Quaderni di birdwatching Anno V - vol. 10 - ottobre 2003

Accidentali
Titolo
testo, foto e video di Stefano Benucci

Pelagic trip in Italy with Sooty Shearwater
On March 1st, 2003, during the XI meeting of EBN Italia, tens of birders had a chance to seawatch in the Piombino Channel (Tuscany). This unforgettable experience was very productive, in terms of bird species. Highlight of the day was the Sooty Shearwater (Puffinus griseus), which would be the ninth record ever for Italy if accepted by the Italian Rarity Committee; the bird was seen by all participants, photographed and filmed. Other interesting sightings: Cory's and Yelkouan Shearwaters, Northern Gannet, Audouin's Gull, Slender-billed Gull and Wallcreeper.


        L’OSSERVAZIONE DEGLI UCCELLI PELAGICI è favorita dal tempo atmosferico perturbato. Le gite in barca sono senz’altro preferibili col bel tempo e col mare calmo. Ma qual è la condizione migliore per un pelagic trip? Sicuramente quella che abbiamo trovato il primo marzo scorso nella prima uscita dell'XI meeting EBN Italia con partenza dal porto di Piombino: mare calmo, cielo nuvoloso, nubi basse, bruma, minaccia di pioggia.

        Non è cosa da poco, il tempo atmosferico, nel birdwatching, ma quando si va sul mare per pelagici è veramente fondamentale. Se il mare è calmissimo, il sole brilla nel cielo azzurro, non c’è vento o questo spira debole da terra e c’è alta pressione forse conviene cambiare obiettivo e andare a sbinocolare in qualche bosco o palude vicini.

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        Parte quindi con i migliori auspici il nostro pelagic trip. Quella mattina il porto di Piombino ricorda uno dei tanti porticcioli della Bretagna o della Scozia. Il cielo è plumbeo e così il mare, come pietrificati in una drammatica foto. Gruppetti di birdwatchers arrivano alla spicciolata carichi di attrezzatura, qualcuno col cannocchiale che, sulla barca, non servirà.

        L’atmosfera è gradevole, piena di curiosità per l’imminente partenza. La motonave Ulisse esce dal porto carica di binocoli e di speranze. Tutti, io per primo, ci chiediamo che cosa vedremo; il mare è immensamente grande e, a prima vista, sembra vuoto. Paolo Politi, impagabile organizzatore di questa avventura apre i bidoni dove da settimane accumula scarti di pescheria e pane secco e comincia subito a pasturare. E’ qui che si gioca buona parte della riuscita del nostro pelagic: il chum, questa maleodorante miscela, attirerà i pelagici? E quali specie? E quanto verranno vicini?


 
Berte - doppio clic per far partire
        Da giorni mi pongo queste domande. Nel mare aperto gli uccelli pelagici hanno densità irrisorie, incontrarne qualcuno è difficile e quando lo si incontra spesso è un puntino all’orizzonte. Per fortuna che gli uccelli si sono adattati a vivere, e a mangiare, in questa specie di deserto imparando a segnalarsi vicendevolmente le fonti di cibo. E il sistema funziona davvero bene. Come Paolo inizia la pasturazione in meno di cinque minuti abbiamo già un codazzo di decine di Berte maggiori.

        Gli animi si scaldano. Molti ebiennini, pur esperti birdwatchers, non avevano mai visto una Berta maggiore. Quasi nessuno l’aveva vista così bene. Le berte seguono la poppa della barca con il loro caratteristico volo a ghirigori e talvolta sono così vicine che bisogna scostare il binocolo e guardare ad occhio nudo.

        Berta minore! Berta minore! Annuncia Lorenzo Vanni. Eccola veloce come un siluro che si infila nel gruppo di Berte maggiori e Gabbiani reali mediterranei che ci scorta. Un coro di grida e sorrisi soddisfatti accompagna la new entry. Le due berte sono diversissime tra loro; a parte le dimensioni minori e più raccolte e il maggiore contrasto che caratterizzano la Berta minore, caratteri non sempre pienamente apprezzabili sul campo, il volo della Berta maggiore ricorda quello di un albatros, quello della Berta minore è battuto come quello di un'anatra o, meglio ancora, di un alcide. Ricordo, per inciso, che in determinate condizioni come nel caso di un forte vento contrario anche la Berta maggiore può avere un volo battuto ma mai così veloce come nella sua cugina.

        Anche il modo di alimentarsi è diverso. La maggiore tende a raccogliere il cibo solo sulla superficie dell’acqua. Talvolta ammara pesantemente e immerge in acqua collo e testa e anche parte delle ali per raccogliere il cibo che affonda; la sua ottima galleggiabilità la trattiene e non riesce ad immergersi più di tanto. La Berta minore, invece, si tuffa anche completamente sott’acqua a vi nuota anche per alcuni metri. E’ bellissimo poterla addirittura osservare mentre "vola" sott’acqua dall’alto della barca grazie alla trasparenza dell’acqua. E’ un’esperienza rara che con tacita soddisfazione condividiamo, alcuni di noi silenziosamente, altri mugolando come bambini che scartano i regali di Natale.

