Quaderni di birdwatching Anno VII - volume 14 - ottobre 2005

Note dal campo
Titolo
testo e foto di Ilario Manfredo

"Meet the Eagles"
In February 2005, during a successful quest for Bohemian Waxwings Bombycilla garrulus in the Gran Paradiso National Park, the author had the opportunity to witness at fairly close range (less than 250 m) the copulation of a pair of Golden Eagles Aquila chrysaetos. At present, in the whole Gran Paradiso National Park there are at least 21 resident pairs of Golden Eagles.


        A TARDA SERA del 17 febbraio 2005 ricevetti un "inquietante" messaggio sul mio telefono portatile. Si nominava un gruppo di Beccofrusoni avvistati in giornata da Niki Scala a Ceresole Reale, nel cuore del versante piemontese del Parco Nazionale del Gran Paradiso. Subito telefonai all'amico per ulteriori delucidazioni in merito. Mi spiegò i particolari della scoperta, avvenuta mentre era intento a sciare sulla pista che circonda il lago artificiale della nota località turistica del Parco. Il discorso poi proseguì inevitabilmente con l'elenco degli altri avvistamenti della giornata: "...e poi in volo, vicine, sono transitate pure due aquile... se vai a Ceresole probabilmente avrai occasione di rivederle...".

        Il mattino del giorno dopo, alle 9,00 circa, ero sul luogo dei Beccofrusoni in compagnia dell'amica Ines Bordet, in un ambiente quasi fiabesco, immerso in un candido manto nevoso, con un cielo limpido e ceruleo, con una temperatura decisamente sotto lo zero. Trovati i Beccofrusoni (circa un'ottantina) appollaiati in riposo sui vicini larici, ci sistemammo vicino a dei minuscoli e striminziti sorbi con ormai rare e scarne bacche, in attesa che i "Folletti del Grande Nord" si decidessero a risvegliarsi e venissero a far colazione. Dopo paziente attesa iniziò lo show dei Beccofrusoni con veloci incursioni sui sorbi e repentini ritorni sui rami delle conifere vicine, il tutto intervallato da momentanee sparizioni dei simpatici "Ciuffetti" all'interno del bosco.

        Mentre ero intento a immortalare con la tecnica del digiscoping gli oggetti della mia bramosia di birdwatcher, la nostra attenzione fu attratta da una serie di strani versi che proveniva dalla parte sommitale del lariceto. "Che sarà?" chiese Ines. "Mah, potrei sbagliarmi, ma mi sa che sono le aquile viste ieri da Niki" risposi io. I versi proseguirono e dopo alcuni minuti il mistero fu definitivamente risolto: un bellissimo esemplare di Aquila reale comparve in volo alla nostra destra, basso sopra gli alberi e con grande nostra sorpresa andò subito a posarsi in cima a uno spoglio larice, a circa 250 metri da noi (difficile stimare esattamente la distanza), in ottima posizione per essere fotografato.

        Lasciai "al loro destino" i Beccofrusoni, piacevolmente sorpreso da "sì tanta grazia" e subito armeggiai alle manopoline della testa del mio treppiede, tutto eccitato e quasi incredulo all'opportunità che mi si era parata dinnanzi. Bisognava subito immortalare quell'aquila, così relativamente vicina, nella memoria della mia fotocamera digitale! A quel punto mi prese una sorta di affanno, il solito affanno che prende chi è conscio di avere a disposizione una grande occasione ma nel contempo teme che per un nonnulla essa scemerà e lascerà l'interessato deluso e sconsolato per non essere stato capace di "cogliere l'attimo".

        Presi la Nikon Coolpix 4500 tra le mani quasi tremanti, l'appoggiai all'oculare, cercai l'inquadratura migliore e iniziai gli scatti... Allora non avevo ancora il raccordo fotocamera - cannocchiale, dovevo tenere saldamente il tutto, evitando ogni minimo tremolio... Avevo già sperimentato che se il soggetto era vicino e la giornata luminosa si potevano fare delle belle fotografie, ferme e nitide, ma in quel momento la paura di rovinare tutto era veramente il pensiero assillante la mia mente. Comunque feci diversi scatti. Mentre ciò accadeva l'Aquila reale continuava ad emettere i suoi caratteristici versi dalla cima del suo posatoio.

