Quaderni di birdwatching Anno VI - vol. 12 - ottobre 2004

Articolo originale

Titolo
Gufo di palude - foto di Ennio Critelli


The Short-eared Owl in the Mediterranean area and its future in Italy
In the southern part of the Western Palearctic, the Short-eared Owl (Asio flammeus) is mostly found in winter and during migration. There are no recent records of this species breeding in Italy, and some of the older records are not always reliable, because of possible confusion with Long-eared Owl. However, the species nests in Spain and France, and occasionally in Malta and other Mediterranean countries, suggesting that this could happen in Italy as well. Suitable breeding areas and habitats are reviewed (mainly cultivated areas in central and southern Italy, and lagoons and wetlands on the northern Adriatic sea, especially when high number of small rodents are present), together with possible causes of disturbance (e.g., grazing, agricultural habits, overly enthusiastic photographers etc.). Italian birdwatchers should be aware of the possibility of Short-eared Owls nesting in our country, and pay attention to possible signs of this occurrence. More about this subject at www.flammeus.it.



Gufo di palude - disegno di Emanuela Valvo

        IN EUROPA il genere Asio è rappresentato da due splendidi gufi caratterizzati da alcune affinità e da notevoli diversità etologiche, che generano distribuzioni e trend di popolazione divergenti: Gufo di palude Asio flammeus e Gufo comune Asio otus.

        Il Paleartico occidentale mostra per il Gufo di palude aspetti ecologici speculari a quanto rilevato nella regione Neoartica, dove il comportamento di questo Strigiforme è stato indagato da Clark (1975) che ha sottolineato l’esistenza di abitudini migratorie e riproduttive differenti in funzione della latitudine e, di conseguenza, delle diverse condizioni climatiche presenti in un territorio. Clark evidenzia che, al di sotto del 50° parallelo, le popolazioni di Gufo di palude perdono parzialmente l’istinto migratorio divenendo quasi sedentarie, mentre nelle regioni più settentrionali le proibitive condizioni climatiche rendono necessaria la migrazione.

        L’areale riproduttivo europeo del Gufo di palude segnala le popolazioni più consistenti nella porzione settentrionale del continente con la preferenza per la tundra e gli ambienti a dominanza di cespugli, praterie e torbiere. A differenza d’altri Strigiformi nordici (Surnia ulula, Bubo scandiacus e Strix nebulosa) il Gufo di palude denota però una considerevole capacità di adattamento a condizioni ambientali e climatiche differenti rispetto a quelle presenti nell’areale Scandinavo.

        Nel bacino del Mediterraneo la vocazione nomade di questo predatore diviene evidente e, pur rimanendo un comprensorio utilizzato prevalentemente per le migrazioni e lo svernamento, ogni anno si registrano colonizzazioni regolari ed episodi isolati di nidificazione. La zona dove il Gufo di palude si è stabilito con maggiore stabilità è il versante occidentale dell’Europa meridionale, con popolazioni nidificanti spagnole e francesi.

        In Spagna, il Gufo di palude colonizza ogni anno la Castiglia (Meseta Norte), ma occasionali siti riproduttivi sono stati censiti nel delta dell’Ebro, a Barcellona, Madrid, Valladolid, Tarragona e Maiorca (Asensio et alii, 1992; Jubete et alii, 1996). Le differenti disponibilità trofiche possono produrre grandi differenze sul numero di coppie nidificanti, con crescite esponenziali in annate favorevoli. La situazione più stabile è presente in Francia dove questo gufo ricalca la distribuzione di Microtus arvalis (Keuratret, 1991). Negli ultimi anni è stata censita e studiata la colonia più interessante, con sei coppie presenti ad oltre 800 m. s.l.m. (loc. Ponterlier), in un’area ricca di stagni e prati umidi ai piedi delle Alpi e molto vicina al nostro Paese (Michelat, 1998). Sia in Francia che in Spagna la maggior parte dei nidi è collocata in aree coltivate a cereali e questo eclettismo riguardo all'habitat riproduttivo potrebbe orientare le scelte di questo gufo anche in Italia.

