Quaderni di birdwatching Anno VII - volume 14 - ottobre 2005

Associazione EBN Italia
Titolo
di Luciano Ruggieri

        NON PASSA GIORNO che le agenzie di stampa non rinfocolino la minaccia di una catastrofica pandemia di influenza aviaria, che porterebbe a milioni di malati e centinaia di migliaia di casi letali (150.000 morti in Italia, 16 milioni di contagi secondo alcuni epidemiologi). Questo scenario nasce da analisi statistiche che prevedono una pandemia influenzale da qui al 2017, sulla base dell'evidenza che in passato, si sono ripetute disastrose pendemie a una distanza di tempo tra i 9 e i 40 anni. Ricordiamo, infatti, la "spagnola" nel 1918 (20 milioni di morti in Europa), l'"asiatica" nel 1957 e l'"Hong Kong" nel 1968 più un'altra meno rilevante nel 1977, tutte epidemie influenzali che sono state determinate da virus influenzali di origine animale che si sono "adattati" all'uomo.



        Il virus influenzale dei polli (H5N1 - che imperversa nel Sud-Est asiatico fin dal 2004), lo scorso luglio ha improvvisamente sconfinato verso ovest, raggiungendo il Kazakhistan, la Russia e successivamente anche la Mongolia. Questa espansione del focolaio dell'influenza aviaria, pare essere causato da una contaminazione di uccelli di allevamento da parte di uccelli selvatici in movimento migratorio. Gli uccelli selvatici sono da sempre serbatoio di virus influenzali selvaggi, generalmente poco patogeni e autolimitantesi. La trasmissione ad animali da allevamento (come anatre, oche, polli e tacchini) costituisce da sempre un grave pericolo perchè fa allargare drasticamente le dimensioni dei focolaio infettivo e determina un'alta patogenicità e letalità causata dalle condizioni di stabulamento e dall'alimentazione artificiale degli animali allevati. Gli episodi verificatisi presso il Lago Qinghai nella Cina centrale lo scorso aprile, dove sono stati trovati morti oltre 6.000 uccelli acquatici, e in Mongolia, rendono questa volta lo scenario più complesso del solito, perchè l'H5N1 dimostra questa volta di avere anche negli animali selvatici una patogenicità elevata.

        La FAO ritiene che la situazione sia particolarmente a rischio; J. Domenech, Chief Veterinary Officer ha dichiarato che la FAO è preoccupata che "i Paesi dell'Europa sud orientale, dove i migratori provenienti dalle aree infette si mescolano con quelli provenienti dal Nord Europa, possano non avere la capacità di individuare e gestire eventuali episodi di contagio di influenza aviaria".

        A questo riguardo, l'obiettivo principe nelle prossime settimane, è quello di ridurre il più possibile i contatti stretti tra uccelli d'allevamento, uccelli selvatici e l'uomo. Se il controllo di eventuali focolai di H5N1 nel settore avicolo è in Europa una misura che è stata già intrapresa, molto più difficile è mantenere basso il rischio di contatto tra l'avifauna selvatica e l'uomo.

        In una circolare del 2 settembre, l'Istituto Nazionale Fauna Selvatica (I.N.F.S.) ha stigmatizzato che l'esposizione a virus influenzali è un rischio possibile per l'inanellatore scientifico e accanto a stabilire misure di sterilizzazione del materiale infetto (sporco di deiezioni degli uccelli, come trappole, sacchetti e nasse) vieta fino a nuovo ordine, di utilizzare richiami vivi per la cattura delle anatre a scopo scientifico.


        Sono proprio le anatre utilizzate come richiamo vivo, che normalmente condividono lo specchio d'acqua con soggetti selvatici (germani, alzavole, codoni, mestoloni) a costituire il primo anello di un contagio rischiosissimo che può portare fino all'uomo. WWF Lombardia e LIPU Lombardia hanno indicato che una possibile fonte di contagio è data pertanto anche dalle attività di caccia agli acquatici che impiegano richiami vivi e dall'immissione in natura di anatre a scopo venatorio (oltre 600.000 in Italia, dati WWF Italia: PDF file dal sito web wwf.it) e chiedono agli assessorati competenti di valutare attentamente se è necessaria una chiusura per questa stagione, di questo tipo di caccia.

        Non si tratta di fare del facile allarmismo. In un articolo pubblicato sulla rivista Science (vol. 304), un team di esperti del Dipartimento di Epidemiologia delle Malattie infettive dell'Imperial College di Londra, ha calcolato il rischio di una pandemia umana nel prossimo futuro e fa notare che anche in assenza di ricombinazione (l'evento cioè che permette al virus H5N1 di essere patogeno per l'uomo e non solo per gli uccelli), ci si può attendere che ci sia comunque una trasmissione del virus influenzale dagli uccelli agli umani. Tuttavia, questo evento, già verificatosi nell'aprile 2004 in Oriente, non determina l'insorgere di un'epidemia né tanto meno di una pandemia. Le cose cambiano se il virus da una semplice trasmissione da uccello a uomo, diventa infettivo da uomo a uomo: l'insorgere allora di un'epidemia dipende da un modello matematico che può essere calcolato, entro certi limiti, conoscendo il grado di trasmissibilità del virus stesso all'interno della coorte di pazienti (PDF file dal sito web sciencemag.org).

        In sintesi lo scenario che potrebbe verificarsi questo inverno non è al momento prevedibile. Le variabili in gioco sono molteplici. Quello che si può fare adesso è evitare che si manifestino alcune condizioni essenziali, quali la trasmissione del virus influenzale dagli uccelli (polli e anatre) all'uomo. Se la sorveglianza degli allevamenti avicoli è relativamente facile da intraprendere, quella che impedisce il contatto tra uccelli selvatici (anatre soprattutto e altri acquatici) e l'uomo è stata solo abbozzata.

        La sospensione della caccia agli acquatici e il ritiro dei richiami vivi sono divieti che le associazioni venatorie, non gradiscono, ma ci si chiede: per quale motivo tali categorie dovrebbero essere esentate dall'adozione di misure necessarie per la salvaguardia della collettività intera? Il Presidente di Federcaccia Franco Timo pare pronto ad "affrontare il problema" e "capire se i cacciatori siano a rischio di contagio e prepararsi a dar loro delle indicazioni'' ma poi ventila che "l'approccio alla faccenda può essere pregiudiziale" nei loro confronti (ADN Kronos 16/9/05).

        La Russia ha già vietato la caccia in sette regioni (una degli Urali) toccate dall'espansione del virus H5N1 e sarebbe indispensabile che analoghe misure venissero intraprese anche in Europa, al di là delle pregiudiziali di parte, non appena gli stormi di migratori raggiungeranno i territori di svernamento (da metà ottobre).

        Alla luce di una situazione per ora incerta, ma che può essere prodromica di eventi epocali, EBN Italia - il birdwatching italiano - CHIEDE alle associazioni venatorie, a Federcaccia e ad Arcicaccia di adoperarsi affinché si chiuda anticipatamente la caccia alle anatre e alla selvaggina acquatica già dalla metà di ottobre, e al Ministro della Sanità e ai competenti assessorati regionali di mettere in atto misure adeguate di controllo sulla vendita, commercio e uso alimentare di selvaggina potenzialmente infetta.


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2005, Quaderni di birdwatching

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