Quaderni di birdwatching Anno V - vol. 10 - ottobre 2003

Accidentali
Titolo
di Andrea Corso

Vagrants: why do they arrive, and what do they tell us?
This is the second part of a two-part series aimed at illustrating the reasons for the occurrence of vagrancy and how vagrants can be useful to ornithology. First, an unusual number of vagrants of a certain species can be a sign of an increasing poulation ("vagrancy is driven by population growth", Veit, 2000); this seems to be the case for Marbled Duck, Long-legged Hawk and Pallid Harrier, among many others. Also, the appearance of vagrants in areas distant from the expected migration routes may suggest the existence of unsuspected wintering or breeding grounds. Vagrants could also indicate climatic and environmental changes, such as periods of drought or extensive deforestation, taking place in their usual ranges. Furthermore, careful recordings of rare sightings allow ornithologists to follow the changes in status of species once considered accidental, which may become more common over time. Last but not least, new and exciting sightings can have a relevant protectionist outcome, attracting people to important bird areas and promoting an environment-friendly tourism.


        DOPO LE VALUTAZIONI DELLO SCORSO NUMERO, consideriamo altri possibili motivi di interesse nello studio delle specie accidentali.

 Trend di popolazione - Fenomeni di colonizzazione - Espansione degli
 areali

        Altri campi in cui lo studio delle segnalazioni delle rarità si può rivelare molto utile e di alto valore ornitologico-scientifico sono il trend di popolazione, i fenomeni, spesso connessi, di colonizzazione e di espansione degli areali sia di svernamento che di nidificazione di una data specie.

        Per alcune specie, come vedremo di seguito, si è previsto prima che fossero fatti studi mirati un decremento o un incremento della popolazione; per altre si è arrivati ad ipotizzare areali sconosciuti di svernamento (spesso successivamente scoperti). Grazie al trend delle segnalazioni di uccelli rari in paesi ben coperti ornitologicamente, si possono fare delle supposizioni sull’andamento e lo "stato di salute" di specie provenienti da luoghi remoti o poco studiati.

        Citando Veit (2000): "Large numbers of vagrants in any given year result from the production of large numbers of young. If a link between vagrancy and reproduction can be supported, then records of vagrant birds will prove to be an especially useful tool in the modelling of avian population". Sempre dalla stessa pubblicazione, si legge oltre: " Analysis of the temporal pattern of vagrancy in Massachusetts, and its relation to the temporal patterns of abundance in western North America, provide strong support for the idea that vagrancy is driven by population growth"… "All the western passerines that have occurred in Massachusetts regularly enough to permit a statistical analysis display evidence of a link between vagrancy and reproduction".

        Ecco qualche esempio.

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Fig. 1 - Trend delle segnalazioni di Corrione biondo in Italia dal 1930 al 2001. Il numero di segnalazione è indicato per intervalli di tempo di 10 anni. E' possibile notare un andamento generale negativo con assoluta scomparsa nell'ultimo decennio. Questo trend è in parallelismo con l'andamento della popolazione nidificante di questa specie in Tunisia e in generale in nord Africa.

        Corrione biondo: si tratta di una specie praticamente regolare in Italia, specialmente in Sicilia, sino ad almeno i primi anni ’80 [Fig. 1]. Successivamente, in maniera drastica e quasi repentinea le segnalazioni sono diminuite e finite del tutto, a fronte tra l’altro di un enorme incremento invece degli osservatori nel nostro paese. Come si spiega? Non è certamente una coincidenza o qualcosa dovuto al vento, alle condizioni di tempo ecc. Si poteva solo correlare all’andamento della popolazione nidificante in Nord Africa, specialmente nella vicina Tunisia. In effetti, successivamente si è visto come il numero di coppie nidificanti in questo paese nord africano sia crollato drammaticamente e i suoi areali di nidificazione vistosamente contratti e arretrati, quindi con più basso numero di ind. erratici e maggiori distanze (Azafzaf com. pers., reports GTO).

        Pollo sultano dorsoverde (ssp./sp. madagascariensis): segnalato diverse volte, di cui almeno 8 in Sicilia. A seguito di una contrazione drastica nel suo areale e nel numero di coppie nidificanti non si sono registrate ulteriori osservazioni per l’Italia.

        Anatra marmorizzata: contrariamente a quanto avvenuto per la specie precedente, l’Anatra marmorizzata ha fatto registrare un netto e notevole incremento delle popolazioni svernanti e nidificanti in Tunisia, con svariate migliaia di individui presenti in inverno dal 1999 in poi. A fronte di questo boom demografico e espansione dei siti di svernamento e degli effettivi si è registrata la prima nidificazione italiana, in Sicilia, con 1-2 coppie (forse 3-4) dal 2000 ad oggi (ma forse già dal 1999).