        Spostandoci verso est, scopriamo che in Svizzera il Gufo di palude si è riprodotto eccezionalmente prima del secondo conflitto mondiale (1905, 1908 e 1935 - Winkler, 1999) con un solo caso accertato nel dopoguerra (1953). In Austria da tempo una piccola popolazione (Glutz & Bauer, 1980; Hagemeijer & Blair, 1997) si riproduce nei pressi del Neusiedler See sul confine magiaro. In Slovenia il Gufo di palude è estinto come nidificante da oltre mezzo secolo (M. Vogrin, com. pers.), ma mostra segni di vitalità in Croazia con recenti nidificazioni (2000 e 2001 - J. Muzinic, com. pers.). Volgendo lo sguardo ad oriente scopriamo che eventi riproduttivi sono documentati anche in Grecia, Turchia e Israele (Glutz & Bauer, 1980; Hagemeijer & Blair, 1997), ma è proprio ai piedi della nostra penisola che troviamo i fenomeni più suggestivi. L’arcipelago Maltese dopo due nidificazioni ormai storiche (1906, 1909) ha registrato un episodio davvero singolare con una deposizione sull’isola di Comino nel 1983. Questo minuscolo "scoglio" in calcare coralligeno offre uno scenario davvero singolare, se pensiamo che il Gufo di palude qui si è riprodotto tra pini d’Aleppo e ulivi nel bel mezzo del profumo della macchia mediterranea. Tali premesse sull’eclettismo di questo Strigide sono fondamentali per comprendere l’importanza di un attento monitoraggio del suolo italiano per vigilare sulla probabile colonizzazione della nostra penisola.


 In Italia?

        Nel corso dell’ultimo secolo non sono stati documentati episodi riproduttivi certi (Brichetti & Massa, 1998), ma solo recentemente si sono approfondite le ricerche sulla reale fenologia (Mastrorilli & Festari, 2001a; 2001b; 2001c; Mastrorilli, 2003). Lo scenario descritto propone interrogativi sulle cause che hanno indotto il Gufo di palude a non riprodursi in Italia nel corso dell’ultimo secolo e suggerisce analisi più attente in merito alle notizie riportate nella bibliografia specializzata del nostro paese.


Gufo di palude - foto di Michele Mendi

        La distinzione tra i due gufi del genere Asio in passato era molto più intricata (mancanza delle odierne guide e dei moderni criteri identificativi). Sul finire del secolo scorso, la documentazione di nidificazioni sul terreno di Gufo comune (De Franceschi & Bocca, 1987) ha sconfessato le cronache di presunti siti riproduttivi di Gufo di palude (es. bastioni di Bergamo). Altri episodi registrati nella nostra penisola (Quaglierini et alii, 1979), seppur plausibili, sono privi di adeguata documentazione.

        Ben diversa è la situazione di alcune testimonianze storiche che descrivevano ripetute nidificazioni nella nostra penisola. Nel corso del XX secolo molti ambienti naturali hanno subito radicali trasformazioni, ma è interessante ricordare che questo Strigiforme era segnalato come nidificante in varie regioni da diversi autori.

        Le prime note storiche risalgono a Salvadori (1872) che segnalava il nostro gufo "comunissimo" in Italia con svariati ritrovamenti in maggio (pieno periodo riproduttivo) nei prati e nei campi di grano. Siamo alla fine del 1800 quando Giglioli (1890) riporta il Gufo di palude come nidificante nelle province di Udine, Alessandria, nel Polesine (deposizione maggio), nei pressi di Firenze e nel Palermitano. Ancora più circostanziata la situazione in Trentino: Bonomi (1922) lo segnala come una specie comune con nidi al suolo e descrizione di nidiacei. Arrigoni Degli Oddi (1929) scriveva di questo rapace quale nidificante in Val Padana, Toscana, Abruzzo-Molise, Lazio e isole. La possibilità di errori d’identificazione in natura è sempre possibile, ma ritengo che almeno una parte di queste segnalazioni (alcune con indizi ben definiti) possa avere un fondamento di verità.

        Il nome comune di questo Strigide si lega alle aree umide, ma approfondendo le sue caratteristiche si manifesta un'adattabilità sorprendente. La riproduzione regolare o eccezionale in nazioni confinanti con l’Italia e nel bacino del Mediterraneo fanno ritenere che il Gufo di palude nel prossimo futuro possa riprodursi nel nostro paese e per questo diviene importante definire un protocollo di suggerimenti che agevoli l’interpretazione corretta delle osservazioni.

