Quaderni di birdwatching Anno V - vol. 10 - ottobre 2003

Note dal campo
Titolo
testo e video di Luciano Ruggieri

Con questo pezzo sul Gufo reale inauguriamo una nuova rubrica che include una clip dedicata ad una storia, un racconto, un incontro.
Se volete inviare un vostro filmato scrivete a maudoc.

In questo numero trovate altre clip negli articoli:
Una Berta grigia al pelagic trip di EBN Italia
Seawatching in Italia: Piombino
FotoNotizie
Associazione EBN Italia

        SONO ANNI che mi sveglio nel cuore della notte per vederlo. Con il freddo della montagna di febbraio, con la neve e il gelo. Mi è andata sempre male. In dieci anni l’ho sentito cantare più volte ma non l’ho mai visto. La notte, notoriamente, serba bene i suoi segreti e il più potente predatore delle notti europee è una bestia che non fa eccezione.

        Con un’apertura alare di 1 metro e ottanta, e con artigli che sono grandi come quelli di un’Aquila reale, il Gufo reale (Bubo bubo) è una di quelle creature che hanno sempre fatto impressione. I suoi occhi rossi, il suo volo silenzioso e le sue grida non certo aggraziate ne hanno fatto una creatura uscita direttamente degli inferi, tanto che il suo canto d’amore è chiamato non a torto "la risata del diavolo". Il suo aspetto terrifico, con i due ciuffi auricolari normalmente eretti se disturbato, il sopracciglio molto marcato e i suoi occhi grandi, la testa che si può muovere di 270° come se fosse parte a sè con il corpo, lo hanno fatto considerare una creatura maligna da perseguitare e da distruggere con ogni mezzo.

        E’ certo che la sua scomparsa da molte regioni d’Italia tra gli anni ’60 e la fine degli anni ’80 sia da attribuire a persecuzioni dirette. Poi hanno contribuito le trasformazioni ambientali, perchè il nostro amico è uno che si tratta bene e che gradisce stare comodo.

        Non gli interessano i territori scoscesi e angusti d’alta quota come l’Aquila reale, ma al Gufone piace la campagna collinare, al limite la mezza montagna, in quelle aree ricche di fauna dove si alterna il bosco, i prati e le attività agricolturali tradizionali. Di starsene in posti inaccessibili dove fa freddo manco a parlarne: gradisce le pareti di roccia belle esposte al sole e libere, se possibile, dalla neve.

        Le immagini che vedete in questa clip sono, da un certo punto di vista, eccezionali. Non per la qualità delle riprese che è scarsa, visto che il cielo era coperto e grigio, quanto perchè per la prima volta non mi sono dovuto svegliare di notte per cercarlo al freddo della montagna di febbraio. Dire che mi ci hanno portato è più onesto e rende l’impresa quasi banale.

        Questo Gufo reale, infatti, è uno delle coppie che un amico segue da diversi anni a questa parte attorno ai laghi lombardi, zone che al Gufo reale piacciono enormemente. Il clima è mite anche in inverno (questo lo sanno anche i tedeschi) i siti rupestri sono relativamente indisturbati e c’è una relativa ricchezza di prede nei boschi vicini. Sì, perchè il paesaggio agricolo tradizionale, come lo chiamavo prima, non si può dire che sia ben rappresentato, anzi al posto dei prati ci sono le seconde case e le villette, dove però c’è da mangiare.


Gufo reale - doppio clic per far partire

        Quel giorno, siamo arrivati sul sito verso le undici e nell’anfratto dove la femmina aveva deposto le uova a marzo, ci sono tre piccoli. La "Gufa" dormicchia e pare una statua, a volte apre mezzo occhio come nei cartoni animati per guardare cosa capita, ma non dà certo spettacolo. Noi siamo nascosti in mezzo alle piante sull’orlo di una valletta e il nido è a 180 metri di distanza. La relativa vicinanza che offrono queste immagini non tragga in inganno: la magnificazione dell’obiettivo del cannocchiale è a 20x e quello della telecamera digitale appoggiata sopra è a 10 x, per un totale di 200 x. L’animale in pratica, neanche si è accorto che eravamo lì.

        Lo spettacolo è dato dei gufetti che per la scienza sono coperti ancora dal primo piumino bianco che è definito "neoptile". Significa che probabilmente hanno 15-20 giorni, hanno gli occhi aperti e nonostante sia pieno giorno, sono attivi. Ancora malfermi sulle zampe si guardano a vicenda, uno cerca di acchiappare una mosca fastidiosa e a volte sembra che si chiedano l’un l’altro "mi sto annoiando, che ci faccio qui? ".

        Evitando le antropomorfizzazioni, i pulli sono in quella fase della vita di un gufo che è legata solo all’attesa del cibo. Si mangia e si dorme, si dorme e si mangia e negli intervalli si sta attenti che il fratello non occupi il posto migliore.

        Nel nostro caso sembra che i pulli siano ben pasciuti, perchè non chiedono cibo. In basso tra le rocce dell’anfratto, è poi visibile una dispensa ben fornita, rappresentata da due porcospini. Che il Gufo reale predi qualsiasi cosa edibile che mette a disposizione il territorio, dal coleottero al giovane capriolo, è ben noto, ma può essere più difficile immaginare che le prede più abbondanti siano rappresentate da porcospini, ghiri o ratti. D’altra parte, costretti dalla morfologia del luogo a cacciare tra il lago e la montagna, di più, questa coppia non può sperare.

        Però riesce a sopravvivere e considero personalmente una specie di miracolo che la natura possa riconquistare degli ambienti che in apparenza dal punto di vista naturalistico, non sono certo attraenti, nè particolarmente affascinanti e mi stupisco che il re della notte, il re delle tenebre, a valli ricche di lepri, martore e caprioli, preferisca un luogo dove si vedono le vele bianche sul lago e i turisti che prendono il sole sull’arenile.


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2003, Quaderni di birdwatching

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