Quaderni di birdwatching Anno VI - vol. 12 - ottobre 2004

Segnalazioni
a cura di Fausta Lui, Luciano Ruggieri, Maurizio Sighele, Silvio Bassi, Bruno Caula

In questa rubrica ci proponiamo di segnalare articoli apparsi su riviste di birdwatching e di ornitologia che pensiamo possono interessare il birdwatcher italiano, o perché trattano dell'avifauna italiana e europea, o perché scritti da connazionali, o che sono comunque di argomento generale. In qualche caso, ne riporteremo solo il titolo o poco più, altre volte un riassunto più o meno esteso; ciò non vuole in nessun caso rispecchiare una graduatoria di maggiore o minore interesse ma, il più delle volte, è solo il risultato della nostra diversa possibilità di accedere alla pubblicazione originale.


Bordignon L. & Mastrorilli M., 2004: La Cicogna nera Ciconia nigra in Lombardia. Picus, 30 (1): 5-18.

Questo studio propone una valutazione dello status della Cicogna nera in Lombardia, anche alla luce delle recenti nidificazioni nel vicino Piemonte. La revisione di dati storici, unita all'esame di dati recenti in gran parte inediti, rivela alcune località, soprattutto nelle province di Mantova e Cremona, dove la specie si concentra durante la migrazione post-nuziale in numeri interessanti. Sono riportati anche casi di estivazione, e vengono analizzate le possibilità per una eventuale futura nidificazione.

Grussu M. & GOS, 2003: Prima nidificazione di Cicogna bianca Ciconia ciconia in Sardegna. Aves Ichnusae, 6: 19-22.

Nella primavera del 2002 una coppia di Cicogna bianca ha nidificato a pochi Km da Alghero (SS) sopra un silos di un'azienda agricola. Nel nido, posizionato a 15 mt da terra, si è potuta notare la presenza intorno al 15 maggio di 3 pulli involatisi circa 2 mesi più tardi. Si tratta del primo caso di nidificazione andato a buon fine in Sardegna.

Mascia F., 2003: Presenza invernale di Rondine rossiccia Hirundo daurica in Italia. Aves Ichnusae, 6: 13-17.

Un immaturo di Rondine rossiccia ha soggiornato dal 18 al 25 dicembre 2001 a Santa Gillas (CA) in Sardegna. Si tratta del primo caso di svernamento noto in Italia ed uno dei pochissimi in Europa (4 segnalazioni in Spagna).

Brichetti P., 2003: Nido atipico di Tortora dal collare, Streptopelia decaocto. Riv. ital. Orn., 74 (1): 67-69.

La Tortora dal collare nidifica su varie strutture (alberi, edifici, cornicioni, piloni, lampioni etc) a volte costruendo un nido rudimentale di stecchi e fuscelli oppure deponendo le uova quasi direttamente sul substrato. Brichetti ha curiosamente riscontrato a Verolavecchia (BS), due nidi posti su cedro del Libano costruiti interamente con fili di ferro utilizzati in carpenteria corrosi dalla ruggine del diametro di 1 mm e prelevati dal vicino cantiere.

Agostini N., Baghino L., Panuccio M., Premuda G. & Provenza A., 2004: The autumn migration strategies of adult and juvenile short-toed eagles Circaetus gallicus in the central Mediterranean. Avocetta, 28 (1): 37-40.

E' già stato reso noto che i Bianconi italiani migrano facendo quella che è stata chiamata "migrazione inversa": dall'Italia centrale tornano in Africa risalendo la penisola per seguire la costa fino allo Stretto di Gibilterra con una rotta ad arco. Questo studio effettuato sulle Alpi Apuane, associato all'osservazione tardiva di soggetti sul Canale di Sicilia, suggerisce che solo una piccola quota degli individui giovani dell'Italia centrale segue gli adulti in questa rotta ad arco, mentre la maggior parte attraversa il Mediterraneo attraverso una rotta diretta verso SSW via Capri, Marettimo e Tunisia.

AA. VV., 2004: Itinerari birdwatching - La piccola "Camargue" a due passi da Modena. Picus, 30 (1): 33-51.

