Quaderni di birdwatching Anno VI - vol. 11 - aprile 2004

Articolo originale
Titolo
di Igor Festari

Status and identification of "dark herons" in Italy and Europe
"Dark herons" are reported with incresing frequence in southern Europe (Mediterranean area, especially Italy, Spain and France). As there are no data to support the existence of a dark morph of Little Egret (Egretta garzetta), the reported birds are mostly Reef Herons (Egretta gularis), with two subspecies, Western Reef Heron [Egretta (gularis) gularis] (rare but regular, with 4-10 individuals recorded in Italy every year), and Eastern Reef Heron [Egretta (gularis) schistacea] (irregular, with a total of less than 20 individuals ever recorded in Italy). Structure, naked parts and plumage differences are discussed, with particular attention to the white morph of Reef Heron, whose existence is well defined for E. g. schistacea, but is still under debate for E.g. gularis. Also, hybrids with E. garzetta are described. Given the wide distribution and relatively frequent occurrence of Reef Herons in Italy, a wild origin is suggested for these birds.


        LA PRESENZA DI PICCOLI AIRONI o "garzette" (genere Egretta) dal piumaggio scuro, sembrerebbe essere ormai all’ordine del giorno nel bacino del Mediterraneo occidentale. Di fatto, l’Italia, con oltre 50 esemplari osservati (più di 20 dall’inizio degli scorsi anni ’90!), detiene con Francia e Spagna il quasi completo monopolio europeo del numero di segnalazioni di questi animali.

        Vista l’importanza del nostro paese in Europa nell’ambito del dossier "garzette scure" e dato che tante parole sono già state spese su questo argomento senza aver tuttavia trovato una soluzione definitiva al problema, ho pensato di riassumere in questo articolo tutto ciò che d’importante è stato scritto in materia.

        In particolare, ho voluto trattare la sistematica, la fenologia e l’identificazione delle garzette scure osservate nel nostro paese; alla fine dell’articolo, inoltre, verranno esposte in sintesi tutte le possibili conclusioni scaturite dall’analisi e dall’elaborazione dei dati in nostro possesso.

 TASSONOMIA

        Delle dodici specie di piccoli aironi del genere Egretta (in italiano, "garzette", vd. nota alla fine di questo paragrafo), almeno cinque possiedono piumaggi chiari e scuri all’interno della stessa popolazione, indipendentemente dalla variabilità geografica. Una di queste (Egretta caerulea, dal N America all’Argentina) è biancastra da giovane per poi divenire scura nell’adulto, mentre altre quattro (Egretta rufescens, N e centro-America; Egretta dimorpha, E Africa e Madagascar; Egretta gularis, Africa e SW Asia; Egretta sacra, dal SE Asia all’Oceania) esibiscono piumaggi chiari e scuri indipendentemente dall’età e completamente inter-fertili, chiamati "fasi" o "morfismi". Per questo motivo, tali specie sono definite "dimorfiche", ossia con due fasi di colorazione ben distinte.

        Delle varie specie dimorfiche, solamente la Garzetta schistacea o Airone schistaceo (Egretta gularis) nidifica, benché marginalmente, all’interno della regione Paleartica occidentale, con due sottospecie tanto ben distinte morfologicamente da poter essere considerate allo-specie secondo il concetto di Specie Biologica (BSC). Le due forme sono le seguenti:

  • Garzetta schistacea occidentale [Egretta (gularis) gularis]: diffusa lungo le coste atlantiche dell’Africa, dal Gabon al Banc d’Arguin in Mauritania.
  • Garzetta schistacea orientale [Egretta (gularis) schistacea]: nidificante lungo le coste del Mar Rosso e dell’Oceano Indiano, dalla Penisola Arabica ed Africa orientale all’India occidentale.

        Ciascuna di queste due forme (che, per comodità, chiameremo gularis e schistacea) è stata osservata in Europa in varie occasioni; esse differiscono tra loro per l’aspetto e la frequenza relativa delle fasi chiare e scure (vd. identificazione).

