Quaderni di Birdwatching Anno I - n° 1 - aprile 1999


Recensioni
The Handbook of Bird Identification for Europe and the Western Palearctic
M. Beaman & S. Madge
Christopher Helm 1998, 868 pagg, 65 Sterline

di Roberto Garavaglia

Cover

PREGI

Descrive tutte le specie del Palertico Occidentale, accidentali e extralimitali comprese (quasi 900 specie), tutte illustrate a colori.

Testo molto conciso e essenziale. Evidenzia solo i caratteri identificativi specifici e discriminativi.

Aggiornato agli ultimi cambiamenti tassonomici. Aspira a essere la guida di riferimento per il prossimo decennio.




DIFETTI

Descrive moltissime specie, alcune delle quali non essenziali. Il neofita ci si può perdere.

Le tavole sono di 6 diversi illustratori, non tutti alla stessa altezza.

Per peso e dimensioni, non è una guida da campo ma solo di consultazione.





 

Più volte annunciata e ogni volta posticipata, l'attesissima guida all'identificazione di Beaman e Madge era in preparazione da almeno 6-7 anni: ad ogni rinvio aumentavano il numero delle specie trattate, il numero delle pagine e, inesorabilmente, il prezzo. Fino ad arrivare a questo monumentale volume che comprende poco meno di 900 specie, ha quasi altrettante pagine e costa 65 sterline, che al cambio fanno la bella cifra di 180.000 lire. Con un po' di trionfalismo, era stata annunciata come la guida definitiva: una qualità che certamente non si può negargli è la completezza: vi sono trattate tutte (ma proprio tutte) le specie del Paleartico Occidentale, incluse quelle accidentali ed extralimitali. Come dichiara il titolo, vuole essere un manuale di identificazione e di conseguenza il testo è completamente dedicato a tutti gli aspetti dell'identificazione, con solo brevissimi accenni a status e habitat, solo quel tanto che basta a supportare il processo di identificazione.

    Vi vengono descritti i caratteri peculiari, i "field marks", di ogni piumaggio, sesso ed età, sottospecie o varianti geografiche e anche il richiamo. Non spreca molto spazio per quelli che vengono definiti "highly distinctive" o per le specie più comuni, che il lettore deve essere già in grado di riconoscere. La descrizione del Luì piccolo è una delle più brevi e afferma: "" importante impratichirsi con tutte le varianti di piumaggio e colore del Luì piccolo, come preludio all'identificazione di tutti gli altri luì." E fa capire chiaramente che la pratica te la devi fare da te; poi comincia a descrivere il Luì grosso sulla base delle sue differenze rispetto al Luì piccolo. Per coloro che sono alla ricerca delle indicazioni di base, questo approccio può rappresentare un circolo vizioso difficile da spezzare. Non mi ritengo abbastanza esperto per valutare i criteri identificativi esposti dai due autori; comunque mi ha stupito incontrare alcune evidenti contraddizioni con quanto riportato da altri acclamati testi sacri (i due MacMillan, ad esempio).

    Ma, come per tutti i libri di questo tipo, sono le illustrazioni che ne rappresentano il punto forte o la sua debolezza. Illustrata da 6 fra i più affermati disegnatori naturalisti europei (Hilary Burn, Martin Elliot, Alan Harris, Peter Hayman, Dan Zetterstrom e la scomparsa Laurel Tucker) raccoglie un insieme di tavole che, per completezza e qualità, non sono eguagliate de nessuna delle ormai numerose altre guide oggi disponibili. In totale vi sono raffigurati migliaia di individui, con diversi piumaggi per ogni specie. Nell'insieme, il livello è altissimo anche se, ovviamente, non è lo stesso ovunque: si distinguono le diverse mani, e non tutte sono ugualmente felici. Purtroppo, le illustrazioni più deludenti sono, ancora una volta, quelle dei Warblers, cioè silvie, canapini e luì: affollate, con disegni di piccole dimensioni e meno dettagliati; anche per le monachelle si era visto di meglio. In compenso la maggioranza delle altre tavole sono stupende, sia dal punto di vista tecnico che estetico, in particolare i rapaci, i limicoli e i gabbiani. Se una critica si può fare, è per le didascalie: a volte non è facile capire a quale specie attribuire una particolare immagine delle tante su ciascuna pagina.

    Le mappe di distribuzione sono abbastanza aggiornate e precise ma non sono completamente esenti da errori. In conclusione, non è la tanto auspicata guida definitiva, ma per un bel pezzo rappresenterà la pietra di paragone, lo standard, al quale verranno confrontate tutte le future pubblicazioni in questo campo. Di sicuro non può sostituire una guida da campo, troppo pesante anche per stare nello zaino, e non la consiglierei ai meno che esperti: con tutte quelle specie rare, accidentali o con una distribuzione limitatissima, corre seriamente il rischio di confondere le idee a chi cerca semplicemente di identificare gli uccelli italiani o europei.

    Ma una volta chiarito questo, personalmente la considero il migliore (nel senso del più utile) libro di birdwatching che abbia mai comprato.




1999, Quaderni di Birdwatching

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