Quaderni di birdwatching Anno IV - vol. 9 - aprile 2003


Segnalazioni

di Roberto Garavaglia, Maurizio Sighele, Fausta Lui, Silvio Bassi


In questa rubrica ci proponiamo di segnalare articoli apparsi su riviste di birdwatching e di ornitologia che pensiamo possono interessare il birdwatcher italiano, o perché trattano dell'avifauna italiana e europea, o perché scritti da connazionali, o che sono comunque di argomento generale. In qualche caso, ne riporteremo solo il titolo o poco più, altre volte un riassunto più o meno esteso; ciò non vuole in nessun caso rispecchiare una graduatoria di maggiore o minore interesse ma, il più delle volte, è solo il risultato della nostra diversa possibilità di accedere alla pubblicazione originale.


G. Rassati & C.P. Tout. The Corncrake (Crex crex) in Friuli-Venezia Giulia (North-eastern Italy). Avocetta vol. 26, n° 1 (2002), pagg. 3-6.

L’articolo sintetizza le informazioni sul Re di quaglie in Friuli, sulla base di studi effettuati negli ultimi venti anni. Un censimento condotto nel 1995 su tutta la regione ha indicato un totale di 203 maschi cantori, situati perlopiù nella zone centro-settentrionale della regione; la specie è risultata quasi assente al di sotto dei 200 metri di quota. L’ambiente prediletto è costituito da prati abbastanza umidi, ad elevata copertura erbacea, in aree pianeggianti.

M. Gustin, A. Sorace, D. Ardizzone & M. Borioni. Spring migration of raptors on Conero Promontory. Avocetta vol. 26, n° 1 (2002), pagg. 19-24.

Durante la primavera del 1999 è stato condotto il monitoraggio della migrazione degli uccelli rapaci in migrazione attraverso il Promontorio del Monte Conero. Nell’arco di un mese, sono stati osservati 2640 rapaci, per la maggior parte Pecchiaioli (1699 individui) e Falchi di palude (503). La direzione di arrivo sul Conero era compresa tra WSW e WNW, la direzione di allontanamento tra ENE ed ESE; il passo era concentrato nel tardo pomeriggio. Il numero totale di individui osservato conferma l’importanza del Monte Conero nella rotta migratoria dei rapaci, secondo solo allo Stretto di Messina.

A. Corso, C. Iapichino. Presenza invernale di Piviere tortolino Charadrius morinellus in Sicilia. Aves Ichnusae vol. 4 (1-2), dicembre 2001, pagg. 69-72.

Durante la fine di dicembre del 1997 un individuo di Piviere tortolino in abito da primo inverno è stato osservato a Capo Murro di Porco (SR). Queste segnalazioni sono le prime che testimoniano lo svernamento di questa specie in Italia.

M. Campora. Sexual dimorphism and juvenile plumage in the Short-toed Eagle, Circaetus gallicus. Rivista Italiana di Ornitologia, 72 (1), dicembre 2002, pagg. 35-45.

Il Biancone è ritenuto una specie che non presenta dimorfismo sessuale. L’autore, che da oltre dieci anni studia una popolazione di Bianconi presente sull’Appennino Ligure e Piemontese, descrive le differenze da lui rilevate tra il piumaggio dei due sessi. In genere, i maschi sono più chiari nella zona del sottogola e del petto, mentre nelle femmine queste parti sono brune, con una netta demarcazione tra petto scuro e pancia chiara. Il piumaggio giovanile è molto simile a quello delle femmine, ma la distinzione sembra ancora possibile.

N. Agostini, L. Baghino, M. Panuccio & G. Premuda. A conservative strategy in migrating Short-toed eagles Circaetus gallicus. Ardeola 49(2), 2002, pagg. 287-291

Il Biancone è presente in Europa solo durante la stagione riproduttiva e sverna nelle zone di savana a sud del Sahara. La popolazione nidificante in Italia è stimata in circa 400 coppie, localizzate soprattutto sull’Appennino Ligure. Le osservazioni riportate in questo articolo mostrano come la popolazione italiana migri passando per lo Stretto di Gibilterra, compiendo un lungo percorso indiretto tra l’Africa e l’Italia nord-occidentale. Durante l’autunno, nelle Alpi Apuane e nell’Appennino Ligure, i Bianconi sono stati osservati migrare in direzione nord-ovest, esattamente opposta rispetto a quella del movimento di Pecchiaioli e Nibbi bruni che nidificano nelle stesse aree e che attraversano il Mediterraneo in corrispondenza del Canale di Sicilia. Rispetto a queste due ultime specie, il Biancone è meno adattato al volo battuto e preferisce sfruttare le correnti termiche ascensionali, per cui il tragitto per via di terra attraverso Gibilterra, anche se molto più lungo in termini di distanza e di tempi, si rivela più conveniente in termini energetici.