        La Garzetta (Egretta garzetta) è uno degli aironi più diffusi d’Europa, comune specialmente tutto attorno al bacino del Mediterraneo; essa, inoltre, viene osservata con sempre maggior frequenza a nord fino alle Isole Britanniche e Scandinavia meridionale.

        L’esistenza di un "morfismo" scuro nella Garzetta, per lungo tempo ritenuta verosimile sulla base di osservazioni poco circostanziate (spesso riferibili, in verità, ad esemplari erratici di gularis o schistacea), sembra attualmente da escludersi con certezza. Non esisterebbe, infatti, alcuna prova inconfutabile (osservazioni sul campo, fotografie inequivocabili, esemplari conservati in pelle, ecc.) dell’esistenza di tale fase di colorazione. Occasionali osservazioni storiche, effettuate in Israele ed India, di presunte Garzette scure nidificanti assieme ad esemplari tipici, sono state successivamente rivalutate in base all’osservazione di coppie ibride E. garzetta x E. (g.) schistacea.

        Il fatto che non esista realmente una fase scura di Garzetta non elimina la possibilità, pur remota, di esemplari anche solo parzialmente melanici. L’analisi strutturale di tali individui e la loro esatta colorazione (che, nel caso del melanismo, dovrebbe apparire nerastra e non sfumata di ceruleo o di brunastro, come nella Garzetta schistacea) dovrebbero bastare a ravvisarne la vera l’identità.

        NOTA: il taxon Egretta gularis è conosciuto in Italia con i nomi di "Airone schistaceo", "Airone gulare" o "Garzetta gulare". Il sostantivo "airone", a mio avviso, non è da considerarsi corretto, in quanto riferibile ad ardeidi di maggiori dimensioni (genere Ardea, Casmerodius, ecc.), mentre le varie specie del genere Egretta andrebbero chiamate tutte "garzetta", in modo da uniformare il più possibile il nome vernacolare alla tassonomia delle specie. L’aggettivo "gulare", probabilmente riferito alla macchia bianca sulla gola del morfismo scuro, rappresenta l’italianizzazione del termine scientifico e quindi ritengo che il binomio più corretto sarebbe "Garzetta schistacea" (quest’ultimo termine, in italiano arcaico, si riferisce alla colorazione grigio-scura dell’animale e significa "del colore dell’Ardesia", pietra utilizzata nella produzione delle lavagne).

 STATUS E FENOLOGIA

        Oltre il 95% delle segnalazioni europee di "garzette scure" sono state compiute nel bacino Mediterraneo occidentale: lungo le coste della Spagna meridionale ed orientale, nel sud della Francia (Camargue) ed in Italia. Tali osservazioni sono aumentate in maniera esponenziale durante gli ultimi decenni, specialmente in Spagna (dove il numero di esemplari segnalati è passato da 3 o 4 nel 1991 a 49 alle fine del 2000), ma anche in Italia (con oltre 20 osservazioni effettuate negli ultimi 10 anni, per un totale di 50 e più) ed in Francia (con oltre 15 osservazioni negli ultimi 10 anni, per un totale di circa 40 segnalazioni accettate, alle quali si sommano una decina di menzioni meno circostanziate).

        La Garzetta schistacea occidentale (gularis) è la garzetta esotica osservata con maggior frequenza e regolarità nel bacino del Mediterraneo. Essa proviene dalle coste atlantiche dell’Africa occidentale (a nord fino alla Mauritania) dove si comporta, generalmente, come un uccello stanziale o soggetto a locali nomadismi; alcuni esemplari, però, specialmente giovani ed immaturi, tendono ad errare verso nord, come testimoniato dalle numerose segnalazioni effettuate in Marocco (ma anche nelle Is. di Capo Verde, Is. Canarie, Is. Azzorre e, addirittura, Is. Bahamas), per poi penetrare all’interno del Mar Mediterraneo, forse nel tentativo di eludere le acque fredde dell’Atlantico settentrionale.

