Quaderni di birdwatching Anno V - vol. 10 - ottobre 2003

Editoriale
Titolo
di Salvatore Grenci

        HA GIA' CINQUE ANNI, Quaderni di birdwatching, QB.

        Se penso a quante iniziative editoriali ripiegano o falliscono nell’arco di uno-due anni al massimo ci sarebbe di che essere orgogliosi, anche se ovviamente una testata on-line, o comunque redatta su supporti non convenzionali, può avere solo alcuni punti di contatto con "gli altri". Ci sarebbe dunque da festeggiare il primo lustro di questa ideuzza nata tra amici e appassionati con il pallino del birdwatching, della quale da un paio di anni mi onoro di essere direttore, e che mi auguro cresca ancora nella speranza di contribuire alla diffusione di una sana passione che altrove, oltre a costituire un formidabile collante tra pletore di persone della più diversificata provenienza o estrazione, ha fatto anche la fortuna di piccole e grandi aree.

        Eppure, ve lo dico con grande, spontanea amarezza, c’è davvero poco da festeggiare.

        Mentre chi ama la natura e vorrebbe salvare qualcosa per i nostri figli, cerca di contribuire alla diffusione di una sana coscienza naturalistica, altri remano contro e preparano l’ultimo, forse decisivo assalto ai brandelli di natura salvicchiati qua e là. Tutti quanti sappiamo dei 9 (nove!) disegni di legge tesi al ridimensionamento della 157/92 che, nel bene e nel male, ha contribuito alla ripresa faunistica di interi territori, evitando in particolare il massacro di milioni di uccelli durante la migrazione primaverile e risolvendo il disturbo arrecato alle altre specie durante la riproduzione. Ed è mortificante che una sparuta minoranza in combutta con le lobbies degli armieri trovi il tempo, nell’Italia dei mille problemi, della recessione e dell’inflazione irrefrenabili, dello strapotere mafioso e dei nostri figli senza futuro, di istituire la figura del "bravo" cacciatore senza più limiti, al quale portare a casa un orso o un’aquila reale costerebbe niente più che una multa per divieto di sosta, ammesso che qualcuno si dia la briga di fermarlo.

        Per tacere dell’assalto continuo alle aree protette e ai parchi, del racket degli incendi ad orologeria e dell’annesso bracciantato precario e dell’imminente maxi condono edilizio e ancora delle centrali eoliche spacciate per la panacea di tutti i malanni del nostro martoriato ambiente: non saprei davvero da dove iniziare a vergognarmi! Aggrappati all’ultima, esile speranza di una bocciatura totale dell’UE, ci ritroviamo ulteriormente mortificati per l’atteggiamento delle associazioni ambientalistiche in materia venatoria. Legambiente giudica la caccia compatibile con l’ambiente, WWF non ho ancora capito bene che linea voglia adottare, LAC e LAV si muovono con veemenza ma con scarsi numeri, le altre o se ne fregano o contano davvero poco e comunque sembra passino più che altro le giornate a dimostrare che i veri ambientalisti sono loro e gli altri sono inadeguati.

        Rimane la LIPU, che in origine nacque proprio per proteggere gli uccelli. Cos’è e cosa fa oggi la LIPU? Me lo chiedo anch’io, da delegatuccio di provincia. Credo poco, perlomeno per quelle che sono certe sue prerogative, e mi riferisco in particolare alla situazione siciliana, che è emblematica di come una certa porzione del mondo ambientalista utilizzi la natura e le chiacchiere pro natura per sviluppare politiche assolutamente personalistiche.

        Vi faccio due esempi di come vadano le cose in questo nostro strano mondo.

        Progetto Grifone in Sicilia. Dopo la liberazione dei primi "vuturuna", avete saputo più nulla? Vi informo io sulla base del poco che trapela attraverso un ben costruito muro di omertà, il cui cemento è fornito dagli Enti Parco che hanno partecipato alla reintroduzione. Finora un fallimento: Grifoni deceduti per inedia, investiti da auto a cento e oltre chilometri di distanza (senza parlare delle fucilate e dei bocconi avvelenati, ma quelli sono storia ordinaria). Niente carnai, niente informazione costante su ciò che avveniva, qualche Grifone spaurito avvistato in zone dei bassi Nebrodi più tranquille e ricche di risorse trofiche, semplicemente perché allevatori e pastori trovano più conveniente buttare a vallone, parafrasando Camilleri, i loro animali morti. E i costi? Non sono così scemo da prendermi la querela dal traffichino di turno, ma se il 50 per cento delle cifre che ho udito è realistico, beh, allora si capisce perché la stessa associazione sia stata lasciata fuori dal progetto Capovaccaio in Sicilia, la cui prima fase, trasmettitore satellitare e annesso hacking, si è felicemente conclusa, e perché coloro che hanno a cuore la sorte di questa specie (ma anche di altre, come il Nibbio reale e l’Aquila di Bonelli) si guardino bene da incauti coinvolgimenti.

        Dunque, tornando a monte, pensate che un pugno di doppiettari, invisi persino a molti cacciatori con qualche scrupolo in più, riescano ad ottenere molto più della stragrande maggioranza degli italiani che della caccia proprio non ne vogliono sapere, come evidenziato da un recente sondaggio? La risposta ahimè è sì, senza se e senza ma.

        Pensiamo dunque con soddisfazione ai cinque anni di QB, ma per favore niente feste, non è proprio il caso. Sì, il direttore è proprio arrabbiato, oltre che frustrato…


BACK

2003, Quaderni di birdwatching

Tutti i diritti di proprietà letteraria e artistica riservati. È vietata la riproduzione totale o parziale senza consenso scritto.