Quaderni di birdwatching Anno V - vol. 10 - ottobre 2003

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TITOLO
Veduta della foce del Simeto, inverno 1996   

        IL SIMETO È IL SECONDO FIUME DELLA SICILIA per lunghezza, appena 116 Km, ma di gran lunga il più importante per l’ampiezza del suo bacino idrografico, 4.326 Kmq. Nasce dai monti Nebrodi e sfocia nel mar Jonio a 12 Km circa dalla città di Catania dopo aver attraversato la più estesa area pianeggiante dell’isola, l’omonima piana di Catania originatasi, appunto, dai suoi depositi alluvionali. La foce del Simeto, i Pantani di Catania ed il Biviere di Lentini costituivano insieme ad altre zone umide minori della piana di Catania la più importante area palustre della Sicilia, questo sino all’ultimo conflitto mondiale.

        Oggi di quel paradiso naturalistico resta ben poco. Delle grandi paludi che si estendevano dalle porte di Catania sino all’estremità meridionale della piana, non restano altro che le relitte aree paludose attorno alla foce del Simeto. Nell’alveo del Biviere di Lentini, prosciugato intorno al 1950, è stato costruito un invaso che dal 1991 al 1997 ci ha regalato straordinarie ed irripetibili giornate ornitologiche, ormai leggendarie, ma… questa è un’altra storia.

         Non rimane che piangere (!) nel leggere le descrizioni che di questi luoghi fanno i naturalisti del passato, tra queste quelle del botanico Lopriore (1901) sono quelle più suggestive: " Il Pantano di Lentini è una palude artificiale, che, per la presenza di argini, viene a formarsi nell’inverno, dal novembre al maggio, allo scopo di raccogliere le acque piovane e attirare per la caccia gli uccelli acquatici o di servirsene per la pesca delle tinche e delle anguille ... A differenza degli altri laghi, il Pantano offre per il paesaggio più vario ed attraente un interesse maggiore, benchè la vegetazione non sia più ricca, nè molto diversa da quella degli altri. L’avvicendarsi di fragmiteti e irideti ora con isolette verdi e quasi mobili di vegetazione, ora con numerosi canali, desta l’impressione di lagune. Tutto un popolo di tamarisci sorgenti dall’acqua, allineati lungo i canali e formanti con i robusti loro ceppi arborei veri boschetti impenetrabili, danno di lontano con il loro molle ondeggiare l’illusione come di tetti fuggenti, illusione che il moto celere della barca ed il riflesso dell’acqua, in cui quelli si specchiano, accrescono e moltiplicano. Ma il fascino maggiore si ha percorrendo gli angusti e tortuosi canali, poichè per lo strisciare od elevarsi della barca fra le canne, si ha l’illusione di non più scivolare sull’acqua, sottratta quasi allo sguardo, ma di essere spinti come da due enormi ali verdi, che si richiudono dietro la barca e sembrano spingerla in avanti, animandola con sbuffi e fruscii continui... Il visitatore vaga per ore attraverso questo verde laberinto, senza rendersi conto del luogo. E’ questa la ragione per cui i volatili selvaggi, trovando asilo più sicuro, ricercano e prediligono ad altri questo padule, che certo sarebbe condannato a sparire, se non vi si attendesse di continuo con manutenzione costosa ed accurata... Il lago di Lentini o Biviere è interamente artificiale. Le acque troverebbero libero scolo fino al mare, se una muraglia non si opponesse da questa parte alla loro discesa. Il prosciugamento n’è quindi facile [una frase che suona purtroppo come un’amara profezia, nda]. Nei Pantani erano comuni e nidificavano secondo l’ornitologo Zuccarello-Patti (1845) i Gobbi rugginosi, chiamati localmente "mascaroni": "Nel mese di novembre sino a quello di gennaio quest'uccello è molto comune nei nostri pantani ..... Quando poi lo inverno è oltremodo rigido se ne uccidono moltissimi ..... I tre individui che ben conservo nel gabinetto ornitologico della R. Università furono uccisi nel pantano di Catania, nel quale l'anitra leucocefala senza dubbio alcuno assicuro che nidifica."

