Quaderni di birdwatching Anno V - vol. 10 - ottobre 2003

Hotspots

TITOLO
Monte Carcaci   

        I MONTI SICANI sono un vasto comprensorio a cavallo delle province di Agrigento e Palermo, in buona parte costituito da una fascia altocollinare intervallata da vasti pianori occupati da seminativi, incolti, pascoli, mentre la zona montana vera e propria (oltre gli 800 metri) è caratterizzata da pareti rocciose a strapiombo, costituite in maggioranza da gessi e stratificazioni antichissimi, in alcuni casi risalenti al Permiano (250 milioni di anni), e per questo saccheggiati negli anni ’60 e ’70 dai trafficanti di fossili. Abbastanza numerosi i rilievi oltre i 1000 metri (i top Rocca Busambra, 1613 m, e Monte Cammarata, 1524 m), e i complessi altorocciosi che ai visitatori infondono la sensazione di trovarsi nelle zone più aspre e desolate della Spagna, piuttosto che in Sicilia. Segnaliamo in particolare l’intricata rete di pareti e canyons di Monte Genuardo, gli otto chilometri delle gole dell’alto Sosio e di San Carlo, le creste del complesso di Cammarata, Pizzo Rondine, Pizzo dell’Apa e Monte Gemini, sulla Valle del Turvoli. Ben sei riserve naturali sono comprese nei Sicani: Monte Carcaci, Monte Cammarata, Monti di Palazzo Adriano e Valle del Sosio, Monte Genuardo e S. Maria del Bosco, Rocca Busambra e Bosco della Ficuzza, Grotte di Sant’Angelo. Ai margini, altre importanti riserve naturali, come Serre di Ciminna, Valle dello Iato e Monte San Calogero, creano una delle più importanti reti ecologiche siciliane, in intima connessione con il Parco delle Madonie e le riserve della fascia costiera.

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Le spettacolari torri di roccia di Montagna Cavalli, area demaniale di una bellezza primigenia, dove purtroppo vi sono ancora episodi di bracconaggio.

Monte Genuardo, Riserva Naturale Regionale di 2552 ha, uno degli ultimi boschi autoctoni dei Sicani, ospita Nibbio reale e bruno, Lodolaio, Sparviere e Pellegrino. Fino alla metà degli anni '90 vi era nidificante il Capovaccaio.

        La vegetazione naturale è rappresentata da alcuni residui di querceti e macchia mediterranea (Quercus ilex, Quercus pubescens, localmente residui di Arbutus unedo e Quercus virgiliana), mentre lungo i valloni più freschi e riparati resistono gli ultimi nuclei di salice, Pioppo nero e Carpino nero. La copertura più spettacolare è quella del Bosco della Ficuzza, un tempo riserva reale di caccia dei Borboni e salvato nell’immediato dopoguerra dal degrado. Anche nei Sicani, però, dominano cospicui popolamenti artificiali di scarso valore biologico (specie dominanti: Pinus, Eucalyptus, Cupressus, ecc.), la cui unica funzione è quella di sostenere l’esercito di precari forestali ai quali si deve il 99% degli incendi che devastano annualmente il già martoriato territorio siciliano.

        Da qualche anno, in seguito alle pressioni di ambientalisti e studiosi, è in cantiere il progetto di istituzione del Parco regionale dei Monti Sicani, fortemente voluto dalle popolazioni locali per valorizzare il territorio e frenare la nuova emigrazione che negli ultimi anni ha ulteriormente spopolato questa zona.


 Birdwatching sui Sicani

        Viste le peculiarità ambientali e la presenza di un numero praticamente sterminato di pareti rocciose grandi e piccole, l’intera area è particolarmente adatta per l’osservazione dei rapaci. Certo, i numeri non sono più quelli degli anni ’70 e ’80, quando Nibbi reali e Capovaccai si segnavano a malapena sul taccuino, data la facilità di osservazione. Tra spargimento di veleni, persecuzioni, abbattimenti (occasionali o su commissione) ed il crescente disturbo arrecato dai "cantieri di lavoro dell’impareggiabile azienda delle Foreste, il numero di esemplari di alcune specie si è ridotto drasticamente, facendo temere l’estinzione per Capovaccaio e Nibbio reale.

