Quaderni di Birdwatching Anno I - n° 1 - aprile 1999


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L'Alessandrino
di Igor Festari


INTRODUZIONE GENERALE

    La provincia di Alessandria è situata all’estremo vertice sudorientale della regione Piemonte. Il territorio provinciale può essere suddiviso in fasce ecologiche e paesaggistiche sensibilmente distinte (cartina 1). La prima e più estesa delle porzioni considerate comprende l’insieme delle aree planiziali che riflettono la tipologia del tipico ambiente fluviale padano: greti sassosi e nudi a forte insolazione diretta, prato arido xerofilo con vegetazione erbacea ed arbustiva, il bosco ripariale a saliconi ed ontano nelle zone più umide, a pioppo e rovere su terreno sabbioso drenato. A queste tipologie si aggiunge la fascia agricola che cinge inesorabilmente le aree a stuttura naturale.

    La seconda fascia ambientale che si incontra è quella collinare. Nell’Alessandrino è facile riconscere 4 aree collinari distinte: il Monferrato dominato da vegetazione boschiva mesofila, oggi degradata dall’intervento umano e dall’agricoltura intensiva perdendo gran parte del suo interesse naturalistico, l’Acquese-Basse Langhe che sfoggia un maggior numero di ambienti naturali (pinete, boschi termofili di roverella, boschi mesofili di querce, pioppi, tigli), ma altrettanto pesantemente influenzati dall’intervento umano, e le aree montane della Val Borbera, Curone e Lemme-Piota.

 

    Quest’ultima fascia ecologica a impronta termofila (boschi di roverella, xerobrometi) è quella più interessante dal punto di vista naturalistico: il piano montano inizia nelle aree più esposte all’insolazione, a circa 800-1000 m di altitudine, con la sostituzione del castagneto a favore del bosco misto a prevalenza di faggio. Sono piuttosto comuni i rimboschimenti di conifere. Le due zone montane differiscono nella composizione del substrato geologico (ofioliti e rocce ferromagnesiache nel PN Capanne di Marcarolo, rocce calcaree marnose nell’Alta Val Borbera-Curone) e di conseguenza differiscono in varietà di vegetazione. Questa diversità è favorita anche da una ineguale distribuzione stagionale del clima: estate arida e autunno primavera piovosi nella prima zona, estate moderatamente umida e minor piovosità primaverile nella seconda zona.

    Tutto ciò influisce sulla diversità dell’ornitofauna: le specie registrate in provincia di Alessandria sono 255, a testimonianza dell’incontro di un area ad influenza mediterranea con quella continentale.

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DESCRIZIONE DEI SITI

Sito A: Confluenza Po-Sesia

    La confluenza del fiume Sesia nel Po e il tratto di fiume Po compreso tra i paesi di Frassineto e Valmacca, costituisce una eccezionale attrattiva per migliaia di uccelli migratori, soprattutto anatidi. Fra le altre specie più interessanti, Spatola (P leucorodia), Airone guardabuoi (B ibis), Airone bianco maggiore (E alba), Occhione (B oedicnemus), Pellicano (P onocratulus), oltre che ad oche, limicoli e rapaci (Falco pescatore e Aquila anatraia maggiore).


    Alcuni tra i principali punti di osservazione si trovano in località Torre d’Isola, che si raggiunge attraversando il paese di Valmacca (tenere sempre la destra). Il primo itinerario (sito A1) porta, scendendo a destra del grande albero che troneggia alla fine della strada, al greto del fiume. E’ qui possibile procedere sul greto del fiume a piedi se il livello dell’acqua lo consente, dove è possibile osservare grandi stormi di anatre (Germani reali e Alzavole), Cormorani (P carbo), Aironi bianchi maggiori, Totani moro (T ochropus) e Pantane (T nebularia), Piropiro, e Corrieri.

 

    Il secondo itinerario (sito A2) prevede di lasciare le case di Torre d’Isola (ripercorrendo la strada verso Valmacca) e di svoltare a destra alla prima deviazione: questa consente di attraversare l’argine (dove vige un divieto di transito) e di inoltrarsi tra le piantagioni di pioppo. Percorrendo attentamente la stradicciola piena di buche si arriva in vista del fiume e in seguito ad una lanca riparata frequentata da anatre di superficie e piu’ occasionalmente da oche e cigni, Gallinelle d’acqua (G chloropus), Folaghe (F atra) e da molte Nutrie.

