Quaderni di birdwatching Anno VI - vol. 11 - aprile 2004

Segnalazioni
di Fausta Lui, Maurizio Sighele, Luciano Ruggieri, Silvio Bassi

In questa rubrica ci proponiamo di segnalare articoli apparsi su riviste di birdwatching e di ornitologia che pensiamo possono interessare il birdwatcher italiano, o perché trattano dell'avifauna italiana e europea, o perché scritti da connazionali, o che sono comunque di argomento generale. In qualche caso, ne riporteremo solo il titolo o poco più, altre volte un riassunto più o meno esteso; ciò non vuole in nessun caso rispecchiare una graduatoria di maggiore o minore interesse ma, il più delle volte, è solo il risultato della nostra diversa possibilità di accedere alla pubblicazione originale.


B. Massa & P. Brichetti: Revisione delle segnalazioni italiane di Falco peregrinus pelegrinoides Temminck, 1829. Avocetta 27 (2003), n. 2: 167-171.

Gli autori hanno esaminato 9 dei 10 esemplari museali identificati come Falcone di Barberia e sono giunti alla conclusione che solo uno di quei 10 era stato correttamente identificato. Gli altri esemplari sono attribuibili alle ssp. brookei e calidus del Falco peregrinus. L'unico esemplare di pelegrinoides sarebbe un maschio adulto catturato a Taranto il 22.04.1900. Come si evince dal titolo dell'articolo, gli autori nella premessa concordano che attualmente non vi siano dati sufficienti a considerare questo taxon come specie a sè, ma vada invece considerato come ssp. di Falco peregrinus.

L. Bagni, M. Sighele, M. Passarella, G. Premuda, R. Tinarelli, L. Cocchi & G. Leoni: Check-list degli uccelli dell'Emilia-Romagna dal 1900 al giugno 2003. Picus vol. 29 (2003), n. 2: 85-107.

Le check-list locali, attraverso il monitoraggio della presenza di specie ornitiche, costituiscono indispensabili strumenti per il birdwatcher, oltre a fornire informazioni sullo stato di salute dell'ambiente. La nuova check-list dell'Emilia Romagna, pubblicata sull'ultimo numero di Picus, è estremamente aggiornata (uscita a dicembre 2003, riporta dati fino a giugno dello stesso anno), in parte grazie all'utilizzo di informazioni girate via internet e quindi grazie anche ad EBN Italia; comprende 394 specie, oltre ad una ventina di segnalazioni non ancora presentate oppure non omologate dalla C.O.I., che sono incluse in un elenco a parte. La classificazione seguita è quella proposta da Clements nel 2000, tenendo conto anche degli aggiornamenti comparsi in rete fino al luglio 2003. Particolarmente interessante ed utile per il birdwatcher la scelta di indicare gli accidentali fino alla ventesima segnalazione (A20) per la regione, fornendo quindi una notevole messe di informazioni sulle specie meno frequenti.

M. Brunelli: Nuovo tentativo di nidificazione di Cicogna nera nel Lazio. Alula Vol. IX (2002), n. 1-2: 91.

Per la seconda volta una coppia di Cicogna nera ha tentato la nidificazione in un vallone in provincia di Viterbo, ma come nel 2002, anche nel 2003 non è andata a buon fine. Mancanza di maturità sessuale? Disturbo da parte di curiosi, fotografi o birdwatchers?

Fraissinet M. & Argento A.: Prima osservazione di Sacro, Falco cherrug, in Campania. Rivista Italiana di Ornitologia (2003) vol 73.

Il 9 gennaio 2003 è stato recapitato al CRAS di Caserta una giovane femmina di Sacro con lesioni all'ala sinistra da probabile trauma. Si tratta della prima segnalazione per la Campania. L'osservazione è anche apparsa su lista EBN Italia (M. Fraissinet (2003) "Falco sacro" in lista EBN Italia 18 Jan 2003 22:13:03).