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Mugnaiaccio, 10 nov 1999 (2° segnalazione siciliana) tra Zafferani e Gabbiani comuni. La popolazione di Zafferano svernante nel golfo di Catania è la più importante in Italia
         Nella piana di Catania vivevano un tempo anche la Quaglia tridattila e la Gallina prataiola, specie anch’esse ormai estinte nell’isola, la prima intorno al 1920, la seconda alla fine degli anni ’70. Oggi ciò che resta delle paludi attorno alla foce del Simeto è stato protetto con l’istituzione di una Riserva Naturale denominata "Oasi del Simeto", con decreto assessoriale del 14/3/1984 che ne definisce i limiti e le zonizzazioni. L’importanza per l’avifauna acquatica di un’area umida quale la foce del Simeto, in un’isola quale la Sicilia che può vantare le più devastanti trasformazioni ambientali probabilmente di tutto il Mediterraneo, è enorme; infatti, malgrado tutto, la foce del Simeto è una zona umida straordinaria che merita certamente di essere visitata da tutti i birdwatchers che programmino un viaggio in Sicilia.

        Di fatto, la check-list delle specie di uccelli osservate alla foce del Simeto è considerevole, poco meno di 300 che costituiscono circa l’80% di quelle note per la Sicilia. Tra queste l’elenco delle rarità è decisamente lungo e comprende un gran numero di specie, molte delle quali osservate personalmente da me in oltre venti anni di frequentazione dell’area: Svasso cornuto, Berta minore delle Baleari, Berta di Bulwer, Egretta gulare, Cigno selvatico, Cigno minore, Oca granaiola, Oca colombaccio, Casarca, Moretta grigia, Orchetto marino, Quattrocchi, Smergo maggiore, Gobbo rugginoso, Aquila anatraia maggiore, Poiana codabianca, Falco sacro, Gambecchio frullino, Piro piro di Terek, Falaropo beccosottile, Piro piro fulvo, Stercorario maggiore, Mugnaiaccio, Gabbiano tridattilo, Sterna artica, Sterna del Rüppel, Uria, Tortora delle palme, Succiacapre collorosso, Calandro maggiore, Usignolo maggiore, Culbianco isabellino, Trombettiere, Zigolo delle nevi.

        Non sono molte le zone umide siciliane sopravvissute alle bonifiche ed all’abusivismo edilizio; tra queste la foce del Simeto detiene certamente il primato quale località più importante per l’avifauna acquatica nidificante. Questo primato è detenuto oggi grazie purtroppo alle profonde trasformazioni di cui è stato vittima il lago di Lentini dopo il 1997 (innalzamento del livello idrico nell’invaso e conseguente quasi totale scomparsa dei canneti). Molte delle specie che elencherò nidificano oggi in Sicilia solo alla foce del Simeto o in pochissimi altri luoghi, ed il fatto che abbiano in certi casi popolazioni estremamente ridotte, se rapportate ad altre località italiane, non ne sminuisce l’importanza.


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La foce del Simeto ospita una importante popolazione nidificante di Moretta tabaccata
        Nelle due ultime stagioni riproduttive (2002-03), ad esempio, si sono riprodotte all’interno della Riserva naturale: la Nitticora, la Sgarza ciuffetto (60+ cpp), l’Airone guardabuoi (15 cpp, 1° nidificazione per la Sicilia), la Garzetta, l’Airone rosso, la Cicogna bianca, il Mignattaio (2 cpp nel 2002; 1° nidificazione accertata per la Sicilia), la Canapiglia, il Mestolone (1 cpp nel 2003; 2° nidificazione nota per la Sicilia), probabilmente la Marzaiola, il Moriglione, e soprattutto la Moretta tabaccata (forse 20+ cpp nel 2003), per la quale con ogni probabilità la foce del Simeto è la più importante località italiana, specie se ne consideriamo la ridotta estensione. Tutelare e gestire al meglio la foce del Simeto significa pertanto garantire un futuro a quest’anatra minacciata a livello globale.

        La Riserva Naturale "Oasi del Simeto", come delimitata dal sopra citato D.A. del 13/3/1984, occupa una superficie di circa 1850 ettari e si distende lungo la costa per circa 8 Km, con una profondità media di circa 2,3 Km. Essa è caratterizzata oltre che dalla foce del fiume, anche dalla presenza di altri ambienti tipici delle zone palustri che la rendono senza alcun dubbio la più diversificata tra le zone umide siciliane.