    Il terzo itinerario (sito A3) parte dalla piazza del municipio del paese di Frassineto Po da dove la strada procede verso il fiume Po (tenere sempre la strada centrale nei due successivi trivi che si incontrano) fino a quando finisce l’asfalto e si precede su tratturo. Si supera quindi l’argine e si giunge in vista del Po che viene costeggiato per un lungo tratto (circa 500 m), prima della confluenza vera e propria con il Sesia. Poco oltre si vede un edificio costruito sull’argine dove si può lasciare la macchina. Da qui si procede a piedi fin sul greto da cui si ha una panoramica su tutta l’area. Osservabili molte specie rare, soprattutto in inverno e durante i passi: Strolaga mezzana (G arctica) e minore (G stellata), Svasso collorosso (P grisegena), Spatola (P leucorodia), Gru (G grus), Cicogna nera (C nigra), Pesciaiola (M albellus), Fistione turco (N rufina), Moretta codona (C hyemalis), Falco pescatore (P haliaetus), Smeriglio (F columbarius) mignattini e sternidae.



Sito B: Torrente Scrivia di Villavernia

    E’ questo il tratto di torrente più caratteristico e incontaminato della bassa valle Scrivia, ove si possono osservare tutti gli habitat ecologicamente più interessanti delle aree fluviali termofile: cespuglieti ripariali di saliconi e ontani, boschi su terreno sabbioso di querce e pioppi, ampie porzioni di prato xerico con influenza submediterranea fino all’ampio greto sassoso dello Scrivia. Risulta pertanto uno dei siti più importanti del Piemonte dove cercare specie caratteristiche degli ambienti aridi mediterranei, come il Calandro (A campestris), Calandrella (C brachydactila), Gruccione (M apiastris), Succiacapre (C europeus) etc.



    L’unico modo di accedere all’area è di percorrere la grande strada statale della valle Scrivia che unisce la città di Tortona ai centri abitati di Serravalle ed Arquata S. Circa a metà strada del tratto compreso tra Villavernia e Cassano, svoltare a destra in corrispondenza di un piccolo agglomerato di case segnalato come "Cascina Guacciorna". Una stradicciola secondaria diviene poi un tratturo inghiaiato che porta fino ad un grande prato sempre sfalciato, usato come campo di addestramento cani. E’ questa la zona esatta dove vengono periodicamente effettuate le catture e gli inanellamenti a cura del Gruppo Guardie Venatorie della Provincia di Alessandria.

 

    Il prato cespugliato (sito B1) dietro il capanno di lamiera è un ottimo posto per osservare il Succiacapre alla sera. Normalmente vi sono diversi cantori a partire da giugno-luglio. I cespugli e i boschetti circostanti attirano numerosi passeriformi migratori: Canapino (H. polyglotta), Canapino maggiore (H icterina), Sterpazzolina (S cantillans), la rara Bigia grossa (S hortensis), Averla capirossa (L senator) Luì grosso (P trochilus) e molte altre ancora. Il campo addestramento cani attira in aprile-maggio Upupe (U epops), rapaci in cerca di termiche (Pecchiaiolo, Falco pescatore) l’interessante Falco cuculo (F vespertinus), e Quaglie (C coturnix).

    L’assolato greto del torrente di fronte a (sito B2) è il miglior punto per osservare i voli dei Gruccioni, le coppie di Calandrella, Calandro e Cutrettola (M flava) e l’avifauna migratrice (Airone bianco maggiore, Nibbio bruno, Croccolone, Pispola golarossa, Monachella, etc etc). Percorrendo la stradicciola verso Nord si incontra un vero mosaico di ambienti con prati naturali ricchi di Orchidee spontanee e boschi di roverelle ricchi di fauna silvana (Picchio rosso maggiore, Picchio verde, Rampichino, Lodolaio, Pecchiaiolo). Tra i migratori inanellati si segnalano 2 Luì piccolo "tristis" (P collybita tristis) e 1 Luì forestiero (P inornatus).

