Quaderni di birdwatching Anno VII - volume 14 - ottobre 2005

Recensioni
Titolo
di Igor Festari





     FIN DAL MOMENTO DELLA LORO USCITA SUL MERCATO anche alcuni tra i più ricchi ed esaustivi manuali mai pubblicati, come Sylvia Warblers o Raptors of the World, hanno avuto alle calcagna diversi detrattori. Tuttavia, alla fine dei conti, il numero degli elogi rivolti a questi libri supera di gran lunga il numero delle critiche a loro indirizzate. Al contrario, sfogliando gli ultimi numeri delle principali riviste ornitologiche e navigando un po' su internet non sembrano esserci dubbi sul nuovo arrivo: The Good Bird Guide è un gran brutto libro!

     Il volume, scritto da Keith Marsh e edito dalla Christopher Helm, viene infatti stroncato da tutti quelli che ne parlano. Recensioni negative sono apparse su Birding World, Alula e Dutch Birding, nonché su siti internet di rilevante importanza. Personalmente, l'ho ordinato quando ancora non era uscito sul mercato e dopo aver letto il primo giudizio negativo ho continuato a sperare si trattasse di un parere isolato... Sfortunatamente non lo era ed infatti, fin dalla prima scorsa, mi sono subito pentito dell'acquisto fatto.

     The Good Bird Guide è, essenzialmente, una site-guide, ossia una guida che descrive i principali siti dove effettuare birdwatching in un dato territorio. Ma questo libro nasce da un'idea più grandiosa: quella di trattare in un unico testo tutte le migliori aree del Paleartico occidentale (Europa, Nord Africa e Medio Oriente), compresi paesi mai inclusi prima in un lavoro del genere, come Algeria, Siria, Azerbaijan, Moldavia, Bielorussia, Ucraina, Isole Svalbard, tutti gli Stati dell'ex-Yugoslavia, ecc. Inoltre, l'autore, non contento, ha voluto anche trattare oltre 400 specie di uccelli interessanti dal punto di vista del "birder" incallito! Ecco spiegate le 608 pagine, suddivise in due parti (species-account, pagg. 0-381; site-account, da pagg. 382), ed il peso di circa 1,5 kg!

     Gli "species-account", accompagnati da una piccola illustrazione in bianco e nero dell'animale, descrivono la fenologia, l'habitat e la variabilità morfologica di ciascuna specie. Vengono elencati, inoltre, tutti i siti descritti nel testo dove appare o può apparire la specie in questione, esposti per nazione, in ordine alfabetico e contrassegnati da un codice ad asterischi (indicante la più o meno alta probabilità di osservare un dato uccello in una data zona).

     Se prendiamo in considerazione i riferimenti all'Italia che appaiono nei vari account troviamo un mare di inesattezze ed imprecisioni. Tra i peggiori esempi: lo Svasso collorosso è contrassegnato da 3 asterischi (*** = +75% probabilità di osservazione) solo per il Gargano, mentre è dato irregolare (** = 50-75%) o occasionale (* = 25-50%) al Delta del Po, a Orbetello e al Circeo, quando la situazione reale è esattamente opposta!

     Molti rapaci regolari duranti le migrazioni sullo Stretto di Messina vengono marcati con solo 1 o 2 asterischi (Capovaccaio, albanelle, ecc.) oppure neanche citati per questa area! Il Gallo cedrone viene dato come presente in due siti italiani: uno è lo Stelvio, con 2 asterischi (le probabilità di vederlo qui sono, senza appropriate indicazioni, assai minori del 50-75%...) e l'altra è, udite udite, il Parco Nazionale del Gran Paradiso, con un asterisco; in realtà la specie si è estinta in Val d'Aosta almeno dal 1930! Alla luce di questi esempi e dei numerosi altri non citati qui, provate a mettervi nei panni di un birdwatcher straniero che visiti l'Italia utilizzando come riferimento questa guida assolutamente non invidiabile!

     Per quanto riguarda la prima parte, quindi, c'è poco da dire: assolutamente inutile! Io mi chiedo: non bastava ridurre il tutto ad un indice (di più veloce e facile consultazione), eliminando tutta quell'inutile sbobba su habitat, biologia e sottospecie, di cui si parla già in decine di libri e guide, peraltro molto più approfondite? In questo modo si potevano risparmiare oltre 300 pagine ed ampliare un po' i "site-account"...

     I siti citati per ciascun paese sono, infatti, relativamente pochi ed assai mal descritti. Tutto si riduce al nome della nazione come titolo, a 5-10 righe introduttive, ad una cartina stilizzata con i siti contrassegnati da numeretti e ad un numero variabile di brevi paragrafi che descrivono le diverse aree importanti per il birdwatching. Mancano totalmente le indicazioni stradali su come raggiungere i siti (spesso impossibili da trovare senza un aiuto esterno...), e vengono dati pochissimi suggerimenti puntuali per scovare le specie all'interno del sito. Sfido chiunque a vedere un Picchio rosso mezzano o dorsobianco nel Parco Nazionale d'Abruzzo senza alcun riferimento preciso (nel testo è solo citata la loro presenza all'interno del parco). Il problema è che, avendo poco spazio e tante cose da dire, si sarebbe dovuto scegliere meglio le aree da trattare, oltre a trattarle più approfonditamente...

     Dei 25 siti italiani citati (14 sul continente, 6 in Sardegna e 5 in Sicilia) ne giudico inutili almeno un quarto: non che abbia niente contro il Lago di Massaciuccoli o i Monti Sibillini, ma sinceramente penso che non possano essere considerate d'importanza prioritaria per il twitcher inglese in cerca del maggior numero di tick nel minor tempo possibile. Eliminando quelli inutili ci si poteva quindi concentrare maggiormente su siti come il Delta del Po o i dintorni di Orbetello, aree immense ed estremamente ricche di uccelli, qui liquidate in meno di venti righe!

     Tenendo conto che anche altri recensori (inglesi, finlandesi, olandesi, ecc.) hanno rilevato la stessa abbondanza di errori, carenze e pressapochismi nei testi riguardanti i loro ed altri paesi trattati, non posso che sconsigliarvi caldamente l'acquisto e l'uso di questa site-guide.


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2005, Quaderni di birdwatching

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