| Quaderni di birdwatching | anno IX - volume 18 - ottobre 2007 |
|
|
|
|
|
Documenti. Per i cittadini UE basta la Carta di identità valida.
Alloggio. Tutti gli alberghi in cui abbiamo alloggiato ci sono sembrati di livello uniforme e buono. Essenziali ma completi nei servizi e molto puliti. Persone asciutte ma cortesi ed efficienti. Quasi ovunque telefono e televisione in camera. Abbiamo pagato in anticipo ma ci è sembrato che i prezzi fossero uniformi attorno alle 12.500 kr/notte per la doppia. Se ci si vuole servire delle fattorie: farmholidays.is. Non le abbiamo trovate particolarmente economiche, infatti ci è sembrato, nella fattoria in cui siamo stati, che alloggio e prezzi fossero identici a quelli degli alberghi. Non sappiamo niente dei camping o di sistemazioni diverse. Telefonia. Ci siamo sempre fatti telefonare sul telefonino dall'Italia per comodità. Il segnale sul portatile non sempre è disponibile se si è lontani dai centri abitati. Auto. Abbiamo optato per la formula del fly and drive, senz'altro la più usata e anche la più comoda. Esiste ampia offerta di mezzi di ogni tipo. Dopo esserci informati presso amici già stati in Islanda, ed essendo in due, abbiamo scelto la macchina più piccola possibile ma con 5 porte, il che è comodissimo per caricare-scaricare il materiale. Ci hanno dato alla Hertz una Toyota Yaris 5 porte con 34.800 km. È piccola, non eccessivamente comoda ma ha svolto egregiamente il suo duro lavoro e ci ha portato ovunque. A nostro avviso non è necessario usare un fuoristrada. Le tariffe delle varie compagnie si possono trovare in rete. Al costo giornaliero indicato bisogna aggiungere la SCDW cioè una diminuzione o abolizione della franchigia sui danni; una diaria per eventuali altri conducenti oltre al titolare; un'assicurazione sulla franchigia per il furto, forse superflua in un paese come l'Islanda. Queste spese accessorie sono state per noi 11.491 kr. IVA inclusa (24.50%). Auto più grandi e fuoristrada costano il doppio o il triplo e consumano molto di più. Abbiamo avuto notizia di persone che con i fuoristrada hanno osato più del necessario. Operazioni di recupero in zone disagiate sono difficili e costose. Se si ha poco tempo del resto non è possibile esplorare più di tanto. Per noleggiare l'auto bisogna avere una Carta di credito il cui numero viene lasciato come cauzione. Normalmente viene programmato il trasferimento dall'aeroporto di Keflavìk in autobus (Flybus) a Reykjavìk dove si noleggiano le auto. Conviene invece insistere per avere l'auto già in aeroporto, cosa molto più pratica. Strade. Notizie sulle strade e su come si guida si possono leggere su tutte le guide che riportano anche i cartelli più comuni e la traduzione delle scritte che sono solo in lingua locale. I cartelli stradali indicano la destinazione, la distanza in chilometri e il numero della strada, che è l'elemento più importante. È necessaria estrema cautela. Le strade sono strette, quasi sempre su terrapieni o strapiombi, senza protezioni. Non sono ammessi errori né distrazioni. I limiti di velocità sono bassi, ma distanze anche notevoli si percorrono agevolmente perché non c'è traffico. Con il limite di 90 km/ora in un'ora si fanno 90 km effettivi. In pratica si va più veloci che non da noi. E poi è anche bene prendere le cose con calma, una volta tanto. Nel pianificare l'itinerario del viaggio è pressoché obbligatorio prevedere il giro circolare di tutta l'isola visto che la stessa non può essere attraversata se non in piena estate e soltanto con convogli di fuoristrada autogestiti o, più propriamente, guidati da locali. Si tratta comunque di avventure motoristiche più che naturalistiche. Il solo giro dell'Islanda con la strada principale (N1) è di 1.100 km a cui vanno aggiunte le deviazioni varie. Si tratta quindi di una sorta di corsa contro il tempo. A meno che non si disponga di un mese intero. Bisogna quindi limitarsi a visitare