Con questo numero, la rivista Picus inaugura una nuova rubrica rivolta ad illustrare itinerari interessanti per il birdwatcher. Poiché Picus è edita dal CISNIAR, associazione naturalistica a cui afferisce anche la Stazione Ornitologica Modenese, la scelta per il primo itinerario non poteva che cadere sulle Valli di Mirandola (note a molti come "La Tomina"; vedi anche QB n.9). Le Valli vengono trattate a tutto tondo, con descrizioni della flora e della fauna presenti e con particolare attenzione, ovviamente, agli uccelli. Interessante il racconto da parte di due dei protagonisti, Mauro Ferri e Paolo Corsinotti, della storia dei ripristini ambientali, resi possibili dai Regolamenti dell'Unione Europea e dalla pianificazione della regione Emilia Romagna, che hanno portato alla attuale ricchezza ambientale della zona.

Michelat D., 2004: Identifier le Pipit spioncelle Anthus spinoletta et les deux races du Pipit maritime Anthus petrosus. Ornithos, 11-4: 166-183.

Durante la stagione riproduttiva, Spioncello Anthus spinoletta e Spioncello marino Anthus petrosus (nelle sue due sottospecie petrosus e littoralis) sono facilmente identificabili e separabili, anche per il differente areale di nidificazione. Ben più problematica diviene invece l’identificazione degli individui al di fuori di tale periodo, in particolare durante la primavera. L’argomento è trattato e indagato dall’Autore in profondità e risulta di particolare interesse alla luce di nuove recenti segnalazioni di individui della razza settentrionale (littoralis) di Spioncello marino lungo le coste del Mediterraneo e nella Francia continentale. Un box è infine dedicato all’identificazione e status dello Spioncello del Pacifico Anthus rubescens, accidentale paleartico originario di Siberia e Nord America.

Dubois P., 2004: L’Eturneau roselin Sturnus roseus, quel age, quel sexe? Ornithos, 11-3: 118-125.

La maggior parte degli individui di Storno roseo osservati in Francia (e nell’Europa occidentale in generale) sono identificati come "adulti" o "juvenile/1st-winter". L’Autore, anche grazie ad un’approfondita documentazione fotografica realizzata personalmente in Kazakhistan, evidenzia i caratteri utili per poter separare i maschi e le femmine di questa specie e identificare, se osservati in buone condizioni di luce e distanza ravvicinata, gli individui in piumaggio di secondo anno.

Randi E., Tabarroni C., Rimondi S., Lucchini V. & Sfougaris A., 2003: Phylogeography of the Rock Partridge (Alectoris rufa). Molecular Ecology, 12: 2201-2214.

Randi et al. hanno analizzato i DNA di 343 campioni di Coturnici che provenivano dalla penisola balcanica, Alpi, Appennini e Sicilia. Si tratta cioè di campioni delle quattro sottospecie di Alectoris graeca, cioè rispettivamente A.g. graeca, A.g. saxatilis, A.g. orlandoi e A.g. whitakeri. Randi ha scoperto che le popolazioni continentali di Coturnice hanno la stessa orgine e che la popolazione balcanica e quella appenninica non presentano significativi flussi genici da almeno 10,000 anni cioè da quando i Balcani e gli Appennini erano uniti attraverso l'Adriatico durante l'ultima glaciazione. La popolazione alpina invece è rimasta isolata di più, almeno 17,000 anni. Tutto ciò è abbastanza scontato visto che la Coturnice è specie altamente sedentaria ed è ragionevole che barriere climatiche o fisiche possano arrestare nel corso di migliaia di anni i flussi genici tra popolazioni. Ciò che rende questa storia importante è che la Coturnice di Sicilia ha una divergenza genica del 3,5% in quanto la popolazione siciliana è rimasta isolata dalle altre da almeno 200.000 anni. Come conclude Randi? Che A. graeca whitakeri ha tutti i crismi per essere secondo il concetto di specie filogenetico (PSC concept) una specie a parte, ma che nessuno finora si è mai occupato di studiare la popolazione siciliana dal punto di vista di concetto biologico di specie (piumaggio, muta, voce, biologia riproduttiva) e che ogni decisione è demandata a prossimi studi.

Odeen A. & Bjorklund M., 2003: Dynamics in the evolution of sexual traits losses and gains, radiation and convergence in Yellow Wagtails Motacilla flava. Molecular Ecology, 12: 2113-2130.

