Quaderni di birdwatching Anno VI - vol. 11 - aprile 2004

Girando per il mondo
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        QUESTO È IL RACCONTO di un bird trip in Tunisia compiuto da me e mia moglie Bruna dal 2 al 9 Gennaio 2004. Arrivo con volo di linea Alitalia, Milano Malpensa-Tunisi; auto a noleggio: Fiat Palio, costo 530 Dinari, (1 Dinaro = 0.77 €); carta stradale: EURO/CART FMB Bologna 1:800.000; guida di viaggio: Tunisia della Lonely Planet; guida di birdwatching: Collins Bird Guide. Percorsi 2.400 km, (costo benzina verde 0,77 Dinari/litro).

        2 gennaio - Partiamo da Milano Malpensa alle 14.40 con arrivo a Tunisi alle 16.40; dopo aver ritirato la macchina all’aeroporto ci dirigiamo verso Sousse, pernottamento all’Hotel Abou Navas (costo 35 Dinari a persona mezza pensione al giorno).

        3 gennaio - Partenza da Sousse con direzione Kondar; lungo la strada incontriamo l’invaso salato di Sebkbet Kelbia, un lago asciutto per metà. Qui osserviamo 300 Fenicotteri, Folaghe, Mestoloni e Fischioni; nei campi adiacenti vediamo Tortora delle palme, Strillozzo, Verdone, Ballerina bianca, Fringuello, Luì piccolo, Saltimpalo, Upupa, Averla maggiore meridionale, maschio di Codirosso comune, Albanella reale e Gheppio.

        Proseguendo per la strada n°2 direzione Kairouan, ci siamo diretti verso l’invaso di El Haouareb, il tempo è nuvoloso con molto vento e la temperatura non supera gli 8°C. Lungo la strada che porta in cima alla diga, vediamo, posati su cespugli, un centinaio di storni, metà Storni e metà Storni neri; poco più avanti troviamo un Garrulo fulvo in alimentazione, il primo lifer!

        Proseguiamo fino al lago artificiale, che è pieno di anatre: ci sono Mestoloni, Codoni, Canapiglie, Moriglioni, Morette, Alzavole, Folaghe, qualche Cormorano, Nibbio bruno, Falco di Palude, Svasso maggiore, Svasso piccolo, Tuffetto e, seminascoste nel canneto, 10 coppie di Gobbo rugginoso. Lungo i bordi dell’invaso, sui cespugli, osserviamo Monachella nera, Codirosso spazzacamino e inoltre Rondine montana.

        Il viaggio verso Tozeur continua sulla statale n°3 e, poco prima di Metbassata, ci fermiamo nei pressi di una zona allagata, dove possiamo osservare 10 Volpoche, 100 Pittime reali, 60 Avocette, 200 Mestoloni, poi Totano moro, Cavaliere d’Italia, Garzetta, Beccaccino, Pantana, Falco di palude, Cappellaccia e Averla maggiore meridionale.

        Proseguendo verso Gafsa, al Km 65, due Corvi imperiali ed una Monachella lamentosa attirano la nostra attenzione. Purtroppo i corvi non sono Corvi collobruno come speravo. Puntando il binocolo poco più distante, vediamo un volo di uccelletti; non riuscendo a distinguerli prendo una strada sterrata, mi avvicino fino a 200 m e riconosciamo 300 Pivieri tortolini, roba da non credersi! Non solo, 1 Km più avanti vediamo un volo radente di passeriformi: sono 200 Trombettieri!


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Corrione biondo
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Allodola beccolungo

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Allodola di Temminck
        Arriviamo a Tozeur dopo 560 Km alle 18.40, dove pernottiamo all’Hotel Oasis (costo 60 Dinari mezza pensione al giorno a persona). Decidiamo di restare due notti.

        4 gennaio - Partenza per le oasi di montagna, strada n°16, Tozeur-El Nemlet-Chebika, in mezzo al deserto sassoso. Al Km 20 la prima sorpresa: a circa 25 m dalla strada vediamo 2 Corrioni biondi, così ci fermiamo per scattare qualche foto. Improvvisamente noto un uccelletto che vola in direzione della macchina fino a fermarsi a 20 m: è un’Allodola beccocurvo. Non so cosa fare, fotografo i corrioni o guardo le allodole? Intanto i corrioni diventano 6 e con stupore si avvicinano incuriositi alla macchina. Prendo il teleobiettivo e scatto qualche foto. Dopo dieci minuti i corrioni si allontanano e mi dedico alle Allodole beccocurvo, che intanto sono diventate due. Scendo dalla macchina e scopro che sono abbastanza confidenti, tanto da lasciarsi avvicinare fino a 10/12 metri.

        Proseguiamo, ed al Km 28 osserviamo Monachella testa grigia, 4 Allodole di Temminck e Monachella testabianca. Prima di Chebika deviamo per una strada sterrata dove vediamo Zigolo delle case, Calandrina rufescens minor 20, Allodola di Temminck, Monachella nera, 6 Trombettieri. Nel palmeto stormi di passeri, Passera sarda hispanolensis (di tutte le variabilità di piumaggio impensabili) e Tortore delle palme.

