Quaderni di birdwatching Anno V - vol. 9 - aprile 2003

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di Roberto Garavaglia

        I MOVIMENTI DEGLI UCCELLI hanno meravigliato e interessato l’uomo fin dai tempi più antichi. Ben presto ci si è accorti che alcuni di questi movimenti sono regolari e prevedibili, mentre altri sono mutevoli e del tutto inattesi.

        Gli uccelli migrano e, molte volte, tutti i vari movimenti intrapresi dagli uccelli vengono classificati con l’etichetta di "migrazione", ma la nozione di migrazione non basta a spiegare tutti i fenomeni per cui gli uccelli si trasferiscono da un’area geografica ad un’altra.

        La definizione più classica del termine migrazione è quella di "movimento di una popolazione di uccelli che avviene ogni anno, in periodi prevedibili e seguendo percorsi preferenziali, tra i territori di nidificazione e una o più aree non riproduttive ".

        Una migrazione vera e propria implica dunque un viaggio di andata seguito obbligatoriamente da uno di ritorno, anche se non è necessario che seguano entrambi lo stesso percorso, lungo direzioni preferite e prestabilite. Sia i tempi, sia le rotte di questi spostamenti sono prevedibili, poiché si ripetono ad ogni ciclo riproduttivo. Notate che l’enfasi, in questa definizione, è sulla popolazione e non sugli individui che la compongono: la migrazione è un fenomeno che sposta il centro della distribuzione geografica di una specie.

        Al contrario, la dispersione è un movimento cui prendono parte alcuni o tutti gli individui di una popolazione, ma non ne sposta il centro di distribuzione. Sebbene anche la dispersione, così come la migrazione, possa avvenire in periodi prevedibili, essa non mostra una direzione preferenziale; i diversi individui si spostano in direzioni diverse o casuali e il centro di distribuzione della popolazione non ne risulta modificato. I movimenti dispersivi sono tipici, ad esempio, dei giovani uccelli, quando vengono allontanati dal territorio dei genitori; in questo caso sono di natura esplorativa e non vengono ripetuti negli anni seguenti della vita degli individui. Altro esempio di dispersione è quello che vede molte specie di uccelli marini lasciare la colonia di nidificazione al termine della stagione riproduttiva: tutti gli individui ritorneranno alla colonia nella stagione successiva ma, a differenza con una migrazione "vera", in questo caso manca una preferenza unanime riguardo alla direzione di partenza. Gli individui si disperdono su una vastissima area oceanica, là dove li porterà la loro ricerca di cibo; un’area molto più ampia di quella frequentata durante la nidificazione, ma che mantiene sostanzialmente lo stesso baricentro.

        Le irruzioni sono un altro esempio di movimenti di massa che però non sono vere migrazioni. Nelle irruzioni, la frazione degli individui che lascia l’areale di nidificazione e la direzione del loro movimento variano, anche di molto, da un anno all’altro. I movimenti irruttivi si notano soprattutto nelle regioni settentrionali e avvengono come risposta alle fluttuazioni nella disponibilità di cibo. Caratteristiche sono le irruzioni di alcune specie granivore del Nord Europa. La produzione di semi nelle foreste settentrionali subisce notevoli fluttuazioni annuali; poiché essa è spesso sincronizzata su aree molto vaste, anche di milioni di km2, questo significa che, per trovare cibo, gli uccelli devono spostarsi su distanze che a volte sono di migliaia di km. Le irruzioni diventano imponenti quando ne sono coinvolti grandi numeri di uccelli: poiché la disponibilità di cibo condiziona il successo riproduttivo, una serie di raccolti abbondanti fa esplodere la popolazione; se ne segue un anno di scarsa produzione, gran parte della popolazione è costretta a spostarsi là dove i semi non mancano, dando origine ad una invasione di massa.