        Con una media attuale di 3-4 osservazioni annue (con punte di quasi 10 esemplari) in ciascun paese, Spagna, Francia ed Italia hanno sperimentato un fortissimo aumento delle segnalazioni, che sono passate dalle poche unità verso la metà del secolo scorso a diverse decine nel 2000. L’analisi statistica dei dati sembrerebbe indicare un massimo di presenze tardo-primaverili ed estive (anche se si conoscono numerose segnalazioni in autunno e perfino in inverno), picco che ben coincide con l’aumento di segnalazioni di esemplari estivanti presso colonie riproduttive di Garzetta (Egretta garzetta). Fin dalla fine degli scorsi anni ’50, infatti, si conoscono coppie miste garzetta x gularis nidificanti in zone umide di Francia e Spagna. Col passare del tempo tali osservazioni sono andate intensificandosi (ad es.: 6 individui estivanti e 3 coppie miste presso Valencia durante il periodo 1988-90; 1 coppia mista in Camargue nel 2001 e 2002; ecc.), con la conseguente apparizione di numerosi individui dal piumaggio scuro screziato di bianco, quasi sicuramente di origine ibrida (vd. identificazione). Due osservazioni di individui del fenotipo variegato, verificatesi in provincia di Venezia nel 2001 e 2002, starebbero ad indicare che la nidificazione di coppie miste è occasionalmente avvenuta anche nel nostro paese, fatto reso ancor più verosimile dalla presenza di gularis adulte estivanti presso garzaie, non solo nelle aree lagunari e deltizie del Veneto ma anche in altre regioni, come Emilia Romagna e Sardegna.

        La Garzetta schistacea orientale (schistacea) è irregolarmente osservata nell’Europa sud-occidentale, soprattutto in Italia (con 16-20 segnalazioni accertate) ma anche in Francia (5-10) e Spagna (compreso un giovane in fase chiara). La scarsità di segnalazioni effettuate nei paesi dell’area balcanica (poco più di 10 tra Grecia, ex-Yugoslavia, Bulgaria ed Ungheria, quasi tutti riferibili a questa forma) potrebbe essere dovuta ad una grave sottostima a causa della scarsità di osservatori, oppure significare che gli esemplari della forma schistacea procedono preferenzialmente dalle zone di nidificazione del Mar Rosso lungo le coste settentrionali di Egitto, Libia e Tunisia, per poi irradiarsi verso l’Europa meridionale. Alcune segnalazioni storiche di questa forma, avvenute durante gli scorsi anni ’80 e provenienti da Svizzera, Germania ed Austria, sono solitamente attribuite ad un piccolo numero di esemplari (non più di 18, secondo fonti autorevoli) importati dal Pakistan e dall’Africa orientale, e successivamente rilasciati o scappati dalla collezione di un ornicultore bavarese. Tuttavia, per quanto riguarda le osservazioni effettuate nell’Europa meridionale, la loro distribuzione geografica e temporale (lungo un ampio arco di tempo, che si protrae dal 1800 ai giorni nostri) fa pensare ad una prevalenza di individui di origine naturale.

 IDENTIFICAZIONE
 struttura

        La Garzetta schistacea occidentale (gularis) è piuttosto variabile dal punto di vista delle dimensioni; alcuni esemplari, infatti, sono chiaramente più piccoli della maggior parte di garzetta (come, ad esempio, un giovane osservato in provincia di Pavia nella primavera del 2001, il quale risultava, sul campo, chiaramente più piccolo e gracile delle Garzette circostanti), mentre altri individui, al contrario, sono nettamente più grandi e massicci. Anche dal punto di vista strutturale, questa forma presenta una certa variabilità: in effetti, la letteratura ornitologica attribuisce alla tipica gularis una struttura leggermente più massiccia della cugina europea, con becco più spesso alla base e a forma di "coltello" (con margine inferiore più o meno rettilineo e margine superiore arcuato verso la punta) e zampe mediamente più corte o robuste (specialmente il tarso). Tuttavia, la maggioranza degli individui sembrerebbe in realtà indistinguibile, sulla base della sola struttura generale, dalla Garzetta europea; in molti casi, infatti, le presunte differenze di dimensioni o proporzioni sono dovute più alla diversa colorazione che non a reali disuguaglianze.

