Quaderni di birdwatching Anno IX - volume 17 - aprile 2007

Associazione EBN Italia
Titolo
di Luciano Ruggieri

        I GIORNALI DICONO CHE il 2006 verrà ricordato come "l'anno senza inverno"... I quotidiani rimarcano che la desertificazione avanza e che tra trent'anni potrebbero crescere le palme a Milano... I settimanali sottolineano che la calotta polare si assottiglia sempre più... E di queste notizie, chi più ne ha più ne metta. Parlare delle stranezze del clima e dell'africanizzazione dell'Europa, o di quando si potrà andare al mare a Stoccolma, pare un filone giornalistico importante in questo nuovo millennio, almeno quanto le indiscrezioni sulle intercettazioni telefoniche dei politici e dei vip.

        Ma se il giornalismo terroristico e scandalistico ha una sua precisa ragione editoriale, cioè quella di far vendere, è quando scende in campo lo scrittore che bisogna davvero allarmarsi.

        E' capitato sulla pagina della Cultura e Spettacolo del terzo quotidiano nazionale, La Stampa, che l'8 dicembre 2006 ha dato spazio in prima pagina allo scrittore Sebastiano Vassalli (L'oro del mondo, La notte della cometa, Marco e Mattio, La chimera, Premio Strega e Campiello 1990), con il titolo "Ibis, l'ambasciatore che porta pena" e sottotitolo "Dal Nilo alle risaie del Novarese. Con il suo essere fuori posto ci ricorda la precarietà che minaccia anche noi uomini: un amichevole avvertimento per conto del pianeta".

        Sebastiano Vassalli ha questo incipit: "L'Ibis sacro è arrivato con il nuovo millennio. Può darsi che mi sbagli, ma nella pianura del riso dove io vivo, tra Novara e Vercelli, i primi esemplari hanno fatto la loro comparsa soltanto quattro, o al massimo, cinque anni fa. Nessuno, in questi posti, aveva mai visto questi uccelli della famiglia delle cicogne (...)".

        E più avanti: "Qualcosa deve essere cambiato, nel mondo, per indurre gli ibis a spostarsi. Anche se molti tra i nostri contemporanei vorrebbero ricondurre tutto ad una sorta di normalità attestata dalle statistiche. Il mondo, dicono queste persone, è sempre più o meno uguale, e non è vero che si stia riscaldando(...) Se questi nostri contemporanei (miei e dell'ibis) avessero ragione, il clima del pianeta Terra sarebbe sotto controllo ma molti uomini e anche molti animali dovrebbero preoccuparsi per il loro sistema nervoso. Cominciando dall'ibis che tra le risaie del Novarese adesso sembra tranquillo, ma chissà cosa deve aver visto, povera bestia, che l'ha indotto a fare un viaggio di migliaia di chilometri per venire in Piemonte". E continua: "Chissà quale nevrosi spinge i cormorani ad abbandonare gli oceani per venire a fare strage di pesci nei torrenti alpini!". La notizia non tarda ed essere enfatizzata con toni meno aulici: "Sebastiano Vassalli, lo straordinario scrittore, racconta che nel suo giardino, nel Novarese, ha nidificato un ibis... l'ibis è un uccello africano... sarà arrivato su una barca di clandestini!".

        Questo siparietto, aperto dall'ignaro scrittore, è un pretesto per parlare di come l'informazione tenda ad essere sempre più catastrofista e sempre meno scientificamente attendibile. E' chiaro che nessuno sa quali saranno gli scenari futuri del clima mondiale, se saremo sommersi dal mare che si innalza a causa dello scioglimento delle calotte polari o immersi in una nuova era glaciale quando la corrente del Golfo si arresterà per la diminuzione della sua salinità e non potrà più riscaldare le coste del Nord Europa, ma questo fa parte del gioco della scienza del XXI secolo e delle forze politiche e economiche che la guidano e la indirizzano.

        Ma torniamo al nostro ibis, "ambasciatore che porta pena". L'Ibis sacro, per la precisione, fa parte dell'"Ordine" dei Ciconiformes, "Famiglia" Threskiornithidae, e rappresentava per gli antichi egizi il dio Thot, figlio di Ra, ma nel giardino di casa di Vassalli, non l'ha portato né il barcone dei clandestini né l'africanizzazione del clima. Purtroppo per lui, ce l'hanno messo.

        Vassalli avrà senz'altro comprato casa nel Novarese di recente e non avrà avuto tempo di accorgersene, perchè più o meno vent'anni fa, quando era intento a scrivere il suo romanzo più premiato, "La chimera", l'Ibis sacro era già in Italia e costruiva il nido. E' curioso che lo scrittore debba occuparsi del mondo delle scienze naturali facendo passare l'apparizione dell'uccello bianco e nero tra le risaie per un segno del cielo o un ambasciatore di sventura per il genere umano. Se volessi anch'io seguire questo filone potrei suggerire parallelismi più concreti, come l'apparizione sulle spiagge italiane nel caldo inverno 2006/07 di ben tre Monachelle del deserto, passeriforme tipico del deserto nordafricano o l'incredibile avvistamento di un Marabù in Molise e nel Modenese, ma me ne guardo bene.

        Infatti, cercare di indovinare il destino del pianeta Terra valutando i segni che la Natura (a caso) ci dà, sa molto di aruspicina e poco di Scienza. I fenomeni naturali vanno interpretati, meglio con quelle Scienze statistiche che al nostro scrittore non piacciono.

        Con la sua penna, lo scrittore lo vorremmo pronto ad emozionarci, ad entusiasmarci, a farci ridere o piangere o indurci a riflettere. Se vede fuori dalla finestra un uccello bianco e nero che tremila anni fa impersonava Thot, vorremmo che non ce lo descrivesse come un ambasciatore di sventura o di pena, ma ce lo descrivesse come solo sa uno scrittore o un poeta può fare.

        Purtroppo per l'Ibis sacro e per Vassalli, il nostro uccello ha messo casa a Novara perchè costrettovi. Qualcuno infatti, vent'anni fa, ha voluto inopinatamente o deliberatamente, liberare da una voliera una o più coppie di Ibis sacri. Altri ne sono fuggiti recentemente dalla voliera di un Parco zoologico del Torinese.

        Da quel momento l'ibis ha trovato nell'ambiente della pianura risicola una nuova valle del Nilo e vi si è adattato. Dicono gli annali ornitologici che il primo nido è stato scoperto nell'Isolone d'Oldenico, sul Sesia, al confine tra Novara e Vercelli nel 1989 e che ora il numero di individui, ormai naturalizzati, sia di circa un centinaio. L'Ibis sacro è pertanto non un clandestino, ma una specie aliena, che non fa parte dell'avifauna italiana, ma come molte altre (la nutria, lo scoiattolo grigio, il gambero della Louisiana etc.) si è acclimatato e sta colonizzando nuove aree.

        Caro Vassalli, l'uccello bianco e nero che vede a poca distanza da casa, con il riscaldamento del globo non c'entra nulla, è piuttosto l'ambasciatore dell'ignavia e insipienza del genere umano che altera l'ambiente naturale in maniera irreversibile: viveva nella Valle del Nilo come simbolo vivente del calcolo e della geometria, e da quell'Antico Egitto è scomparso a causa della caccia e delle trasformazioni del corso del Nilo, ora ha trovato asilo nell'Italia delle risaie, dove niente è calcolato, nulla è programmato, se non la geometria dei campi livellati dal laser.

        Povero Thot!


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2007, Quaderni di birdwatching

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