alcuni luoghi tralasciandone altri, senza fare troppi esperimenti che si risolverebbero molto facilmente in una inutile perdita di tempo. Indicheremo località che a nostro giudizio sono da vedere e altre da tralasciare. Pieni di carburante. Il paese è ben servito. In tutti i centri di interesse vi è almeno un distributore. N1 impone l'acquisto di una carta da 3.000 o 5.000 kr che si trova presso il distributore stesso. Con quella si va alla pompa. Le istruzioni sono in islandese. Vi sono delle rappresentazioni grafiche ma poco chiare. Teoricamente se non si sfrutta tutta la carta dovrebbe rimanere un credito. Dopo la sparizione di quasi 1.000 kr residue insieme alla carta ingoiata dalla macchina, abbiamo scelto di evitare accuratamente questo fornitore e di servirci di Olìs dove si può pagare in contanti self service o servito (0.50 kr in più). Si può pagare anche con la carta di credito, in via automatica. Ma abbiamo preferito evitare il rischio di vedercela mangiare dalle macchinette. Bisogna comunque prestare attenzione specialmente se si hanno macchine che consumano molto. Le distanze che si percorrono sono spesso notevoli e quindi conviene sempre tenere il pieno. Cibo. Questa è la nota dolente per noi italiani ogni volta che ci allontaniamo verso nord. I supermercati sono nulla in confronto ai nostri. Noi ci siamo serviti da Bonus. I ristoranti da noi frequentati sono stati assolutamente uniformi nei prezzi e scarsi nelle cibarie. Con la formula Bed & Breakfast conviene approfittare dell'abbondanza mattutina, anche perché l'arietta fresca fa venir fame. Nel primo pomeriggio fare uno spuntino con quanto acquistato nel supermercato. Farsi un secondo caldo alla sera. Con eventuale integrazione sempre attingendo alle riserve. E tenere duro fino al rientro in madrepatria. Osservazioni ornitologiche e riprese. Gli uccelli non mancano di certo e vi accompagnano quasi ovunque durante il viaggio. Le specie in totale non sono molte ma alcune sono pressoché esclusive ed interessanti. Bisogna tenere presente che molti uccelli sono più confidenti in zone antropizzate essendo ivi abituati alla presenza dell'uomo. Conviene quindi approfittare di tali occasioni appena si presentano risparmiandosi così la fatica di rincorrerli per il resto del viaggio. Nel diario abbiamo indicato le specie più significative dei luoghi visitati senza citare continuamente quelle che sono una costante. Nell'elenco delle specie abbiamo dato indicazione sulla frequenza e sui luoghi dove gli uccelli sono più confidenti e quindi dove conviene fotografarli o riprenderli.
Sicurezza. A noi il paese è sembrato estremamente sicuro. Abbiamo lasciato spesso auto e bagagli incustoditi senza danno. Comunque le normali precauzioni non guastano, specialmente nei periodi di maggior afflusso turistico.
Martedì 12 giugno 2007. 1° giorno. Partenza da Aeroporto Milano Linate - Reykjavìk (aeroporto di Keflavìk) via Parigi. Milano Linate 09.35 Paris CDG 11.05 spuntino a bordo. Durata 1.30 ore Air France Paris CDG 14.15 Reykjavìk Kefkavìk 15.45 pranzo a bordo. Durata 3.30 ore. Islandair Reykjavìk Meteo: 13°C soleggiato, poche nuvole, vento assente. Ad Anarstapi si va fino a un parcheggio vicino ad una strana costruzione tipo monumento in sassi. Nei prati intorno c'è una delle numerose e chiassose colonie di Sterna codalunga. Si va verso il mare stando sulla destra e si arriva ad alcune interessanti scogliere dove nidificano Fulmaro, Gabbiano tridattilo, Uria. In mare edredoni con i piccoli. Non conviene andare oltre le prime scogliere. Possibilità di belle foto. Hellnar e Malarrif, riportate sulle guide sono da tralasciare. Sullo sterrato troviamo dei lavori in corso con ruspe e autocarri che spargono e spianano terra e sassi probabilmente per preparare il fondo per un allargamento della strada e sua asfaltatura. Iniziamo a mettere a dura prova la Yaris. Appena arrivati conviene superare la massa degli