        Tortora delle palme: si tratta di una specie in forte/fortissima espansione degli effettivi nidificanti e di conseguenza negli areali di riproduzione in tutto il Nord Africa e il Medio-oriente. A fronte di questa espansione si è registrata una colonizzazione dell’Isola di Pantelleria, dove la sua nidificazione è certa sebbene non ancora documentata con scoperta del nido. Ogni visita sull’isola ha fruttato osservazioni di qualche individuo (Gildi & Ruggieri, 2002).

        Poiana codabianca: si tratta di una specie che sta espandendo il suo areale di nidificazione sempre più nell’Europa dell’est (soprattutto Ungheria, Romania, Bulgaria, Cipro) ma anche verso l’Europa centrale come in Austria (Corso, 2001c). Come conseguenza di questa sua espansione il numero di segnalazioni in Europa centro-occidentale e soprattutto in Italia è cresciuto notevolmente e repentinamente (Corso, 2001c).

        Albanella pallida: caso molto importante ed interessante. Negli ultimi tre anni (2000-2002) si è registrato un vistoso incremento nel numero di osservazioni in tutta Europa, in particolare in Italia, Ungheria, Svezia, Finlandia e Cipro. Questo incremento è certamente dovuto ad un trend positivo delle popolazioni nidificanti, andamento che ha influenzato anche l’espansione dei quartieri di svernamento (vedi oltre) e presumibilmente anche dei siti riproduttivi. Oltre ad essere un dato molto positivo e rasserenante, trattandosi di una specie che rischiava il crollo e che già era molto rarefatta e in pericolo, apre campi di ricerca dei nuovi siti di nidificazione o delle motivazioni che hanno portato a questa ripresa.

        Cutrettola testagialla orientale: specie in espansione degli areali riproduttivi [Fig. 2-3]. Il numero di segnalazioni è andato crescendo in quasi tutte le nazioni europee di pari passo a questa espansione. Le segnalazioni italiane, che hanno, in effetti, fatto registrare un incremento, sono ancora poche rispetto ad altri paesi vicini; ritengo che passi inosservata (soprattutto le femmine) e che le effettive segnalazioni possano diventare molte di più.

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Fig. 2-3 - Areale di nidificazione di Cutrettola testagialla orientale secondo Cramp, 1998. In Fig. 3 è indicato in rosso la recente espansione dell'aerale e i nuovi paesi colonizzati. A seguito di questa espansione si sono registrate numerose segnalazioni in Europa (inclusa l'Italia) e un loro trend nettamente positivo.


Cutrettola testagialla orientale ad Isola della Cona (GO) il 10.4.1996 - foto Kajetan Kravos


        Cannaiola di Blyth e Cannaiola di Jerdon: stanno registrando anche queste due specie un’espansione verso ovest degli areali di riproduzione. Il numero di segnalazioni, anche in Italia, è destinato a crescere ma trattandosi di silvidi di canneto bisogna cercarle attentamente e scrupolosamente.

        Il sempre più alto numero di Piro piro Terek osservati in Italia negli ultimi 10 anni potrebbe essere connesso alla colonizzazione della Finlandia da parte di questa specie e al graduale incremento del numero di coppie qui nidificanti.

        Altre specie che hanno fatto registrare un incremento nel numero delle segnalazioni a fronte di un incremento delle popolazioni nidificanti e conseguente espansione degli areali di svernamento (con avvicinamento all’Italia) sono: Gabbiano di Pallas [Fig. 4-5] (Olsen & Larsson, in press), Gabbiano del Caspio (Olsen & Larsson, in press), Calandro maggiore [Fig. 6-7] (Corso & Copete, in press), Silvia di Ruppell [Fig. 18 della prima parte], Culbianco isabellino [Fig. 16-17 della prima parte].

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Fig. 4-5 - Areali di nidificazione (nero-giallo) e svernamento (nero azzurro) di Gabbiano di Pallas, secondo Cramp & Simmons, 1983. In Fig. 5 viene riportato (stessi colori) l'espansione degli ultimi anni (varie fonti) a seguito della quale la specie ha iniziato a svernare in vari paesi Europei (tra cui soprattutto la Sicilia). Non si conosce se gli individui che hanno colonizzato la Sicilia, i primi quindi a svernare, siano arrivati a seguito dell'espansione dei quartieri invernali che li ha spinti verso la Sicilia (in cerca di nuove aree idonee meno sfruttate e "affollate" - frecce blu) o se siano arrivati (e arrivino tuttora) direttamente dalle aree di nidificazione del Mar Caspio (freccia rossa).