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Nibbio reale Milvus milvus

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Falco pellegrino Falco peregrinus - Sui Sicani, Falco pellegrino e Lanario si contendono le molte pareti rocciose di cui è ricca l'area

        I pochi siti riproduttivi del Capovaccaio sui Sicani coincidono con la totalità di quelli siciliani, 5-7 coppie, con un discreto tasso riproduttivo, anche se non sempre costante. Per osservarlo occorrono buona volontà, conoscenza dei posti, obbligo di mantenersi a distanza di sicurezza (un buon cannocchiale è obbligatorio) e una buona dose di fortuna. Ormai raro anche il Nibbio reale, non più di una decina di coppie, talora osservabile su campi e discariche insieme al Nibbio bruno, che invece sembra mantenersi piuttosto stabile e proprio nei Sicani annovera l’unico caso di popolazione stanziale in Italia. Due o tre coppie di Aquila reale vivono nelle zone più impervie e meno accessibili, con una nicchia ecologica ben separata da quella dell’Aquila di Bonelli, ancora stabile nonostante i crescenti pericoli cui sono esposte le pochissime coppie presenti (soprattutto la pressione venatoria). Rari ma regolari, anche se difficili da osservare, lo Sparviero e il Lodolaio in aree demaniali e boschi naturali residui. Chi ama i falconi può stare tranquillo: il Pellegrino brookei è ancora comune, più raro ma in buona salute il Lanario ssp. feldeggii. Entrambe le specie si possono osservare abbastanza agevolmente, talvolta sulla medesima parete in pacifica coabitazione o, al contrario, in fiera competizione. Comunissimo il Gheppio e ancora relativamente facile da osservare il Grillaio, anche se con numeri distanti anni luce dagli anni ’50, quando alcuni autori lo segnalavano come "più abbondante del Gheppio". L’area dei Sicani ospita diverse colonie, allocate su pareti rocciose alte e strapiombanti o basse e friabili, talvolta in cave abbandonate, da poche coppie ad almeno 30-40 nei casi più felici. Molto comune anche la Poiana, con consistenti rinforzi di provenienza nordica in inverno, quando si possono osservare anche l’Aquila minore e l’Albanella reale. Ben rappresentati anche gli Strigiformi: comuni Barbagianni, Civetta e Assiolo, più localizzato l’Allocco, meno frequente (anche se probabilmente sottostimato) il Gufo comune. Un presunto abbattimento di Gufo reale nel 1982 è tuttora da verificare: se confermato, potrebbe trattarsi dell’ultima segnalazione in assoluto per la Sicilia, dove è ormai estinto.

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Gracchi corallini Pyrrhocorax pyrrhocorax

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Averla capirossa Lanius senator

        Tra le altre specie, il Gracchio corallino, concentrato esclusivamente sugli inaccessibili dirupi di Rocca Busambra, il Corvo imperiale e la rara Ghiandaia marina. Altre rarità sono l’Averla capirossa e il Codibugnolo siculus, localizzato nei querceti e in qualche bosco misto. Resiste ancora la Coturnice di Sicilia (ssp. whitakeri) ma con netti decrementi causati dal solito mix pesticidi, bracconaggio, alterazione dell’habitat, ai quali si è aggiunto negli ultimi quindici anni l’aumento esponenziale del Cinghiale, introdotto di soppiatto a fini venatori e ormai vero flagello di buona parte delle aree ad alta naturalità. Nella pletora di uccelli di taglia medio-piccola, segnaliamo il Gruccione, il Cuculo, il Codirosso spazzacamino, il Picchio rosso maggiore e la Tordela, mentre su gole e strapiombi si possono osservare Passero solitario, il rarissimo ed estremamente localizzato Codirossone, alcuni nuclei di Rondine montana e Rondone maggiore, nonché lo Zigolo muciatto in vari altopiani rocciosi. Ai margini dei Sicani pochi ambienti umidi e riparali, originati da corsi d’acqua anche importanti (come il Platani, il Magazzolo e il Verdura-Sosio) sottoposti a sbarramenti o a pesanti prelievi idrici per usi civili e agricoli. Tra gli invasi, segnaliamo in particolare il Lago Arancio, nei pressi di Sambuca di Sicilia, importante sito di svernamento per numerose specie di Anatidi (Germano reale, Fischione, Moriglione e Mestolone, talvolta la Volpoca, oltre a Spatole, Ardeidi, Laridi), ma anche soggetto a notevoli variazioni del livello delle acque. In inverno si possono osservare anche l’Albanella reale, il Falco di palude, il Falco pescatore, nonché giovani e subadulti di Pellegrino e Lanario ed altri rapaci di media taglia, perlopiù giovani o subadulti in dispersione. Estinto invece il Capovaccaio, che ripuliva le rive dai pesci morti e dalle carcasse di uccelli e piccoli animali, e del quale riportiamo l’ultimo abbattimento intorno ai primi anni ’90 da parte di collezionisti palermitani tristemente noti per le loro prodezze, eppure regolarmente impuniti. Sempre al lago Arancio, da oltre un lustro nidificano regolarmente due coppie di Cicogna bianca, numerose coppie di Gabbiano reale e lo Svasso maggiore.