sbarcati e lanciarsi immediatamente verso il ristorante, superarlo, procedere lungo la sponda nord dell'isola e arrivare dove c'è un segnale di divieto di transito. In questa stagione la zona di nidificazione principale è interdetta. Sedendosi qui, se già non ci sono, arriveranno a posarsi preso di voi i Pulcinella di mare e le Urie nere. Senza disturbarli, con cautela si possono avvicinare fino a pochi metri con ottimi primi piani. Poi arriverà la gente e allora vi sposterete. Noi siamo andati alla chiesa che vale la pena di vedere per la sua semplicità e le pitture. Poi ci siamo spostati verso la sponda sud. Attorno a mezzogiorno c'è la bassa marea. A riva, in mezzo alle alghe di colore rossastro abbiamo notato un uccello che ben si mimetizzava: il rarissimo Falaropo beccolargo! Pur essendo rimasti a più di 30 metri immobili, lÕuccello, dopo circa un solo minuto se ne è andato, probabilmente perché voleva farlo. Peccato. Ma l'abbiamo comunque visto in livrea nuziale. Ci siamo poi annoiati dovendo stare immobili per il maltempo. Ma abbiamo potuto vedere benissimo, fotografare e filmare le specie sopra citate. Ci siamo quindi imbarcati. Arrivati a Brjanslaekur abbiamo recuperato l'auto e in pochi minuti verso Est siamo arrivati all'Hotel Flokkalandur che è proprio sulla strada. Breakfast dalle 8.00. Proprio davanti all'Hotel sbocca nel Vatsnfjordur un piccolo fiume. Un gruppo di Morette arlecchino staziona in prossimità della foce e risale il torrente nel primo tratto, fino a un bel pinnacolo per nutrirsi. Se si usa cautela, si possono fare ottime osservazioni e foto. Dopo cena, oppure meglio al mattino presto per la luce, conviene percorrere la costa verso est per i primi chilometri. Se il tempo è favorevole vi sono scorci molto belli. Oche selvatiche, Cigni selvatici. Smergo minore. Sabato 16 giugno 2007. 5° giorno. Escursione a Latrabjarg. Totale del giorno 230 km. Meteo: 11-13°C. Nubi alte stratificate. Quindi soleggiato. Prendiamo in direzione di Brejdavik. Attraversiamo la penisola, spostandoci sul lato nord della stessa. Dall'altro lato del Patreksfjordur vediamo la cittadina omonima. Arriviamo ad una bellissima zona di dune di sabbia su cui è stato ricavato un aeroporto. Questo sito presenta comunque ampie aree intatte e ci fermiamo ad ammirare le dune e la caratteristica vegetazione. Proseguiamo quindi con cautela su uno sterrato a strapiombo sul mare. Si va in salita per un gran tratto. Arrivati in alto ci attraversa in volo un maschio di Pernice bianca. Vediamo anche uno Zigolo delle nevi. Ci godiamo quindi la vista di bellissime ed ampie spiagge. Arriviamo poi al faro di Latrabjarg dove si parcheggia. Poco più in alto si arriva in vista di una rientranza sulle cui pareti sono appollaiati Gabbiani tridattili, Fulmari, Urie, Urie di Brunnich, Gazze marine. Muovendosi con attenzione lungo i sentieri che le costeggiano si può godere di una visione fantastica. Spostandosi poco più in alto si possono vedere gli uccelli che ritornano in volo lungo la scogliera e i Labbi che li insidiano. Ottimo per foto di uccelli in volo. Quindi ritorno a Flokalundur. Prezzi cene: Piatto unico di pesce 2.100 Kr. Birra Gull 600 kr Hamburger 600 kr. Piatto unico di carne. 2.750. Presso L'hotel c'è un distributore della N1. Si fa il pieno solo con tessera prepagata. Abbiamo messo 3.000 kr. Domenica 17 giugno 2007. 