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Fig. 6-7 - Unico areale di svernamento del Paleartico Occidentale di Calandro maggiore secondo quanto indicato in Cramp, 1988. In Fig. 27 invece le nuove aree di svernamento conosciute e colonizzate negli ultimi 10 anni (a seguito di migrazione inversa?).


 Distribuzione zoogeografica:
 areali di svernamento/areali di nidificazione e svernamento sconosciuti

        Tramite l’attenta disamina delle segnalazioni di alcune specie rare o irregolari in alcuni paesi, si può riuscire a risalire alla provenienza geografica di queste specie e fare delle speculazioni di distribuzione zoogeografica. Grazie alle segnalazioni di determinate specie rare in aree atipiche si possono formulare numerose ipotesi del come e perché siano arrivati fin lì e soprattutto, da dove arrivino.

        Con questi dati e queste ipotesi si potrà giungere a speculare su quartieri di svernamento sconosciuti (su cui fare indagini mirate di conseguenza), oppure sull’espansione degli areali già noti o sul trend positivo negli effettivi svernanti in determinate zone. Si ottengono così dati di estremo valore zoogeografico e scientifico (nonché protezionistico dato che conosciuti areali nuovi di svernamento e migrazione si può intervenire per proteggerli).

        Vediamo alcuni esempi.


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Fig. 8 Poiana codabianca - Rotta di migrazione di Buteo rufinus rufinus attraverso l'Italia. L'area in azzurro indica gli areali conosciuti di svernamento. In giallo la distribuzione dei siti di nidificazione. Il punto interrogativo in rosso indica l'incerta provenienza degli individui osservati in migrazione primaverile in Italia.

        Poiana codabianca: da vera rarità con meno di 50 segnalazioni in tutta Italia sino ai primi anni ’90 (Mingozzi in Brichetti et al., 1992; Corso, 2001c) è divenuta una migratrice e svernante regolare, e addirittura probabile nidificante irregolare (Corso, 2001c; Corso et al., 2001). I dati raccolti, soprattutto da Corso et al. (2001), evidenziano come lo status fenologico sia da correggere rispetto all’ultimo aggiornamento della check-list ufficiale italiana (Brichetti & Massa, 1998). Che la specie sia ormai regolare nel nostro paese è stato recentemente provato. Resta però una domanda irrisolta: la gran parte delle osservazioni viene effettuata durante la migrazione primaverile sullo Stretto di Messina (Corso et al., 2001), con 1-12 individui ogni primavera (14 considerando le osservazioni di entrambe i versanti). Ma da dove arrivano questi individui (certamente anche sottostimati dato che i rapaci del genere Buteo migrano anche attraverso ampi bracci di mare)? Dove hanno svernato? Infatti, come si può notare in [Fig. 8], gli individui della sottospecie nominale (sono solo 2-3 quelli della ssp. cirtensis osservati a Messina!) svernano in Africa centro-orientale e si presuppone che usino tutti una rotta Medio-orientale e dell’Europa dell’est. Evidentemente però, a fronte dell’incremento della popolazione nidificante e conseguente espansione degli areali di nidificazione in Europa e del numero di effettivi (si veda quanto già discusso in merito), si è registrata un’espansione anche dei quartieri di svernamento, con la colonizzazione di areali ancora sconosciuti o poco conosciuti a ovest e a nord. Inoltre, per quel che mi è dato di sapere, non ci sono segnalazioni ufficiali di Buteo rufinus rufinus in Nord Africa (es. in Tunisia). Sebbene alcuni degli individui osservati a Messina possano aver passato l’inverno in Sicilia (ben pochi date le pochissime osservazioni invernali della specie), è indubbio che gran parte arriva invece dall’Africa, presupponendo quindi che lo status di questa sottospecie in Nord Africa sia da rivalutare, correggere e aggiornare. Tra l’altro, tale questione, ad oggi inedita (e qui riportata per la prima volta) pone un ulteriore quesito: a che ssp. appartengono le svariate decine (a volte centinaia) di Poiane codabianca osservate a Cap Bon (Thiollay 1975, 1977; Hein & Kisling 1993). Erano solo individui locali in movimento, come suggerito da Mingozzi (1987, 1992), Agostini (in Brichetti & Gariboldi, 2002), Agostini & Malara (1997) e molti altri autori, o erano in effettiva migrazione verso la Sicilia e successivamente verso i siti di nidificazione? Nessuno degli osservatori che hanno studiato la migrazione a Cap Bon hanno identificato a livello sottospecifico le B. rufinus osservate (certamente per mancanza di conoscenza dei caratteri distintivi). Grazie alle considerazioni qui riportate è questo ora un campo di indagine molto stimolante e che soprattutto chiarirà se esiste o meno un flusso cospicuo di poiane codabianca verso la Sicilia e l’Italia (e quindi un numero ben maggiore di individui che raggiungono il nostro paese di quanto non indicato dalle osservazioni).