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Nocciolaia La sottospecie nominale della Nocciolaia è residente nelle foreste di conifere dell'Europa continentale. La sottospecie siberiana N. c. macrorhynchos, invece, è un migratore che compie periodiche irruzioni quando vengono a mancare i semi delle conifere cui è legata. Le più recenti invasioni in Europa Occidentale sono avvenute nel 1968, 1971, 1977, 1985 e l'ultima nel 1995. - foto R. Garavaglia

        Le specie irruttive sono tutte quante degli specialisti alimentari: il Crociere, che si ciba dei semi delle conifere, il Beccofrusone, specializzato in bacche, la Nocciolaia, lo Storno roseo, che si alimenta di cavallette. Anche la Cincia mora, che è legata ai semi del Faggio nelle foreste del centro e nord Europa, invade l’Europa meridionale dopo essere aumentata di numero a seguito di una stagione di abbondanza; questo accade ciclicamente, con una frequenza di tre o quattro anni. E’ interessante notare che una buona parte della popolazione della Cincia mora si allontana, dando inizio all’invasione, già nell’autunno, ben prima che la risorsa alimentare sia stata consumata; questo garantirà la sopravvivenza a quella parte che è rimasta stanziale, anche nel caso di un inverno inclemente.

        A seguito di una irruzione, gli individui si ritroveranno a svernare in aree anche separate e molto distanti tra loro, lontane da quelle di nidificazione e che non verranno utilizzate negli anni successivi. Al termine della cattiva stagione, gran parte degli individui, se sono riusciti a sopravvivere, tenterà di ritornare nella zona di origine, ma può anche accadere che alcuni si fermino a nidificare nei nuovi territori. Questo è quanto è successo nel caso del Crociere e del Crociere fasciato, che hanno colonizzato la Scozia a seguito di una loro invasione, alcuni decenni fa.

        Il nomadismo è un tipo di movimento irruttivo, nel quale tutta la popolazione di una certa specie compie movimenti imprevedibili in risposta a situazioni imprevedibili, in genere alla ricerca delle condizioni adatte per nidificare. Le specie nomadi, di norma, non ritornano nei territori di origine, si tratti di aree di nidificazione o aree non riproduttive. Quasi sconosciuto nell’Europa, in Africa il nomadismo è caratteristico delle specie che vivono nelle regioni aride, ad esempio numerose specie di grandule africane e alcuni rappresentanti del genere Serinus. La gran parte di questi uccelli sono granivori, la cui risorsa trofica dipende dalle piogge. Il momento e la distribuzione delle piogge nelle aree semi-desertiche non sono prevedibili a priori, così come non lo sono i movimenti opportunistici di questi uccelli.

        Spesso, vengono definite nomadiche anche certe specie della fascia equatoriale che sono strettamente associate alla stagione delle piogge, come alcune quaglie e diversi rallidi che, per riprodursi, cercano gli habitat ricchi di insetti e le zone umide temporanee che si creano al termine delle intense piogge tropicali. Poiché la stagione delle piogge, a quelle latitudini, segue schemi ciclici e in qualche modo prevedibili, questi movimenti a rigore di termini non sono strettamente nomadici, o lo sono solo in alcune parti dell’areale. Si avvicinano perciò alla definizione di migrazione vera e propria; resta però l’importante differenza che queste specie non hanno una stagione di nidificazione definita, ma si riproducono in tutti i mesi dell’anno e in qualsiasi parte della loro distribuzione, dovunque si presentino le condizioni ambientali favorevoli. E se l’habitat preferito perdura, come succede dopo piogge eccezionali, possono rimanere nella stessa area per periodi prolungati.

        Comunque si vogliano definire, la funzione basilare di tutti questi tipi di movimenti è una sola: permettere di sfruttare differenti aree geografiche in momenti diversi del ciclo annuale come risposta ai cambiamenti stagionali dell’ambiente e della densità di popolazione.


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2003, Quaderni di birdwatching

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