Quaderni di birdwatching Anno V - vol. 10 - ottobre 2003

Parliamo di ...
Titolo
di Roberto Garavaglia

Glossary: Mobbing
Mobbing consists of collective attacks (usually simulated, but very noisy) towards predators. This article reviews the pros and cons of mobbing behaviors. Although mobbing requires time and energy, and is potentially dangerous, it obviously offers several benefits: first, it really discourages predators; also, mobbing warns other birds of the presence of a possible attacker; finally, it diverts attention from nests and chicks. Interestingly, some birds, e.g. Hooded Crow, mob smaller birds that cannot possibly pose a danger for them: in this case, mobbing could represent a way to "show off" and signal the bird social stuatus and physical fitness.


        ALTA NEL CIELO APPARE UNA POIANA; subito, la coppia residente di Cornacchie si alza in volo vociando, la raggiunge e inizia ad attaccarla, con voli minacciosi e improvvise picchiate. Poco dopo, le Cornacchie sono diventate quattro, cinque, sei e alla malcapitata Poiana non resta che battere in ritirata, dirigendosi altrove.

        Questo è un esempio di mobbing, forse il più facile da osservare tra i vari comportamenti degli uccelli. Più raro, anche se sarà comunque capitato a molti, assistere al mobbing di un branco misto di cince e altri piccoli passeriformi nei confronti di un rapace notturno che, posato nella chioma di un albero, cercava di passare le ore diurne dormendo inosservato.

        In termini tecnici, il mobbing è una strategia anti-predatore, una "dimostrazione collettiva contro un predatore, da parte di una o più specie preda".

        Di solito, il primo uccello che avvista il predatore, inizia a lanciare un grido di allarme (mobbing-call); le sue grida richiamano altri uccelli, ma anche lo rendono evidente al predatore stesso. Ben presto giungono rinforzi e il gruppo, unito, inizia a molestare il predatore, con incessanti vocalizzazioni, voli in cerchio e attacchi diretti, che hanno l’effetto di distrarre il predatore e confonderlo. Il vero contatto fisico, però, è molto raro: gli attacchi, di solito, non vengono portati fino in fondo e l’attaccante, in picchiata, "schiva" all’ultimo secondo. E tutta la confusione che ne segue attira sempre nuovi e più numerosi partecipanti, spesso appartenenti anche a specie diverse.

        Il comportamento di mobbing viene usato da una grande varietà di specie, non solo i Passeriformi e i Corvidi; ad esempio è molto sviluppato tra i Laridi, gabbiani e sterne, che, sulle colonie di nidificazione attaccano qualunque intruso che percepiscano come un pericolo per i nidi, uccello rapace, mammifero o umano che sia e, tanto per aumentare l’effetto, arrivano a defecare e addirittura vomitare (e con notevole mira) addosso al predatore. La Sterna codalunga non esita di fronte agli umani e assesta colpi di becco su tutte le teste che riesce a raggiungere.

        Ma a cosa serve tutto questo? La prima risposta è immediata: il mobbing toglie al predatore il vantaggio della sorpresa, fattore su cui molti rapaci basano la loro tecnica di caccia. Il chiasso creato da un branco di passeriformi equivale al grido di "al lupo! al lupo!", in modo che tutte le possibili prede della zona ricevano subito l’informazione che c’è un predatore nei paraggi. Il mobbing, quindi, viene usato come forma di comunicazione, non solo intra-specifica (cioè trasferita dalla prima cincia alle altre cince della sua specie), ma anche inter-specifica, perché è stato dimostrato che i mobbing-call di molte specie di passeriformi sono acusticamente simili e causano la giusta reazione anche in tutte le altre specie-preda della stessa area. Quindi il loro contenuto di informazione viene compreso anche tra specie diverse. E questo ha il vantaggio di coordinare il comportamento anti-predatore da parte di una intera comunità di specie. Il mobbing è anche una comunicazione inviata al predatore, il cui significato potrebbe suonare, all’incirca: "guarda che ti abbiamo scoperto, siamo vigili e attenti e, se cerchi di catturarci, con noi non ti sarà facile".