        Il giro delle oasi prosegue verso le spettacolari gole di Mides, dove sul fondo vi scorre l’acqua; qui possiamo osservare Codirosso algerino, Luì piccolo, Capinera, Occhiocotto, mentre in un bacino artificiale qualche Km prima dell’oasi troviamo 2 Casarche, Fratini e qualche anatra. E’ troppo tardi per visitare le Gorges du Seldja, il sole sta tramontando; così torniamo verso Douz. Dopo circa 50 Km, sullo sfondo di uno spettacolare tramonto, vediamo un volo di 50 Gru, direzione Sud-Ovest, Chott el Gharsa. Percorsi 220 Km.


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Monachella testabianca
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Zigolo delle case

        5 gennaio - Partenza per Douz attraversando il Chott el Jerid. Lungo la strada il paesaggio è davvero singolare e lo sguardo arriva fino alla catena dell’Atlante. Nelle poche pozze formatisi con l’acqua piovana, vediamo qualche limicolo: Fratino e Corriere grosso. Arrivati a Kebili prendiamo la strada n°206, verso Douz. L’ambiente è formato da canneto e salicornieto, con acque basse. Troviamo 2 Casarche, Beccamoschino, Totano moro, Cavaliere d’Italia, Albastrello, Gambecchio e un’Anatra marmorizzata morta, purtroppo l’unica che vedrò in tutto il viaggio.

        Decidiamo di visitare le oasi attorno a Douz. La prima è Ghidma, strada per El Faouar, 1,5 Km dopo il paese di Zaffane, sulla destra. Qui 2 Casarche, Mestoloni, Folaghe, Piro piro culbianco e nel palmeto Codirosso algerino, Luì piccolo e le immancabili Tortore delle palme e Passere sarde.

        L’altra oasi è sulla strada per El Goala: al Km 36 per El Farouar si gira a destra e dopo 200 m s’incontra lo stagno. Visti Gambecchi, 10 Cavalieri d’Italia, 2 Albastrelli, 3 Totani mori, Piro piro boschereccio e Piro piro culbianco. Proseguiamo per 200 metri in mezzo alle palme per fare uno spuntino di datteri, è quasi l’una, e vedo a circa 20 m a terra un nuvolo di passeri in alimentazione, evidentemente i datteri fanno gola anche a loro. Prendo il binocolo e li osservo ad uno ad uno. 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7… spunta una testa grigia, nuca grigia e dorso grigio, gola bianca con appena accennata una macchia di nero; prendo la Collins Guide: maschio di Passera del deserto!


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Monachella del deserto
        Nel primo pomeriggio entriamo a Douz; giusto il tempo di scaricare i bagagli all’Hotel Tuareg (costo della mezza pensione: 50 Dinari) e partenza per il deserto, sulla via per Matmata, circa 100 Km più avanti. Una bella strada asfaltata si snoda attraversando un’ampia pianura desertica, dove nella sabbia qua e là spuntano cespugli di piante erbacee. L’ambiente è sicuramente un paradiso di tranquillità, se non fosse per il rumore dei fuoristrada dei turisti che sfrecciano a velocità supersonica.

        Lungo la strada le nostre osservazioni si fanno interessanti: al Km 86 Monachella testa grigia, al Km 76 2 Allodole beccocurvo, poco più avanti una Civetta, ed al Km 25 Monachella del deserto. Arriviamo al bivio per Ksar Ghilane alle 16.00, troppo tardi per arrivare all’oasi che si trova distante 80 Km di strada sterrata; con la nostra macchina ci vuole almeno 1 ora e mezza. Prendiamo allora la strada di fronte, credendo di arrivare dopo 6 Km sulla strada n°104, ma ci perdiamo nel deserto; poco male, infatti, dopo circa 4 Km vediamo la prima Allodola del deserto in alimentazione a terra. Dopo un’ora di strada sterrata ci troviamo sulla strada n°107, 6 Km a nord di Matmata. Ormai è buio e dobbiamo ritornare verso Douz. Percorsi 400 Km.

        6 gennaio - Partenza per Ile de Jerba, strada Douz-Matmata-Medenine. Al Km 87, appena fuori del paese, una Poiana codabianca è posata a circa 30 m dalla strada; dopo 20 Km troviamo un gruppo di 30 Calandrine della ssp. minor. La strada comincia a salire, entriamo in un paesaggio suggestivo, quasi lunare. La città di Matmata possiede ancora case trogloditiche, scavate sotto terra dai Berberi in antichità per proteggersi dal caldo. Qui vediamo 3 Trombettieri, ma è la Monachella nera l’uccello più comune.