        Poiana delle steppe: specie un tempo ritenuta molto rara in Italia con solo c.35 segnalazioni sino al ’90, è stato provato essere invece un migratore regolare e svernante (in minor misura) con diverse decine di individui ogni anno (Corso, 1999a). E’ molto probabile che buona parte degli esemplari di passaggio in Italia sia attribuibile alle popolazioni dell’Europa nord-orientale. Alcuni individui però, mostrano un piumaggio riscontrato quasi esclusivamente in popolazioni ancora più orientali. Comunque sia, da che areale di svernamento arrivano? Praticamente tutta la popolazione migratrice di questa sottospecie passa per la Turchia (Bosforo e Borcka) e per il Medio-Oriente (in particolare Israele) e sverna dall’Eritrea, Sudan, Etiopia sino al Sudafrica [Fig. 5 della prima parte]. E’ possibile che gli individui che passano per l’Italia svernino da qualche parte in Africa centrale o addirittura settentrionale, costituendo dei nuclei separati attribuibili alle popolazioni più occidentali della sottospecie? L’arrivo preestivo di molti individui (in marzo ed aprile) farebbe propendere per una risposta affermativa, mentre le vulpinus che passano in maggio imbrancate con stormi di pecchiaioli potrebbero essere individui in abmigrazione delle popolazioni orientali (come confermato dal loro piumaggio)?


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Fig. 9 - Le frecce rosse indicano le rotte di migrazione primaverile e autunnale di Aquila anatraia minore che interessano l'Italia. i punti interrogativi in rosso indicano possibili aree sconosciute di svernamento di questi individui.

        Aquila anatraia minore: è specie rara ma regolare in Italia. Ogni anno, durante il periodo dei passi (sia primaverile ma soprattutto autunnale) si osservano alcuni individui un po’ in tutta Italia, soprattutto lungo il versante orientale e in Sicilia (record in questa regione di 7 in un solo autunno e 6 in una primavera). Si tratta del limite occidentale estremo di migrazione regolare per la specie. Praticamente tutta la popolazione esistente passa ogni anno da Israele. Dove vanno gli individui osservati invece in Italia? Se si osserva la cartina in [Fig. 9], si vedrà come i quartieri di svernamento regolari sono limitati all’Africa sud-orientale (pochi individui si fermano in Medio-oriente). Certamente devono esistere piccole aree di svernamento ancora sconosciute in Africa occidentale o centrale verso cui gli individui osservati in Italia si dirigono e dalle quali ritornano in primavera (in minor numero e soprattutto gli adulti o sub-adulti).

        Aquila anatraia maggiore [Fig. 10]: dove hanno svernato gli individui osservati saltuariamente in migrazione primaverile a Messina?

        Sacro: le osservazioni regolari effettuate ogni primavera sullo Stretto di Messina (Corso, 2001), presuppone che un certo numero di individui, seppure molto esiguo, debba svernare da qualche parte in Sicilia o in Nord Africa [Fig. 11]. Allo stato attuale delle conoscenze, il fenomeno è quasi del tutto sconosciuto (sono solo pochissime le osservazioni di individui svernanti riportate per Sicilia e Tunisia).

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Fig. 10 - In giallo l'areale riproduttivo di Aquila anatraia maggiore e in azzurro quello di svernamento. Le frecce rosse indicano il passaggio di alcuni individui in primavera in migrazione attraverso la Sicilia. Da quali quartieri invernali provenivano questi individui? Da zone di svernamento sconosciute in Sicilia, o in Nord Africa o in Africa centrale?

Fig. 11 - In azzurro le possibili aree di svernamento degli individui di Sacro osservati ogni primavera in migrazione sullo Stretto di Messina.