D. Occhiato. Identification of Pine Bunting. Dutch Birding, vol 25 n° 1 (2003), pagg. 1-16.
D. Occhiato. Pine Bunting in Italy: status and distribution. Dutch Birding, vol 25 n° 1 (2003), pagg. 32-39.

Due articoli di Daniele Occhiato, in un numero di Dutch Birding che è quasi una monografia sullo Zigolo golarossa. Il primo affronta, in maniera più che approfondita, tutte le sottigliezze dell’identificazione della specie, in ogni piumaggio ed età. Sullo stesso argomento, Daniele aveva già scritto un articolo anche per QB e bisogna dargli atto che, in questo suo nuovo saggio, utilizza materiale quasi tutto inedito: nuovi disegni e nuove foto. Il secondo articolo raccoglie e analizza tutte le segnalazioni note di Zigolo golarossa in Italia, suddivise per regione e a partire dai dati storici risalenti al secolo scorso.

N. Schaffer & R.E. Green. The Global Status of the Corncrake. RSPB Conservation Review, vol. 13 (2001), pagg 18-24.

Fino a pochi anni fa, si conosceva molto poco circa la reale consistenza della popolazione globale del Re di Quaglie, perché si avevano a disposizione solo delle stime grossolane relativamente alle popolazioni dei paesi dell’est Europeo. Nel 1994 è stato preparato un Action Plan Europeo per la conservazione di questa specie e una delle prime azioni che venivano suggerite consisteva nel colmare questa lacuna nelle conoscenze. Nel corso del 1995 e del 1996 sono stati condotti censimenti nella Russia Europea, in circa 2.000 km2 di aree accuratamente selezionate e i dati ottenuti sono stati estrapolati alla superficie totale sulla base di una dettagliata mappatura delle distribuzione dei vari habitat potenziali. I risultati sono stati sorprendenti: il numero totale dei maschi cantori così ottenuto è di 1,7 — 3,0 milioni, superiore di almeno 10 volte alle stime accettate nel passato. La Russia Europea sembra quindi essere ancora una grande "banca" per questa specie e, ora, bisogna a tutti i costi evitare che questa ancora rigogliosa popolazione subisca qui lo stesso declino catastrofico che l’ha vista protagonista nell’Europa Occidentale, la cui causa è ormai chiaramente individuata nella intensificazione dell’agricoltura.

A.J. Helbig, A.G. Knox, D.T. Parkin, G. Sangster & M. Collinson. Guidelines for assigning species rank. Ibis, vol. 144 (ottobre 2002), pagg. 518-525.

Un articolo che, in un certo qual modo, è destinato a lasciare un segno. Negli anni recenti, grandi ed accesi dibattiti si sono svolti attorno al concetto di specie e di quale sia il limite valicato il quale si può affermare che una specie sia diversa da un’altra. Sono sorte diverse nuove definizioni di cosa sia una specie, a integrare o addirittura a sostituire il tradizionale concetto biologico di specie ma, al di là delle grandi questioni di carattere generale, peraltro non ancora risolte e perennemente dibattute, resta ancora tutto da chiarire come tutto ciò si applichi al problema di elencare e numerare le specie di un’avifauna regionale. Il Comitato Tassonomico della British Ornitholigists’ Union, dopo una lunga gestazione, propone una serie di criteri chiari e univoci (anche se pur sempre opinabili) per dirimere i problemi nelle varie situazioni di taxa allopatrici, parapatrici, simpatrici, zone di ibridazione, ecc.. E’ la prima volta che si tenta in maniera ragionevole di fissare dei paletti in questa spinosa questione.

A.G. Knox, M. Collinson, A.J. Helbig, D.T. Parkin & G. Sangster. Taxonomic reccomandation for British birds. Ibis, vol. 144 (ottobre 2002), pagg. 707-710.