6° giorno. Da Flokkalandur a Hvammstangi. Diretto 260 km. Totale del giorno 367 km. Meteo: 12-15°C. Sereno, vento assente. Prendiamo la 60 fino a Burdardalur. I primi chilometri sono favolosi, come già detto. Per 40 km sterrato compatto senza incontrare una sola auto! Coppie di Oche selvatiche e Cigni selvatici con i piccoli in piumino ma già capaci di sgambettare al seguito dei genitori. Fino al km 50 bei fiordi. Una Volpe artica ci attraversa la strada. Poi paesaggio monotono. A 90 e 95 km belle zone umide con moltissimi Cigni selvatici. Dopo Lauga al km 173 sul fiume Faskrud Piovanelli violetti abbastanza confidenti. Gli unici del viaggio. Dopo Bodardalur prendiamo la 59, e in mezzo alla nebbia attraversiamo un paesaggio strano con la vegetazione erbacea che forma una serie di cuscinetti a perdita d'occhio, andiamo verso il Hrutafjordur. Appena arrivati a livello del mare, troviamo alcuni piccoli specchi d'acqua e vediamo una Volpoca che, appena ci fermiamo vola un centinaio di metri più distante. Prendiamo quindi la 61 e poi la 1 in direzione Laugarbakki Hvammstangi. Quivi arrivati decidiamo di andare ad esplorare la penisola di Vatnes. Prendiamo la 711. Ad un certo punto, lato mare, c'è un parcheggio con un cartello che parla di foche. Ma è sbiadito al punto da risultare indecifrabile. Scendiamo e andiamo fino all'acqua senza vedere nulla. Inutile perdervi tempo. Poco prima della punta ci fermiamo a fotografare una Pittima reale. Una Pernice bianca si fa vedere a lato strada per volare subito più in là. Dopo la punta della penisola si ha un bellissimo scorcio su una immensa spiaggia nera. Al di là del primo braccio di acqua vediamo una macchia giallo-sporca. Sono foche! Un branco di un centinaio di esemplari. Per vederle da vicino, senza disturbarle nemmeno volendo, si arriva all'Ostello Osar, si gira, si torna indietro di 300 metri, si imbocca una stradina sterrata verso valle che porta a un parcheggio con una sorta di belvedere di legno. Si trascura questo e ci si incammina verso il basso lungo una recinzione, la si supera, si scende per un sentiero fino all'acqua. Piovanello pancianera. Si percorre un sentierino tra dune basse. Non bisogna assolutamente lasciarlo per non disturbare gli uccelli eventualmente nidificanti in questo momento e per non calpestare la delicata vegetazione. Si arriva quindi comodamente di fronte al branco di foche che si ammirano da un centinaio di metri, tale è la distanza del braccio di acqua che le separa dalla terraferma. Facciamo tutto il giro della penisola e torniamo verso Hvammstangi. Qualche chilometro prima troviamo la fattoria Gauksmyri (tel. 451-2927). È una grande fattoria accanto alla quale è stato costruito l'alloggio. Praticamente nuovo. Bagno nuovissimo ma con doccia fissa alta 2 metri e lavabo piccolissimo con ripiano che impedisce di lavarsi la faccia se non sbattendoci contro o bagnando per terra. Comunque sistemazione bella. Colazione alle 8 ottima. Cena a base di carne, contorno, molto buona ma cara. 2.950 a piatto. Birra 650 kr. Lunedì 18 giugno 2007. 7° giorno. Da Hvammstangy a Myvatn. Totale del giorno 410 km. Meteo: 10-7-18°C. Bello. Vento assente. Prendiamo la 1 verso Blonduos. Qui, sui prati cittadini rasati di fresco Oche selvatiche con pulcini confidenti. Dopo la città si risale una bella ed ampia valle rimanendo a lungo vicino al fiume. Numerose Oche selvatiche. Al km 64 Svasso cornuto, Falaropo beccosottile. Al km 71 coppia di cigno selvatici con piccoli in piumino. Coppia di Svasso cornuto. Al km 82 Zigolo delle nevi. Al km 101 a destra colonia di Cigni selvatici. Dopo il km 150 si scende lungo una bellissima valle. Non vi sono uccelli ma scorci di paesaggio favolosi. Ad un certo punto, sulla sinistra, si può scattare una foto da cartolina con fiume in primo piano, prati verdi e fattoria azzurra, montagne con picchi appuntiti sullo sfondo. Arrivati ad Akureyri facciamo la spesa al Bonus (1030 kr). Girando il fondo del fiordo, si arriva ad un belvedere che dà sulla città. Gavina. Al km 238, lago Ljosavatn, coppia di Strolaghe maggiori in abito nuziale. Decidiamo di allungare la strada e di andare a Husavik per la 845. Alle rapide del Laxà: Quattrocchi d'Islanda, Moretta arlecchino, Smergo minore, il meno diffidente di tutti. Pieno con 3.000 kr, 25,47 litri di fronte all'albergo. Quindi costeggiamo la sponda est del lago fino a Reykjahlid dove vediamo, oltre al resto, due Organetti artici, gli unici del viaggio. Prendiamo poi la 1 verso