        La Garzetta schistacea orientale (schistacea) risulta, invece, mediamente più grande di garzetta e della maggior parte di gularis. Essa, inoltre, appare ben differenziata strutturalmente, essendo più massiccia e goffa delle altre forme, soprattutto per via di:

  • zampe mediamente più spesse e corte, con tibia più lunga e tarso ridotto (e non sottili, con tibia corta e tarso molto più lungo, come in garzetta e molte gularis);
  • piedi robusti e con dita lunghe, che risultano molto ben esposti dietro la coda durante il volo (e non piedi piccoli e gracili, che spuntano relativamente poco dalla coda in volo);
  • ali larghe e decisamente arrotondate in punta, più da ‘airone’ che da ‘garzetta’ (e non ali sottili e delicatamente arrotondate);
  • collo più spesso e sinuoso, frequentemente tenuto in postura "serpentina", a forma di S (e non sottile e molto angoloso a livello della giuntura mediana);
  • testa grossa ed angolosa, con fronte digradante, vertice piatto e nuca ripidamente inclinata verso il basso (e non arrotondata e con nuca delicatamente smussata);
  • becco, lungo massiccio e a forma di "coltello", ossia con margine inferiore quasi dritto e mandibola superiore progressivamente più arcuata verso l’apice, che dà l’impressione di essere meno sottile ed appuntito (e non a forma di "pugnale a doppio taglio", ossia con entrambe i margini debolmente incurvati verso l’apice, e perciò ben più appuntito).
 parti nude

        Il becco di gularis è sempre grigio-scuro o nerastro, come in garzetta, anche se a volte può presentare una sfumatura giallognola localizzata alla base della mandibola inferiore, come spesso succede anche nei giovani della cugina europea. Il colore delle redini, in questa forma, assomiglia a quello riscontrato nella Garzetta comune; infatti, si presentano solitamente piuttosto scure (da grigio-nerastre, come il becco, a grigio-verdastre o, addirittura, blu-scure), tranne che nei giovani (nei quali possono essere giallastre, giallo-grigiastre o bianco-lattiginose) e negli adulti in piena livrea riproduttiva (da giallo intenso a rosso sangue). Anche il colore delle zampe è solitamente lo stesso di garzetta, con tibia e tarso grigio-nerastri e piedi giallo vivo; occasionalmente, però, il giallo può risalire di più lungo la ‘caviglia’, fin quasi alla giuntura mediana. Nei giovani ed immaturi le zampe possono essere più chiare, con tonalità giallastre o giallo-brunastre, specialmente su tibia ed estremità inferiore del tarso.

        La forma schistacea, al contrario, manca quasi del tutto di tonalità grigio-nerastre sulle parti nude. Il becco, infatti, si presenta tipicamente chiaro, spesso uniformemente giallastro, ma occasionalmente bicolore (con mandibola inferiore sempre giallo-carnicina o giallo-brunastra e quella superiore grigio-ocracea o brunastra con punta sfumata di giallo o biancastro); tendenzialmente, giovani ed immaturi hanno il becco un po’ più scuro e grigiastro degli adulti. Le redini sono chiare, giallastre o grigio-ocracee, ed appaiono solitamente omogenee rispetto alla base becco. Le zampe non presentano quasi mai la netta distinzione tra piedi chiari e ‘ossa lunghe’ nere che si ritrova spesso in garzetta e gularis, essendo in genere uniformemente brunastre o grigio-verdastre (sia negli adulti che nei giovani), spesso più chiare lungo la porzione anteriore e al livello della giuntura mediana.



