Quaderni di birdwatching Anno V - vol. 10 - ottobre 2003

Articolo originale

TITOLO
testo e foto di Salvatore Grenci

Cory's Shearwaters in Linosa (Sicily)
Cory's Shearwaters nest on Linosa (about 10,000 pairs) and other little islands near Sicily (for a total of about 15,000 pairs). For centuries, needy people of Linosa had been eating the eggs of these fascinating birds. Nowadays, of course, this is illegal; even more important, visits to Cory's Shearwaters colonies are a major touristic attraction of the island, therefore egg-poaching is reduced to a minimum. This is an interesting example of how environment-friendly tourism can benefit both the birds and the people.


        QUALCHE ANNO FA ho conosciuto un tipo simpatico, a Linosa. Era il proprietario di un esercizio commerciale, di quelli che lavorano tutto l’anno ma soprattutto in quei tre o quattro mesi di pienone estivo, quando devi mettere pane in saccoccia per affrontare il vento salso e la solitudine dei mesi invernali, deprimenti come in pochi altri posti. Parlavamo di caccia, di uccelli, di pesca, e pian piano dirottai la discussione sulle Berte maggiori. Chiedevo: ma perché facevate quella strage di uova di Berte maggiori? Perché questa tradizione così crudele? Il tipo, uno che sembrava sbarcato da un gommone di extracomunitari, ma linosaro sino al midollo, mi guardò con aria di compatimento e poi mi liquidò così: "Vede, dottore, è facile criticare e alzare la voce in difesa degli uccelli quando si ha la pancia piena. Noi linosari la pancia la stiamo riempiendo ora, da qualche anno a questa parte arrivano i turisti e non abbiamo più il tempo di pensare alle Berte. E se ogni tanto qualcuno, per vandalismo o per riassaporare il pesce con l’uovo della sua gioventù, va giù a Mannarazza e torna con tre o quattro uova, non sposta niente. Le Berte sempre ci sono state, e sempre ci saranno".

        Ci riallacciamo dunque ai vecchi discorsi di come il turismo possa cambiare, nel bene o nel male, le sorti di una popolazione o di una specie.

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La spiaggia di Pozzolana
        Linosa, la piccola delle Pelagie, così vicina eppure così diversa nella genesi e nell’aspetto dalla sorella maggiore Lampedusa. Mentre quest’ultima, infatti, appartiene alla piattaforma continentale africana, Linosa è di natura vulcanica. Emerge da un fondale di circa 400 metri, è posta a Nord-Est di Lampedusa, da cui dista circa 20 chilometri, mentre 150 sono i chilometri che la separano dalla costa siciliana. Ha un perimetro di circa 18 chilometri ed è estesa 5,2 kmq. Infine la sua costa è ovunque alta e scoscesa, con due imponenti falesie in corrispondenza delle insenature della Cala Pozzolana di Ponente e della Pozzolana di Levante. E’ il paradiso dei sub ed è compresa in ben due riserve naturali: Isola di Linosa, gestione Azienda Regionale Foreste (poveri noi) e Riserva marina delle Pelagie, ente gestore ancora da definire.

        Sono diversi i motivi che dovrebbero spingere il birdwatcher a scegliere Linosa come mèta di vacanza: il transito dei migratori (in particolare in primavera) e le colonie di Berta maggiore (Calonectris diomedea). La specie sverna in pieno Oceano Atlantico, anche se vengono riportati avvistamenti nel Mediterraneo nei mesi più freddi (personalmente l’ho avvistata al largo delle coste della Sicilia orientale a dicembre). Nei luoghi di nidificazione invece, compresa Linosa, è presente dai primi di marzo ai primi di novembre, e nello stesso periodo è avvistabile anche pochi chilometri al largo delle coste siciliane, sia pure in numeri più ridotti.

        Questa procellaria, biometricamente variabile nelle sue popolazioni, ha sempre esercitato un fascino particolare su naturalisti e gente comune, sia per le abitudini nettamente pelagiche e l’abilità nel volo, sia per il lamento che emette nelle ore notturne. Prima del 1999 non avevo mai sentito la voce delle berte. Una sera mi sono ritrovato solo, nell’oscurità totale, a cercare un punto di appoggio sugli aguzzi spuntoni vulcanici della scogliera, con l’unica ambizione di stare qualche minuto in loro compagnia. Intuire il loro volo, sentire il fruscio delle ali e udire il pianto di un bambino ora pieno, ora attutito dalla profondità dei cunicoli, con il contorno del rumore delle onde che si insinuavano tra gli scogli, è stata un’esperienza unica, emozionante, in parte impressionante e che al tempo stesso mi ha fatto capire il perché di tante leggende sulle Berte, animali pacifici, spesso con scarso timore nei confronti dell’uomo, tanto da avvicinarsi tranquillamente alle barche dei pescatori per raccogliere i pesciolini di scarso pregio che vengono gettati in mare.


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        Attualmente la specie sembra stabile: almeno 10000 coppie nella sola Linosa (alle quali si devono aggiungere quelle di Lampedusa e delle altre isole circumsiciliane, per un totale stimato in circa 15000 coppie), nonostante in passato i linosari periodicamente, per fame o in onore alla tradizione, prelevassero almeno 2000 uova l’anno dai cunicoli delle colonie. L’uovo ha un forte sapore di pesce e di mare, e per questo è molto apprezzato dagli abitanti dell’isola, gente cordiale, ma anche strana: se vuoi farle rispettare le regole devi crearne delle altre, senza passare per divieti o imposizioni altrimenti ottieni l’effetto opposto. Infatti, non è certo per inapplicabili sanzioni o in ossequio alla protezione della specie che la Berta maggiore continua a prosperare a Linosa, bensì solo perché i linosari hanno scoperto che ai turisti piace di più la Berta viva dell’uovo al pesce e che la loro tradizione non riscuoteva tra gli stessi turisti grandi consensi.

        Il ciclo riproduttivo inizia a maggio, quando la femmina depone un singolo uovo in cunicoli più o meno profondi, a seconda che si trovino su picchi, falesie o su scogliere piane, sul mare o nell’entroterra. E’ un ciclo lungo, almeno 50 giorni di cova e tre mesi di permanenza del buffo, grasso pulcino nel nido, abbandonato solo alla fine di ottobre, pochi giorni prima della migrazione. E’ fedele al sito riproduttivo, e, anno dopo anno, alla stessa tana.

        Le Berte maggiori possono essere osservate già nella rotta di avvicinamento del traghetto che collega Porto Empedocle a Linosa in mare aperto, ove si possono concentrare centinaia di individui in pesca. Il periodo migliore per ascoltare il loro lamento è invece quello della ovideposizione, ossia da maggio ai primi di giugno, dall’imbrunire per tutta la notte: successivamente l’attività canora diminuisce. Come tutti gli uccelli pelagici la Berta maggiore è quasi esclusivamente piscivora, e le sue abitudini alimentari purtroppo la portano ad incappare spesso nelle reti o a rimanere allamata ai palangari innescati con sardine o molluschi. Insieme al crescente disturbo di alcuni siti riproduttivi (ma a Linosa la situazione non è proprio cattiva) è questo il principale problema di conservazione della specie, e molti esemplari muoiono annegati o, ributtati in mare ancora vivi, agonizzano con ferite alla gola che nel giro di poche ore le portano alla morte.


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2003, Quaderni di birdwatching

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