est e siamo subito affascinati dal vapore, già osservato dall'hotel in lontananza, di un impianto di sfruttamento dell'energia geotermica. Non è il caso di fermarsi, come abbiamo fatto noi, perché c'è di molto meglio dopo. Infatti dopo una salita, si scende e si vede una zona interessantissima dai colori fantastici con pozze di fango ribollente e cumuli di terra sbuffanti. Qui vale la pena davvero di fermarsi. Quindi andiamo verso Krafla per la 863. Passiamo in mezzo a una grossa stazione geotermica, saliamo, pieghiamo verso destra ed arriviamo ad un piazzale da cui si vede la struttura. Torniamo indietro e scendiamo sulla destra verso un parcheggio con due baracche. Di fronte abbiamo una montagnetta. Vale la pena di perdere circa un'ora a girarle attorno. Meglio in senso orario. Prima si incontrano campi di lava recenti su cui la vegetazione pioniera si sta insediando, quindi si sale su due cimette da cui si gode di una spettacolare vista a 360° su eruzioni recenti di lava nerissima. Infine si scende verso due pozze di acqua turchese con sbuffi vari. Andiamo ancora sulla 1 verso Dettifoss dove ci attende la famosa cascata. Troviamo prima la F862 percorribile solo da fuoristrada. Ma è meglio, per questioni di luce, prendere la 864. Si tratta di uno sterrato rognoso, con il fondo a lamiera ondulata e polverosissimo. Il paesaggio circostante è lunare. Per non disfare la macchina e la schiena bisogna lanciarsi e trovare, tra i 60 e gli 80 km/ora la velocità alla quale si sentono meno le vibrazioni che sono comunque assai noiose. Ma il peggio è dato dalla polvere. Nonostante avessimo chiuso tutto ermeticamente e fermato l'ingresso di aria dall'esterno, alla fine ci siamo trovati il cruscotto e il resto coperti da un velo impalpabile che era penetrato dappertutto. Conviene sempre sugli sterrati chiudere gli strumenti ottici in sacchetti o almeno coprirli. La cascata di Dettifos è splendida. Conviene anche risalire il fiume per 1.4 km su un sentiero tormentato ma facile per arrivare all'altra cascata più a monte di Seljafoss. Diversa ma anch'essa molto bella. Totale 1 ora andata ritorno. In questa valle abbiamo visto i primi Stercorari maggiori. Non vediamo il Girifalco, specie che non abbiamo mai visto. È dato anche per la zona di Krafla. Probabilmente in questo periodo della nidificazione è molto elusivo. Più avanti nella stagione vengono riportati giovani e adulti assieme. Tornando sulla 864, invece di rifare la strada dell'andata, considerato anche il numero di auto che si erano recate alle cascate, e volendo impolverarci un po' meno, abbiamo deciso di andare verso Asbyrgi. La strada è sempre sterrata, abbastanza lunga, ma ci è sembrata migliore. Dopo Asbyrgi vi sono interessanti pareti rocciose. Abbiamo preso quindi la 85 per tornare a Husavik e poi al Myvatn. A Skulagurdur abbiamo avuto la bella sorpresa di vedere e seguire per un bel pezzo un Gufo di palude in caccia. Abbiamo poi pensato di fare un poker di cascate andando verso Akureyri per la 1 fino alla cascata di Godafoss che ci eravamo dimenticati di visitare il giorno precedente. Ci è costata una breve deviazione durante la quale abbiamo visto un maschio di Smeriglio volarci davanti. Per inciso durante queste passeggiate, con il cielo limpido, ci siamo scottati! Quindi chi ha la pelle delicata è meglio si porti una crema. Tornando, sulle alture ancora in vista della cascata, un altro Gufo di palude e uno Smeriglio che attaccava un Labbo. Tornati all'Hotel al lago Myvatn abbiamo deciso di cenare all'albergo di fronte al Gigur e cioè il Sel - Hotel - Myvatn gestito da due tipi originali. Buffet menu abbastanza ricco, anche se è bene scegliere roba non troppo pesante. In due 7.000 kr più 1 birra 600 kr. Ma almeno abbiamo mangiato a volontà dopo tanti patimenti. Mercoledì 20 giugno 2007. 