Quaderni di birdwatching Anno VII - volume 13 - aprile 2005

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Titolo
di Emiliano Verza

The Venetian part of the Po Delta
The Po Delta is the largest wetland in Italy, encompassing two Regions (Venetia and Emilia Romagna) and three Provinces (Rovigo, Ferrara, Ravenna). In such a vast expanse, there are several different habitats, therefore certain species which are common and sometimes abundant in certain areas, cannot be found in other areas. The Delta is subject to a heavy anthropic pressure, both by urban and industrial developments and by hunting. The Po Delta Venetian Regional Park has been trying to regulate this sistuation since its creation, in 1997. Despite some problems, The Po Delta is certainly one of the most important faunistic areas in Europe, especially for waterbirds.



La zona in verde è quella protetta

        IL DELTA DEL PO è un complesso di zone umide e terre emerse che si estende in tre province e due regioni: in Veneto, provincia di Rovigo, si trova la parte attiva, quella per intenderci a forma "di triangolo" o di "delta" appunto, dalla quale sfocia in mare la maggior quantità d'acqua; in Emilia Romagna, province di Ferrara e Ravenna, si trova invece la parte storica, dove secoli fa si trovavano i principali rami del grande fiume.

        È da notare che dall'epoca etrusca sino a noi, il Po ha cambiato per ben 12 volte la posizione del suo Delta. Quello attuale risente quindi delle passate vicende geomorfologiche, e il risultato è un intrico di rami, canali, dune fossili, antiche linee di costa, terreni sabbiosi e argillosi, valli arginate, lagune e scanni che compaiono o scompaiono da un anno all'altro.

        I cosiddetti "due Delta", ripartiti nelle due regioni e separati dal Po di Goro, sono in realtà un unico organismo, con fittissimi interscambi al suo interno e con le altre zone umide limitrofe, soprattutto le lagune del nord Adriatico, da Chioggia alla Slovenia. Sussistono comunque al suo interno differenze, sfumature, linee invisibili, ma ben note all'avifauna. Specie ben rappresentate da una parte possono essere assenti o quasi dall'altra, e viceversa. Ciò è particolarmente visibile per gli insetti e le piante. Queste differenze, causate sia dall'estensione della zona considerata che dalla frammentazione degli habitat, rendono impossibile poter conoscere il Delta in un'unica uscita o in un'unica stagione.

 Descrizione ambientale

        La parte veneta del Delta, che ricade interamente in provincia di Rovigo, ha come confine l'Adige a nord e il Po di Goro a sud. Si è formata per buona parte negli ultimi 400 anni, ed è quindi da considerarsi tra le terre più giovani d'Italia. Furono i Veneziani a cambiare il corso degli eventi geomorfologici: temendo per l'interramento della parte meridionale della Laguna di Venezia, deviarono verso sud il ramo principale del Po nel 1604, con il cosiddetto "Taglio di Porto Viro". Da quell'epoca il Po ha iniziato a depositare i suoi sedimenti nella Sacca di Goro, strappando al mare migliaia di ettari e creando l'odierna cuspide.

        Il Delta veneto si estende per 8.000 ettari di valli da pesca arginate, quasi 11.000 ettari di lagune, 4.000 ettari di rami del Po (comprese lanche, golene ed isole fluviali) e altre migliaia di ettari di coltivi, con canali di bonifica, risaie, dune fossili sabbiose e abitati.

        I rami del Po (5 in teoria, ma molti di più se si considerano le "bocche" terminali) si snodano come un sistema circolatorio e, superato il cordone delle dune fossili (con leccio, pino e macchia mediterranea), sfociano in mare dando origine lateralmente a valli e lagune. Ospitano per quasi tutto il loro corso un rigoglioso bosco igrofilo, spesso allagato, di salici e pioppi, sede di una decina di garzaie (MEZZAVILLA & SCARTON, 2002). Prima di gettarsi in mare formano vaste estensioni di canneto di Phragmites, dette "bonelli". I rami naturalisticamente più interessanti sono quello principale, Po di Venezia, ed il Po di Maistra, il più selvaggio.

        Le valli da pesca sono ex lagune ora arginate, utilizzate per l'allevamento del pesce e la caccia agli acquatici. Sono tutte private, con concessione ad aziende faunistico-venatorie. Al loro interno livello dell'acqua e salinità sono gestiti artificialmente, e la loro morfologia viene modificata dall'intervento umano. Tra le più conosciute, grazie a posizione e ricchezza faunistica, vanno ricordate le Valli: Ca' Pisani, Scanarello, Chiusa, Ripiego e Ca' Zuliani.

        La lagune, ad acqua oramai piuttosto salata, sono difese dall'azione del mare dagli "scanni", isole sabbiose sottili ed allungate, con una tipica vegetazione erbacea psammofila pioniera. Dieci scanni si estendono per decine di km, cingendo come una corona tutto il Delta; questa situazione fa del Delta veneto il tratto di costa italiano meno antropizzato. Il più famoso tra tutti resta "Scano Boa".