        Quali sono le aree da visitare all’interno della riserva? Innanzitutto proprio l’area della foce che in ogni stagione può consentirci avvistamenti interessanti. Il periodo migliore è comunque quello invernale allorchè diminuisce notevolmente il disturbo antropico e nel quale possiamo vedere grandi concentrazioni di laridi svernanti. A riguardo sottolineo come la foce del Simeto insieme al vicino lago di Lentini (altro ben noto hotspot) sia una delle aree più importanti in ambito nazionale proprio per i laridi svernanti, per il Gabbiano comune ma soprattutto per lo Zafferano, il cui numero, certamente in incremento in questi ultimi anni, è probabilmente di oltre 2000 individui. Scrutando il mare è facile osservare Sule, Berte e Stercorari; sulla spiaggia Fratini e Piovanelli tridattili sono quasi onnipresenti. In autunno potremo osservare considerevoli gruppi di laridi e sterne in migrazione, Gabbiani rosei, Mignattini, Beccapesci, ma soprattutto molte Sterne maggiori.


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        La foce del Simeto è facilmente raggiungibile percorrendo la SS 114 Catania-Siracusa che possiamo imboccare sia uscendo dal centro cittadino (non senza aver dato una sbinocolata alla foce del torrente Acquicella, proprio al limite della città, all’estremità meridionale del porto), o per chi viene dall’autostrada ME-CT percorrendo l’intera tangenziale. Dopo circa 250 m dall’innesto della tangenziale sulla sinistra vedremo l’ingresso della Riserva Naturale che imboccheremo con grande attenzione per arrivare dopo 1,5 Km di fronte al cancello del villaggio "Primosole beach", uno dei tanti villaggi residenziali sorti abusivamente all’interno dell’Oasi. Qui lasceremo la macchina, non senza averla prima affidata nelle mani di Sant’Agata (patrona di Catania), per salire sull’argine che domina il tratto terminale del fiume e la foce. Dopo aver effettuato le nostre osservazioni possiamo dirigerci a nord lungo l’arenile guadando il canale Buttaceto (vecchia foce) e raggiungendo dopo 1 Km, sbinocolando sempre in mare, alcuni stagni salmastri retrodunali denominati "Salatelle". Questi stagni si sono radicalmente trasformati in seguito ad una rottura di un argine del canale Buttaceto che li costeggia, che vi immette un continuo afflusso di acqua dolce, che se ha avuto l’effetto positivo di aumentarne enormemente la superficie inondata di contro ne ha sconvolto le fitocenosi preesistenti.

        In inverno qui è possibile osservare discrete quantità di anatre svernanti, occasionalmente Oche selvatiche e Gru, Falchi di palude e Poiane con molta facilità; in estate raggruppamenti post riproduttivi di Germani reali e soprattutto di Morette tabaccate.

        All’interno di terreni privati compresi tra la SS 114 ed il canale Buttaceto vi è il laghetto di C.da Torre Allegra, che merita di essere visitato solo nel periodo riproduttivo. Originatosi da una cava per l'estrazione della sabbia, al suo centro è presente un'isoletta ricoperta da un fitto boschetto di acacie nel quale si è insediata un’importante garzaia.

        Due Km a sud della foce del Simeto incontriamo il lago Gornalunga, alimentato dal canale Benanti, da non confondere con l'omonimo fiume, che confluisce nel Simeto fuori dei limiti della Riserva Naturale. Il lago è oppresso sia a Nord che, in modo più massiccio a Sud da due insediamenti residenziali; alcune di queste case sono state incredibilmente costruite dentro l’alveo stesso del lago. Qui in inverno vedremo con facilità piccoli gruppi di Moretta, specie decisamente poco numerosa in Sicilia. Compresa tra la foce del Simeto ed il lago Gornalunga vi è una pineta, gestita dal Corpo Forestale che è stata impiantata sulle vecchie dune, soppiantando la macchia mediterranea originale. Visiteremo la pineta solo se vorremo incrementare la lista delle specie osservate con uccelli tipici di questo ambiente, Fringuello, Regolo, Cincia mora, Rampichino… Per raggiungere il Gornalunga bisogna oltrepassare il Ponte sul Simeto e sempre sulla SS 114, in direzione Siracusa, dopo 2 Km circa, deviare sulla sinistra all’altezza del ristorante "Il Torero" ad un incrocio con l’indicazione "Foce Benanti"; svolteremo con infinita cautela e dopo aver seguito il senso naturale della strada, incontreremo l’argine del Benanti dal quale faremo le nostre osservazioni sul lago.