Ceccarelli P., Agostini N., Milandri M.: Osservazioni di Picchio nero, Dryocopus martius, nelle Foreste Casentinesi. Rivista Italiana di Ornitologia (2003): vol 73.

La presenza del Picchio nero nelle Foreste Casentinesi è storica. Degni di nota, le osservazioni compiute nel marzo 2003 di almeno un soggetto e di fori di alimentazione nella Riserva Naturale Integrale di Sasso Fratino.

R. Furness: It's in the genes. Nature vol. 425 (2003): 779.

Gli animali a sangue caldo della stessa specie, che però vivono in climi differenti, hanno diversi tassi metabolici. Negli uccelli in particolare tale variazione non è dovuta unicamente ad adattamento fisiologico ma è inerente ai geni dell'animale.
Questo è il risultato di uno studio effettuato da scienziati inglesi, che, allo scopo di confrontare individui di una stessa specie a tasso metabolico diverso hanno scelto il Saltimpalo (Saxicola torquata) in quanto specie con diverse "razze" ampiamente distribuite. Gli areali prescelti sono stati quello tropicale con piccole variazioni stagionali (Kenia), a clima temperato (Irlanda) e a clima freddo (Austria e Kazakistan). Depurando da tutti i fattori di disturbo, lo studio ha dimostrato come il fatto che a climi più freddi corrisponda un tasso metabolico più elevato non dipende da un adattamento fisiologico individuale ma da un fattore genetico, presumibilmente conseguente ad una selezione naturale in anni particolarmente freddi.

D.L. Roberts & A.R. Solow: Flightless birds: When did the dodo become extinct? Nature vol. 426 (2003): 245.

Di solito, possiamo avere solo una vaga idea di quando una particolare specie si sia estinta: infatti, quando una specie diventa molto rara, è possibile che continui ad esistere, senza essere avvistata, anche per molti anni. Ad esempio il Dodo (Raphus cucullatus), scoperto nelle isole Mauritius nel diciassettesimo secolo, fu avvistato in maniera certa per l'ultima volta nel 1662, dopo circa 24 anni dalla precedente segnalazione. In questo lavoro, gli autori utilizzano un metodo statistico per stimare la probabile data reale di estinzione, che risulta essere il 1690 (quasi 30 anni dopo l'ultimo avvistamento). Questo metodo potrebbe essere applicato ad altre specie estinte nel passato, oppure a quelle attualmente considerate in via di estinzione, suggerendo una pur debole speranza per alcune di queste ultime, per cui non ci sono avvistamenti ormai da molti anni.

J.L. Oaks, M. Gilbert, M.Z. Virani, R.T. Watson, C.U. Meteyer, B.A. Rideout, H.L. Shivaprasad, S. Ahmed, M.J.I. Chaudhry, M. Arshad & S. Mahmood: Diclofenac residues as the cause of vulture population decline in Pakistan.. Nature vol. 427 (2004): 630-633.

La popolazione di un avvoltoio una volta molto comune nel subcontinente indiano, il Gyps bengalensis, ha subito dagli anni '90 un declino di oltre il 95%; situazione analoga per due altri avvoltoi, Gyps indicus e Gyps tenuirostris. Da tempo si cercava la causa di questa fortissima riduzione, sospettando una possibile infezione virale. Questo studio ha individuato la causa della elevatissima mortalità nell'insufficienza renale, che viene attribuita ad alte concentrazioni negli animali di diclofenac, un farmaco antidolorifico e antinfiammatorio. Questo farmaco è molto utilizzato nella pratica veterinaria; secondo l'ipotesi degli autori del lavoro, gli avvoltoi, per la loro azione di "spazzini", cibandosi di carogne di bestiame concentrerebbero ulteriormente il diclofenac nel proprio organismo e ne subirebbero quindi le gravissime conseguenze.



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2004, Quaderni di birdwatching

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