9° giorno. Dal Lago Myvatn a Breiđdalsvìk. Totale del giorno:387 km. Meteo: 13-19°C. Bello, caldo. Dal lago abbiamo rifatto la strada del giorno precedente fino alla deviazione per Dettyfoss. Abbiamo proseguito quindi sulla 1 in direzione sud-est. Dapprima paesaggio lunare, poi si sale e si arriva ad una sorta di altipiano dove riprende la vegetazione. Da qui fino alla valle dello Jokulldalur si possono incontrare le Oche zamperosee che non vedremo più oltre. Le stesse sono visibili, anche se non in numeri grandi, a lato strada, con la prole. In qualche caso discretamente confidenti. Abbiamo anche fatto una deviazione sulla 901 che porta alla 907 ma lo sconsigliamo. Non porta da nessuna parte. Dalla letteratura sembra che si posano vedere molte Oche zamperosee addentrandosi all'interno. Ma non abbiamo potuto farlo per questione di tempo. Quindi la strada è estremamente monotona e vale la pena di farla in fretta sino al mare dove si percorrono dei bei fiordi peraltro senza particolari da segnalare. Arrivati a Breidalsvik proseguiamo fino all'Hotel Stadarborg (+354 475 6760 - stradaborg.is) che è fuori dalla piccola cittadina, in direzione di Egilsstadir. È un hotel non di nuova costruzione tuttavia lindo, con un bagno funzionale e finalmente un bel lavabo grande, una doccia con scroscio abbondante; gestore cortese, personale sudamericano che fa sentire la sua influenza sulla cucina e sul breakfast. Siamo gli unici ospiti per quella notte. Per un piatto unico, con due tocchi di pesce impanato, il più abbondante del viaggio a cena spendiamo 2.900 kr a testa più 550 per una birretta. La colazione del mattino seguente sarà la migliore del viaggio. Fatevi una fetta di pane con qualche sottile fetta di una specie di tomina di zola con sopra la marmellata di mirtilli. Attorno a Breidalsvik vi sono alcune pozze dove vediamo Piovanello pancianera da vicino, Falaropo beccosottile, Piviere dorato, Pittima reale, Pettegola, Chiurlo piccolo, Tordo sassello. C'è anche una piccola colonia sparsa e ben difesa di Gabbiano comune. Risalendo la valle Breidalur per qualche chilometro numerose oche. Nota. Siamo arrivati a Breidalsvik alle 13.30 in largo anticipo rispetto al previsto. Volendo è possibile saltare questa tappa. Giovedì 21 giugno 2007. 10° giorno. Da Breidalsvik a Hofn, Gerdi. Totale del giorno 380 km. Meteo: 13-15°C. parzialmente nuvoloso. Poco vento. Dopo 70 km da Breidalsvik, a Djupivogur c'è il traghetto per l'isola di Papey dove nidificano i Pulcinella di mare. La partenza è alle 13.00. Prezzo 4.000 kr. Durata del viaggio 4 ore di cui 2 sull'isola. Sarebbe interessante ma siamo troppo in anticipo e proseguiamo. Arrivati a Alftafjordur vediamo una coppia di Volpoche con 11 piccoli. Dai libri sembra che la nidificazione di questa specie sia un fatto molto raro. Lungo la strada belle pozze. A Hvalnes, durante una piccola sosta vediamo due Sule. Dopo 175 dalla partenza, inclusa qualche piccola deviazione, arriviamo a Hofn dove troviamo una colonia si Sterne codalunga e vediamo in mare una Strolaga minore. Ci rechiamo all'ufficio informazioni per sapere dov'è l'hotel per la sera e ci viene data una utile cartina della zona. Poiché il tragitto è stato corto e siamo in anticipo, decidiamo di iniziare ad esplorare il settore dei grandi ghiacciai. Proseguiamo quindi oltre, verso ovest. Si incontra la vallata dell'Hoffellsjokull, la prima bellissima lingua glaciale. Si prende la 984, ci si inoltra su uno sterrato, si trova un cancello che va aperto e chiuso ad ogni passaggio, si guada un piccolo torrente. Il fondo tiene bene. Bisogna valutare quanta acqua c'è. Con circa 15 cm siamo passati bene. Anche perché mentre ci pensavamo su è passata un'altra berlina. Si arriva quindi in cima a una morena frontale che chiude un fantastico lago nel quale si tuffa il fronte glaciale. Eravamo soli e la sensazione è stata fantastica. Tornati sulla 1 più avanti si trova l'indicazione Svinafell. Non entrare. Privato e chiuso. Più avanti abbiamo preso la 986 indicazione Raudabell. Si arriva