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Matmata, le montagne nel deserto

        Proseguiamo per le colline fino a Toujane, un villaggio di case in pietra adornate da un’infinità di coloratissimi tappeti. Alla fine del paese vediamo sul ciglio della strada 3 uccelletti strani in alimentazione. Accosto la macchina, mi fermo e con il binocolo osservo 3 femmine di Passera del deserto; poco più distante, su una roccia, vedo invece la Cappellaccia di Tekla.

        Arriviamo al porto di Bou Grara al tramonto: nella baia sostano 100 Gabbiani rosei, 120 Fenicotteri, Svasso maggiore, Svasso piccolo e Gabbiano reale. Ci imbarchiamo per Jerba ed alloggiamo all’Hotel Abou Navas, 28 Dinari mezza pensione al giorno per persona. Percorsi 350 Km.

        7 gennaio - La mattina, nel giardino dell’hotel, osserviamo Averla maggiore meridionale, Luì piccolo, Civetta (Sahariana), Occhiocotto, Pettirosso oltre agli immancabili Passeri sardi e Tortore delle palme.

        Decidiamo di lasciare l’isola, per noi un pò troppo turistica, per raggiungere Sfax. Abbiamo ancora negli occhi il deserto, così, se escludiamo lo spettacolo delle Sterne maggiori che pescano sul ponte che collega l’isola di Jerba alla terra ferma, rimaniamo un po’ delusi di questo posto, nulla di eccezionale. Abbiamo già il "mal del deserto"?

        La strada che da Ben Guardane porta a Gabes è monotona. Da segnalare solo una Poiana codabianca vicino a Mareth e 3 Nibbi bruni vicino a Skhira, 55 Km dopo Gabes. Verso le 16,30 arriviamo a Mahrez, città sul mare, dove a ridosso della spiaggia, nel salicornieto, osserviamo Chiurli, Piovanelli, Pittime reali, Pettegole, Sterne maggiori, Beccapesci, 1000 Gabbiani corallini, ...

        A Sfax alloggiamo al Novotel Syphax, 80 Dinari a notte il solo pernottamento, il più costoso del viaggio. La città è assolutamente caotica e infilarsi nel traffico serale per noi è stato un trauma: non esistono regole, tutti suonano il clacson. Ci viene voglia di ritornare nel deserto, ma la nostra intenzione è di visitare le saline di Sfax e soprattutto il Parco di Bou Hedma. A tale scopo contattiamo Habib, un birder locale molto bravo. Purtroppo la nostra delusione è grande quando scopriamo che ci sono problemi sia per visitare il parco, perché è necessario un permesso per i turisti stranieri che è rilasciato solo a Tunisi, sia per le saline, dove serve un permesso che rilascia il direttore delle saline non molto generoso nei confronti degli Italiani.


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Garrulo fulvo
        8 gennaio - Ormai delusi, decidiamo di trascorrere la mattinata visitando il territorio a Nord-Ovest di Sfax, così prendiamo la strada n°13 che porta al lago Bou Jemel. Quasi asciutto, solo nella parte centrale dove c’è un po’ d’acqua sostano circa 100 Fenicotteri, 100 Avocette, 50 Volpoche e Mestoloni; nella vegetazione 3 Gru in alimentazione, Monachella lamentosa, Poiana codabianca, 1 Volpe ed una colonia di Gundi.

        Il pomeriggio lo trascorriamo con Habib nella speranza di vedere qualcosa d’interessante. Prendiamo la strada per Gabes verso Sud, e, dopo circa 100 Km, Habib mi indica una sterrata che porta al mare. Nella vegetazione vediamo Sterpazzola di Sardegna e Saltimpalo, 20 Dromedari al pascolo. Scendo dalla macchina, prendo il cannocchiale e comincio a scrutare nella macchia: una Poiana calzata e uno Sciacallo. Verso il mare centinaia di limicoli, Fenicotteri ed anatre. A circa 700 metri vedo una grossa macchia bianca, così punto il cannocchiale: è un Pellicano bianco. Habib è incredulo, forse è la prima segnalazione per la Tunisia, prendo la macchina digitale e scatto qualche foto in digiscoping. Lifer per Habib. Si fa buio e torniamo in albergo. Percorsi 500 Km. Ultima notte.

        9 gennaio - Partenza per Tunisi: prendiamo la strada n°13 ed al bivio J.S.Khalif, circa 100 Km più avanti, giriamo a dx, strada n°73, direzione El Houareb, una zona coltivata a uliveto. Dopo circa 20 Km, in alimentazione a terra vediamo 6 individui di Garrulo fulvo. Proseguiamo infine per l’aeroporto.


        Il viaggio "fai da te" in Tunisia, tranne qualche imprevisto dovuto ai permessi, ci ha veramente entusiasmato. La nostra prima esperienza in un paese del Nord Africa è stata positiva, soprattutto perché siamo riusciti a "sopravvivere" in una zona desertica, dove si ha proprio la sensazione di intraprendere un’avventura.


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2004, Quaderni di birdwatching

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