Quaderni di birdwatching anno X - volume 19 - aprile 2008

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        LUCE INTENSISSIMA, paesaggi sbiaditi dalla luce. Sole, mare, sabbia, acqua e milioni di uccelli a dare il benvenuto. Il Parco nazionale del Banc d'Arguin è, assieme al senegalese Parco nazionale di Djoudj, l'area più importante per gli uccelli acquatici di tutta l'Africa occidentale.

        Posto com'è al confine estremo del Paleartico occidentale è un vero e proprio limite per gli appassionati di Natura: qui realmente si assiste al passaggio definitivo in un altro continente. La scoperta dell'importanza naturalistica di quest'area, che è stata pressoché sconosciuta sino alla metà del XX secolo, la si deve al grande esploratore sahariano francese Théodore Monod, morto nel 2000 all'età di 98 anni, che ha raccontato la ricchezza di vita ospitata in questo angolo di Sahara che si getta prepotentemente nell'Oceano Atlantico.

        Il Parco protegge un'area di circa 12.000 chilometri quadrati, comprendenti 500 kmq di aree soggette a marea, paesaggi prettamente desertici, aree marine ed isole.

        L'interesse principale per i naturalisti è costituito dalla strabiliante quantità di uccelli, soprattutto durante il periodo invernale. Basti pensare che si stimano 2 milioni di limicoli svernanti ogni anno nell'area, rendendola la più importante d'Africa occidentale. Non mancano comunque le specie nidificanti, tra le altre la Sterna maggiore (5.000 coppie) e la Sterna reale (specie primariamente americana, qui nidificante con 15.000 coppie).

        L'aspetto più affascinante è la totale commistione tra specie paleartiche e africane: nel mese di febbraio abbiamo potuto vedere centinaia di migliaia di limicoli "scandinavi" correre tra le zampe di Cormorani e Aironi cenerini delle sottospecie africane (Cormorani ssp. maroccanus e Aironi cenerini var. monicae), oltre che di Airone schistaceo.

        I luoghi migliori per le osservazioni sono il promontorio (chiamato Cap Timirist) nei pressi del villaggio di Memgar (Mamghar): conoscendo le maree si può assistere ad un assembramento incredibile di limicoli e laridi. Altro luogo imperdibile è l'area nei pressi del villaggio di Iouick (Iwik) e della stazione biologica del Parco. Qui, oltre ai "soliti" limicoli e Falchi pescatori si può prendere contatto con i pescatori locali e partire alla volta dell'isola di Tindara (Tidra, con le opportune preventive autorizzazioni del Parco).



        Da ricordare anche i mammiferi presenti nel Parco: le acque sono frequentate da diversi branchi di delfini e non è raro vederli accompagnare le imbarcazioni dei pescatori. Era tradizione tra i pescatori Imraguen, soprattutto fino ad un paio di decenni fa, cooperare con i delfini: i cetacei si avvicinavano a riva in gruppo, attirando i pesci nelle reti che i pescatori trascinavano a mano verso il largo. I pesci, terrorizzati rompevano così i loro banchi andando a disperdersi o nelle reti umane o nelle fauci dei delfini.

        Meritano una segnalazione anche le foche monache che dalla colonia posta a nord, nella zona di Cap Blanc, si spingono fino al Parco. Sulla terraferma posso dire che ci sono sembrati relativamente facili da avvistare gli sciacalli, anche in pieno giorno (di notte un esemplare ci è venuto a "salutare" al campo, in cerca di avanzi).

        Il Parco è abitato da 1200 persone, appartenenti a tribù Imraguen, dedite alla pesca e distribuite in 9 villaggi.

        Logistica: in questa area della Mauritania siamo agli albori del turismo, figuriamoci del turismo naturalistico ed è quindi molto difficile reperire informazioni su fauna e modalità di visita secondo i nostri canoni. Al momento non ci sono vere e proprie strutture ricettive turistiche, se si eccettua un campeggio alquanto spartano a Iouik. Il Parco ha aree vietate, aree dove si può accedere solamente se accompagnati, ed aree liberamente visitabili, anche se un fuoristrada ed una guida locale sono fortemente consigliati, se non una scelta obbligata.

        Per gli uccelli acquatici ci sono aree particolarmente ricche (come la baia nei pressi del villaggio meridionale di Memgar o l'isola di Tindara (famosa anche perché è l'ultimo luogo sicuro per la sopravvivenza delle orici, ma anche delle gazzelle dorcas in Mauritania). Ma il vero spettacolo lo offrono le maree: l'ideale è farsi trasportare da una delle barche a vela dei pescatori ed avvicinarsi così ai banchi di velme letteralmente ricoperte di uccelli.

        Il clima è arido, ma influenzato dall'oceano (il vento è presente quasi ogni giorno). Da notare che diversi monsoni provenienti da sud a fine estate portano pioggia, mentre a gennaio, il mese più freddo, si ha una temperatura media di 19 gradi e a settembre (il mese più caldo) si possono registrare medie sui 25 gradi.

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  ITINERARIO DI VIAGGIO - gennaio-febbraio 2007


        Arrivo al Parco attraverso l'ingresso sud dopo 6 ore di viaggio su strada asfaltata dalla capitale Nouakchott e un breve tratto di pista sabbiosa. Scopriamo che è vietato filmare in modo professionale all'interno dell'area e che serve un permesso della direzione da richiedere nella capitale.

        Pernottamento presso il villaggio di Memgar, sotto una tenda messa a disposizione all'interno di una sorta di campeggio rudimentale dalla locale cooperativa dei pescatori e gestita dalle donne del villaggio. Assenza di bagni, di acqua corrente, di elettricità, ma tramonto sul mare con sagome di pellicani contro il sole morente, cena a base di pesce oceanico appena pescato e compagnia degli sciacalli nottetempo.