ad uno scorcio di fattoria con dietro il ghiacciaio. Giocando di tele si può imbastire una foto fintamente drammatica poiché verosimilmente saranno i prati della fattoria ad inseguire il ghiacciaio piuttosto che il contrario. Non si prosegue. Labbi vicini. Più avanti Hlmur. Abbiamo poi preso la F 985 senza accorgerci della "F"... È uno sterrato lunghissimo (16 km) stretto, con tratti in forte pendenza fatti in prima, con curve e dossi ciechi. Abbiamo incontrato qualche fuoristrada che tornava. Ci guardavano strabuzzando gli occhi. La stradaccia porta a Joklasel, albergo in quota, base per escursioni a piedi e motorizzate sui ghiacciai. Ci siamo accorti al ritorno, dopo altri sguardi stralunati e una richiesta se avevamo bisogno di aiuto che la strada era F cioè solo per fuoristrada! Da evitare anche con tale veicolo. Tanto tempo perso, pericoloso. Inutile. A Hofn pieno 2567 kr. 20,60 litri. Siamo quindi andati a Gerdi una decina di chilometri prima dello Jokulsarlon, Gasthaus Sudursveit. Camera decente, pulita come al solito. Cena e colazione modeste. Cena solito piattino 5.000 in due. Venerdì 22 giugno 2007. 11° giorno. Da Gerdi a Vik. Totale del giorno: 273 km. Meteo: 13-18°C. Parzialmente nuvoloso. Vento forte. Uno Zigolo delle nevi gorgheggia sulla punta di un iceberg alto e aguzzo. Gli Edredoni vengono fotografati in mezzo ai ghiacci. Un Piviere dorato passeggia tra la gente. Una colonia di Sterne si aggiunge al chiasso. Una foca se la cava bene nel trambusto. Lo spettacolo è comunque grandioso. Quindi, più avanti, imbocchiamo uno sterrato che in poco ci porta al Lago Breidarlon del ghiacciaio Fjallsjokull. Il più bel posto che abbiamo visto! Gente zero o poca, un ghiacciaio che si frammenta alla fine con strutture che ricalcano quelle del basalto colonnare. Una sorta di matitoni bianchi aguzzi affastellati strettamente gli uni agli altri. Veramente uno spettacolo da non mancare! Sazi di quanto visto e forse per non confondere i ricordi non abbiamo tentato altri avvicinamenti ai ghiacciai incontrati in seguito. La ben nota Skaftafell non ci ha riservato un granché, se non il fare un salto frettoloso a vedere la calotta glaciale del Oraefajokull. Qui c'è un campeggio e un locale tipo bar ristorante. Forse per chi ha tempo ci sono escursioni a piedi molto interessanti. Ma noi dobbiamo correre, correre intorno all'Islanda. Prima di Oraefi c'è un'indicazione di una strada per Ingolshofdi dove nidificano i Pulcinella di mare. Ma è solo per fuoristrada. Sulle guide si parla anche di escursioni guidate. Andiamo oltre. Più avanti, se non per i numerosi stercorari, il paesaggio è monotono e non vale la pena di soffermarsi. Meglio tirare dritto fino a Nupsstadur che si incontra dopo aver aggirato il maestoso massiccio del Lomagnupur. C'è una piccola zona agricola, alcune casupole con i tetti di terra e una piccola chiesetta sbilenca. Sul retro della chiesetta vi sono poche piccole tombe. Il luogo è molto raccolto e meditabondo. Qui le migliori riprese di Tordo sassello. Zafferani al pascolo sui prati in sfalcio. Da vedere. Segue quindi un interminabile paesaggio monotono di campi lavici da fare di corsa. Poi una ridente vallata coltivata. Niente altro fino a Vik. Dopo Vik prendere la 215 in direzione est verso mare. Si arriva al cospetto di alcuni pinnacoli e di una rocca con basalto colonnare che si presta a belle foto e una piccola colonia di Pulcinella di mare una decina di metri in alto. C'è anche una specie di grossa caverna in cui ripararsi se c'è un vento molto forte come è capitato a noi. Si è su una spiaggia di sassolini neri e levigatissimi. Ma il pezzo forte della zona è la rocca di Dyrholaey a cui si arriva prendendo la 218. Dall'1.6 al 25.6 l'accesso è assolutamente sbarrato causa nidificazione. L'abbiamo mancato per 3 giorni! Anche qui Pulcinella di mare e altri uccelli marini. Ci siamo consolati con alcune Pittime e relativi pulli proprio all'ingresso. A Vik abbiamo dormito all'Hotel Höfđabrekka, Myrdalur 871 (tel. 487-1208) che si trova fuori città, un paio di chilometri a est. Struttura ricettiva molto grande, moderna, bella, con laghetti attorno. Tordo sassello, Ballerina bianca tra i piedi. Alzavola. Cena buffet abbondante 1 birra totale 6.950 kr. Breakfast alle 8. Sabato 23 giugno 2007. 