Valle Sacchetta. Foto di Emiliano Verza


Velme in Sacca Cavallari. Foto di Emiliano Verza


Po di Maistra. Foto di Emiliano Verza


Laguna Caleri. Foto di Emiliano Verza


 Una terra di conflitti

        Le modificazioni morfologiche avviate dai Veneziani nel XVII secolo, unitamente alla continua e necessaria gestione idraulica, hanno rafforzato nelle genti del Delta l'idea che questo territorio sia stato "creato" dall'uomo. Questo ha sempre reso psicologicamente accettabile qualsiasi manomissione ambientale, dalla costruzione della centrale ENEL termoelettrica di Polesine Camerini, al "raddrizzamento" di alcune anse del Po, alla bonifica di migliaia di ettari di valli e paludi spesso d'acqua dolce, ambiente oggi estremamente raro in Italia.

        Da ultimo, questo atteggiamento ha prodotto una situazione venatoria a tratti selvaggia, allergica a regole e controlli, in pratica autarchica. Tant'è che per il momento è difficile parlare di fauna del Delta senza parlare di attività venatoria.

        Su tutto questo sta tentando di mettere ordine il Parco Regionale Veneto del Delta del Po, istituito nel 1997, e che insiste su 12.000 ettari, comprendenti i rami del Po, il 40% della superficie di ogni valle e due lagune con "bonelli" (Isola della Batteria e Foci del Po di Gnocca). Il perimetro del Parco appare però quantomeno singolare, essendo stato definito per non ledere troppo gli interessi venatori e terrieri: infatti, ne sono escluse in pratica tutte le lagune, dove si caccia 5 giorni la settimana, i laghi da caccia delle valli, dove si spara solitamente solo il sabato, e le campagne. Va detto comunque che l'attività venatoria nelle valli risulta più congeniale all'avifauna di quanto attuato nelle lagune, in cui non è presente alcun tipo di gestione; nelle Valli la somministrazione di ingenti quantità di mangime, l'attività venatoria un solo giorno la settimana, la gestione dei livelli idrici favoriscono una densità di uccelli acquatici assolutamente fuori del comune.

        La superficie protetta è in ogni caso preziosa e vede di anno in anno l'aumento al suo interno del numero di uccelli acquatici svernanti. Gli Anatidi ad esempio, all'interno dei rami del Po, sono passati da 35 individui nel gennaio 1997, a 15.000 nel gennaio 2003 (BON et alii, in stampa). I rami del Po sostengono inoltre la quasi totalità della popolazione svernante a livello locale di alcune specie, tra cui Moriglione, Moretta, Moretta tabaccata, Moretta grigia, Smergo maggiore, Quattrocchi, Pesciaiola, Canapiglia, Marangone minore (sito web Provincia di Rovigo).

        L'attività venatoria resta comunque un fattore limitante per l'avifauna acquatica, soprattutto a spese di anatre e limicoli per sparo diretto e saturnismo, e per tutte le altre specie per disturbo indiretto o bracconaggio, limitando i tempi di sosta dei migratori, l'utilizzo di alcune aree e il numero degli effettivi in sosta migratoria. Tale pressione venatoria deriva dall'utilizzo di questa attività anche per scopi economici, particolarmente sentiti nel Delta veneto, e porta all'abbattimento annualmente di decine di migliaia di anatre (GARIBOLDI et alii, 2004).



Valle Ca' Pisani. Foto di Eddi Boschetti


Po di Venezia, l'isola dei Cormorani. Foto di Luca Sattin


 Importanza ornitologica

        Nonostante la pressione antropica cui questo territorio è sottoposto, il Delta del Po resta una delle zone faunistiche più importanti d'Europa. La check-list più aggiornata (COSTA, 2004) individua in 344 il numero di specie di uccelli registrati nei "due Delta" a partire dal 1950, ovvero il 66,8% delle specie italiane: 156 quelle nidificanti, 185 quelle svernanti.

        Nel Delta veneto nidifica una frazione significativa delle popolazioni italiane di laro-limicoli, e alcune specie svernanti hanno qui una delle loro roccaforti europee, oltre che italiane. Il numero delle coppie di Uccelli acquatici nidificanti assomma a 5-6.000, mentre dal 2002 il numero di svernanti è sempre stato superiore alle 100.000 unità (BON et alii, in stampa). Ma forse ancora più sorprendente è la quantità di specie ed individui in transito migratorio: la zona è, infatti, sul 45° parallelo, cioè esattamente a metà tra polo ed equatore, in posizione centrale rispetto al Mediterraneo, sulla costa, e sulla rotta migratoria di molte popolazioni dell'Europa nord-orientale. Tutto questo fa del Delta un crocevia per i migratori e l'endemica situazione venatoria ne è purtroppo la riprova. Una gestione più attenta alle esigenze dei vari gruppi di specie potrebbe aumentare ulteriormente la quantità di individui presenti.

