Quaderni di birdwatching anno VIII - volume 16 - ottobre 2006

Segnalazioni
a cura di Fausta Lui, Silvio Bassi, Maurizio Sighele

In questa rubrica ci proponiamo di segnalare articoli apparsi su riviste di birdwatching e di ornitologia che pensiamo possono interessare il birdwatcher italiano, o perché trattano dell'avifauna italiana e europea, o perché scritti da connazionali, o che sono comunque di argomento generale. Inoltre, alcune pubblicazioni "di contorno" al mondo del birdwatching.


Albanese G. & Nuovo G., 2006: Itinerari bw. Le Saline di Margherita di Savoia. Picus, 32 (1): 49-55.

Le Saline di Margherita di Savoia sono certamente note a molti birdwatcher italiani. Per chi ancora non le abbia visitate, può essere utilissimo questo articolo, che propone un itinerario e le indicazioni sulle presenze interessanti nei vari periodi dell'anno. Ma anche chi già conosce le Saline potrà trovare informazioni di rilievo, ad esempio quelle sulla nidificazione autunnale di Fenicottero. Inserito anche un riquadro informativo sul gruppo degli Argonauti (nodo pugliese di EBN Italia), di cui fanno parte gli autori. (fl)

Tinarelli R., 2006: Dinamica della popolazione nidificante e conservazione del Mignattino piombato Chlidonias hybrida in Italia. Picus, 32 (1): 67-73.

Roberto Tinarelli, ben noto per le sue iniziative nel panorama ornitologico e conservazionistico italiano, presenta una sintesi della situazione delle nidificazioni di Mignattino piombato in Italia, a partire dalle prime del 1939, con aggiornamenti fino al 2005. L'autore illustra inoltre i principali fattori limitanti per la diffusione di questa specie e il ruolo positivo avuto dal ripristino di zone umide attraverso le norme agroambientali comunitarie. (fl)

Van Grouw H., 2006: Not every white bird is an albino: sense and nonsense about colour aberrations in birds. Dutch Birding, 28: 78-89.

Questo articolo riassume le alterazioni genetiche che sono alla base delle aberrazioni cromatiche negli uccelli e chiarisce la terminologia. In particolare si sottolinea l'impossibilità di incontrare individui parzialemente albini: l'albinismo è un difetto genetico che prevede la completa assenza di un enzima, la tirosinasi. Un Merlo che ha penne alcune bianche ed alcune nere non è quindi un parziale albino, ma un parziale leucistico: il leucismo è un difetto di fissazione dei pigmenti nelle penne e può essere generalizzato o parziale. L'albino prevede poi sempre anche assenza di pigmenti negli occhi e nelle parti nude, mentre il leucismo è un difetto limitato al piumaggio. Per le varie possibilità di difetto genetico abbiamo poi deficit quantitativi di una o di entrambe le melanine, per cui abbiamo individui che possono essere ad esempio "diluted" (diluiti?) con individui che potranno essere pastello o isabellini, oppure deficit qualitativi, come il difetto definito "ino", o ancora alterazioni cromatiche in cui il nero che diviene marrone ("brown") e così via. (ms)

Both C. et al., 2006: Climate change and population declines in a long - distance migratory bird. Nature, 441, 4 May 2006: 81.

Le risposte fenologiche ai cambiamenti climatici differiscono tra i livelli trofici, cosa che può portare ad un fallimento della nidificazione degli uccelli a causa della mancata coincidenza temporale della stessa con la massima abbondanza di cibo. Gli studiosi autori dell'articolo hanno investigato le conseguenze di un tale disallineamento temporale in una specie migratrice, la Balia nera (Ficedula hypoleuca). Per comparazione tra nove popolazioni olandesi si è potuto determinare un declino di circa il 90% delle stesse in aree dove l'abbondanza di cibo per i nidiacei risultava anticipata a causa dei mutamenti climatici in corso. In altre aree, con un picco di abbondanza di cibo ritardato, si è comunque osservato un debole declino. Se la fenologia dell'abbondanza di cibo si sposterà ulteriormente, si può facilmente predire un ulteriore declino della specie. Questo fenomeno di disallineamento temporale dipende dai mutamenti climatici in atto ed è probabilmente un fenomeno più ampiamente diffuso, anche se lo studio in questione riguarda solo una specie. La conclusione finale è che possiamo aspettarci ulteriori effetti del riscaldamento globale sulle popolazioni degli uccelli del Paleartico. (sb)

Qvarnström A. et al., 2006: Testing the genetics underlying the co-evolution of mate choice and ornament in the wild. Nature, 441, 4 May 2006: 84.

Una delle questioni più dibattute nella biologia evolutiva è se la scelta da parte della femmina di maschi con caratteri secondari sessuali esagerati può evolvere come risposta correlata alla selezione che agisce sui geni che codificano l'attrattiva dei maschi o la loro idoneità come genitori. Ad oggi studi empirici hanno supportato parte di questo scenario, ma un'evidenza scientifica in questo senso manca. In questo studio i ricercatori hanno usato un'analisi quantitativa genetica su dati raccolti su più di 8.500 Balie da collare (Ficedula albicollis), specie seguita per 24 anni, per quantificare tutti i requisiti genetici chiave relativi ai modelli "fisheriano" e "dei buoni geni" sulla selezione sessuale in natura. I risultati dello studio mostrano che l'effetto combinato delle influenze ambientali sui diversi componenti riduce il potenziale per una selezione sessuale indiretta in natura. Risulta quindi evidente che i geni che regolano la scelta del compagno per l'ornamentazione probabilmente evolvono per strade proprie invece di essere correlati direttamente con l' idoneità dei maschi come genitori. (sb)

Marcus G., 2006: Startling starlings . Nature, 440, 7 Apr 2006: 1117.