    E’ possibile visitare quest’area utilizzando i numerosi sentieri che partono da bordo strada (sito B3).

    Infine l’ultima attrattiva ornitologica è la presenza da alcuni anni di una garzaia di Aironi cenerini e Garzette situata in un boschetto (sito B4) poco distante dalla strada. Si raccomanda di non addentrarsi tra i nidi per arrecare disturbo e per non essere bersagliati di guano e rigetti puzzolenti.




Sito C: Media-bassa Val Borbera: Strette di Pertuso e Valletta del rio Dorzegna

    Questo tratto di fiume costituisce uno degli scorci paesaggistici più attraenti dell’intera provincia di Alessandria. Gran parte dell’area è caratterizzata dall’alternarsi di affioramenti rocciosi e splendidi boschi misti termofili. Gli uccelli che maggiormente riassumono il fascino della vale sono la rarissima Rondine rossiccia (Hirundo daurica) e la schiva Balia dal collare (Ficedula albicollis).

    Le strette di Pertuso sono raggiungibili dai paesi di Vignole Borbera e Serravalle Scrivia. Da qui si giunge a Borghetto B e agli abitati di Ratti e Persi. La strada continua attraversando le gole del torrente incassato in profondo meandri rocciosi, fino a Pertuso.



    I migliori punti di osservazione si trovano lungo la strada Persi-Pertuso in corrispodenza dei ponti che scavalcano le vallette secondarie, da dove è possibile scrutare le irregolari creste boscate o rocciose (sito C1) in cerca di rapaci in volo: Pecchiaiolo (P apivorus), Poiana (B buteo), Gheppio (F tinnunculus) e Sparviere (A nisus) che sono nidificanti, mentre Astore (A gentilis), Biancone (C gallicus), Aquila reale (A chrysaetos) e Pellegrino (F peregrinus) sono più rari ma regolari. Una visita in maggio-giugno è d’obbligo per la rara Rondine rossiccia che nidifica sotto i ponti e manufatti di cemento lungo la strada principale. I primi casi di nidificazione accertata risalgono al 1980-84, ma presenze estive sono state segnalate fino al 1994.

 

    Dalle piazzole e slarghi lungo la strada è possibile tenere d’occhio anche il greto del torrente (sito C2) frequentato durante l’inverno, dal Merlo acquaiolo (C cinclus meridionalis) e dalla Ballerina gialla (M cinerea). Dopo Pertuso, nei pressi di Liveto, il greto assume una maggiore ampiezza: pochi cespugli e ampi ghiaieti attirano in primavera Pispole (A pratensis), Spioncelli (A spinoletta), Ballerine, Zigoli muciatti (E cia) e altri migratori.

    Infine sono possibili altri due brevi intinerari escursionistici di un certo interesse naturalistico: nei pressi di una vecchia casa cantoniera ora trasformata in birreria scozzese si può arrivare a Rivarossa (sito C3), paesino abbandonato circondato da estesi castagneti. Sono assicurate osservazioni di uccelli silvani come il Picchio muratore (S europea), Allocco (S aluco) e rapaci diurni. E’ inoltre possibile risalire per un breve tratto il rio di Avi (sito C4) sulla sponda orografica sinistra, per completare le osservazioni della avifauna termofila e se fortunati, sentire all’imbrunire il richiamo del Gufo reale, specie data per estinta dal 1970, ma che sembra aver fatto ritorno su queste montagne solo recentemente.

    La valletta del rio Dorzegna (non illustrata in cartina) è completamente ricoperta di grandi castagneti un tempo piantati per frutto ma ora completamente naturalizzati. La mancanza di taglio regolare ha reso possibile la presenza di alberi centenari contorti e ricchi di anfratti e buchi, siti prediletti per la nidificazione della Balia dal collare. La Balia è presente in quest’area con la sola popolazione nidificante regolare in tutto il Piemonte, popolazione che ammonta a diverse decine di coppie. La valletta è raggiungibile da Arquata attraversando il torrente Scrivia e poi alla località Varinella dove si imbocca la strada per Grondona. Dopo l’abitato la strada si biforca: svoltando a sinistra si raggiunge in circa 15 minuti, San Martino di Roccaforte. Poco prima dell’abitato si incontra una piazzola dove è possibile parcheggiare. Da qui si può entrare nel castagneto seguendo uno dei comodi sentieri che scendono verso valle in cerca della Balia dal collare.