Garzetta schistacea occidentale Egretta (g.) gularis, adulto. Saline di Augusta (SR), 26 aprile 2003. Foto Andrea Ciaccio.
Struttura da Garzetta con becco sottile ed appuntito, collo sottile ed angoloso,corpo piccolo, ecc. La colorazione uniformemente scura (grigio-ardesia) con gola bianca piuttosto limitata e netta, è tipica dell’adulto di gularis.


Garzetta schistacea occidentale Egretta (g.) gularis, giovane. Provincia di Pavia, 11 aprile 2001. Foto Diego Rubolini.
Piccola e gracile, con struttura e colorazione delle parti nude simili a quelle delle vicine Garzette. La colorazione violacea piuttosto chiara, con ampie aree biancastre sfumate è tipica del giovane di gularis.


 piumaggio del morfismo scuro

        L’adulto della Garzetta schistacea occidentale (gularis) è uniformemente grigio-ardesia scuro, tanto da sembrare nerastro in luce radente, ma con tinte metalliche blu o verdastre su testa e parti superiori, e bruno-violacee sulle parti inferiori, visibili solo in ottime condizioni di luce diretta. Il giovane, invece, è grigio-brunastro, con sfumature violacee più o meno intense, generalmente più smorto, opaco e chiaro dell’adulto; a questa età, inoltre, il piumaggio si presenta meno uniforme, con il ventre e la parte anteriore del collo spesso scolorite e sfumate di biancastro. E’ sempre presente una chiazza bianca su mento, gola ed estrema parte superiore del collo; i margini di tale macchia sono solitamente netti e ben delimitati nell’adulto, mentre possono apparire sfumati ed irregolari nel giovane o nell’immaturo in muta.

        L’adulto di Garzetta schistacea orientale (schistacea) si presenta uniformemente grigio-lavanda, con un’evidente componente cerulea o bluastra, colorazione solitamente più chiara e vivace che in gularis; raramente, alcuni individui si presentano più scuri, specialmente in luce radente, ma sempre fortemente sfumati di blu ultramarino. Il piumaggio del giovane in morfismo scuro è, rispetto a quello dell’adulto, più chiaro (a volte scolorito e variegato di biancastro su ali, ventre e collo), opaco e soffuso di brunastro come in gularis; alcune piume marroncine tipiche del giovane rimangono fino all’immaturo del secondo anno, specialmente a livello delle copritrici alari, facilitandone la determinazione dell’età. La macchia bianca sulla gola è mediamente più estesa che in gularis, soprattutto lungo la parte anteriore del collo, e può presentare i bordi sfumati ed irregolari nel piumaggio giovanile.



Garzetta schistacea orientale Egretta (g.) schistacea, adulto. Ras Bintawt, Oman, 24 febbraio 2002. Foto Dick Newell: Dick's Birds.
Il becco massiccio e giallastro, le zampe grigio-brunastre con tibia lunga ed il collo spesso e sinuoso, sono caratteri tipici di questa forma. La colorazione grigio-ceruleo è classica di schistacea in fase scura.


Garzetta schistacea orientale Egretta (g.) schistacea, adulto. Hurghada, Egitto, 2000. Foto Stefano Fantini: Avifauna Cesenate.
Strutturalmente massiccia, con becco a ‘coltello’, testa squadrata, corpo robusto e zampe piuttosto corte e spesse. Queste ultime appaiono scure con piede giallastro, ma solitamente possono essere anche uniformemente brunastre o grigio-giallastre.


