| Quaderni di birdwatching | Anno VI - vol. 12 - ottobre 2004 |
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Nel corso dellultimo secolo non sono stati documentati episodi riproduttivi certi (Brichetti & Massa, 1998), ma solo recentemente si sono approfondite le ricerche sulla reale fenologia (Mastrorilli & Festari, 2001a; 2001b; 2001c; Mastrorilli, 2003). Lo scenario descritto propone interrogativi sulle cause che hanno indotto il Gufo di palude a non riprodursi in Italia nel corso dellultimo secolo e suggerisce analisi più attente in merito alle notizie riportate nella bibliografia specializzata del nostro paese. Ben diversa è la situazione di alcune testimonianze storiche che descrivevano ripetute nidificazioni nella nostra penisola. Nel corso del XX secolo molti ambienti naturali hanno subito radicali trasformazioni, ma è interessante ricordare che questo Strigiforme era segnalato come nidificante in varie regioni da diversi autori. Le prime note storiche risalgono a Salvadori (1872) che segnalava il nostro gufo "comunissimo" in Italia con svariati ritrovamenti in maggio (pieno periodo riproduttivo) nei prati e nei campi di grano. Siamo alla fine del 1800 quando Giglioli (1890) riporta il Gufo di palude come nidificante nelle province di Udine, Alessandria, nel Polesine (deposizione maggio), nei pressi di Firenze e nel Palermitano. Ancora più circostanziata la situazione in Trentino: Bonomi (1922) lo segnala come una specie comune con nidi al suolo e descrizione di nidiacei. Arrigoni Degli Oddi (1929) scriveva di questo rapace quale nidificante in Val Padana, Toscana, Abruzzo-Molise, Lazio e isole. La possibilità di errori didentificazione in natura è sempre possibile, ma ritengo che almeno una parte di queste segnalazioni (alcune con indizi ben definiti) possa avere un fondamento di verità. Il nome comune di questo Strigide si lega alle aree umide, ma approfondendo le sue caratteristiche si manifesta un'adattabilità sorprendente. La riproduzione regolare o eccezionale in nazioni confinanti con lItalia e nel bacino del Mediterraneo fanno ritenere che il Gufo di palude nel prossimo futuro possa riprodursi nel nostro paese e per questo diviene importante definire un protocollo di suggerimenti che agevoli linterpretazione corretta delle osservazioni.
Durante lo svernamento e la migrazione questo rapace predilige stazionare in comprensori lagunari manifestando una preferenza per lalto Adriatico, le coste tirreniche, i litorali pugliesi e siciliani in particolare. Singolare il rapporto con i rilievi montani: in Italia il Gufo di palude pur valicando le Alpi (Mastrorilli & Festari, 2001a) non gradisce la sosta e la permanenza in quota per periodo prolungati e diserta lintera dorsale appenninica preferendo voli e soste lungo i litorali, preferibilmente tirrenici (Mastrorilli & Bressan, in prep.).
A favore di una corretta analisi delle osservazioni abbiamo selezionato gli habitat da indagare alla ricerca di indizi favorevoli ad unipotesi di riproduzione. 1) Coltivi. Le affinità del Gufo di palude con il genere Circus, peraltro manifesta nellazione di caccia, si accentua nella scelta dei siti riproduttivi. La possibilità che il nostro gufo scelga un campo di cereali (frumento, orzo, foraggiere) come fanno le albanelle è molto elevata; la diffusione di questi agrosistemi in ampie zone dellItalia centro meridionale portano a ritenere che vi siano svariate aree che potrebbero ospitare il Gufo di palude. Nelle aree del Mediterraneo questa soluzione è quella maggiormente produttiva. Sono segnalati anche nidi in vigneti ed in campi arati (ai margini), tipologie agresti da tenere sotto controllo. 2) Zone lagunari ed aree palustri. Le lagune e le paludi interne rappresentano l'habitat dove si ritiene più probabile leventuale nidificazione del Gufo di palude. Per deporre, tuttavia, questo gufo ricerca condizioni di limitato disturbo antropico, maggiormente riscontrabile in piccole paludi poco frequentate o in vaste aree lagunari (alto Adriatico). 3) Praterie e torbiere prealpine. Le colonie francesi di Ponterlier costituiscono un precedente di grande interesse e, poiché questi Gufi di palude hanno stabilizzato la loro colonizzazione, si può quindi valutare questa tipologia di habitat come un nuovo potenziale spazio riproduttivo da monitorare. Stagni con prati umidi in quota sono da ritenersi habitat adeguati con lunico handicap che in Italia questi siti sono spesso soggetti a disturbo antropico. 4) Incolti erbacei umidi. L'assenza di unefficace politica per il ripristino di un paesaggio agreste più equilibrato (integrato con semina di colture a perdere e set-aside) osteggia molte specie ornitiche. Il Gufo di palude potrebbe comunque trovare in aree marginali gli spazi per riprodursi, come accadde qualche anno fa nelle baragge biellesi per il Chiurlo maggiore.