Sito D: Alta Val Borbera e Curone

    Il complesso montuoso che divide le testate delle valli Curone e Borbera annovera alcune tra le vette più alte dell’Appennino alessandrino (M Ebro e M Chiappo, 1700 m). L’area in questione possiede caratteristiche ecologiche ed ambientali assai varie che sostengono un ampia biodiversità vegetale e zoologica.

    Le grandi estensioni di conifere da rimboschimento che crescono nei pressi di Bruggi e lungo la strada carrabile che da Salogni conduce al colle di Crenna (sito D1) ospitano Cincia mora (P ater), Ciuffolotto (P pyrrhula), Regolo (R regolus), Sparviere e Poiana. Astore (A gentilis), Picchio rosso maggiore (D major) e la Tordela (T viscivorus) frequentano le zone di transione con il bosco di caducifoglie e sono più localizzati.

    Presso le stalle di Salogni nei pressi di un abbeveratorio in cemento parte un sentiero escursionistico alternativo che conduce in meno di 30 minuti al rifugio Orsi (D2), del CAI di Tortona. Il cammino si snoda quasi senza dislivello attraverso estese faggete pure che ospitano però un limitato numero di animali, ma alcune soste presso le radure boschive in prossimità del rifugio possono valere Picchio muratore, Picchio rosso maggiore, Rampichino, Tordo bottaccio (T philomelos), Luì verde (P sibilatrix), Cincia bigia (P palustris) e altre specie forestali. Continuando il sentiero oltre il rifugio si arriva alla testata della valle al Colle Bocca di Crenna (1553 m, D3) dove termina la carreggiabile asfaltata. Qui si può prendere uno dei due sentieri che partono per le rispettive creste dei due monti. Questa è la zona nominata dai pascoli subalpini, frequentati dal Gheppio in caccia, e dal Culbianco, Averla piccola (L collurio), Ballerina bianca, Allodola, mentre Quaglia, Aquila reale e Piviere tortolino sono rari ma ugualmente regolari. Le aree più cespugliate con prevalenza a sorbi e ginestrelle ospitano Passera scopaiola (P modularis) e Bigiarella (S curruca), entrambi possibili nidificanti, Prispolone, Zigolo giallo, Ortolano. Questi ambienti diventano più comuni spingendosi verso Capanne di Casola.

 

    Infine consiglio di soffermarsi a scrutare i tetti dei pittoreschi paesini montani, Bruggi e Salogni, usati come posatoi da Ballerina gialla e bianca, Codirosso europeo e spazzacamino, Verzellino.

    L’abitato di Salogni (punto di partenza per tutti gli itinerari descritti) si raggiunge percorrendo la Val Curone avendo l’accortezza di svoltare a sinistra seguendo le indicazioni per il paesino di Montecapraro. Attenzione salendo agli ambienti termofili che ospitano Ortolano, Strillozzo, Falco pecchiaiolo, Tottavilla, Canapino.



Sito E: Parco Naturale Capanne di Marcarolo

    Il comprensorio geo-morfologico chiamato complesso montano di Voltri, costituito in prevalenza da rocce ferro-magnesiache chiamate ofioliti o serpentini, occupa gran parte dell’Appennino Ligure centrale (Massiccio del M Beguia); esso raggiunge però il suo limite settentrionale lungo i versanti della valli Gorzente, Lemme e Piota in provincia di Alessandria.

    La peculiarità del substrato geologico induce la crescita di una vegatazione specializzata (serpentinofila) costituita da specie rare e localizzati endemismi. Tutta l’area del Parco è inoltre di grande importanza naturalistica anche perché scarsamente antropizzata.

    Vista l’impossibilità di trattare per esteso l’area, un nostro ipotetico breve itinerario parte dal paese di Voltaggio che è raggiungibile sia dalla Valle Scrivia (da Gavi Carrosio o da Borgo Fornari) che da Genova, attraverso la Bocchetta di Voltaggio e la valle Lemme.