 Aree a maggior vocazione

        Durante lo svernamento e la migrazione questo rapace predilige stazionare in comprensori lagunari manifestando una preferenza per l’alto Adriatico, le coste tirreniche, i litorali pugliesi e siciliani in particolare. Singolare il rapporto con i rilievi montani: in Italia il Gufo di palude pur valicando le Alpi (Mastrorilli & Festari, 2001a) non gradisce la sosta e la permanenza in quota per periodo prolungati e diserta l’intera dorsale appenninica preferendo voli e soste lungo i litorali, preferibilmente tirrenici (Mastrorilli & Bressan, in prep.).

        Per individuare le aree a maggior vocazione ai fini di una possibile riproduzione sono necessarie attente valutazioni, in considerazione del fatto che le abitudini riproduttive, ai margini dell’areale nel Paleartico, mostrano soluzioni differenti rispetto a quelle classiche. Alcune regioni sembrano maggiormente indicate ad ospitare questo rapace, soprattutto se si valuta la potenzialità di un nido in ambienti classici in terreni acquitrinosi: i litorali tosco-laziali e l’intero comprensorio dell’alto Adriatico hanno credenziali perfette. La scelta di nidi in coltivi (o in luoghi inusuali come il nido sull’isola di Comino a Malta) mostrano una plasticità che induce ad allargare a molte regioni l’attenzione e lo scrupolo nel monitorare il territorio alla ricerca d’indizi di territorialità.

        La raccolta di dati da collezioni museali, dai centri di recupero rapaci, da riferimenti in bibliografia e da osservazioni offerte da birdwatchers e ornitologi ci hanno consentito di realizzare un data-base senza eguali nel Mediterraneo, con quasi un migliaio di dati utili a comprendere meglio la fenologia del Gufo di palude in Italia. Un aspetto poco conosciuto e meritevole di essere evidenziato che emerge da questa raccolta è l'ottima capacità di volare e di attraversare il mare (anche tratti estesi) di questo gufo. Questa attitudine, inusuale tra gli Strigiformi, lo ha portato in passato a colonizzare diverse isole (Malta, Baleari, Canarie) allargando anche alle isole italiane questa vocazione insospettabile.

 Habitat

        A favore di una corretta analisi delle osservazioni abbiamo selezionato gli habitat da indagare alla ricerca di indizi favorevoli ad un’ipotesi di riproduzione.

        1) Coltivi. Le affinità del Gufo di palude con il genere Circus, peraltro manifesta nell’azione di caccia, si accentua nella scelta dei siti riproduttivi. La possibilità che il nostro gufo scelga un campo di cereali (frumento, orzo, foraggiere) come fanno le albanelle è molto elevata; la diffusione di questi agrosistemi in ampie zone dell’Italia centro meridionale portano a ritenere che vi siano svariate aree che potrebbero ospitare il Gufo di palude. Nelle aree del Mediterraneo questa soluzione è quella maggiormente produttiva. Sono segnalati anche nidi in vigneti ed in campi arati (ai margini), tipologie agresti da tenere sotto controllo.

        2) Zone lagunari ed aree palustri. Le lagune e le paludi interne rappresentano l'habitat dove si ritiene più probabile l’eventuale nidificazione del Gufo di palude. Per deporre, tuttavia, questo gufo ricerca condizioni di limitato disturbo antropico, maggiormente riscontrabile in piccole paludi poco frequentate o in vaste aree lagunari (alto Adriatico).

        3) Praterie e torbiere prealpine. Le colonie francesi di Ponterlier costituiscono un precedente di grande interesse e, poiché questi Gufi di palude hanno stabilizzato la loro colonizzazione, si può quindi valutare questa tipologia di habitat come un nuovo potenziale spazio riproduttivo da monitorare. Stagni con prati umidi in quota sono da ritenersi habitat adeguati con l’unico handicap che in Italia questi siti sono spesso soggetti a disturbo antropico.

        4) Incolti erbacei umidi. L'assenza di un’efficace politica per il ripristino di un paesaggio agreste più equilibrato (integrato con semina di colture a perdere e set-aside) osteggia molte specie ornitiche. Il Gufo di palude potrebbe comunque trovare in aree marginali gli spazi per riprodursi, come accadde qualche anno fa nelle baragge biellesi per il Chiurlo maggiore.