E' stato dimostrato da diversi studiosi che lo Storno europeo (Sturnus vulgaris) è capace di riconoscere una grammatica complessa, con la cosiddetta struttura (AB). Anche se l'apprendimento non è istantaneo, nove degli undici animali partecipanti all'esperimento hanno appreso a discriminare in modo affidabile tra le due grammatiche proposte. Nello stesso esperimento un genere di primati (Tamarini) non ha dimostrato la stessa capacità. Cosa può spiegare la discrepanza tra il successo dello Storno e l'insuccesso del Tamarino? La domanda non ha ad oggi una risposta univoca. Innanzitutto verrà riverificato il metodo, ma con questa ricerca il confine tra le abilità dei mammiferi (primati), generalmente ritenuti con capacità mentali superiori, e gli uccelli è divenuto più labile, mentre la presunta unicità mentale umana vacilla. (sb)

Nee S. & Colegrave N., 2006: Paradox of the clumps. Nature, 441, 25 May 2006: 417.

Quanto possono essere simili due specie e coesistere? Lo studio presentato dai due ricercatori cerca di dare una risposta a questa domanda, che, posta in altri termini, potrebbe essere: cosa costituisce l'identità ecologica di una specie? L'ecologia classica prevede il principio della esclusione competitiva, ossia per coesistere due specie devono avere un loro differente modo di vita o di alimentazione; ad esempio due specie di uccelli granivori devono nutrirsi di semi differenti. Un ulteriore esempio viene da Cinciallegra, Cinciarella e Cincia mora, dall'alimentazione molto simile. I due scienziati hanno dimostrato che sul lungo periodo prevale una sola specie, ma per un intervallo temporale anche molto lungo un gruppo di specie come quello citato può coesistere senza una identità ecologica distinta propria, ma come gruppo dalle caratteristiche all'incirca omogenee. Questo spiega il paradosso di Darwin, ossia perché non vediamo ovunque un insieme innumerevole di forme transizionali, ma a volte gruppi di forme di vita simili non solo come fenotipo ma anche come identità ecologica. (sb)

Jordie V. et al., 2004: Ultraviolet reflectance by the skin of nestlings. Nature, 431, 16 Sep 2004: 262.

In alcune specie (in questo caso dello Storno) si sono sviluppati, in corrispondenza alla nidificazione delle stesse nelle cavità e naturalmente in relazione alla più estesa capacità visiva degli uccelli, degli adattamenti evolutivi non sempre evidenti ad un primo sguardo. Nell'articolo in questione i ricercatori hanno evidenziato un vantaggio evolutivo notevole nella riflettanza alla luce ultravioletta della pelle dei nidiacei, che ne consente una più facile localizzazione nel nido anche in assenza di luce solare diretta. Questo spiega, in modo complementare al richiamo sonoro, la capacità di localizzazione all'interno del nido, anche se probabilmente questa facoltà si è sviluppata originariamente a seguito di una pressione ecologica da parte dei predatori. (sb)

Elemans C.P.H. et al., 2004: Superfast muscles control dove's trill. Nature, 431, 9 Sep 2004: 146.

Gli autori hanno studiato la fisiologia della Tortora selvatica (Streptopelia turtur), identificando alcuni muscoli superveloci come responsabili del tipico richiamo delle specie. La cosa interessante è che questi muscoli richiamano come struttura quelli dei mammiferi che eseguono analoghe operazioni. Questo costituisce un ulteriore esempio di convergenza evolutiva, che, ove necessario, conferma ancora una volta la teoria darwiniana, ed illumina la plasticità evolutiva all'interno degli uccelli come classe. (sb)

Anderson,M. & Wallander J., 2004: Relative size in the mating game. Nature, 431, 9 Sep 2004: 139.

Cinque decadi fa il biologo evoluzionista tedesco Bernard Rensch presentò un'interessante regola riguardo alle differenze di taglia tra animali di sesso diverso. In molti gruppi la taglia relativa del maschio cresce rispetto a quella della femmina all'aumentare delle dimensioni corporee. Gli autori hanno eseguito un'analisi comparativa che mostra come tale regola è spiegata da due aspetti correlati alla selezione sessuale e legati tra loro: da un lato la pressione di tale selezione, dall'altro l'agilità nel display nuziale. Le specie studiate sono state 102, nella famiglia dei Caradriformi (cui ad esempio appartiene il Combattente, Philomachus pugnax), e si è trovata una buona corrispondenza alla regola, confermata da una sua inversione nel caso di specie poliandriche. (sb)

Filardi C. & Moyle R.G., 2005:, Single origin of a pan-Pacific bird group and upstream colonization of Australasia. Nature, 438, 10 Jan 2005: 216.

Le isole oceaniche sono servite a lungo come laboratori naturali per comprendere la diversificazione della vita. In particolare, in questo studio, le isole del Pacifico tropicale sono servite per provare l'esattezza della teoria di Mayr sulla diversità degli uccelli di quest'area. La famiglia scelta è quella dei pigliamosche monarca (famiglia Monarchidae), che contiene sei generi endemici delle isole del Pacifico, nonché numerose altre appartenenti alla regione tropicale del Vecchio Mondo. L'analisi è stata effettuata sul DNA mitocondriale, ed i risultati sono in perfetto accordo con la teoria, dimostrando non solo la comune origine dei sei generi in questione, ma anche una progressione a tappe nella differenziazione, che dimostra la necessità di un approccio storico nel rivalutare le varie faune insulari. (sb)



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2006, Quaderni di birdwatching

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