        Il cuore pulsante della Riserva Naturale è, però, quella che noi chiamiano "la vecchia ansa". Si tratta del tratto terminale del Simeto avulso dal corso principale del fiume in seguito alla sua canalizzazione, decisa dopo la disastrosa alluvione del 1951. E’ questa la ragione per cui in certi testi potrà capitarvi di notare la dicitura "le foci del Simeto", perché difatto sono due, la nuova e la vecchia, di poco più a nord.

         L’intero tratto del vecchio corso del Simeto è lungo circa 1,5 Km; vi si riversano le acque dei torrenti Juncetto, oggi utilizzato come scarico fognario ed industriale, e del Buttaceto, entrambi arginati artificialmente. Questa è l’area più isolata ed impenetrabile della riserva con fitti canneti e tifeti dove svernano la gran parte delle anatre della R.N., ma dove nidifica soprattutto il maggior numero di coppie di Moretta tabaccata. Qui, proprio per queste peculiarità ambientali è stato reintrodotto il Pollo sultano con varie immissioni di individui provenienti dalla Spagna (Albufera di Valencia), a partire dall’ottobre del 2000. Il progetto di reintroduzione dei Polli sultani, condotto dall’I.N.F.S., dalla LIPU, con il patrocinio della Provincia regionale di Catania e della Regione Siciliana è stato un successo essendo già stati osservati vari casi di riproduzione. La vecchia ansa può essere raggiunta a piedi dall’innesto della tangenziale, seguendo una stradina che conduce ad una fattoria abbandonata; da qui vedremo i canneti circa 300 m dinanzi a noi. Nei campi coltivati che costeggiano il corso d’acqua, in inverno, vedremo stormi talvolta consistenti di Pavoncelle e Pivieri dorati; nei canneti sverna regolarmente il Forapaglie castagnolo, più facile da sentire che da vedere.

        Terminata questa breve trattazione dell’avifauna della foce del Simeto e dei punti più interessanti da visitare, non posso fare a meno, purtroppo di avvertire l’eventuale birdwatcher dei tanti mali che affliggono la R.N. La foce del Simeto è un’area agonizzante, assediata dallo sviluppo dell’area industriale di Catania ed ostaggio degli abitanti dei villaggi residenziali, sorti come detto tutti abusivamente. Non esiste alcuna forma di gestione dell’area, e la Provincia di Catania, l’ente gestore appunto, non fa’ assolutamente nulla, acconsentendo, di fatto, ad ogni sorta di abuso. Ad un birdwatcher "cardiopatico" sconsiglio pertanto la visita nell’Oasi. Io personalmente mi stò ammalando (!). La foce del Simeto è una Riserva naturale solo sulla carta.

        Si vedono abitualmente transitare barche a motore all’interno del fiume, fuoristrada e moto da cross sugli arenili, persone a cavallo che si addentrano ovunque, arei ed elicotteri che sorvolano l’area a bassa quota, nugoli di persone che alle prime piogge raccolgono chiocciole in gran numero, persone che addestrano cani da conigli, rifiuti dovunque…, insomma dentro la foce del Simeto succede di tutto e di più. Non è tollerabile che un’area protetta versi in queste condizioni, e l’amarezza aumenta con la consapevolezza che modesti interventi ne potrebbero esaltare le potenzialità naturalistiche. Dovremmo "condannare" i nostri amministratori ad una visita alle aree protette del nord Europa per rendersi conto di come la protezione della natura abbia importanti risvolti sull’economia locale, oltre che essere un importante strumento di valutazione di una società civile.

        Non voglio però scoraggiarvi più di tanto. Venite a visitare la foce del Simeto, non rimarrete delusi.


Bibliografia

  • Ciaccio A. & Priolo A., 1997 — Avifauna della Foce del Simeto, del Lago di Lentini e delle zone umide adiacenti (Sicilia, Italia). — Naturalista sicil., Palermo, S. IV, XXI (3-4): pp. 309-413

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    2003, Quaderni di birdwatching

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