12° giorno. Da Vik a Gullfoss, Geyser, Lago Þingvallatn, Reykjavìk Totale del giorno 312 km. Meteo 15-18°C bello. Uscendo da Vik si ammira la bellissima calotta del Myrdaljokull. Abbiamo preso la 249 e siamo andati a vedere la cascata di Seljalandfoss. Eravamo in controluce. Quindi poco favorevole per le foto. Ma è comunque bella. Ci si può passare dietro. Ma è meglio lasciare che siano gli altri a bagnarsi. Si sale lungo i costoni laterali e si può riprendere lo scroscio dell'acqua con le persone dentro avendo le dimensioni reali del fenomeno. La deviazione prende pochissimo tempo. Quindi via sparati sino a Gullfoss. Anche questa cascata è impressionante. Non l'abbiamo goduta appieno perché c'era un vento che ci buttava a terra. Poi a Geysir. Partiti alle 8.30 vi arriviamo a mezzogiorno. Il geyser è veramente da vedere. Butta ogni 10-15 minuti. Vale la pena di osservarlo da vicino e poi da lontano. Idem per foto o meglio film. Il tutto prende un'ora. Quindi al Lago Þingvallatn a vedere la famosa faglia di cui parlano tutte le guide. Appena arrivati vediamo una coppia di Smeriglio. Dentro la spaccatura hanno fatto una stradina che rovina un po' l'incanto. Ma vale comunque la pena. Idem per la prima parte del lago. Arrivati all'Hotel Valholl si prosegue sulla sponda occidentale per un centinaio di metri su una stradina che poi finisce. In un piccolo laghetto due bellissime Strolaghe minori. Quindi a Reykjavìk dove alloggiamo di nuovo all'Hotel dell'aeroporto cittadino che ci ha ospitato la prima notte. Carburante 3.100. Domenica 24 giugno 2007 13° giorno. Da Reykjavìk all'aeroporto internazionale di Keflavìk. Ritorno in Italia Totale del giorno: 71 km. Meteo: 12°C. bello Vento assente. Avendo un po' di tempo decidiamo di vedere la penisola sulla punta della quale c'è l'aeroporto. Prendiamo la 42. Andiamo al lago Kleifarvatn. Ma è deserto. Anche il paesaggio, forse dopo ciò che abbiamo visto prima non ci dice niente. Andiamo quindi a Grindavik su uno sterrato noioso. Quindi giriamo attorno alla laguna blu che non si vede. Si vede la centrale che la alimenta. Si intravedono le strutture termali ma non la laguna propriamente detta. Forse vale la pena di farci un bagno. Ma all'andata non avevamo tempo da perdere, adesso dobbiamo partire. Poi prendiamo al 44 verso Hafnir. Sulla 425 per Hafnaberg dove c'è una zona umida costiera interessante ma al momento popolata solo da gabbiani. Facciamo l'ultimo pieno prima di riconsegnare l'auto (2246 kr; 17,39 litri) alla Olìs di Keflavìk. Sulla parte a mare della cittadina zone umide interessanti in cui frettolosamente notiamo vari gabbiani, Edredoni, Piviere dorato, Pettegola, in città Storni. Alla fine il contachilometri parziale misura 3406 chilometri. All'aeroporto di Keflavìk stessa banca interna della partenza cambiate 13.850 kr = 160 €. Nota. A meno che non si voglia andare alla laguna blu ci sembra inutile fare tutto questo giro. Ritorno in Italia: Reykyavik Keflavìk 13.15 Copenhagen 18.15 Durata 3.00 ore. Spuntino a bordo. Copenaghen 20.40 Linate 22.40. Cibo e bevande in vendita a bordo. Bagagli dopo 10 minuti. Nota finale. Probabilmente, risparmiando i due giorni come prima indicato, sarebbe interessante passare un giorno sulla penisola attorno a Isafjorđur e un altro a Vestmannaeyjar dove c'è una enorme colonia di Pulcinella di mare.
Abbiamo visto un totale di 60 specie. | ||||||||||||||
|
© 2007, Quaderni di birdwatching Tutti i diritti di proprietà letteraria e artistica riservati. È vietata la riproduzione totale o parziale senza consenso scritto. |