Quaderni di birdwatching anno IX - volume 18 - ottobre 2007

Emozioni
Titolo
di Ennio Critelli

Siamo pronti.
Abbiamo ascoltato il cielo ed il cielo ha sussurrato che è una buona giornata per il surf.
Le nuvole passano lente, come quieti mastodonti erbivori nella savana d'un azzurro umido.
Il vento è quello giusto, dalla giusta direzione e, forse, ci porterà le onde che aspettiamo.
Abbiamo con noi tutto ciò che serve per il surfing.
Poche cose, in realtà: una buona "tavola" ed un'inquietudine.
La tavola serve a cavalcare le onde.
L'inquietudine è ciò che ne annulla la gravità, la proietta sui frangenti.
E' quello che la fa volare.

Poi, naturalmente, ci vuole il mare.

Il nostro è un mare parallelo, etereo e curvo come una bolla di sapone, immenso, mutevole, mai uguale a se stesso, apparentemente irraggiungibile.
Apparentemente.

Siamo sul posto.
Proprio sotto la cupola del nostro grande oceano intangibile.
Aspettiamo la prima "onda" gettando gli sguardi verso l'orizzonte, mentre le mani, allenate, preparano sicure gli strumenti.
Gli occhi scrutano, attenti, per cogliere ogni più piccola vibrazione dentro all'aria.

All'inizio è un tastare nel nulla.
All'inizio è solo un punto, impercettibile.
Un fremito senza dimensione.
Poi l'estremo d'una parabola immaginaria si fa materia, e compare, nel vento, tra le nuvole, la prima onda.
Non è d'acqua e di schiuma, ma d'ali e penne e becco di rapace.
Ruotano, i cannocchiali, tavole da surf scagliate ad agganciare il nostro piccolo flutto migrante, meteora d'eleganza, bolide solitario a nevicare cristalli di meraviglia dentro gli spazi attoniti d'universi metafisici.

L'inquietudine...puoi chiamarla anche voglia di sognare.
Perché i cannocchiali ed i binocoli son solo un mezzo.
Servono a lanciare l'anima lassù, fin dentro il cielo, fino alle ali di quel rapace veleggiante.

Ed allora si può volare, abbandonando il corpo ed i pensieri, tutt'uno con il vento e l'azzurro impalpabile, liberi, lassù, fino a che l'immagine del rapace rimane, braccata, nel cerchio rotante del nostro occhio meccanico, finché il suo battito d'ali non si perde, per sempre, dietro alla collina.

Allora abbandoni l'onda e recuperi l'anima, sorridendo agli amici che hai attorno ed ai loro sorrisi mentre tornano, con te, giù sulla Terra.

E siamo già pronti per l'onda nuova che verrà dall'infinito.
Le tavole ruotate e poi puntate ancora verso il cielo.

Guardiamo di nuovo all'orizzonte.
Il vento è quello giusto, dalla giusta direzione.
Le mani sono salde, sopra ai timoni delle tavole da surf.
Stiamo immobili, in attesa.
Lassù, nel fermo e sconfinato cielo-mare, le nubi vanno lente.
Come languidi mastodonti erbivori nella savana d'un azzurro umido.



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2007, Quaderni di birdwatching

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