Quaderni di birdwatching Anno VI - vol. 11 - aprile 2004

Note dal campo
Titolo
L'Airone cenerino: testo di Luciano Ruggieri - video di Francesco Di Pietra

VIDEO

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In questo numero trovate altre clip negli articoli:
Le schiribille
Alzavola e Marzaiola
Il rilascio di un'Aquila minore
FotoNotizie

        LUNGO LE STRADE di quasi tutt’Italia, soprattutto le aree di pianura del Centro-Nord, è facile osservare Aironi cenerini fermi e immobili come statue in mezzo ai campi o sul bordo dei fossi. Che cosa fanno? Se si ha il tempo di fermarsi ad osservarli, si può notare che gli aironi solo apparentemente sono immobili e impassibili, ma la loro staticità ha uno scopo ben preciso: riempirsi la pancia!

        I globi oculari serpentiformi e un po’ protrudenti scrutano e passano al setaccio come uno scanner il terreno, il becco è un’arma pronta allo scatto letale, ma qualcuno di voi li ha mai visti prendere qualcosa? Mentre pescare sembra essere un’attività più dinamica, nei prati e lungo i fossi gli Aironi cenerini cosa cacciano?

        Nell’inverno del 1999 ero in compagnia di Francesco Di Pietra a Villarasca (Pavia) per cercare di filmare un’Averla maggiore leucistica segnalata in zona da alcune settimane, purtroppo senza esito. Nei campi attorno, parzialmente innevati, grande movimento di rapaci, con alcune Albanelle reali in caccia e diversi Aironi cenerini. A circa 50 metri di distanza dalla strada dove aspettiamo, ne notiamo uno che esplora la riva di un fosso. Lo puntiamo con i binocoli.

        E’ immobile e sulla sponda del fosso fissa un punto ben preciso anche se noi non riusciamo a capire esattamente cosa. Poi in un lampo, il becco si abbatte come un pugnale su qualcosa che non riusciamo subito ad identificare: ma, poi, sì! è un ratto! Un ratto di circa 15 cm di lunghezza coda esclusa, non certo un’arvicola o un toporagno! L’airone è troppo intento e forse preoccupato di non lasciarsi sfuggire la preda che pare opporre una resistenza piuttosto violenta, dimenandosi e cercando di svincolarsi. Certo non bada a noi. La telecamera è già pronta, appoggiata sul cannocchiale, e in mancanza dell’averla, decidiamo di filmare la scena.

         Sembra di assistere ad un crimine in diretta e se si volesse dare una etichetta cinematografica, il filmato è molto "pulp". Ridendo tra noi sottolineiamo che se andasse nelle sale, potrebbe sicuramente essere destinato solo ad un pubblico adulto e vietato ai minori di 14 anni. Infatti, la lotta per la vita tra l’Airone cenerino e il ratto (il fatto che qui mettiamo maiuscolo l’uccello e minuscolo il mammifero è solo per uniformarci alle regole di questa rivista) è piuttosto cruenta.


Airone cenerino - filmato di Francesco Di Pietra
doppio clic per far partire il filmato


        L’Airone cenerino, che non sappiamo se con il suo forte becco abbia pugnalato il ratto o lo tenga semplicemente pinzato in una forchetta, cerca di tenere ferma la preda a terra. Poi, visto che il ratto è ancora vitale, compie un’azione che denota una certa intelligenza e adattamento a questo tipo di preda: l’airone cerca di affogare il ratto! Certo, con un pesce o un anfibio questa tattica non avrebbe avuto successo, ma l’Airone sembra un tipo esperto in questo genere di caccia. Sicuramente, visto che è un adulto, una certa esperienza con questo genere di caccia sembra che ce l’abbia! L’airone, dopo averla immersa in acqua, solleva la preda per controllarne le reazioni. Il ratto è sotto shock e mezzo affogato, non pone molta resistenza ormai, ma le zampe ancora si muovono e sgambettano nell’aria. L’airone sembra rendersi conto che la preda può ancora sfuggirgli e ripete l’operazione.

        La crudità della scena per noi umani è ai limiti di una certa "sopportazione epidermica". "Che schifo!" ci viene da esclamare, anche se non sappiamo se sia proprio una questione di schifo. Comunque, per l’airone la predazione del ratto significa un buon pasto proteico in condizioni ambientali sfavorevoli, sufficiente per l’intera giornata e forse oltre.