 Periodo

        La particolare conformazione ambientale e la posizione geografica rendono la nostra lunga penisola adatta alla riproduzione di questo gufo. E' però opportuno sottolineare che le epoche di riproduzione potrebbero risultare differenti rispetto a quanto riportato in letteratura (che fa riferimento a periodi riproduttivi attribuibili al centro-nord Europa). Il confronto con le nidificazioni avvenute nelle regioni confinanti con l’Italia diviene una soluzione adeguata per ottenere un'indicazione sul periodo nel quale concentrare la massima attenzione.

        A Malta le deposizioni sono risultate precoci (marzo ed aprile) rispetto a quanto noto in bibliografia. L’analisi del passo migratorio primaverile registra in l’Italia flussi concentrati tra la prima decade di marzo e la seconda decade d’aprile (Mastrorilli & Festari, 2001b; 2001c) e questo accresce le difficoltà per chi osserva i Gufi di palude nell’Italia meridionale, perché gli avvistamenti degli individui che tentano una colonizzazione possono essere interpretate in modo scorretto in virtù della sovrapposizione tra il periodo di passo e quello riproduttivo.

        Valutando quanto accaduto in Croazia, dove sono state accertate deposizioni in aprile, è opportuno credere che tali eventi potrebbero riproporsi nell’Italia centrale: individui in sosta a fine marzo devono sempre destare la nostra attenzione.

        Nell'Italia settentrionale l’inizio temporale dell’evento riproduttivo potrebbe essere affine a quello citato nella bibliografia di matrice anglosassone. In Francia le deposizioni si registrano a fine aprile/inizio maggio in un momento che denota un flusso migratorio pressoché inconsistente. Notevole importanza assumono gli avvistamenti primaverili, mentre i soggetti estivanti, in virtù dell’erratismo della specie, devono essere valutati diversamente. Osservazioni nel mese di giugno possono assumere notevole interesse, rammentando tuttavia che nel nostro paese potremmo già essere al termine di una nidificazione. In questi casi è preferibile cercare i giovani gufi che, se ancora nel nido (posto sempre sul terreno), sono abbastanza vociferi e localizzabili.

 Comportamento

        In Italia il transito del flusso migratorio primaverile del Gufo di palude è abbastanza rapido e le soste sono connesse ad eventi climatici avversi che rallentano il tragitto. Durante la migrazione post-nuziale e lo svernamento, al contrario, i Gufi di palude (con i giovani dell’anno meno esperti) denotano un maggior nomadismo che si esplica con una fruizione più prolungata del territorio. Ecco spiegate soste prolungate, peraltro inusuali, in alcune aree (es. Casei Gerola nell'inverno 2000-2001 con un soggetto osservato da molti amici di EBN Italia) per sfruttarne appieno le potenzialità trofiche. Queste differenze possono favorire la giusta interpretazione di ripetute osservazioni: durante il passo primaverile una sosta che si prolunga per oltre una settimana, se non giustificata da avverse condizioni climatiche, merita approfondite verifiche.

        Nel comprensorio prealpino di Ponterlier (Michelat, 1998; Michelat & Giradoux, 2002) ed in un’area della Francia centrale (Cornulier et alii, 1998) si è assistito alla formazione di colonie di Gufi di palude rispettivamente con 6 e 13 coppie. Un modello d’aggregazione coloniale che potrebbe replicarsi anche in Italia. I nidi avevano una vicinanza massima di qualche centinaio di metri.


Gufo di palude in volo - foto di Michele Mendi


Gufo di palude in volo - foto di Marco Guerrini


 Risorse trofiche e fluttuazioni demografiche

        Nell'Europa settentrionale le fluttuazioni demografiche di alcuni rapaci (Asio flammeus, Asio otus, Bubo scandiacus) e la diretta correlazione con le popolazioni di micromammiferi sono aspetti ben studiati (Korpimakki, 1992; Michelat & Giradoux, 2002). ma i meccanismi di questa dipendenza rapaci/arvicole sono stati registrati anche in Spagna e Francia. Nel 1994, ad esempio, in terra spagnola sono state stimate circa 360 coppie riproduttive di Gufo di palude con un trend più che decuplicato rispetto alle normali popolazioni nidificanti. Ovviamente era un anno di grande abbondanza del "Topillo campesino" (Microtus arvalis)!