        Pecchiaiolo crestato: il numero elevato di individui osservati in Israele sia durante la migrazione autunnale che durante- e soprattutto- quella primaverile presuppone l’esistenza di quartieri di svernamento africani o della penisola arabica del tutto sconosciuti alla scienza. Inoltre, dato il trend assolutamente positivo delle segnalazioni (dalla prima nel 1994 -Shirihai, 1994- a 109 nel 2002 -Granit, com. pers.) si può certamente anche parlare di trend positivo nelle popolazioni nidificanti ed espansione dell’areale di nidificazione. Resta da documentare il passaggio di qualche isolato individuo anche in Italia (Stretto di Messina), arrivato per via di una abmigrazione, imbrancato con i pecchiaioli. Sono ad oggi infatti almeno 6 i Pecchiaioli crestati osservati a Messina (sia versante siciliano in primavera che su quello calabro in autunno 2002 (segnalazioni sino ad ora mai sottoposte ufficialmente al parere del COI per mancanza di prove fotografiche certe).

        Shrika: le segnalazioni di Shrika in Israele cosa vogliono dire? Si tratta di individui deviati dalle loro normali rotte di migrazione? O si tratta di un esempio di abmigrazione? In ogni caso, ciò presuppone che alcuni individui arrivino a svernare più a sud e molto più a est, di quanto sinora conosciuto.

        Sparviero levantino: le segnalazioni di individui appartenenti a questa specie, sia in Tunisia a Cap Bon (in migrazione verso la Sicilia in effetti) e sullo Stretto di Messina (2 omologate più 5 non sottoposte o non omologate) contemplano la possibilità che alcuni individui svernino più a occidente di quanto si suppone faccia la specie (i cui quartieri invernali sono comunque ad oggi davvero poco noti). O si tratta semplicemente di individui portati fuori della normale rotta (principalmente Israele) da altre cause (es. metereologiche)? Risulta difficile credere in questa ultima ipotesi data la grande distanza percorsa (lungo la quale il tragitto avrebbe dovuto essere corretto).

        Aquila delle steppe: sono diversi gli individui (sino a 11) che sono stati annualmente osservati in migrazione a Cap Bon (quindi in attraversamento del Canale di Sicilia e dunque verso la Sicilia/Italia) in diversi anni di studio (Dejonghe, 1980; Hein & Kisling, 1993). Questa fa presupporre a ragione che esista non solo una rotta di migrazione da studiare ad oggi sconosciuta, ma che debbano esistere anche dei quartieri invernali sconosciuti o poco studiati magari in Africa centro-occidentale.

        Falcone di Barberia: le segnalazioni di individui di questa specie in Sicilia e in Italia possono solo essere attribuite a fenomeni di dispersione post-giovanile in autunno o overshooting di adulti in primavera dalla Tunisia. Cio indica che ci deve essere una popolazione nidificante in Tunisia dove risulta non ufficialmente segnalato come nidificante. In effetti, però, a conferma di tale ipotesi, nel febbraio 2001, io e Carmela Cardelli osservammo una coppia in nidificazione su di alcuni monti vicino Tunisi e una coppia sulla penisola di Cap Bon. Solo grazie allo studio di questa specie come accidentale in Italia si è potuto formulare l’ipotesi, poi verificata, della possibile presenza di una piccola popolazione in Tunisia (essendo poche le segnalazioni italiane ritengo debbano essere poche anche le coppie ivi nidificanti)



Balia caucasica catturata all'Isola di Montecristo, aprile 1990 - foto Nicola Baccetti

        Balia caucasica: sverna in una "piccola" area dell’Africa Orientale, forse però esistono quartieri anche più occidentali da scoprire come potrebbero indicare le segnalazioni primaverili nel Mediterraneo centro-meridionale (più di 15 a Malta, 1 a Pantelleria) non attribuibili ad un overshooting primaverile (cui si possono attribuire quelle dell’Italia centrale [Fig. 2 della prima parte], ma a una vera e propria rotta di migrazione primaverile dal Nord Africa verso la Grecia, l’Albania ecc… (come detto nelle scorso numero di Quaderni di birdwatching). Tale rotta è seguita magari da pochi individui delle popolazioni più occidentali.

        Luì bianco orientale: le osservazioni di questa specie (Phylloscopus orientalis) in Italia, in particolare in Sicilia (dove risulta quasi regolare), nonché a Malta e Tunisia, farebbero ritenere che l’areale di svernamento sia più esteso di quanto si pensi e che esistano nuclei svernanti non conosciuti ben più a ovest dell’areale sino ad ora indicato fino al Sudan ed all'Etiopia (Svensson, 2002; Corso, 2002).


 Cambiamenti climatici ed ambientali

        Come e perché gli uccelli arrivino in alcune aree dove magari non dovrebbero arrivare lo abbiamo spiegato. Il verificarsi di questi fenomeni è spesso correlato con eventi climatici ed ambientali. Ecco che grazie allo studio degli uccelli rari si possono studiare e capire anche i cambiamenti climatici e ambientali che sono in corso nel nostro paese e a livello globale.