 piumaggio del morfismo chiaro

        Esaminando la letteratura ornitologica si apprende che la stragrande maggioranza delle Garzette schistacee occidentali (gularis) appartiene al morfismo scuro; la percentuale relativa delle due fasi varia secondo la zona, con un minimo di fasi scure pari al 90% in alcune aree del Golfo di Guinea (Cameroon, Sao Tomé, ecc.), ed un massimo pari al 98% nel resto dell’areale. In teoria, il morfismo chiaro è da considerarsi assai raro. In realtà, l’esistenza di questa fase di colore può essere descritta come assolutamente ‘enigmatica’: vista l’assenza di marcate differenze strutturali che la distinguono dalla Garzetta (una gularis bianca, infatti, passerebbe assolutamente inosservata in Europa, tranne forse nel caso di esemplari particolarmente grandi e massicci), e visto che la maggior parte delle osservazioni si riferisce ad esemplari osservati sul nido, viene da chiedersi se le fantomatiche segnalazioni africane di tale morfismo non possano riferirsi in realtà ad individui di Egretta garzetta nidificanti in coppie miste con classiche gularis. Peraltro, tale fenomeno d’ibridazione è già stato notato con una certa ricorrenza nel bacino del Mediterraneo occidentale (vd. status e fenologia). Un’ulteriore conferma di questa teoria sta nel fatto che un buon numero di esemplari adulti dal fenotipo ibrido (ossia con piumaggio largamente scuro e variamente marezzato di bianco) viene osservato nelle aree dove sono più comuni le coppie miste tra differenti ‘fasi di colore’; se i due parenti fossero veramente conspecifici, infatti, la loro progenie dovrebbe essere scura, chiara o, al più, intermedia nella colorazione, e non dovrebbe presentare, al contrario, un piumaggio eterogeneo ed irregolare, tipico invece degli esemplari originati dalla occasionale ibridazione tra specie diverse. Finchè non verranno intrapresi ulteriori studi sistematici (soprattutto a livello genetico), lo status del morfismo chiaro di gularis è destinato a rimanere un vero e proprio mistero, ed inoltre, vista la mancanza di raffronti morfologici sul campo con Egretta garzetta, il riconoscimento di tale fase cromatica (qualora esistesse veramente) sarebbe del tutto impraticabile, specialmente nel caso di esemplari al di fuori del normale areale di distribuzione.

        L’esistenza di un morfismo chiaro di Garzetta schistacea orientale (schistacea), viceversa, è da tempo riconosciuta e ben documentata, tanto è vero che oltre l’80% degli individui osservati nel Mar Rosso settentrionale presenta piumaggio completamente candido; tale percentuale diminuisce procedendo verso est (ad es.: 40% presso Mumbay, India, e 14% presso Karachi, Pakistan). L’esistenza di due diverse fasi di colore conspecifiche all’interno della stessa popolazione, è testimoniato, in questo caso, dall’esistenza di esemplari giovani dal piumaggio intermedio: gli esemplari prevalentemente scuri con sfumature biancastre (vd. piumaggio del morfismo scuro) diventeranno classici adulti scuri, mentre quelli con piumaggio largamente biancastro, ocra-pallido o grigio perlaceo con evidenti macchie grigiastre o grigio-brunastre (specialmente su ali, collo e parti inferiori), diventeranno adulti in fase chiara. Il miglior metodo per distinguere gli adulti completamente candidi dalle Garzette europee, o gli individui giovani in fase chiara da eventuali ibridi garzetta x gularis, è attraverso l’esame delle caratteristiche strutturali (vd. struttura) che, abitualmente, ne rendono possibile l’immediato riconoscimento.



Garzetta schistacea orientale Egretta (g.) schistacea, giovane. Cal Roc, Llobregat Delta, Spagna, 18 settembre 2000. Foto Ricard Gutiérrez: Rare Birds in Spain.
La struttura è quella tipica di schistacea (con corpo massiccio,zampe corte e spesse, becco robusto a ‘coltello’, collo spesso e testa grossa ed angolosa). La colorazione biancastra con macchie brunastre su ali, ventre e collo è tipica del giovane in fase chiara.