    Le aree rurali attorno al paese, attirano molte specie interessanti che durante i passi migratori, sfruttano le valli appenniniche come corridoi tra la Val Padana e la costa tirrenica. Durante gli ultimi decenni del secolo XIX il naturalista Camusso ha catturato qui specie rarissime per la provincia di Alessandria e per l’intero Piemonte, come Chiurlottello (!!), Gabbiano corallino, Passera lagia, Organetto, Ciuffolotto scarlatto, Ortolano grigio, Calandro maggiore, Bigia padovana, Storno roseo, Magnanina sarda, Gufo reale, Nibbio reale, Coturnice, Nocciolaia.

    Dal paese di Voltaggio si raggiunge la valle Gorzente (a ovest) percorrendo la strada che costeggia il rio Morsone seguendo attentamente le indicazioni per Capanne di Marcarolo, fino a incrociare la strada che viene da Bosio in corrispondenza di una grande cappella votiva chiamata "Santuario degli eremiti".

 

    Da qui parte un sentiero roccioso che in circa 1 h conduce sulla cima del monte Tobbio, una delle maggiori vette del Parco (m 1082). L’ambiente dominato da scarsi prati, radi rimboschimenti di pino nero e affioramente rocciosi ospita Calandro (A campestris), Tottavilla (L arborea), Allodola (A arvensis), Gheppio (F tinnunculus), Falco pecchiaiolo (P apivorus), Biancone (C gallicus) che nidifica nel Parco con 4 coppie, Cincia dal ciuffo (P cristatus), Codirossone (M saxatilis), Culbianco (O oenanthe), Prispolone (A trivialis) e solo in inverno, Sordone (P collurio) e Picchio muraiolo (T muraria).

    Ritornati al paese di Voltaggio si procede verso Sud, lungo la val di Lemme, verso il passo della Bocchetta, passando per Molini di Franconalto. Giunti al passo si posteggia e si procede a piedi risalendo la mulattiera pavimentata in pietra che parte a destra guardando verso il mare. Questa escursione è piuttosto lunga (3 h) e permette di arrivare alla cima del Monte Figne (1172 m) che è il picco più alto dell’intero Parco.

    Si sale dopo aver raggiunto il ripetitore del M Leco, si svolta a sinistra e dopo aver percorso un sentiero a mezza costa (Zigolo muciatto, Sparviere, Ciuffolotto), e si continua tenendo la sinistra fino ad un nuovo bivio in vista del Monte Taccone, e procedendo verso destra, si attraversa il pendio roccioso rivolto a settentrione. Si giunge così ad una zona prativa che sale dolcemente fino alla cima del Monte Figne.

    L’ambiente di prateria montana rocciosa può richiamare rapaci in caccia (Biancone, Aquila reale, Pecchiaiolo), Passeriformi (Monachella, Passero solitario, Codirossone, Allodola, Tottavilla, Calandro) ed migratori come l’inconsueto Piviere tortolino (C morinellus).




Bibliografia e letture consigliate

  • Boano, Mingozzi, Pulcher: Atlante degli uccelli nidificanti in Piemonte Val d’Aosta Monografia VIII Museo Regionale di Scienze Naturali, Torino 1988.
  • Camusso: Gli uccelli del basso Piemonte Fratelli Dumolard editori, Milano 1887
  • Silvano: Elenco degli uccelli della valle Scrivia (Alessandria) RIO 44: 165-192, 1974.
  • Silvano: Segnalazioni di specie rare in provincia di Alessandria Uccelli d’Italia 2: 234,1977
  • Silvano: Aggiornamento all’elenco degli uccelli della valle Scrivia (Alessandria, Piemonte) RIO 55: 99-102, 1985.
  • Silvano, Carrega, Calissano, Montessoro, Piella: Contributo alla conoscenza degli aspetti naturalistici del territorio comunale di Stazzano Museo Civico di Storia Naturale di Stazzano, AL. Il Naturalista I, 1, 1988.



1999, Quaderni di Birdwatching

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