Quaderni di birdwatching Anno VI - vol. 12 - ottobre 2004

Parliamo di ...
Titolo
di Ernesto G. Occhiato

The local patch
The author describes the importance of a local patch, i.e., a small area, usually close to one's home or working place, that keen birders visit often enough to know exactly where and when they can find certain birds. The author's local patch is the Florentine Plain, between Florence and Pistoia, for which he has built graphs illustrating the phenology of several species (here he shows histograms regarding Red-throated Pipit, Red-footed Falcon, Icterine Warbler, Pied Flycatcher). Visiting the same area several times, you can also have a good feeling for the changes occurring over time, which can be reflected in a whole region or even in a country (for instance, the increasing numbers of Great Egret and Cattle Egret reported for the Florentine Plain occur also in most of Italy). Last but not least, seeing the same common species over and over in your local patch, makes it much esier to identify the occasional rarity you may happen to find, either in your local patch itself or elsewhere.


        QUALCHE TEMPO FA, a cena con un amico birder londinese, mi fu chiesto di descrivere il mio local patch. Sul momento, perplesso, pensai di soffrire di una malattia della pelle, di cui non mi ero mai accorto, oppure una forma incipiente di alopecia, ma poi capii che la domanda si riferiva a qualcosa di legato alla nostra comune passione.

        Una delle maggiori difficoltà che ho incontrato cominciando a scrivere questo articolo è stata proprio la traduzione nella nostra lingua di local patch, e penso di averne tentate anche tante prima di arrivare a concludere che, come per molti altri termini o locuzioni importati dal Regno Unito, sia meglio mantenere l’originale piuttosto che tentare traduzioni che non ne diano appieno il senso, con tutte le sfumature ed implicazioni derivanti dal contesto o, peggio, ridicole. Provate voi a tradurre in maniera semplice anglicismi come dude, mobbing, twitcher o birder, tanto per citarne alcuni. Birder: uccellatore? Osservatore di uccelli? Appassionato di uccelli? Mmmm! Meglio non dirlo in giro!! Colui che osserva gli uccelli, di solito attraverso un binocolo o un cannocchiale, provando soddisfazione nell’identificazione e nell’osservazione della specie? Probabilmente quest’ultima interpretazione è quella che sfiora più da vicino il significato (che tutti noi, si badi bene, conosciamo) contenuto nel termine ma ho dovuto usare una quindicina di parole per arrivare a tanto. (A proposito, conoscete la differenza tra un dude, un bird-watcher, un birder ed un twitcher? No? Per un Inglese la diversità esiste ed il suo atteggiamento nei vostri confronti può fortemente dipendere da come vi definite. Da noi la sottile differenza che separa, per esempio, un birder da un bird-watcher non esiste e perciò userò i due termini indifferentemente).

        Ma sto divagando. Torniamo al local patch e cerchiamo di darne una definizione, piuttosto che una traduzione. Un local patch è un’area più o meno ristretta, di solito non lontana da casa o dall’ufficio (il mio ufficio ne è, addirittura, in mezzo), ed in cui c’è un ambiente relativamente diversificato, adatto alla sosta e alla riproduzione degli uccelli, dove ci rechiamo quasi quotidianamente o con una certa frequenza, durante tutto l’anno, registrando con meticolosità tutte le nostre osservazioni, anche quelle che potrebbero sembrare banali. Un local patch potrebbe essere una zona di periferia o anche un parco pubblico dove aree aperte incolte e prati si alternano a piccoli boschetti e a pozze o a stagni; più difficilmente, a causa delle limitazioni negli orari e nei giorni di visita, e del costo del biglietto, anche oasi e riserve naturali possono costituire un local patch. E nessuno ci vieta di scegliere come local patch un pezzo di crinale appenninico se ci abitiamo vicino! Condizione necessaria è che l’area non sia di grande estensione, in modo da poter essere visitata nell’arco di una giornata, che abbia libero accesso e che sia facilmente raggiungibile da casa o dall’ufficio affinché la frequenza di visita sia la più alta possibile. In questo senso la Piana Fiorentina, che va grossolanamente dalla periferia di Firenze fino a Prato e Poggio a Caiano, delimitata a nord da Sesto e Calenzano e a sud dal corso dell’Arno, è un local patch (il mio, cioè) perfetto: vi sono prati ed incolti, coltivazioni, piccoli boschetti d’acero e di querce, macchie e filari d’alberi o arbusti lungo i canali, ed una serie di stagni di piccola estensione per la maggior parte gestiti da cacciatori che di solito non impediscono, o tollerano, l’accesso ai capanni di caccia o agli argini durante la primavera-estate. Vi è un reticolo di strade e stradine che permette di arrivare facilmente presso i siti di maggiore interesse e, da casa o dall’ufficio, con mezz’ora di macchina posso raggiungere i punti più lontani.