        La berta!...... La berta tutta nera!!...... Berta grigia!!!!!!! Ah!.. Ah!..... E’ Igor Festari che lancia l’allarme e anche lo scompiglio generale. Dov’è? Guardo disperato la moltitudine di uccelli che ci segue. Là! Sotto la nave! mi indica Lorenzo-occhio di lince.

Berta grigia - doppio clic per far partire

        Eccola lì. E’ proprio lei. Bravo Igor, bel colpo! L’adrenalina è palpabile e si aggiunge al velo di salmastro che ci avvolge tutti. Grida, risate, frasi concitate mentre 124 occhi fissano un solo uccello.

        Si avvicina velocissima. Il volo è forse più veloce di quello della Berta minore ma è decisamente scomposto. Ha ali lunghe e fini come un piccolo albatros ma le batte velocissime. Il corpo è abbastanza tozzo. Vola bassa sull’acqua come le altre berte e poi… si tuffa. Non come la Berta minore. Si tuffa sott’acqua, apparentemente in profondità e ci rimane a lungo, almeno una diecina di secondi. E’ quasi comica con questo volo scomposto, con questi tuffi che sollevano ampi spruzzi e con queste lunghe permanenze subacquee da cormorano. I gabbiani poi la curano più di ogni altro uccello. Fin dalla partenza il nostro codazzo è composto in maggior parte da Gabbiani reali mediterranei che competono non poco con le berte per il cibo anche in modo molto aggressivo soprattutto quando queste riemergono dalle brevi immersioni col cibo nel becco. La Berta grigia, tutte le volte che si immerge, ritrova puntualmente in superficie una decina o più di gabbiani vocianti che la infastidiscono. La nostra Berta grigia fa un largo giro dietro la barca, alcune immersioni e poi forse eccessivamente infastidita dai gabbiani se ne va.

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        Non la vedremo mai più, ma la ricorderemo per sempre. Un accidentale, un vero accidentale. Nona segnalazione per l’Italia. Il primo accidentale avvistato in un meeting di EBN Italia.

        Sono soddisfatto. Tutti questi ebiennini che sono venuti nella mia città a fare birdwatching ora possono dire che ne è valsa la pena. Ma non è finita. Anzi, siamo appena agli inizi della nostra gita. Già davanti a noi si staglia l’isoletta di Palmaiola. C’è un bel Gabbiano corso, adulto, in bellavista su alcuni scoglietti. Qualche fortunato osserva, sulle rocce dell’isola un Picchio muraiolo. Un altro Picchio muraiolo viene osservato poco dopo sull’isolotto dei Topi di fronte alle coste dell’Elba. Il nostro pelagic si fa sempre più ricco di specie ma cala un po’ di tono. Il cielo è nuvoloso e a tratti una leggera pioggerella si mescola all’odore del sale e del mare.

        In un incerto e fascinoso controluce ecco apparire tre missili con le ali, tre Sule di diverse età (adulto, subadulto e giovane) un vero avvistamento didattico. Ecco il giovane vicinissimo. Nel binocolo non c’entra. Mi osserva con quell’enorme occhio chiaro, poco espressivo, da rettile e poi si tuffa vicino alla barca per la nostra gioia.

        E’ un po’ l’apoteosi del nostro giro. La barca, come per magia, in un paio d’ore ci ha traghettato dal Mediterraneo alle coste della Scozia. E’ come se l’Elba fosse una delle Ebridi perfettamente incastonata tra il cielo grigio e il mare biancastro. Mi giro verso Pietro d’Amelio che sospira alla mia destra: Hai visto? Ecco le Sule! Ho mantenuto la promessa. Ma quanti lifers hai fatto oggi? Pietro sorride e stringe le spalle.

        Effettivamente mi sono tolto un peso. Pietro ci teneva tantissimo a vedere la Sula e io, un po’ facilone, mi ero sbilanciato: La Sula te la do per certa! Poi a metà gita, nonostante la giornata ampiamente fruttuosa avevo cominciato a preoccuparmi. Ora tutto era andato a posto.

        Sulla via del ritorno, già ampiamente soddisfatti osserviamo anche un Gabbiano roseo. Alla lista sono inoltre da aggiungere il Gabbiano comune, il Gabbiano corallino, il Pellegrino, il Falco di palude e un bello stormo di alcune decine di Allodole in migrazione dall’Elba verso la costa continentale. Labbi e stercorari sono stati i grandi assenti ma non possiamo lamentarci.

        Già prima di prendere terra si parla di duplicare questo pelagic trip a fine estate-inizio autunno prossimi. Arrivederci a presto dunque per chi vorrà esserci.


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2003, Quaderni di birdwatching

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