        Una buona conoscenza della distribuzione della teriofauna potrebbe favorire la localizzazione delle aree nelle quali il Gufo di palude potrebbe trovare micromammiferi del genere Microtus e Apodemus in abbondanza, ma attualmente le ricerche e le documentazioni esistenti non permettono questo screening preliminare.

 Condizioni limitanti ed avvertenze

        L’osservazione di una coppia o di individui di Gufo di palude in atteggiamento territoriale deve indurre gli ornitologi a muoversi con grande prudenza, anche perché esistono alcuni fattori che possono limitare le possibilità di una colonizzazione. Evidenziamo di seguito alcuni elementi sui quali prestare massima attenzione.

  • Disturbo da parte di birdwatchers, ornitologi e fotografi. Atteggiamenti imprudenti possono risultare minacciosi. Ad esempio, il playback, valido per altri Strigiformi, è sconsigliabile perché può creare un disturbo in fasi delicate della scelta del sito. Per trovare un territorio occupato è preferibile un attento monitoraggio della presunta zona di nidificazione senza avvicinarsi ad un eventuale nido, concentrando le osservazioni all’alba e nel tardo pomeriggio (quando il gufo è molto attivo). La distanza consigliata è non inferiore ai 200 metri e si suggerisce l’adozione di un cannocchiale (D. Michelat, com. pers.).

  • Pratiche agricole. Nei coltivi il Gufo di palude si riproduce con abitudini affini a quelle del genere Circus, in questo orientamento il rinvio e/o la sospensione di alcune pratiche agronomiche e la sensibilizzazione degli agricoltori costituiscono armi prioritarie per favorire la colonizzazione di un sito.

  • Attività di allevamento. Il pascolo delle greggi tra gli incolti può spingere all’abbandono di un sito da parte di una coppia di Asio flammeus (specie se gli ambienti sono ristretti) e pertanto si raccomanda la medesima intermediazione suggerita per gli agricoltori.

  • Disturbo da attività sportive e/o escursionistiche. In zone lagunari ed agresti il passaggio ripetuto di cavalli, mountain-bike o la semplice vicinanza ad una spiaggia possono determinare un disturbo significativo come avvenuto qualche anno fa in Molise (N. Norante, com. pers.).


        Negli ultimi anni il nostro Paese ha assistito alla prima nidificazione di specie come l’Allocco degli Urali, la Cicogna nera ed il Chiurlo maggiore: eventi occasionali o frutto di trend di crescita e di espansione continentale. La colonizzazione dell’Italia da parte del Gufo di palude è un evento possibile (ed è probabile che sia già sfuggito all’attenzione dei nostri binocoli) perché negli ultimi anni la specie ha colonizzato diverse aree prossime alla nostra penisola. È pertanto auspicabile che i birdwatchers dedichino massima attenzione ad un evento che potrebbe toccare il nostro paese negli anni a venire.

        Gli autori restano a disposizione per fornire un supporto alle valutazione di eventuali osservazioni e segnalano la realizzazione di un apposito sito (unico al mondo) dedicato al Gufo di palude www.flammeus.it. Attendiamo una concreta collaborazione con la comunità di EBN Italia!


Ringraziamenti

Gli autori ringraziano Luciano Festari per il prezioso contributo nella fase preliminare di raccolta dei dati estendendo un ringraziamento speciale a Pierandrea Brichetti per l’attenzione, il tempo e l’esperienza dedicata. Si ringraziano inoltre per i carteggi, le informazioni e le analisi: B. Arroyo, L. Bordignon, D. Cachia, M. Chiavetta, G. Chiozzi, P. Dubois, M. Fraissinet, P. Galeotti, M. Guerra, M. Guerrini, D. Michelat, J. Muzinic, A. Nappi, N. Norante, A. Orlando, A. Priolo, A. Quaglierini, J. Vassallo, M. Vogrin, I. Zuberogoitia. Un sincero grazie a Michele Mendi e Marco Guerrini per le immagini ed Emanuela Valvo per il disegno.


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