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La discarica di Firenze - foto di E. Occhiato

        Avendo un local patch dovremmo avere anche una lista delle osservazioni fatte in questo sito e questa lista probabilmente avrà per noi la stessa importanza di quella nazionale o del Paleartico Occidentale. Così l’osservazione di una specie comune a livello nazionale ma rara nel nostro local patch può recarci (quasi) le stesse emozioni prodotte da un lifer visto altrove. (Lifer! Vedete quanti sono i termini inglesi impossibile da tradurre con una sola, semplice parola?). Così una delle maggiori emozioni nei miei trascorsi di birder l’ho provata trovando nell’aprile del ’98 cinque Mignattai nei prati allagati di fronte alla discarica, o quando due anni dopo osservai un maschio di Monachella nei pressi del campo nomadi (che bei posti che frequento nel tempo libero, eh?). Sfiorando l’ovvio, direi che emotivamente il massimo è osservare un lifer nel proprio local patch, ad esempio come quando scoprii, nel Marzo di due anni fa, diversi esemplari di Frullino in una cassa di colmata.

        Bene. Tornando alla lista, cosa ce ne facciamo di questa?. Beh, se il periodo di osservazione copre un periodo abbastanza lungo, diciamo quattro o cinque anni, e se abbiamo un minimo di sensibilità verso la statistica, la prima cosa che noteremo è l’estrema regolarità con cui gli uccelli migratori arrivano e sostano nel nostro local patch per poi lasciarlo per recarsi nei quartieri di nidificazione o di svernamento. Come seconda cosa, se siamo stati abbastanza diligenti da segnarci anche gli ambienti o le micro-aree in cui le osservazioni sono state effettuate, noteremo la stessa estrema regolarità con cui gli uccelli scelgono dove fermarsi per riposare o alimentarsi. In pratica, nell’arco di pochissimi anni diventeremo esperti conoscitori del nostro local patch, sapremo prevedere l’arrivo e i luoghi di sosta di molte specie e, quindi, ......saremo senz’altro in grado di impressionare chiunque venisse a farci visita alla ricerca delle nostre "specialità"! L’anno scorso, in Aprile, ho guidato per la Piana Fiorentina una simpatica signora dell’Oregon fortemente interessata a vedere in Italia, fra le altre specie, l’Upupa. Sulla Piana, purtroppo, ormai si vede solo qualche esemplare in migrazione ma sapevo per esperienza diretta che una particolare radura in un bosco ai limiti della Piana poteva essere un buon posto dove osservarla, cosa regolarmente verificatasi (oltre al bel ricordo dell’Upupa, Carol non dimenticherà mai il secchio di plastica offertole dalla moglie di uno dei cacciatori della zona come improvvisata toilette....ed io il mio imbarazzo per tutto ciò).

        Più seriamente, in questi ultimi anni mi sono divertito a mettere in tabella tutte le mie osservazioni (e quelle di altri frequentatori della Piana) di alcuni dei migratori regolari sulla Piana e ne sono venuti fuori, in alcuni casi, dei bellissimi grafici che permettono di individuare il periodo in cui vi è la più alta probabilità di osservazione. Le specie che ho preso in considerazione per questo giochetto sono state la Pispola golarossa, il Canapino maggiore, l’Albastrello, il Gambecchio nano, il Pettazzurro, la Balia nera, il Falco cuculo ed altre. Come si vede dai grafici che porto come esempio è praticamente inutile cercare la Pispola golarossa agli inizi di aprile, mentre la probabilità di osservarla, dove i cacciatori hanno prosciugato gli stagni, è massima intorno alla terza-quarta settimana di aprile. Allo stesso modo in aprile dimenticatevi del Canapino maggiore, che invece si fa sentire fra le cime degli alberi delle zone più boscose tra la prima e la terza settimana di maggio; se volete osservare un Pettazzurro molto meglio a terra fra le canne e la vegetazione bassa e marcescente ai bordi degli stagni tra la metà di marzo e gli inizi di aprile, e così via.







