "poco difficili" da osservare, che possono essere considerate come le specie più comuni del nostro Paese. Al primo posto è indicata la Passera d’Italia, poi seguono Merlo, Storno, Cornacchia, Tortora dal collare e Gazza, tutte specie già indicate tra gli ultimi posti come "value birds" in quanto generaliste o antropofile (Brichetti & Gariboldi 1994). In questi due gruppi ricadono inoltre la quasi totalità delle specie nidificanti in Italia appartenenti alle famiglie dei Fringillidi (con l’eccezione del Venturone), Corvidi (con l’eccezione del Gracchio corallino) e degli Ardeidi (con l’eccezione del Tarabuso).

        Suddividendo queste 172 specie per ambienti frequentati o di elezione, si nota che il 42% sia caratteristico di "zone umide" (in senso lato, comprendendo anche i litorali marini e tutte le acque interne), il 27% di aree forestali e boschive, il 31% di ambienti aperti, cespugliati o di macchia. Tra le 88 specie definibili al contrario, come "abbastanza difficili" o "difficili" da osservare è interessante notare che le percentuali si invertano rispetto alle precedenti: infatti, il 47% delle specie di questa categoria è caratteristico degli ambienti aperti o cespugliati, il 40% di zone umide e solo il 13% di ambienti boschivi e forestali. Da questa indagine si evincerebbe pertanto che le specie "più difficili" da osservare sono quelle delle zone "aperte", a testimonianza che questi ambienti tendono ad essere poco visitati dai birdwatchers e probabilmente risultano inoltre poco rappresentati nelle aree geografiche (Nord Italia) di principale residenza del nostro campione.

        Dal punto di vista conservazionistico come può essere interpretata invece la nostra indagine? Estrapolando dall’elenco delle specie "estremamente difficili" le ultime dieci specie che nidificano in Italia, e confrontandole con la Lista Rossa italiana (Calvario et al. 1999) emerge che ben 8 su 10 (vedi tabella 1) sono valutate sfarevolmente dal punto di vista conservazionistico, una (la Bigia padovana) è valutata a basso rischio e l’altra (Allocco degli Urali) risulta, nella Lista Rossa, non valutabile.

Allocco degli Urali Nidificante in Italia dal 1994; areale molto circoscritto, stimate 5-10 coppie
Bigia padovana A più basso rischio; areale discontinuo, fascia prealpina
Aquila di Bonelli In Pericolo critico; trend negativo, circa 20 coppie in tutt’Italia
Picchio rosso mezzano Vulnerabile; areale limitato agli Appennini centro-meridionali
Cuculo dal ciuffo In Pericolo critico; estrema localizzazione dei siti riproduttivi
Picchio tridattilo In Pericolo; areale limitato alle Alpi orientali
Bigia grossa In Pericolo; Trend negativo, areale molto frammentato
Civetta nana Vulnerabile; areale limitato alle Alpi
Picchio dorsobianco In Pericolo, areale frammentato, sottospecie tipica italiana lilfordi

Tab. 1 - Le dieci specie nidificanti in Italia "molto difficili da osservare" o "estremamente difficili da osservare" categoria 5 e 6 che rivestono un significato conservazionistico.

        Si tratta di specie osservate dal campione abbastanza raramente sia a causa del loro areale localizzato a particolari aree geografiche sia per la loro elusività (due specie di rapaci notturni, tre picidi, due silvidi). Ciononostante, la loro scarsa rappresentatività nel campione pone il dubbio che anche a causa della loro elusività, le conoscenze sulla loro distribuzione e status in Italia possano essere al tempo stesso, alquanto deficitarie. Infatti, stime di popolazione e trend di popolazione a livello nazionale per molte di queste specie non sono note con certezza. Sarebbe opportuno pertanto prestare la massima attenzione alla definizione dei pericoli e delle minacce nell’immediato futuro.

In conclusione, l’indagine offre una chiave di lettura diversa dell’avifauna italiana, vista attraverso gli occhi dei birdwatchers. E’ interessante ipotizzare un coinvolgimento più attivo degli appassionati di questo campo nel monitoraggio dei cambiamenti a lungo o medio termine delle specie ornitiche, anche allo scopo di ottenere dati su dinamiche di popolazione e minacce ambientali specifiche.


Ringraziamenti

Un doveroso ringraziamento ai 67 birdwatcher che hanno partecipato volontariamente all’indagine e che hanno inviato i propri dati da campo, senza di cui non sarebbe stato possibile elaborare alcun studio statistico.


Bibliografia

  • Bogliani G & Fasola M (1985) Le specie animali da proteggere in Italia: considerazioni sulle priorità. Atti V Cong. S. ital. e. 1057-1061.
  • Brichetti PA & Gariboldi A (1994) A method for defining the value of breeding birds. Atti del 6° Convegno italiano di Ornitologia, Torino 1991, Museo Regionale Scienze Naturali, Torino.
  • Brichetti PA & Massa B (1998) Check List degli uccelli italiani aggiornata a tutto il 1997. Riv. Ital. Orn 68; 129-152.
  • Calvario E, Gustin M, Sarrocco S, Gallo-Orsi U, Bulgarini F, Fraticelli F (1999) Nuova Lista Rossa degli uccelli nidificanti in Italia. Riv. Ital. Orn 69; 3-43.

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    2003, Quaderni di birdwatching

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