Questo articolo è la logica conseguenza di quello precedente, apparso sulla stessa prestigiosa rivista, che fissava le linee guida per la soluzione (almeno tentativa) delle questioni relative alla definizione delle specie. L’applicazione dei criteri che sono stati indicati ha parecchie conseguenze sulla check-list degli uccelli di Gran Bretagna: alcune sottili e di scarso impatto, altre più importanti. Solo per citare i casi di specie ben rappresentate anche nel nostro Paese, il Fenicottero non è più Phoenicopterus ruber, nome che deve essere riservato al Fenicottero del Cile, ma diventa P. roseus e la Cornacchia grigia assurge al rango di specie Corvus cornix, separata dalla Cornacchia nera C. corone. Più lontano da casa nostra, il complesso dei generi Acrocephalus e Hippolais si ritrova con un certo numero di nuove specie. Resta ancora in sospeso, e non ne viene data la minima indicazione, la complicatissima questione del gruppo dei gabbiani reali e zafferani.

A. Gregoire, B. Faivre, P. Heeb & F. Cezilly. A Comparison of infestation patterns by Ixodes thicks in urban and rural population of the Common Blackbird Turdus merula. Ibis, vol. 144 (ottobre 2002), pagg. 640-645.

Si dice comunemente che il Merlo sia una delle specie che con più successo si è inurbato; anche alcune ricerche hanno evidenziato densità di popolazione più elevate e maggiore sopravvivenza per i Merli che vivono in città. In questo studio viene messo a confronto il tasso di infestazione da parte delle zecche del genere Ixodes tra le popolazioni di aree urbane e le popolazioni che vivono in zone rurali. E’ risultato che il 74% dei merli "di campagna" è infestato da questi parassiti, contro appena il 2% dei "cittadini". Le cause di questa differenza non sono chiare, ma il fenomeno osservato può contribuire a spiegare il successo degli individui inurbati.

C. Bolshakov, V. Bulyuk & N. Chernetsov. Spring nocturnal migration of Reed Warblers Acrocephalus scirpaceus: departure, landing and body condition. Ibis vol. 145 (2002) pagg. 106-112.

La migrazione notturna della Cannaiola è stata studiata in un sito di stop-over nell’area baltica. In primavera, le Cannaiole partono per riprendere la migrazione in media da una a due ore dopo il tramonto. L’arrivo dei nuovi migratori non inizia che cinque ore dopo il tramonto, ma la maggior parte termina il volo notturno nella penultima ora prima del sorgere del sole. La strategia della migrazione primaverile della Cannaiola attraverso l’Europa continentale comprende probabilmente una serie di brevi voli di trasferimento, di 4-6 ore l’uno, durante molte notti consecutive, con soste di un solo giorno.

A. Quaglierini: Censimento dell’avifauna acquatica nidificante nella palude del Lago di Massaciuccoli (Lucca — Pisa). Picus vol. 28 (2002), n°1, pagg. 5-20.

Questo lavoro illustra i risultati di censimenti svolti negli anni 1992-1999. Sono state rilevate variazioni in aumento delle coppie nidificanti di Tarabusino e Falco di palude; in diminuzione invece, ad esempio, Salciaiola e Cannareccione. Fra le specie più abbondanti nella palude, Cannaiola (con oltre 600 coppie) e Forapaglie castagnolo (oltre 500). Numeri rilevanti anche di Tarabuso, Airone rosso e Porciglione. Grazie a questo studio, la palude di Massaciuccoli si conferma essere un’area umida di assoluto rilievo a livello nazionale.

G.M. Tedeschi: Visti da vicino. La Cesena: l’irrequieto tordo del freddo. Picus vol. 28 (2002), n°1, pagg. 49-60.

Con "La Cesena", la redazione di Picus prosegue nell’interessante iniziativa di pubblicare, oltre ad articoli scientifici, anche articoli divulgativi monografici. In particolare questo comprende una descrizione sul campo della specie, una sezione dedicata a spostamenti e migrazione ed una dedicata ai comportamenti riproduttivi. L’articolo è corredato da disegni in bianco e nero e da belle foto; inoltre è valorizzato da una tavola a colori di Lorenzo Starnini e completato da un’accurata scheda tassonomica a cura di Claudio Bertarelli.

