Quaderni di birdwatching anno IX - volume 18 - ottobre 2007

Note dal campo

Titolo
di Gabriella Malusardi


        DOPO AVER TRASCORSO le vacanze pasquali a Marina Romea, nella zona del Delta del Po, ci ritorniamo per il ponte del 1° maggio, anche per visitare la Fiera del Birdwatching. Lunedì 30 aprile, dopo aver passato tutta la giornata a fare osservazioni tra Ostellato, Valli del Mezzano e Valle Zavelea, la nostra bambina Sofia, stufa di tanto birdwatching, pretende di andare a giocare un po' in spiaggia e decidiamo di accontentarla, nonostante siano già passate le 6 di sera.

        Data la presenza di numerosi ladri nella zona, prima di andare in spiaggia passiamo in albergo per lasciare tutta l'attrezzatura ottica e fotografica. Mentre Sofia gioca, Gian Mario decide di andare fino in riva al mare, e io, vincendo la pigrizia che mi incolla ad un comodo dondolo, lo seguo.

        "C'è qualcosa che si muove sulla battigia" dice Gian, solo che non riusciamo a distinguere di che si tratta. Ci avviciniamo con cautela, quasi gattonando; potrebbero essere dei Piovanelli tridattili (che per noi sarebbero un bel lifer, a lungo cercato), ma senza binocolo non riusciamo ad esserne certi. Ad un tratto mi viene in mente che sulla macchina c'è il cosiddetto "binocolo di emergenza", un piccolo 10x25 che teniamo sempre nel cruscotto per le osservazioni casuali.

        Gian corre a prenderlo, mentre io tengo d'occhio le bestiole (di sicuro sono più di una), che corrono a destra e a sinistra, forsennate. Veloce come un fulmine, Gian ritorna con il binocolino e conferma: tre Piovanelli tridattili.



        Maledico il fatto di aver lasciato la macchina fotografica in albergo, e studio cosa fare, se ritornare velocemente a prenderla o lasciare perdere. Nel frattempo Sofia ha bisogno di andare in bagno, Gian l'accompagna e io continuo a sorvegliare i piovanelli, ma purtroppo passa sulla riva una persona con il cane, che spaventa le bestiole, che si involano e si allontanano 200 metri da me verso nord.

        Tornano Gian e Sofia, e, data l'ora tarda, decidiamo di andare in albergo.

        Ma a me non va giù di aver perso l'occasione di fotografare i tridattili, così recupero il binocolo "serio", la macchina con tele e monopiede, mi infilo un pile (visto il venticello freddo della sera) e decido di ritornare a cercarli. Provo prima su un tratto di spiaggia più a nord di dove li avevamo osservati (dato che questa era la direzione che avevano preso), ma invano.

        Decido allora di ritornare sul punto della prima osservazione. Posteggiata la macchina, punto il binocolo, ammetto con scarsa convinzione, ma la fortuna è dalla mia parte: i 3 sono di nuovo lì!

        Mi avvicino con cautela, quasi strisciando, e comincio a fotografare. Le bestiole cominciano a trottare verso sud, con quel loro buffo comportamento: mangiano ciò che trovano sulla battigia, anche se sembrano spaventarsi quando arriva l'acqua. Mi lasciano avvicinare parecchie volte, poi via di corsa, lasciando le loro caratteristiche impronte sulla sabbia.

        Quando mi decido di smettere di seguirli, dopo circa un'ora (quando fotografo perdo spesso la nozione del tempo), mi accorgo che ho fatto parecchia strada, e mentre la ripercorro per ritornare alla macchina, stanchissima, mi chiedo dove trovino tanta energia degli esserini così piccoli!

        Comunque l'emozione di un contatto così ravvicinato con i 3 piovanelli e il buon bottino fotografico mi ricompensano di tutta la fatica.



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2007, Quaderni di birdwatching

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