        Questa spiegazione è ovvia, quasi banale, ma sorgono altri interrogativi. Perché delle potenziali prede dovrebbero rendersi evidenti davanti ad un loro eventuale predatore, invece di starsene nascoste il meglio possibile? Per avvertire altruisticamente gli altri?

        Per chi lo compie, il mobbing implica diversi costi, alcuni dei quali non da poco. Per prima cosa, l’uccello potrebbe venire subito ucciso dal predatore. Secondo punto: il mobbing richiede tempo (sottratto ad altre attività più strettamente vitali, come la ricerca del cibo o l’allevamento della prole). Terzo, un mobbing vigoroso consuma energie. Per finire, se un individuo inizia, ma poi gli altri non lo seguono, questi ultimi potrebbero sfruttare l’occasione per sottrargli delle risorse, usurpargli il territorio, accoppiarsi con il suo partner, ecc.. Per compensare tutti questi svantaggi, il mobbing deve garantire vantaggi almeno altrettanto importanti, altrimenti la selezione naturale lo avrebbe fatto sparire, come comportamento controproducente.

        L’altruismo dell’individuo che avvia il mobbing è solo apparente: nella maggior parte dei casi, chi più ne trae vantaggio sono il suo stesso partner e la sua prole. Non a caso l’attività di mobbing è massima durante il periodo riproduttivo. Una interpretazione suggerisce che l’uccello, in questo modo, impedisca al predatore di concentrarsi nella ricerca dei vulnerabili giovani nidiacei.

        Inoltre, gli individui che "mobbano", vengono ad avere informazioni più precise sulla natura del pericolo costituito dal predatore, mentre chi resta lontano non sa esattamente cosa lo aspetta e potrebbe venire ugualmente preso di sorpresa.

        Ma, tra tutti, il vantaggio più sorprendente è che il mobbing riesce per davvero a scoraggiare il predatore. Non sappiamo perché quest’ultimo non reagisca contro la banda dei suoi tormentatori, abbattendone un paio, tanto per far loro capire chi è il più forte. Ma sta di fatto che il predatore sembra riceverne forte disagio, è costretto a spendere tempo ed energia per aumentare il suo livello di vigilanza e, nella maggior parte dei casi, sceglie di abbandonare l’area, sia che si trovasse a passare in volo, sia che stesse riposando al roost. Più il predatore è piccolo e vulnerabile, più efficace è l’effetto. Esperimenti in cattività hanno dimostrato che una Civetta, mobbata da un Merlo, subisce un profondo stress, tale da abbandonare il suo posatoio preferito, senza farvi ritorno per molti giorni.

        Inoltre, la rumorosa procedura del mobbing è educativa: serve a bene imprimere l’aspetto del predatore negli individui inesperti. Infatti, è stato dimostrato che almeno una componente di questo comportamento è appresa; i giovani, quindi, beneficiano della trasmissione culturale, da parte degli adulti, circa l’identità dei pericoli che li minacciano.

        Ma il mobbing non è solo riservato ai predatori pericolosi. Ad esempio, anche se l’unico predatore in grado di impensierirle è, al più, l’Astore, le Cornacchie grigie "mobbano" senza distinzione qualunque rapace, sia pure piccolo come un Gheppio, e anche uccelli che rapaci non sono, come gli aironi.

        In questo caso, a cosa gli serve? La spiegazione è affascinante: il mobbing è uno spot pubblicitario. Un individuo che può permettersi di sprecare tempo ed energia in un’attività inutile e potenzialmente pericolosa deve per forza essere vigoroso, in buona salute e capace di procurarsi tutto il cibo che gli serve. Ma non è bullismo fine a se stesso, serve ad annunciare agli altri il suo status sociale e la sua desiderabilità come potenziale partner, ottimo genitore di future generazioni. Quindi, il mobbing, serve come "segnale onesto" relativamente alla qualità e alle capacità dell’individuo che lo pratica.

        Non posso fare a meno di notare che, negli uccelli, il mobbing è praticato da chi è svantaggiato nei confronti dei più forti e pericolosi. Al contrario che negli umani, dove di solito è chi possiede il potere che si diletta a tormentare quelli più deboli di lui. E senza nemmeno la motivazione di riceverne vantaggi evolutivi.

        


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2003, Quaderni di birdwatching

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