        Il giorno seguente visita al promontorio di Cap Timirist che con la bassa marea diventa un luogo incredibile per la quantità di uccelli che frequentano le baie e le spiagge. E' stata una delle giornate di Natura più intensa della mia vita, di quelle che non si dimenticano. Limicoli ovunque, pellicani, gabbiani e sterne a migliaia. Specie e sottospecie europee e africane, fianco a fianco. Molti gli animali inanellati, ma è molto difficile leggere gli anelli dei limicoli.

        Ci siamo poi diretti a nord percorrendo decine di chilometri di pista sabbiosa all'interno del Parco. Vediamo per ben due volte, in pieno giorno, gli sciacalli. Qui il paesaggio è disegnato da un'alternanza di dune di origine più o meno recente, ricoperte a volte di tappeti di conchiglie fossilizzate, aree pianeggianti desertiche e aree più "steppiche".

        Giungiamo quasi al tramonto di fronte ad una stazione del Parco attrezzata con radio trasmittenti e subito dopo al villaggio di Iouick, un assembramento di capanne fatte con la lamiera arrugginita, tende e barche in secca. Tra le imbarcazioni si aggirano centinaia di limicoli, soprattutto Voltapietre, Piovanelli pancianera e tridattili, oltre a decine e decine di Gabbiani rosei.



        Ad un paio di Km, su un'altura, sorge il nuovo campeggio dell'ente Parco, dotato di toilette (la doccia si paga extra e costa all'incirca 3 Euro, uno sproposito se si pensa che dormire e mangiare costa 12 Euro, ma l'acqua deve essere issata a mano sul tetto dei bagni e dopo averlo scoperto mi sono sentito un privilegiato senza limiti...).

        Nel campeggio gli unici altri ospiti sono i giapponesi della televisione nazionale, arrivati da pochi giorni e che resteranno alcune settimane al fine di realizzare un documentario. Il regista è ancora in volo con un piccolo aereo per effettuare una ricognizione preliminare e il resto della troupe è accampata con mezzi fuoristrada nuovi di zecca e attrezzature cinematografiche da sogno. Pare che i fuoristrada Toyota utilizzati verranno regalati all'ente Parco al termine delle riprese, come "aiuto" concreto per l'area protetta.

        E' ora di cena e ci scambiamo le impressioni del secondo giorno di "acqua" dopo più di una settimana di deserto. Gli avanzi del ristorante (riso e pesce, senza tante scelte) vengono lasciati a 10 metri al di fuori del camping la mattina successiva e attirano centinaia di limicoli (siamo almeno a 2 Km dalla costa) che se ne cibano! Di mangiatoie per uccelli ne avevo già viste parecchie, ma per limicoli, in Africa, proprio non ne avrei immaginate. C'è da chiedersi in un luogo come questo quanto durerebbe il sistema nervoso di un inanellatore arrivato sin qui senza reti!

        La mattina successiva prendiamo accordi con i pescatori e ci facciamo accompagnare con le loro imbarcazioni verso l'isola di Tindara. Non possiamo attraccare perchè sprovvisti di permesso, ma ci avviciniamo alla costa fino a vedere che il chilometro di spiaggia scoperto dalla bassa marea è animato da migliaia di uccelli sul limo! Incontriamo anche dei delfini, ma non sono socievoli come ci si aspetterebbe qui al Parco (vedi la tradizionale pesca collegiale con gli Imraguen).

        Dopo esser tornati a riva e aver consumato i soliti formaggini, scatolette di tonno e olive in salamoia, partiamo in direzione nord, verso il confine del Parco effettuando ulteriori soste per ammirare gli stormi di uccelli svernanti e il lavoro di essiccazione del pesce da parte degli Imraguen, sempre circondati da stormi di Gabbiani rosei e di Zafferani. Arriveremo al tramonto a Nouadhibou (capitale economica della Mauritania) e l'indomani saremo a Cap Blanc, dove ci aspettano navi mercantili incagliate sulle chilometriche spiagge, coste rocciose imponenti, migliaia di uccelli marini e foche monache, ma questa è un'altra storia...

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CHECK-LIST
a cura di E. Trainito, F. Gemma e R. Macario

Pellicano comune
Cormorano ssp. lucidus
Cormorano ssp. maroccanus
Airone cenerino
Airone cenerino var. monicae
Airone schistaceo
Garzetta
Spatola (diversi esemplari inanellati olandesi)
Fenicottero
Mestolone
Falco pescatore
Grifone (trovato morto arenato sulla spiaggia)
Falco di palude
Poiana
Gheppio
Beccaccia di mare
Pivieressa

Corriere grosso
Fratino
Pittima minore
Chiurlo piccolo
Chiurlo maggiore
Pantana
Voltapietre
Piovanello tridattilo
Gambecchio comune
Piovanello pancianera
Gabbiano reale nordico
Zafferano
Gabbiano comune
Gabbiano roseo
Sterna maggiore
Beccapesci
Sterna reale (viste solo presso Capo Timirist)
Fraticello
Monachella nera
Monachella nera codabianca
Corvo collobruno


LETTURE

  • Isenmann P., 2006: The Birds of the Banc d'Arguin. La Fondation Internationale du Banc d'Arguin.
  • INTERNET

    Mauritania, sito istituzionale www.mauritania.mr/fr/
    Parco Nazionale Banc D'Arguin www.mauritania.mr/pnba/decouverteIE5.htm
    Mauritania Today www.mauritania-today.com/anglais/tourism/banc-d-arguin

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    2008, Quaderni di birdwatching

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