        Una delle cose più interessanti, riguardo la fenologia di molte specie, e non solo, ma anche riguardo l’andamento delle popolazioni degli uccelli nidificanti nel nostro local patch, è quella di riuscire ad inserire le nostre osservazioni in una cornice più ampia, cioè quella nazionale. In questo senso i risultati delle nostre indagini al livello di local patch assumono una doppia importanza: prima di tutto, se raccolti tutti insieme, potrebbero in linea teorica contribuire in piccola parte a formare il quadro regionale e poi quello nazionale per molte specie (anche se in Italia questo è ancora difficile dato che gran parte del territorio, soprattutto nel centro-sud, non viene "coperto" se non da un numero relativamente esiguo di bird-watcher). In secondo luogo, essi possono diventare la cartina al tornasole di ciò che succede più globalmente: se ci sembra che il nostro local patch nel corso degli anni abbia mantenuto le sue buone qualità ambientali e nonostante ciò osserviamo un decremento nella popolazione di alcune specie (siano esse migratrici o nidificanti) è verosimile che la stessa cosa stia succedendo a livello regionale e, peggio, su scala nazionale. In questo senso, quindi, il local patch come primo indicatore di una situazione più generale. Così, naturalmente potremo registrare anche un aumento di popolazione e saremo lieti di scoprire come la stessa cosa non sia episodica ma stia accadendo anche a livello nazionale. Probabilmente l’esempio più eclatante è quello dell’Airone guardabuoi che, riflettendo l’andamento della popolazione nazionale, sta diventando sempre più comune sulla Piana (quando nei primi anni ’90 era considerato accidentale) ed ha già cominciato a nidificare, arrivando persino a adattarsi a risorse trofiche come quelle fornite dalla discarica della zona. Allo stesso modo, lo svernamento dell’Airone bianco maggiore sulla Piana, come nel resto d’Italia, è ormai diventato regolare, quando fino a pochi anni fa era ritenuto scarso ed irregolare. L’ultimissimo esempio in questo senso è quello del Gabbiano del Caspio, ormai regolare in alcune zone dell’Adriatico e finalmente osservato anche sulla Piana, ovviamente presso la discarica della zona. Oppure, più semplicemente, registreremo un’ondata anomala di migratori e ancora una volta scopriremmo come la stessa cosa sia accaduta al livello regionale o nazionale. Ad esempio nell’Aprile del 2003 ho potuto osservare in un piccolo boschetto di salici un paio di esemplari di Balia dal collare (una delle pochissime osservazioni per la Piana e certamente la mia prima da quando frequento l’area). Ebbene, la primavera dell’anno passato è stata ricca di osservazioni di individui in migrazione sul territorio nazionale (almeno 46 indd. osservati, vedi Annuario 2003 di EBN Italia).