        Il discorso è lungo e complesso e meriterebbe un lungo articolo a se; in breve possiamo dire che un determinato trend nelle osservazioni di alcune specie in paesi o in periodi (stagioni) dove di norma queste non sono tipiche può significare che il clima dell’area d’origine o dell’area di nuova destinazione sta cambiando in qualche modo.

        A fronte di quest’indizio si possono avviare delle ricerche sull’evoluzione climatica ipotizzata. Potrebbe essere che tale presenza di accidentali sia dovuta a cambiamenti ambientali tipo eccessiva siccità, o viceversa ad inondazioni, ampliamento dei deserti, deforestazione (quella asiatica è forse una delle cause che ha spinto il Luì di Pallas e Luì forestiero sempre più verso l’Europa ad es.) o viceversa piantumazione, bonifiche ecc.

        Per quanto riguarda cambiamenti ambientali di vasta portata, si può addirittura ipotizzare tramite lo studio del disorientamento nella migrazione di alcune specie accidentali (l’inversione nella polarità nel cervello degli accidentali e gli errori di navigazione in genere) la possibile sempre più frequente anomalia nel campo magnetico terrestre, dovuta a tendenza all’inversione di poli della terra, all’inquinamento magnetico eccessivo dovuto ai ripetitori militari e per la telefonia ecc.

        Pertanto, gli uccelli accidentali possono fungere da campanello d’allarme per cambiamenti climatici e ambientali e da elemento d’osservazione per far riferimento ad aree lontane poco studiate, difficilmente raggiungibili.

        Infatti, gli uccelli rari ma regolari, mostrano un pattern di passaggio facilmente delineabile, definibile in maniera molto circostanziata, e quindi possono fornire una figura precisa dei cambiamenti delle migrazioni in relazione ai cambiamenti climatici e ambientali: ad esempio in relazione all’allargamento del deserto del Sahara o al "global-warming" (incremento della temperatura), oppure col cambiamento di age-ratio negli individui migranti e quindi al tasso di sopravvivenza invernale a fronte di eventi climatici tipo siccità o piovosità eccessiva nei quartieri invernali.

 Cambiamenti fenologici

        Per i fenomeni sopra indicati specie che risultano essere irregolari, rare o accidentali in una nazione possono negli anni cambiare il proprio status fenologico e diventare dei migratori e/o svernanti regolari. Questi cambiamenti risultano molto interessanti da studiare e devono certamente essere seguiti allo scopo di poter definire correttamente e delineare con certezza l’iter del cambiamento fenologico nonché stabilire correttamente lo status della specie interessata.

        In Italia, numerose specie un tempo accidentali o molto rare sono oggi svernanti o migratrici regolari. Dando scarsa importanza all’osservazione delle rarità si rischia di non registrare e quindi perdere gran parte dei dati che serviranno successivamente alla ricostruzione storica del cambiamento di fenologia e a pubblicazioni scientifiche in merito. I casi che si possono menzionare sono numerosi anche solo prendendo in considerazione l’Italia. Li abbiamo già citati praticamente tutti in precedenza: l'Usignolo maggiore, un tempo ritenuto raro, poi irregolare e oggi un migratore regolare. Il Piro piro Terek, che da molto raro è oggi un migratore regolare (sebbene con pochissimi individui quindi a volte non osservato). Il Gabbiano di Pallas, sino agli anni ’90 un mega-accidentale con solo 2 segnalazioni storiche è in pochi anni diventato un migratore e svernante regolare (in Sicilia ma con osservazioni anche in altre regioni e sicuramente in molte ancora da scoprire; esempio in Puglia e Calabria). Il Gabbiano del Caspio, accidentale con solo 2 segnalazioni sino a metà anni ’90, oggi un migratore e svernante regolare in tutta Italia. E poi lo Zigolo golarossa, il Culbianco isabellino, la Tortora delle palme, l’Anatra marmorizzata, la Poiana codabianca e delle steppe, il Calandro maggiore e molte altre specie.