La sistematica delle cutrettole è particolarmente complessa. La speciazione tra le diverse forme è un fenomeno recente, probabilmente avvenuto dopo l’ultima glaciazione. L’articolo prende in considerazione come questa speciazione stia avvenendo: ad esempio, è intrigante osservare che esiste una dicotomia tra l’estrema differenziazione del piumaggio dei maschi di Cutrettola delle forme settentrionali (flavissima, flava, thunbergi, etc) rispetto alle forme meridionali (pygmaea, iberiae e cinereocapilla), le quali invece, sono caratterizzate da vocalizzazioni più varie e complesse. Vari ipotetici scenari di speciazione sono discussi nel testo.

Liebers D., de Knijff P. & Helbig A.J., 2004: The Herring Gull complex is not a ring species. Proc. Royal Soc. B., 271: 893-901.

Gli autori hanno esaminato il DNA mitocondriale di 21 taxa di grandi gabbiani per ricostruirne la storia evolutiva. Essa origina durante l’ultima glaciazione, quando si costituirono due rifugi climatici, entrambi nell’emisfero settentrionale: uno nel Nord Atlantico e l’altro nella regione del Mar Caspio. La speciazione del Mugnaiaccio, del Gabbiano reale, del Gabbiano reale armenico e del Gabbiano nordico hanno avuto origine dal rifugio atlantico, mentre gli zafferani (compresi heuglini e barabensis), il Gabbiano pontico e tutto il gruppo dei gabbiani del Pacifico (vegae, mongolicus, schistisagus, glaucoides, thayeri e smithsonianus) hanno originato da quello caspico. Il mutamento delle condizioni climatiche ha portato questi taxa ad occupare successivamente aree circumpolari dove tuttora si possono ibridare, con un fenomeno di speciazione che non è stato (e non è) così lineare come ci si potrebbe attendere. Ad esempio, il Gabbiano reale americano L. smithsonianus è imparentato con vegae piuttosto che con argentatus, mentre L. barabensis ha più geni in comune con heuglini piuttosto che con cachinnans come si è finora creduto. Il Gabbiano di Kelp, invece, deriva dal gruppo degli zafferani e apparentemente origina da gruppi di migratori a lunga distanza che iniziarono occupare nuove aree e a nidificare nell’emisfero meridionale.

Gorman G., 2004: Three-toed Woodpecker species, races and clines. Birding World, 17 (5): 209-220.

Il Picchio tridattilo è sempre stato considerato monotipico, con una sola specie distribuita sia nel Vecchio come nel Nuovo Mondo. Il genere tridactylus comprende 8 sottospecie ed è l’unico picchio con questo tipo di distribuzione olartica. Tuttavia, studi condotti sul DNA mitocondriale hanno portato a considerare il Picchio tridattilo del Nuovo Mondo come specie a se stante dall’American Ornithologists’ Union (Zink R. et al., 2002: Condor, 104: 167-170). Il lavoro affronta il problema della differenziazione morfologica, di piumaggio e di vocalizzazione tra il gruppo dei picchi tridattili euroasiatici (Picoides tridactylus tridactylus, t. alpinus, t. crissoleucus, t. funebris, t. albidior) e quello americano (Picoides dorsalis fasciatus, d. dorsalis, d. bacatus). Per inciso, la sottospecie Picoides tridactylus alpinus è quella che nidifica in Italia.

Kayser Y., Rault G., Larousse A., Gfeller E., 2004: Une Pie-grièche brune Lanius cristatus sur l’Ile d’Hoedic, Morbihan: première mention francaise de l’espece. Ornithos, 11-3: 141.

Il 20 ottobre 2000, un individuo di Averla bruna Lanius cristatus è stato osservato lungo la costa bretone francese. Gli autori dell’osservazione espongono i caratteri identificativi che separano questa specie dalla simile Averla isabellina e riassumono le pochissime osservazioni europee sinora note di questa averla. L’osservazione francese, omologata dal CHN, costituisce l’ottava segnalazione europea (ultima in ordine di tempo l’individuo che ha sostato nel gennaio-febbraio 2003 in Italia).

Sériot J. & coord., 2004: Les oiseaux nicheurs rares et menacés en France en 2001 e 2002. Ornithos, 11-4: 145-165.