        Poi, da dietro il bosco di conifere, comparve in volo un'altra aquila, che repentinamente andò pure essa a posarsi accanto alla prima. La nostra eccitazione aumentò: stavamo vivendo "cose" mai viste così vicine! "Ottimo, pensai, due rapaci così è molto meglio di uno solo!" Quindi, con nostra grande sorpresa, assistemmo al fatto inaspettato: un'Aquila, la prima che era venuta a posarsi, salì sul dorso dell'altra e iniziò l'accoppiamento. "Ma che giornata fortunata, che giornata di cose mai viste è mai oggi!?" pensai tra me mentre la digitale immortalava la copula tra i due rapaci.

        Terminato il veloce rapporto amoroso i due grossi uccelli rimasero alcuni minuti ancora posati sul larice, uno accanto all'altro. Poi si involarono verso il fianco della montagna di fronte a noi, scomparendo alla nostra visione nascosti dal fitto bosco di conifere. Mezz'ora dopo li sentimmo nuovamente richiamare, ma non avemmo più l'occasione di vederli.

Nel Parco Nazionale del Gran Paradiso, la cui superficie si estende su 70.318 ettari, sono attualmente conosciute 21 coppie stanziali di Aquile reali. Nel versante piemontese del Parco sono presenti 8 coppie in Val Locana e 4 in Val Soana; sul versante valdostano, distribuite nelle varie valli, si riproducono invece 9 coppie (G. Cattaneo & M. Bocca, com. pers.).
Nella pubblicazione di F. Framarin "Gli Uccelli del Gran Paradiso", edita nel 1996 da Edizioni EDA, l'autore segnalava la presenza nell'area di almeno 13 coppie.
La situazione attuale dell'Aquila reale all'interno del Parco del Gran Paradiso si può definire ottimale e il territorio appare ormai quasi saturo alla presenza di altre coppie, tant'è che ormai diverse coppie si spingono in caccia ben al di fuori dei confini dell'area protetta.
Compiendo un'escursione birdwatching lungo i numerosi sentieri del parco diventa alquanto "difficile" il non riuscire a scorgere in cielo il maestoso rapace.

        Inutile dire che dopo l'involo dei due rapaci guardai e riguardai per numerose volte gli scatti realizzati con un solo pensiero assillante: "Saranno a fuoco o saranno mosse queste fotografie?". A vederle sul piccolo monitor pareva di evincere che (almeno) qualcuna era QUASI a fuoco. A casa sul monitor del computer ebbi la conferma delle mie speranze. Anche se le immagini non erano perfettamente ferme causa la distanza o chissà cos'altro...diverse di esse erano "passabili", entro il limite della presentabilità. Insomma, potevano fare discreta figura sul fotoalbum al mio indirizzo su internet, assieme alle altre realizzate in passato...

        Quel giorno mentre tornavamo verso casa, percorrendo in auto i ripidi tornanti che da Ceresole Reale conducono verso il piano, io e la mia amica Ines ci sentivamo appagati e felici; avevamo "speso bene" quelle ore; eravamo consci che avevamo avuto la fortuna di assistere a una serie di "istantanee" che solo la natura, quella vera, può dare a chi è capace di emozionarsi nell'osservare i "fratelli minori del Creato": siano essi piccoli batuffoli di piume provenienti dalla lontana Russia, o Verzellini intenti a cercare il cibo nelle chiazze di terreno sgombre di neve, o Tordele che rubano le bacche di sorbo ai Beccofrusoni o una coppia di Aquile reali che perpetua la specie amoreggiando sulla cima di uno spoglio larice, in una fredda mattinata di un incantato e magico giorno di febbraio.


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2005, Quaderni di birdwatching

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