Probabile ibrido E. garzetta x E. (g.) gularis. Delta del Po di Rovigo, 7 aprile 2001. Foto di Menotti Passarella.
Pur essendo verosimilmente un adulto, la colorazione grigia di questo esemplare è molto chiara e sbiadita. Inoltre, la presenza di piume bianche irregolarmente frammiste a quelle scure (specialmente su ali, ventre, collo e faccia) indicherebbe un’origine ibrida. La struttura è del tutto simile a quella delle specie parentali.


 ibridi

        La riproduzione di coppie miste E. garzetta x E. (g.) gularis è stata più volte segnalata nei paesi che si affacciano sul Mar Mediterraneo occidentale (vd. status e distribuzione); inoltre, se si ammette che almeno alcuni degli enigmatici esemplari di gularis in ‘fase chiara’, sporadicamente osservati al nido in varie zone dell’Africa occidentale, siano in realtà delle Garzette comuni, la ricorrenza di coppie ibridogene andrebbe estesa all’intero areale di tale (allo-)specie. Questa sarebbe la spiegazione più verosimile per l’esistenza di esemplari dal fenotipo screziato, molto probabilmente ibridi, che si riscontrano più o meno regolarmente e con maggiore frequenza nelle aree dove sono più comuni le coppie ‘miste’ (ad. es.: Spagna, Tunisia, ecc.), ma anche in alcuni paesi dove la nidificazione di coppie promiscue non è ancora stata segnalata con certezza (Italia, Marocco, Is. Canarie, ecc.). L’aspetto di tali esemplari è variabile, ma, in genere, si presentano largamente grigiastri come gularis (solitamente più chiari ed opachi dell’adulto tipico), con ampie macchie candide che si estendono sulle ali (specialmente sulle remiganti), sul ventre, lungo la parte mediana anteriore del collo e sulla faccia (a volte l’intera testa appare chiara, ma più frequentemente sono presenti poche chiazze che si protendono verso l’alto dai margini della gola bianca). La struttura è generalmente simile a quella dei due tipi parentali, anche se gli esemplari di origine ibrida non presentano quasi mai le zampe robuste ed il becco a "lama di coltello" caratteristici delle gularis, più grandi e massicce.

        L’esistenza di coppie miste E. garzetta x E. (g.) schistacea è stata storicamente comprovata da osservazioni effettuate in Israele ed in varie zone del sub-continente indiano, ma poco o niente si sa dell’aspetto della prole risultante da tale unione (ovviamente, solo qualora tale abbinamento specifico possa aver realmente generato esemplari vivi).

        Va fatto notare che, allo stato attuale delle cose, la variabilità fenotipica dei suddetti piumaggi di probabile origine ibrida non è ancora pienamente conosciuta, e che solo un continuo monitoraggio delle aree a maggior frequenza d’ibridazione potrà permetterne, in futuro, uno studio più sistematico dei caratteri morfologici.

 CONCLUSIONI

        Dall’analisi dei dati raccolti ed illustrati nel presente articolo, ed attinenti alla vicenda delle "garzette scure", più o meno regolarmente osservate in Europa, è possibile trarre le seguenti conclusioni:

