Quaderni di birdwatching Anno V - vol. 10 - ottobre 2003

Recensioni
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di Luciano Ruggieri




     MI ACCOSTO A QUESTO LIBRO con una certa emozione. Pur avendone sentito parlare, non sono mai stato infatti sul Pollino. Inizio a guardarne solo le figure: le foto degli ambienti sono per uno come me, che non ha mai visitato il più esteso Parco Nazionale italiano (poco meno di 2000 kmq) estremamente interessanti. Come già evidenziato nelle precedenti recensioni della stessa casa editrice (Il Grillaio di G. Palumbo e Rondoni di G. Boano), la grana e i colori delle foto sono stati bistrattati in fase di stampa grafica, ma in ogni modo descrivono paesaggi selvaggi e valli dove non si vedono quasi segni di presenza umana, gli ampi pascoli e le aree semi-steppiche sono dominati da affioramenti rocciosi che dovrebbero accogliere una gran varietà di rapaci. Infatti la check-list dell’area comprende 27 specie di rapaci (diurni e notturni) di cui ben 19 sono nidificanti.

     Leggendo però il testo sono preso dallo sconforto: l’Aquila reale è presente con 2-4 coppie ed è oggetto ancora di abbattimenti diretti e di persecuzioni al nido, tanto che quelli più esposti alla vista o vicini a strade e sentieri sono tutti stati abbandonati, il Capovaccaio vi nidificava e ora è solo estivante, il Lanario è rarissimo ed è presente solo nel versante lucano (1-2 coppie?), il Gufo reale è un nidificante localizzatissimo (2-3 coppie?)!

     Il testo è ben organizzato in due capitoli. Nel primo si descrivono rapaci e ambienti del Pollino, dove 19 specie sono suddivise per ambienti d’elezione invece che nella vetusta classificazione in "diurni e notturni". Per ogni ambiente si fornisce una descrizione della composizione vegetazionale e del popolamento ornitico e ne viene fornita una iconografia fotografica. Viggiani distingue così i rapaci degli ambienti rupestri (Capovaccaio, Aquila reale, Pellegrino, Lanario, Gufo reale), quelli degli ambienti aperti (Nibbio reale, Biancone, Lodolaio), degli ambienti boscati (Falco pecchiaiolo, Astore, Sparviere, Assiolo, Gufo comune), delle aree umide (Nibbio bruno, Falco di palude) e delle aree antropizzate (Poiana, Gheppio, Barbagianni, Civetta, Allocco). Per il Capovaccaio vi sono delle utili tabelle che ne illustrano il declino dal 1990 al 2001, per l’Aquila reale non vengono forniti indici riproduttivi ma solo della tipologia dei nidi, mentre, per tutti gli altri rapaci, i dati si limitano alla descrizione dell’ambiente occupato senza stime di popolazione, tranne che per il Nibbio reale e Pellegrino. Per i rapaci di transito migratorio non vengono indicate date nè periodi di presenza.

     La seconda sezione del testo prende in esame la conservazione degli uccelli rapaci. Viggiani prende in esame il grave problema del depauperamento degli uccelli rapaci nell’area del Pollino premettendo che "la consistenza e l’andamento delle popolazioni di uccelli rapaci sono espressione del grado di alterazione degli ecosistemi e del livello culturale delle comunità antropiche con cui interagiscono". Purtroppo il Pollino presenta tutti segni di una alterazione dell’ecosistema sfavorevole. Costruzione di linee elettriche vicino a siti di riproduzione (come nella Valle del Raganello), sviluppo turistico strafottente, impianti eolici, nuove strade, modificazioni dell’attività pastorale, vandalismo e interventi sbagliati (come il carnaio del Colle Calderaio che ha avuto effetti opposti a quelli sperati) sono alcuni dei temi denunciati da Viggiani.

     Il volume è agile, talvolta un pò lezioso, ma strutturato bene, e costituisce senz’altro una pietra angolare per progettare, sul territorio, interventi migliori atti a proteggere maggiormente la comunità dei rapaci del Parco Nazionale del Pollino.


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2003, Quaderni di birdwatching

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