Usignolo maggiore all'Isola d'Elba, settembre 1994 - foto Franco Trafficante


 Protezionismo

        Un altro risvolto assolutamente importantissimo della segnalazione di una rarità è quello di protezionismo. In occasione dell’arrivo di un uccello raro in un’area, infatti, si possono organizzare raccolte fondi per progetti di protezione della fauna (cosa che avviene regolarmente in paesi del nord Europa), si possono far conoscere riserve naturali poco pubblicizzate e poco conosciute, scoprire nuovi siti da proteggere (posti precedentemente poco frequentati e poco conosciuti, grazie alla presenza in zona di numerosi birdwatchers possono rivelarsi ricchi di fauna e degni di protezione!), divulgare attività di associazione per la protezione della fauna e della natura in genere. Inoltre, durante tali occasioni, è inevitabile la nascita di discussioni sull’etica di andare in campagna, sulla necessità di sensibilizzazione del pubblico e degli stessi osservatori, sul come apporsi al bracconaggio e simili.

        Per concludere, l’arrivo di così tante persone ad un lago, in una salina, o in un campo, genera una forte curiosità da parte dei locali: questa curiosità può essere sfruttata per articoli sui giornali a favore della protezione del sito, dell’istituzione di una nuova riserva o di un vincolo paesaggistico, o per reclutare nuovi appassionati e avvicinare comunque numerose persone al mondo alato.

        Per finire, la presenza di decine se non centinaia di persone in una località dove sta sostando un uccello raro funge di per se da deterrente per eventuali collezionisti/bracconieri. Se in una zona umida viene segnalato un Chiurlottello e la notizia viene divulgata le innumerevoli persone che frequenterebbero (in maniera gestita e controllata) il sito impedirebbero qualunque tentativo di abbattimento. La presenza costante di birdwatchers nelle vasche di Maccarese (Roma) in inverno dal 1997 ad oggi per l’osservazione di Aquila anatraia maggiore, Sacro, Monachella del deserto ecc. ha avuto anche una funzione di sorveglianza di questi animali (contrariamente a quanto taluni sprovveduti ritenevano).

 Turismo ambientale e risorse economiche

        Un’altra delle ragioni per cui l’osservazione di una rarità, e la sua presenza in un determinato sito, si rivela importante è la possibilità di usare questa presenza come motivo di turismo ambientale e di conseguenza come risorsa economica. Inevitabilmente, la presenza di un accidentale in un’area attrae centinaia, in alcuni paesi migliaia, di birdwatchers. Questo flusso è una forma di vero e proprio turismo con tutte le realtà economiche connesse: se ad esempio l’accidentale si trova dentro una riserva naturale gestita, gli appassionati accorsi da tutta Italia (e come visto negli ultimi tempi anche da fuori confine) pagheranno il biglietto d’ingresso costituendo una immediata e ampia fonte di reddito per la riserva. Inoltre, tutte queste persone in una zona spenderanno nei locali circostanti per i pasti o per gli acquisti vari. Una rarità può portare questi turisti speciali in zone dove non ci sarebbe ragione alcuna che ci siano visitatori, in città sperdute o di scarso interesse e in locali poco frequentati.

        Per quegli uccelli rari che per qualche ragione risultino regolari in determinati siti localizzati, si possono organizzare in tali località vere e proprie escursioni guidate mirate. Esempi per l’Italia, possono essere gli Zigoli golarossa in Toscana o i Gabbiani di Pallas e i Calandri maggiori in Sicilia. Se un’area risulta ben conosciuta e famosa per il numero di rarità che vi si possono trovare, ogni anno nel periodo più idoneo alla scoperta arriveranno centinaia di ricercatori di accidentali; questi non solo forniranno un apporto all’economia locale, ma possono essere organizzati e gestiti da associazioni e guide locali specifiche. L’evento, regolare, costituirà un’occasione di creare lavoro.

        In Europa sono un esempio lampante a tal proposito le Isole di Scilly e l’Isola di Ouessant; in Italia potrebbero diventarlo Capo Murro di Porco, Isola della Cona, Ventotene, Lampedusa, Marettimo e Pantelleria e alti siti.

        C’è da sottolineare che simili risvolti economici non devono in alcun modo sfociare in quello sfruttamento meschino, inutile e vergognoso delle rarità e del territorio che si è verificato in alcuni posti. Un atteggiamento del genere è assolutamente da evitare e da prevenire. E’ sacrosanto che birders competenti fondino il proprio sostentamento sull’organizzazione di escursioni guidate, sul birdwatching e attività annesse…ma questo non dovrà mai sacrificare la "salute" e la protezione degli animali e del territorio che dovranno sempre essere messi in primo piano.

 L'importanza dei comitati per le rarità

        "Data on vagrant passerines were collected from records maintained at the Massachusetts Audubon Society" (Veit, 2000).