  • non essendo mai stata documentata con certezza l’esistenza di un morfismo scuro di Garzetta (Egretta garzetta), dobbiamo dedurre che tutti gli esemplari dal piumaggio variamente colorato di grigio, grigio-brunastro o grigio-ceruleo osservati in Europa, appartengono alla Garzetta schistacea (Egretta gularis) o, perlomeno, ad un ibrido tra le due specie precedenti;
  • dal punto di vista tassonomico, Egretta gularis appare ben distinta dalla Garzetta (Egretta garzetta), differendone per l’aspetto e l’ecologia (nidificando quasi esclusivamente nelle foreste costiere di mangrovie). Inoltre, essa rappresenta un complesso sistematico composto da due forme sempre riconoscibili sul piano morfologico e geografico (areali ben separati), tanto da poter essere considerate allo-specie;
  • la Garzetta schistacea occidentale [Egretta (g.) gularis], delle coste atlantiche africane, differisce dalla Garzetta (Egretta garzetta) nella colorazione grigio-scura o grigio-brunastra della stragrande maggioranza degli esemplari (in quanto la misteriosa fase chiara è rarissima ed ancora poco conosciuta, persino nel cuore del suo areale africano). Occasionalmente può apparire poco più grande e massiccia, ma nella maggior parte dei casi c’è completa sovrapposizione con le caratteristiche strutturali della cugina europea. Questa forma è da considerarsi un visitatore raro ma regolare delle zone umide del nostro paese, con una media attuale di 3-4 segnalazioni annue, generalmente localizzate lungo le aree costiere del Tirreno (comprese Sicilia e Sardegna) e dell’alto Adriatico, ma con altre osservazioni, più irregolari, in Pianura Padana e varie regioni del meridione;
  • la Garzetta schistacea orientale [Egretta (g.) schistacea] risulta essere, al contrario, molto ben differenziata e sempre riconoscibile dalle altre due forme trattate. Il morfismo scuro assomiglia alla Garzetta schistacea occidentale ma ne differisce strutturalmente e morfologicamente, mentre la fase chiara, difficilmente confondibile con la Garzetta, può presentare (specialmente nel piumaggio giovanile) un numero variabile di macchie scure, localizzate specialmente su ali e collo. Questo airone compare irregolarmente nel nostro paese, con una media di circa un'osservazione ogni 2 (o 3) anni, e le segnalazioni hanno un’ampia distribuzione regionale, più o meno sovrapponibile a quella di gularis;
  • è verosimile che tutti gli esemplari dal piumaggio scuro variamente screziato di bianco, più volte notati nel Mediterraneo e lungo le coste dell’Africa occidentale, siano esemplari di origine ibrida, nati da coppie miste E. garzetta x E. (g.) gularis. Tali ibridi hanno struttura simile a quella dei due parenti e piumaggio intermedio (col bianco generalmente più abbondante su testa, ventre ed ali). Al contrario, l’esistenza di coppie ibride E. garzetta x E. (g.) schistacea, ancorché accertata in passato in vari paesi orientali (Israele, India, ecc.), sembrerebbe alquanto più rara ed occasionale, non essendo mai stata verificata con certezza in Europa;
  • a differenza di quanto è stato recentemente stabilito dalla CISO-COI e riportato nell’edizione 2004 della Check-list degli Uccelli Italiani, penso sia difficile dubitare della selvaticità delle "garzette scure" osservate in Italia. Infatti, se si escludono pochi esemplari della forma schistacea evasi dalla cattività più di 20 anni fa (mentre non si conoscono casi di importazione in Europa della forma gularis), non esiste altra spiegazione plausibile per il recente aumento di segnalazioni nel bacino del Mediterraneo che non sia la provenienza diretta di questi uccelli dalle loro abituali aree di nidificazione, fenomeno per il quale esisterebbero testimonianze risalenti addirittura al XIX secolo (probabili schistacea osservate in Bulgaria durante il periodo 1869-1888).


Bibliografia

  • Beaman e Madge, 1998. The Handbook of Bird Identification. Helm
  • Brichetti et alii, 1992. Fauna d’Italia: XXIX Aves. Ed. Calderini
  • Christie et alii, 1996. The Macmillan Birder’s Guide to European and Middle Eastern Birds. Macmillan
  • Cramp e Simmons, 1997. The Birds of the Western Palearctic, Vol. I. Oxford University Press
  • Grussu e Poddesu, 1989. Considerazioni sulla presenza dell’Airone schistaceo Egretta gularis in Europa e sui problemi dell’identificazione in natura. Riv. It. Orn. 59: 172-182
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