Vengono esposti i risultati di due anni (rispettivamente 8° e 9° anno di inchiesta) di monitoraggio su alcune specie nidificanti in Francia che rivestono un particolare interesse dal punto di vista conservazionistico. Tre nuove specie (Cappellaccia di Thekla, Pollo sultano e Zigolo capinero) sono aggiunte alla lista, mentre viene cancellata la Monachella nera di cui non si hanno dati di riproduzione dal 1996. Questo enorme e accurato lavoro, commissionato dal Ministère de l’Environnement et du Développement e realizzato grazie all’apporto di numerosi appassionati, ha lo scopo di indicare e ridefinire le priorità di conservazione delle specie nidificanti più minacciate in Francia, tra le quali spiccano Gipeto, Falco pescatore, Grillaio, Gallina prataiola, Re di quaglie, Aquila di Bonelli e Capovaccaio.

Levey D.J., Duncan R.S & Levins C.F., 2004: Use of dung as a tool by Burrowing Owls. Nature, 431: 39.

Le segnalazioni di uccelli che utilizzano materiali vari come strumenti sono spesso aneddotiche, perciò è possibile che molti di questi comportamenti siano solo occasionali. Gli autori di questo articolo descrivono invece un comportamento adottato sistematicamente da una specie di civette, la Burrowing Owl Athene cunicularia, che distribuisce sterco di mammiferi intorno alle tane per servirsene come esca per scarafaggi. Se lo sterco viene rimosso, le civette lo sostituiscono rapidamente, escludendo quindi l'ipotesi di una raccolta accidentale; inoltre, in presenza di sterco il numero di scarafaggi catturati aumenta di circa 10 volte.

Ritz T. et alii, 2004: Resonance effects indicate a radical - pair mechanism for avian magnetic compass. Nature, 429.

E' noto che gli uccelli migratori usano il campo geomagnetico come fonte di informazioni per il loro orientamento durante la migrazione. Su questo argomento vi sono due teorie contrapposte: da un lato i sostenitori di un processo che ha come causa ultima la presenza di magnetite, dall'altro coloro che preconizzano una reazione chimica magneticamente sensibile. Il gruppo di scienziati autori di questo articolo ha dimostrato che un campo magnetico oscillante ha l'effetto di disorientare una specie migratrice, il Pettirosso (Erithacus rubecula). I Pettirossi sono stati esposti ad un campo magnetico allineato verticalmente (0-1-10 MHz) a banda larga od a una singola frequenza (7 MHz) in aggiunta al campo geomagnetico. In più, in quest'ultimo caso, l'effetto è dipeso anche dall'angolo tra il campo oscillante ed il campo geomagnetico. Gli uccelli mostravano una corretta attitudine migratoria quando i campi erano paralleli, ma erano disorientati quando l'allineamento era di 24° o 48°. Questi risultati sono consistenti con un effetto di risonanza su di una transizione singoletto - tripletto e suggeriscono un compasso magnetico basato su di un meccanismo di una coppia di radicali, dimostrando almeno in questo caso la fondatezza della seconda delle ipotesi enunciate.

Votier S. et alii, 2004: Changes discard rates and Seabird communities. Nature, 427: 727.

Gli autori hanno analizzato l'influenza della diminuzione degli stock ittici nel Mare del Nord sul comportamento di una specie, lo Stercorario maggiore (Stercorarius skua), detto anche Skua. Questa specie ha avuto dapprima uno sviluppo esplosivo con l'incremento della pesca d'alto mare, seguito da un cambiamento nelle abitudini alimentari derivante dalla diminuzione degli scarti derivanti dalla pesca, correlato al crollo degli stock ittici negli ultimi anni. Questo ha portato ad una maggiore attività predatoria nei confronti degli altri uccelli marini, ed in particolare del Gabbiano tridattilo (Rissa tridactyla). Il fenomeno è stato particolarmente evidente sull'Isola di Foula (Scozia), sede della più grande colonia mondiale di Stercorari maggiori, dove vi è stato un declino della popolazione di Gabbiani tridattili tra il 54 e l'85%, a seconda delle annate, dal 1981 al 1995. Anche altre specie, già comunemente predate dagli Stercorari maggiori, quali l'Uccello delle tempeste (Hydrobates pelagicus), le Urie (Uria aalge) o i Pulcinella di mare (Fratercula arctica) potrebbero seguire lo stesso destino, qualora non vengano preservati gli stock ittici. Comunque già da oggi, è difficile dire se, fermata la produzione degli scarti, le popolazioni degli uccelli marini del Mare del Nord torneranno ai loro effettivi precedenti o se, invece, si stabilirà un equilibrio completamente diverso.



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2004, Quaderni di birdwatching

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