        La comunità ornitica appare complessa: ogni mese si susseguono specie differenti, ed ogni anno riserva gradite o spiacevoli sorprese. Specie estinte da tempo stanno rioccupando gli antichi territori: è il caso ad esempio del Fenicottero, ricomparso da una decina d'anni ed ora presente con punte di oltre 4.000 individui, o del Marangone minore, "esploso" a partire dal 2001, passato da zero a quasi 2.000 individui in due anni.

        Altre specie vanno consolidandosi, grazie a migliori condizioni locali e a fattori di più ampio respiro; è il caso di molte specie di anatidi, come il Moriglione e la Canapiglia, e di aironi quali l'Airone bianco maggiore, presente in svernamento con punte ormai di 1.000 individui. Ogni anno compaiono nuove specie, in transito o come nidificanti: nel 2001 le prime nidificazioni per Gabbiano corallino e Sterna zampenere, nel 2004 per Beccapesci e Pernice di mare (FRACASSO et alii, 2003).

        Purtroppo non tutte le novità sono positive: accertato ormai il declino delle popolazioni nidificanti di Fraticello e Fratino per eccessivo turismo balneare, sono ancora scarse le popolazioni nidificanti di anatidi, mancano all'appello alcune specie per le quali il territorio sarebbe vocato, ecc...



Po di Maistra. Foto di Gigi De Carlo


 Birdwatching

        Una cosa resta certa: una giornata di birdwatching nel Delta veneto regala emozioni e momenti spettacolari, comunque vada! La quantità e la varietà di ambienti e specie ad essi legate offrono una molteplicità di occasioni per incontri interessanti, segnalazioni di rarità, comportamenti inusuali, scenari fotografici, ecc...

        A farla da padroni sono ovviamente gli uccelli acquatici, in particolare ardeidi ed anatidi (con punte di oltre 70.000 individui), sparpagliati in valli e lagune, ma molto interessante è anche la situazione dei rapaci e dei Passeriformi legati alle zone umide.

        Ancora un po' carenti invece le strutture: le torrette e le altane sono poche e spesso mal posizionate, e molte zone interessanti sono proprietà private e quindi di difficile accesso. Ci si deve quindi arrangiare, scorazzando per argini e strade secondarie, o salendo su natanti turistici; ma è proprio andando "alla cieca" che spesso si fanno gli incontri più incredibili: un Astore che ti passa sul parabrezza in un centro abitato, un Tarabuso fermo sul ciglio della strada, un gruppo di Aironi guardabuoi "al pascolo" con le galline in un pollaio, o le Passere sarde che nidificano nel giardino del ristorante in cui ti sei fermato!

        Questo è il Delta, una commistione di natura e civiltà, di animali e uomini, di strade e paludi. Fortunatamente amministrazioni e gruppi di cittadini si stanno "risvegliando" dal sonno culturale di questa zona storicamente "depressa": nascono ecomusei, agriturismi che offrono pacchetti che comprendono il birdwatching, barcaioli che ti portano a vedere "i osèi", ecc...; insomma, una sempre più grande fame di natura e di birdwatching, il vero futuro per questa terra d'acque.


In questo numero di Quaderni di birdwatching cominciamo la carrellata degli hotspot del Delta del Po veneto con la Sacca di Scardovari

Bibliografia

  • BON M., BOSCHETTI E. & VERZA E., in stampa - Gli uccelli acquatici svernanti in provincia di Rovigo. Risultati dei censimenti 1997-2003. Provincia di Rovigo - As.Fa.Ve.
  • COSTA M. & COSTATO A. (red.), 2004 - Check-list del Delta del Po. I parchi del Delta del Po, dove fare birdwatching, mappe ed avifauna. Parco Delta del Po Emilia-Romagna & Parco Regionale Veneto del Delta del Po.
  • FRACASSO G., VERZA E. & BOSCHETTI E., (red.) 2003 - Atlante degli Uccelli nidificanti in provincia di Rovigo. Provincia di Rovigo, Sandrigo (VI): p. 151.
  • GARIBOLDI A., ANDREOTTI A. & BOGLIANI G., 2004 - La conservazione degli uccelli in Italia. Alberto Perdisa Editore.
  • MEZZAVILLA F. & SCARTON F., 2002 - Le Garzaie in Veneto. Risultati dei censimenti svolti negli anni 1998-2000. As.Fa.Ve., Venezia: p. 100.

  • Siti Web

  • Provincia di Rovigo - settore faunistico
  • Parco Delta del Po - Veneto
  • www.parks.it


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    2005, Quaderni di birdwatching

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