La particolare conformazione ambientale e la posizione geografica rendono la nostra lunga penisola adatta alla riproduzione di questo gufo. E' però opportuno sottolineare che le epoche di riproduzione potrebbero risultare differenti rispetto a quanto riportato in letteratura (che fa riferimento a periodi riproduttivi attribuibili al centro-nord Europa). Il confronto con le nidificazioni avvenute nelle regioni confinanti con lItalia diviene una soluzione adeguata per ottenere un'indicazione sul periodo nel quale concentrare la massima attenzione.
In Italia il transito del flusso migratorio primaverile del Gufo di palude è abbastanza rapido e le soste sono connesse ad eventi climatici avversi che rallentano il tragitto. Durante la migrazione post-nuziale e lo svernamento, al contrario, i Gufi di palude (con i giovani dellanno meno esperti) denotano un maggior nomadismo che si esplica con una fruizione più prolungata del territorio. Ecco spiegate soste prolungate, peraltro inusuali, in alcune aree (es. Casei Gerola nell'inverno 2000-2001 con un soggetto osservato da molti amici di EBN Italia) per sfruttarne appieno le potenzialità trofiche. Queste differenze possono favorire la giusta interpretazione di ripetute osservazioni: durante il passo primaverile una sosta che si prolunga per oltre una settimana, se non giustificata da avverse condizioni climatiche, merita approfondite verifiche.
Nell'Europa settentrionale le fluttuazioni demografiche di alcuni rapaci (Asio flammeus, Asio otus, Bubo scandiacus) e la diretta correlazione con le popolazioni di micromammiferi sono aspetti ben studiati (Korpimakki, 1992; Michelat & Giradoux, 2002). ma i meccanismi di questa dipendenza rapaci/arvicole sono stati registrati anche in Spagna e Francia. Nel 1994, ad esempio, in terra spagnola sono state stimate circa 360 coppie riproduttive di Gufo di palude con un trend più che decuplicato rispetto alle normali popolazioni nidificanti. Ovviamente era un anno di grande abbondanza del "Topillo campesino" (Microtus arvalis)!
Losservazione di una coppia o di individui di Gufo di palude in atteggiamento territoriale deve indurre gli ornitologi a muoversi con grande prudenza, anche perché esistono alcuni fattori che possono limitare le possibilità di una colonizzazione. Evidenziamo di seguito alcuni elementi sui quali prestare massima attenzione.
Negli ultimi anni il nostro Paese ha assistito alla prima nidificazione di specie come lAllocco degli Urali, la Cicogna nera ed il Chiurlo maggiore: eventi occasionali o frutto di trend di crescita e di espansione continentale. La colonizzazione dellItalia da parte del Gufo di palude è un evento possibile (ed è probabile che sia già sfuggito allattenzione dei nostri binocoli) perché negli ultimi anni la specie ha colonizzato diverse aree prossime alla nostra penisola. È pertanto auspicabile che i birdwatchers dedichino massima attenzione ad un evento che potrebbe toccare il nostro paese negli anni a venire. |
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Gli autori ringraziano Luciano Festari per il prezioso contributo nella fase preliminare di raccolta dei dati estendendo un ringraziamento speciale a Pierandrea Brichetti per lattenzione, il tempo e lesperienza dedicata. Si ringraziano inoltre per i carteggi, le informazioni e le analisi: B. Arroyo, L. Bordignon, D. Cachia, M. Chiavetta, G. Chiozzi, P. Dubois, M. Fraissinet, P. Galeotti, M. Guerra, M. Guerrini, D. Michelat, J. Muzinic, A. Nappi, N. Norante, A. Orlando, A. Priolo, A. Quaglierini, J. Vassallo, M. Vogrin, I. Zuberogoitia. Un sincero grazie a Michele Mendi e Marco Guerrini per le immagini ed Emanuela Valvo per il disegno. |
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