Quaderni di birdwatching Anno VI - vol. 11 - aprile 2004

Archeornitologia
Titolo
di Luciano Ruggieri

        IN UN GIORNO NEBBIOSO DI NOVEMBRE mi sono imbattuto, in una libreria di Torino, in un libro a metà prezzo: "Alla ricerca dell’anatra dalla testa rosa" di Rory Nugent, edizioni Garzanti 1991. Nel risvolto di copertina leggo che l’autore ha compiuto quattro traversate dell’Atlantico in solitaria, è stato nel Congo alla ricerca del mitico Mokele Mbembe, e così allettato da una copertina accattivante, decido di comprarlo. Il libro parla della ricerca di una tra le più enigmatiche creature di questa terra: l’Anatra testarosa, attraverso un viaggio tra le atmosfere del Bengala descritte da Salgari nei "Misteri della jungla nera", proprio di quell’India di un certo immaginario collettivo che come l’Anatra testarosa, non esiste più.

        L’Anatra testarosa è, infatti, razionalmente parlando, una specie certamente estinta, l’ultimo esemplare è stato osservato in natura nel 1935 in Darbhanga, Bihar, una regione che a malapena si riesce a identificare sulla cartina del continente indiano, ma come per molti altri animali mitici, si è continuato a parlare della possibilità che qualche popolazione relitta sopravviva ancora nascosta in qualche area impenetrabile del Myanmar, regione alle falde dell’Himalaya, nell’India nord-orientale. Voci che sono state sempre considerate attendibili, visto che nel 1998, alcuni anni dopo il libro di Nugent, il WWF ha finanziato una spedizione inglese, condotta da P. Gladstone e C. Martell su segnalazione del Governo tibetano che affermava di avere osservato l’anatra, in una remota regione del Bhutan, ma la spedizione non trovò nessun’Anatra testarosa. 

        Che cos’era dunque quest’anatra che ha ispirato ricerche scientifiche internazionali e avventurieri al limite della pazzia?

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Cromolitografia di H.Gronvold (1908) che raffigura una coppia di Anatra testarosa. Notare il dismorfismo tra i sessi. Solo il maschio aveva specchio alare e la testa rosa. Il giovane era simile alla femmina
        L’Anatra testarosa (Rhodonessa caryophyllacea) è un’anatra di medie dimensioni, probabilmente imparentata con il Fistione sulla base dell’analisi osteogenica e della struttura della trachea, ma il collo lungo, la postura eretta e la testa triangolare la fanno assomigliare di più ad una Dendrocygna. Dal punto di vista tassonomico, in ogni caso, si è preferito creare un genere a parte: Rhodonessa. Viveva negli acquitrini tra il fiume Gange e il Brahmaputra, in quell’area che nel XIX secolo si chiamava Bengala e che è ora l’attuale Bangladesh. Il declino della specie è rapidissimo e all’inizio del XX secolo, l’anatra era considerata già molto rara, sebbene non fossero per niente chiare le cause di questa rarefazione.

        Pochissimi esemplari lasciarono l’India: 3 coppie furono donate nel 1925 ad un collezionista inglese che le tenne per alcuni anni al Foxwarren Park, Surrey, fino alla loro morte, esemplari di cui proviene l’unica documentazione fotografica disponibile della specie in condizioni seminaturali. Altri esemplari arrivarono in Inghilterra nel 1929 e forse altri in Francia, ma nessuno di questi si riprodusse in cattività e nel 1939, probabilmente nessuna Anatra testarosa sopravviveva più sulla faccia della terra. Le cause di questa rapida estinzione sono ancora dibattute, ma la distruzione dell’habitat naturale, l’esplosione demografica nel Bangladesh e la caccia, sono annoverate tra quelle più probabili.


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Francobollo commemorativo delle poste indiane
        Una storia come tante, dal Dodo all’Alca impenne, tanto per citare alcuni uccelli la cui estinzione è nota al grande pubblico, ma in questo contesto di immaginario collettivo, cosa c’entra l’Anatra testarosa? Me lo sono chiesto leggendo il libro di Nugent e l’ultimissimo "Extinct Birds" di Errol Fuller. Forse c’è materiale per un’indagine psicoanalitica più che naturalistica. L’anatra, è vero, aveva la testa e il collo di un rosa pallido, un becco lungo e gentile, ma l’aspetto estetico non è una motivazione sufficientemente forte per catapultarsi in India alla ricerca di un fantasma. Del resto, una specie estinta insignificante di aspetto, merita un’attenzione diversa da un’anatra dalla testa di color rosa? E’ forse anche vero che la popolazione locale la descriveva come un uccello che si trasformava, una volta a terra, in tartaruga, ma per quanti animali si riportano leggende simili?

        Il libro di Nugent mi fornisce un’interpretazione: il nostro eroe, ben presto si stanca di cercare un’anatra che al mercato di Calcutta nessuno ha mai più visto da almeno cinquant’anni, e parte per il Sikkim, il Darjeeling e si spinge lungo il Brahmaputra fino ai confini con il Tibet, dove la ricerca, tra guerriglieri gurkha e santoni dal potere del terzo occhio, si tramuta nella scoperta dell’India di oggi (o ancora di ieri) e soprattutto, di se stessi, come se l’Anatra testarosa fosse il vello d’oro, il Santo Graal, o l’abominevole uomo delle nevi.


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2004, Quaderni di birdwatching

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