        Distogliamo per un attimo, l’occhio dalla telecamera proprio mentre la scena in pochi secondi giunge all’epilogo: l’Airone cenerino, con la sua preda moribonda, si sistema nel becco il corpo del ratto con la testa all’ingiù e se lo ingoia intero!! Il bolo è troppo grosso per scendere nel gozzo senza una certa difficoltà, notiamo che l’esofago compie delle contrazioni muscolari intense per far scendere il roditore nel gozzo, le piume del collo si rizzano come spilli al passaggio della massa, ma alla fine ce la fa.

        E cosa fa per ultimo l’intelligente ardeide? Come qualsiasi persona che ha buttato giù un boccone troppo grosso, beve un cicchettino. Giusto per agevolare il tutto!

        E poi se ne va in volo.




Lo Zafferano: testo e foto di Andrea Ciaccio

        SONO I GIORNI DEL PONTE DELL'IMMACOLATA (dicembre 2003) e mi trovo a Sciacca, cittadina della provincia di Agrigento rinomata per le sue terme, per le sue pizze e...gli spaghetti ai ricci di mare, per osservare i gabbiani che frequentano la zona portuale. Sciacca, per coloro che non mi conoscono, è la mia seconda casa in quanto mio padre era originario di questo paese ed io vi sono particolarmente legato non solo per queste radici, ma perchè il suo entroterra era sino a pochi anni fa uno dei più straordinari dell'intera Sicilia. Proprio girovagando tra le rupi assolate di questi che sono i monti Sicani più occidentali, ho vissuto giornate ornitologiche tra le più entusiasmanti della mia vita.

        Oggi non resta che fotografare... Zafferani. Sciacca ha una importante flotta peschereccia e il porto è sempre stato per me una tappa obbligata per osservare i laridi, e non solo. Qui ho osservato molte specie interessanti, tra le quali spiccano una Gazza marina ed un Gabbiano reale nordico riosservato proprio in questa occasione (vedi FotoNotizie in QB 10). Mi trovo esattamente all'estremità occidentale del porto, allo sbocco di uno scarico fognario che richiama discrete concentrazioni di gabbiani che si alimentano delle particelle organiche trasportate dalle acque maleodoranti o vengono a ...bere un sorso d'acqua fresca. Sono in prevalenza gabbiani comuni e corallini (ne avessi visto uno inanellato!) e qualche raro giovane roseo che vengono a nutrirsi aspettando in acqua bassa o poggiati su pietre emergenti che arrivi qualche prelibatezza.

        E' un posto molto buono per osservare i gabbiani e fotografarli. Un terrapieno ai margini del lungomare permette di dominare la spiaggetta frequentata dagli uccelli rimanendo comodamente in macchina e ciò mi ha permesso di ottenere qualche discreta dia. Gli Zafferani, di tutte le età, non sono numerosi, ma si osservano con facilità. Non posso certo provarlo, ma in cuor mio sono sicuro che lo Zafferano della foto è lo stesso individuo che avevo fotografato l'anno precedente nella stessa spiaggetta.

        E' il "boss della fogna". Quando passa lui tutti si scansano e non esita ad allontanare tutti gli altri grandi gabbiani che si avvicinano alla piccola foce. Anche quando è rilassato intento a pulirsi le penne o accovacciato sui ciottoli, l'arrivo di un Gabbiano reale o di un altro Zafferano basta per scatenare la sua territorialità.

        Vedendo l’immagine, la cui visione è certamente sconsigliabile ai deboli di stomaco, e che purtroppo è stata scattata in parziale controluce, si potrebbe supporre che il ratto sia stato vittima della predazione da parte del nostro Zafferano, ma non è così. Con ogni probabilità la povera pantegana è morta annegata a causa della forte mareggiata della notte che ha raggiunto gli scogli a ridosso della spiaggetta e che dovevano essere il suo rifugio. Il nostro bongustaio ha trovato irresistibile la carcassa del ratto magari morto già da ore e parzialmente putrefatta che giaceva lì lambita dalle onde, ed ha cercato invano di inghiottirla. Si, non è riuscito ad ingoiarla, nè ha tentato di smembrarne i succulenti resti. Evidentemente il ratto doveva essere più grande di quanto non sembri.

        Morale della favola: non bisogna dare nulla per scontato. Un’immagine può suggerirci una storia, (una predazione e relativo pasto, in questo caso), ma in realtà i fatti potrebbero essere andati in tutt’altro modo. Comunque la foto con quel non so che di giurassico è proprio carina, no?

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Zafferano - foto di Andrea Ciaccio


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2004, Quaderni di birdwatching

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