        Una delle prime conseguenze nella frequentazione assidua del nostro local patch è che saremo in grado di registrare ogni minima variazione ambientale e di valutarne le conseguenze sui "nostri" uccelli. Poichè il nostro local patch è di solito vicino alla città, le variazioni ambientali non sono mai, purtroppo, minime, essendo quasi sempre di origine antropica, e nella maggior parte dei casi includono nuove strade, capannoni e sedi industriali, nuovi quartieri e discariche (queste buone solo per i gabbiani, i topi, e gli strigiformi che di quelli si nutrono). Ecco il resoconto di come sia stato fortemente degradato l’ambiente della Piana Fiorentina negli ultimi 5-6 anni: nel 1999 cominciano i lavori di costruzione della grande officina ferroviaria a ridosso dei due stagni di Gaine, fra i più grandi dell’area, con la distruzione di un fine habitat costituito da coltivi, pascoli, prati (allagati in inverno) ed un bosco. Nel 2000 ho notato con orrore l’avanzare della discarica di Case Passerini in direzione dell’autostrada con il ricoprimento di una discreta area di prato umido (quella dei Mignattai, per intendersi) e contemporaneamente l’impianto di alberi nella restante parte distruggendone la vocazione originale a pascolo. Nel 2001 iniziano i lavori di preparazione per l’accoglimento della terra di riporto degli scavi per l’alta velocità proveniente dall’Appennino, con l’abbattimento di boschetti d’acero e la costruzione di nuove sterrate: oggi, con tutta la terra che è stata accumulata nell’area, la Piana non si presenta più come tale, ma come una serie di dolci e basse ondulazioni quasi senza soluzione di continuità. Intanto sono proseguiti i lavori, iniziati da tempo, per la costruzione del Polo Scientifico nella zona di Sesto, e tuttora continuano con la perdita ulteriore di campi e prati. Quest’anno, infine, andando a Gaine, con disappunto mi sono accorto che uno dei due stagni mancava proprio ed al suo posto c’era un campo coltivato a frumento. Conseguenze di tutto ciò? Scomparsi molti nidificanti, come l’Averla cenerina, ed altri, come l’Averla capirossa, ridotti all’osso. E questo è solo quello che sta succedendo nei dintorni di Firenze. Probabilmente il colpo finale arriverà con la costruzione, se mai verrà realizzata, della nuova pista aeroportuale parallela all’autostrada.

        Infine, l’ultimo aspetto che vorrei prendere in considerazione riguarda le possibilità che il local patch ci offre di affinare le nostre capacità di riconoscere gli uccelli. Frequentando con assiduità il proprio local patch si impara, prima di tutto, a riconoscere bene le specie comuni, includendo in questo l’abilità di distinguere i vari abiti stagionali, le differenze fra adulti e giovani, il verso ed il canto, fino ad abituarsi al loro aspetto. Questa è la condizione essenziale per poter poi riconoscere sul campo specie più difficili, che di solito sono rare o accidentali, quando avremo la fortuna di imbatterci in una di queste. Se conosciamo bene la femmina di Combattente, non sarà difficile identificare il limicolo che stiamo inquadrando attraverso le feritoie del capanno come il rarissimo e, apparentemente somigliantissimo, Piro piro fulvo. Quando vediamo nostra madre non la identifichiamo come tale perché andiamo a misurarne l’altezza, la forma della capigliatura e la distanza interpupillare, e perché c’è il disegno su una guida da campo, ma perché siamo abituati al suo aspetto. Grazie a questa abitudine non ci faremo ingannare se nostra zia, venuta dall’America, tentasse di spacciarsi per nostra madre. Noteremo la somiglianza con questa, certo, ma soprattutto noteremo le differenze: occhi più distanti, cappelli lisci, un po’ più bassa, primarie più lunghe .…ops, scusate!! Chiaro il concetto? Naturalmente vale il viceversa: solo conoscendo bene le specie comuni non scambieremo una di queste per una rarità se siamo un po’ al di fuori del contesto abituale. Così, con la (quasi) certezza di non essere smentito posso affermare che chi per anni, soprattutto da ragazzo, ha frequentato un proprio local patch, studiando a fondo le specie più comuni, sia più attezzatato nel riconoscimento degli uccelli di chi, invece, basa il proprio hobby solo ed esclusivamente sul twitching, ovvero sui viaggi più o meno lunghi nel proprio paese per osservare (e "mettere la crocetta") su una specie rara trovata da qualcuno più bravo (o fortunato). Non sono certo contrario a questo (lo faccio anche io), anche perchè ad un certo punto diventa l’unico modo per "incrementare" la propria lista nazionale, ma la domanda che ci si dovrebbe porre sempre in questi casi è: "Sarei stato in grado di riconoscere questa specie da solo, se l’avessi trovata io?".



Ringraziamenti

Ringrazio mio fratello Daniele e Simone Capone per i dati che mi hanno fornito.

Bibliografia

  • LIPU 1999, Firenze: L'altra piana - avifauna e ambienti naturali fra Firenze e Pistoia.

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    2004, Quaderni di birdwatching

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