M. Finozzi & S. Tralongo: Dati sulla presenza del Gruccione Merops apiaster nel parco fluviale regionale dello Stirone. Picus vol. 28 (2002), n°2, pagg. 123-128.

Le prime nidificazioni di Gruccione nel Parco dello Stirone (Parma-Piacenza) in epoca recente, dopo quelle storiche dei primi decenni del ‘900, risalgono ai primi anni ’80, con 3-8 coppie. Negli anni 2000 e 2001, periodo a cui si riferisce questo studio, gli autori hanno rilevato rispettivamente 115 e 140 coppie. Questi dati confermano la tendenza all’incremento della popolazione nidificante di questa affascinante specie, probabilmente non limitato al Parco, ma generalizzato alle zone circostanti.

C. Ryall. Further records of range extension in the House Crow Corvus splendens. Bullettin of the British Ornithologists’ Club, vol. 122, n° 3 (settembre 2002), pagg. 231-240.

La Cornacchia delle case (Corvus splendens) è una specie indigena del subcontinente Indiano. Dotata di incredibili capacità di adattamento, nel corso dell’ultimo secolo si è diffusa in tutte le aree costiere dell’Oceano Indiano, nella Penisola Arabica, nell’Africa Orientale e Meridionale, e in alcuni siti dell’Australia. Questa sorprendente diffusione, che continua senza sosta, è avvenuta per mezzo di quella che viene chiamata auto-introduzione, che avviene quando uccelli che vivono in aree portuali salgono a bordo di navi mercantili e vi rimangono quando queste salpano; una volta che la nave è approdata in un nuovo porto, le cornacchie scendono a terra e vi fondano una nuova colonia. Queste popolazioni così introdotte, in alcuni paesi vengono considerate estremamente dannose, per la fauna locale (Corvus splendens è un grande predatore di uova e nidiacei), per i raccolti agricoli, per la salute umana. Questo articolo raccoglie le informazioni più aggiornate sulle segnalazioni di Corvus splendens in nuovi siti di cinque continenti. Particolarmente interessanti quelle relative all’Europa, dove la specie si è insediata in Olanda a partire dal 1994, ha superato inverni freddissimi e ora, attentamente sorvegliata, è arrivata a contare 8 individui nel 2001. Altre recenti segnalazioni europee riguardano la Francia (una nel 2000, seguita da un’altra nel 2001).

N.M.A. Taleb. The discovery of a breeding colony of Jouanin’s Petrel Bulweria fallax on Socotra, Yemen. Sandgrouse, vol. 24 (2), pagg. 105-108.

La Berta di Jouanin (Bulweria fallax) è un uccello marino pelagico, endemico dell’Oceano Indiano, segnalato una sola volta in Italia. Pur essendo considerato comune nella parte meridionale del Mar Rosso, nel Golfo di Aden e nel Mare di Arabia, finora i suoi territori di nidificazione erano del tutto sconosciuti e non era mai stato trovato un solo nido. Questo articolo, scritto in forma più romanzata che di arido resoconto scientifico, racconta della scoperta, avvenuta nell’agosto 2000, di una colonia nidificante sull’isola di Socotra, politicamente appartenente allo Yemen.

D.G. Hole et al. Widespread local house-sparrow extinctions. Nature, n. 418 (29/08/02), pag. 931.

Le popolazioni del Passero sono declinate rapidamente nell'Europa occidentale nelle ultime decadi. A dispetto del grande interesse per questo tema in Inghilterra, il meccanismo di questo fenomeno resta da chiarire. Gli autori, sulla base di sperimentazione sul campo, analisi genetiche e dati demografici, sono arrivati a dimostrare che probabilmente la ragione principale è la riduzione della reperibilità di cibo invernale dovuta all'intensificazione dell'agricoltura. Questo si traduce in estinzioni locali che, a causa del movimento insufficiente di esemplari tra territori contigui, non sono compensate da altri meccanismi. Questo ha significato un tasso di estinzione del 10% tra le popolazioni rurali in Inghilterra (20% nell'Oxfordshire) e, più in generale, un effetto di compartimentazione delle popolazioni con riduzione dello scambio di individui tra di esse, come previsto dalla teoria classica delle metapopolazioni.


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2003, Quaderni di birdwatching

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