        Al fine di poter studiare e approfondire tutti i fenomeni riportati in questo articolo, risulta vitale il ruolo dei comitati per le rarità che sono stati fondati in ogni nazione europea. Il compito di questi comitati e di valutare la correttezza delle osservazioni riportate (la veridicità, la corretta identificazione, i dettagli ecc.), di tenerne un archivio che sia a disposizione di chi vuole fare un lavoro su determinate specie rare, di divulgare i dati raccolti.

        E’ d’altro canto però compito vitale di tutti gli osservatori sottoporre le loro osservazioni a tali comitati. Fare in modo che queste non rimangano chiuse nei cassetti, che non vadano perse. Come in molte nazioni estere (se non in tutte!), dovrebbe anche in Italia diventare prassi spontanea e normale la preparazione e l’invio di una scheda da inviare al relativo comitato rarità ogni qual volta si effettui un’osservazione notevole.

        E’ davvero poco fruttuoso il comportamento di alcuni osservatori che decidono a priori e volutamente di non segnalare nessun uccello raro. Così facendo si perdono tutti quei dati necessari allo studio dei cambiamenti di status nel nostro paese e alle possibili ricerche nei campi di studio sopra indicati.

        In Italia operano due comitati per le rarità: la COI (Commissione Ornitologica Italiana), che omologa le prime 10 segnalazioni di una specie accidentale; il CIR (Comitato Italiano Rarità), che omologa tutte le altre segnalazioni delle specie ritenute rare e irregolari o a status incerto, quindi da seguire e chiarire. I siti internet cui fare riferimento sono per la COI: www.ciso-coi.org/coi.htm; per il CIR: www.storianaturale.org/cir.


Le seguenti specie sono a mio avviso potenziali nuovi candidati da ricercare per la check-list italiana; riporto inoltre la lista delle specie probabilmente sottostimate.

CANDIDATI POTENZIALI

  • Averla mascherata
  • Petrello di Fea
  • Moretta grigia minore
  • Moriglione americano
  • Corriere americano
  • Corriere mongolo
  • Gambecchio semipalmato
  • Piro piro dorsobianco
  • Piro piro siberiano
  • Piviere dorato americano
  • Totano zampegialle maggiore
  • Gabbiano armenico (segnalato in Sicilia, ma non sottoposto alla COI per mancanza di foto)
  • Sterna di Forster
  • Pecchiaiolo crestato (6 possibili segnalazioni sullo stretto di Messina mai segnalate al COI per mancanza di prove fotografiche)
  • Grifone di Rüppell
  • Rondone cafro
  • Irania gutturale
  • Monachella nera testabianca
  • Canapino levantino
  • Luì nitido (segnalato 2 volte, ma non omologato)
  • Pigliamosche pettirosso della taiga (Ficedula albicilla)
  • Calandro di Blyth (segnalato 2 volte in Sicilia: 1 segn. non omologata per mancanza di documentazione fotografica sufficiente all’identificazione, 1 segn. non sottoposta al COI per mancanza foto)
  • Locustella lanceolata
  • Locustella di Pallas
  • SPECIE GIA’ SEGNALATE PROBABILMENTE SOTTOSTIMATE

  • Spioncello del pacifico (o asiatico) (Anthus (rubescens) japonicus)
  • Beccaccino stenuro (in particolare in Sicilia)
  • Luì di Pallas (in particolare Italia settentrionale e Puglia)
  • Luì forestiero
  • Zigolo boschereccio
  • Codazzurro
  • Luì boreale
  • Piviere asiatico
  • Cutrettola testagialla orientale
  • Sparviere levantino

  • Ringraziamenti

    Desidero ringraziare i magistrali birders che in Italia trovano il maggior numero di rarità e grazie ai quali la check-list italiana è cresciuta negli anni, lo status e la fenologia di molte specie sono stati chiariti o si sono meglio delineati, l’andamento delle popolazioni nidificanti e/o svernanti di alcune specie è stato reso più evidente: Daniele Occhiato, Carmelo Iapichino, Renzo Ientile, Andrea Ciaccio, Marcello Grussu, Silvano Condotto, Kajetan Kravos, Paolo Utmar, Ottavio Janni, Menotti Passarella, Carmela Cardelli e tutti gli altri. Queste persone non sono solo dei matti affetti da "irrefrenabile voglia di accidentali" come qualcuno ha scritto, ma sono persone dotate di occhi attenti e pronti, di conoscenze superiori alla norma, persone ricche d’intuito e di passione che riescono a vedere là dove alcuni non arrivano (ma che hanno anche una gran fortuna con la "C" maiuscola anche, fatemelo dire).


    Bibliografia

    Vedi numero precedente (QB n. 9).


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    2003, Quaderni di birdwatching

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