         Per la felicità degli appassionati di piccoli passeriformi di macchia, i Sicani sono ospitano specie comuni, come Cardellino, Fanello, ecc. Molto ben rappresentato il genere Sylvia, con densità ragguardevoli per talune specie, mentre altre come Sterpazzola e Sterpazzola di Sardegna sono un po’ più rare e localizzate.

        Infine, per chi non si accontenta solo del regno alato, segnaliamo un piccolo nucleo di Daini nella zona nordoccidentale (riserva di Rocca Busambra e del Bosco della Ficuzza, mistero sull’origine: introdotti abusivamente o "fuggiti" da un allevamento dell’Aziende Foreste?), la Martora, l’Istrice e, tra gli Anfibi, la rarissima Raganella in un’unica stazione. Non mancano ovviamente i rettili, dallo splendido Ramarro alle sempre più rare Tartarughe terrestri (Testudo graeca e T. hermanni) al timido Saettone, dall’enorme Natrice alla Vipera, più diffusa di quanto si pensi ma estremamente elusiva e, pertanto, praticamente inoffensiva.


 I comuni

COME ARRIVARE

Per raggiungere l'area dei Sicani si può procedere da Nord (SS 189 Palermo-Agrigento, entrando da Corleone, o dal bivio Filaga, direzione Prizzi, o ancora dal bivio Cammarata), o da Sud (Agrigento-Trapani SS 115, ingressi da Ribera, dir. Burgio, Chiusa Sclafani, Palazzo Adriano, o da Sciacca, dir. Caltabellotta, o ancora dalla SS Sciacca-Palermo, dir. Sambuca o Contessa Entellina).
Per chi proviene dall'aeroporto di Palermo, si può andare in direzione del capoluogo e prendere la citata SS 189, oppure imboccare direzione Partinico e riprendere la Palermo-Sciacca.
Chi infine arriva da Catania deve prendere l'autrostrada Catania-Palermo, uscire a Caltanissetta e andare in direzione Agrigento per inforcare la SS 115.

        Gran parte dei paesi del comprensorio sono di aspetto abbastanza gradevole, lontani anni luce dagli scempi edilizi di altre entità urbanistiche. Certo, qualcosa in più si poteva e si può fare nelle aree di espansione edilizia, ma tutto sommato, per chi non si accontenta del birdwatching, una visita ai nuclei storici di questi centri può riservare diversi motivi di interesse. Dei comuni appartenenti alla provincia di Palermo, segnaliamo Prizzi, Contessa Entellina, di origine albanese, Bisacquino, Chiusa Sclafani, ricco di storia e di splendida architettura barocca, e Palazzo Adriano, quest’ultimo un vero gioiello salvato dall’incuria e dalla speculazione. Nella splendida piazza, caratterizzata dalle due chiese di differente rito (cattolico romano e greco-bizantino) e dalla fontana del XVI secolo, è stato ambientato il celeberrimo film "Nuovo cinema Paradiso" di Tornatore. In provincia di Agrigento ricadono Sambuca di Sicilia, Bivona, Burgio, Cammarata, San Giovanni Gemini, Caltabellotta e Sant’Angelo Muxaro, dalla interessante storia ed archeologia dominata dal mito di Kokalos. Impareggiabili, infine, i percorsi enogastronomici: l’olio extravergine e il vino sono i migliori della Sicilia, formaggi e carni tradiscono un sapore e una consistenza che solo gli animali allevati allo stato semibrado possono fornire, e persino i comunissimi cannoli alla ricotta, se passate dal Bar del Corso di Chiusa Sclafani, hanno un sapore semplicemente grandioso. E qui mi fermo: dovevamo parlare di birdwatching o no?


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2003, Quaderni di birdwatching

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